La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per coltivazione di stupefacenti, ritenendo corretta l'applicazione dell'aggravante specifica. Il caso riguardava una piantagione gestita in modo professionale, con attrezzature sofisticate e l'impiego di tre persone, che produceva un quantitativo di principio attivo (2,8 kg) superiore alla soglia di legge. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come l'applicazione dell'aggravante coltivazione stupefacenti fosse giustificata non solo dalla quantità, ma anche dalla notevole organizzazione. Inoltre, ha pesato negativamente la circostanza che il reato fosse stato commesso durante un periodo di affidamento in prova, dimostrando una particolare spregiudicatezza dell'imputato.
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