La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per spaccio di stupefacenti, negando l'applicazione dell'ipotesi di 'spaccio di lieve entità'. L'imputata era stata trovata in possesso di cocaina di elevata purezza, sufficiente per 767 dosi medie, suddivisa in venti involucri pronti per la vendita, oltre a una somma di denaro sproporzionata. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla lieve entità non può basarsi solo sulla quantità della droga, ma deve considerare in modo complessivo tutti gli elementi. Tra questi, le modalità di confezionamento, la purezza della sostanza e la capacità organizzativa del soggetto sono indici decisivi che, nel caso specifico, escludevano la minore gravità del fatto.
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