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Presunzione — Anno 2025

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132 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzione

Provvedimenti

Obbligo informativo avvocato: le conseguenze sul compenso
Una cliente ha contestato la parcella del proprio legale a causa della violazione dell'obbligo informativo avvocato, non essendo stata pienamente informata sulle scarse probabilità di successo della causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale inadempimento è rilevante e non può essere considerato di scarsa importanza. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando che la violazione del dovere di informazione deve essere valutata per determinare sia il diritto al compenso sia il suo ammontare, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Danno da durata irragionevole: diritto delle società
Tre società hanno richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello aveva limitato il risarcimento al periodo di carica degli amministratori, legando il danno al loro stress personale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il danno da durata irragionevole del processo si presume in capo alla società stessa, come entità autonoma, per l'intero periodo di ritardo. Spetta allo Stato, se mai, provare l'assenza di tale danno.
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Prova scritta transazione: l’accordo va provato per iscritto
Una società fornitrice ha richiesto il pagamento di interessi di mora a una società cliente. Quest'ultima si è opposta sostenendo l'esistenza di un accordo transattivo per un pagamento rateale, provato dall'emissione di assegni. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto questa tesi. La Corte di Cassazione ha però annullato la decisione, ribadendo che la prova scritta della transazione è un requisito di legge (art. 1967 c.c.) e non può essere sostituita da prove presuntive, come il comportamento delle parti.
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Amministratore di fatto: responsabilità e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità personale di un amministratore di fatto per i debiti fiscali e le sanzioni di una 'società cartiera'. Con questa ordinanza si è stabilito che, quando la società è un mero schermo utilizzato per scopi illeciti, il reddito e le relative sanzioni vengono imputati direttamente a chi gestisce l'attività 'uti dominus', superando lo schermo societario. La Corte ha ritenuto che il ruolo di amministratore di fatto possa essere provato tramite presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Presunzione custodia cautelare: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, confermando la sua permanenza in carcere. La Corte ha ribadito la forza della presunzione di custodia cautelare prevista per tali reati, specificando che il mero trascorrere del tempo o il cambio di residenza non sono elementi sufficienti a superarla, data l'elevata pericolosità sociale e il rischio di recidiva.
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Presunzione esigenze cautelari nel reato associativo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per associazione mafiosa contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la presunzione esigenze cautelari non è stata superata, poiché il trasferimento dell'indagato in Brasile e l'avvio di un'attività commerciale sono stati ritenuti non sufficienti a dimostrare una reale dissociazione dal clan, alla luce di altre prove che indicavano la persistenza del vincolo criminale.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la validità della valutazione basata su gravi indizi di colpevolezza e ha ribadito la forza della presunzione esigenze cautelari prevista dalla legge per reati di tale gravità, ritenendo il semplice decorso del tempo non sufficiente a superarla.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25573/2025, ha stabilito che per reati associativi legati al narcotraffico, la presunzione di esigenze cautelari non viene meno per il solo decorso di un lungo periodo di tempo dai fatti. Anche a distanza di cinque anni, se non vengono forniti elementi concreti che dimostrino un radicale e stabile cambiamento dello stile di vita, la misura della custodia cautelare in carcere rimane giustificata per neutralizzare il pericolo di recidiva.
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Danno non patrimoniale non è mai in re ipsa: la prova
Un ex agente assicurativo ha citato in giudizio una banca per la divulgazione illecita dei suoi dati finanziari a una compagnia di assicurazioni. Sosteneva che tale divulgazione avesse causato sia la perdita del lavoro (danno patrimoniale) sia un danno alla reputazione (danno non patrimoniale). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il danno non patrimoniale non è mai 'in re ipsa', ovvero automatico. Anche in caso di violazione di un diritto fondamentale come la privacy, la vittima deve sempre fornire la prova delle conseguenze negative subite, non essendo sufficiente la sola lesione del diritto per ottenere un risarcimento.
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Plusvalenza immobiliare: sì a dichiarazioni di terzi
Un contribuente ha venduto un immobile entro cinque anni, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato il guadagno, ritenendo che non fosse l'abitazione principale del venditore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non considerare le dichiarazioni scritte di terzi come prova. La Corte ha chiarito che tali dichiarazioni, pur non essendo testimonianze formali, sono ammissibili come elementi indiziari per dimostrare l'effettivo utilizzo dell'immobile come residenza principale, un fattore chiave per l'esenzione fiscale sulla plusvalenza immobiliare. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di tutte le prove.
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Presunzione esigenze cautelari: il lavoro non basta
Un soggetto accusato di associazione mafiosa e tentato omicidio ricorre contro la misura della custodia cautelare in carcere, sostenendo che un recente contratto di lavoro dimostri un cambiamento di vita. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la 'presunzione esigenze cautelari' per reati di mafia richiede una prova certa e inequivocabile della rottura con l'ambiente criminale, non essendo sufficiente un impiego a tempo determinato.
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Accertamento bancario socio: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento a carico di una società, basato sulle movimentazioni bancarie rilevate sul conto corrente personale del suo amministratore. Secondo la Corte, la presunzione di riferibilità di tali somme alla società è valida quando l'amministratore detiene, di fatto, l'intero capitale sociale, anche se indirettamente. In questo contesto, spetta alla società fornire la prova contraria, dimostrando che le operazioni non sono collegate all'attività d'impresa, e non è sufficiente allegare genericamente la partecipazione dell'amministratore in altre società.
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Accertamento analitico-induttivo: basta l’antieconomicità
Una società è stata oggetto di un accertamento fiscale basato sulla palese antieconomicità della sua gestione (ricavi troppo bassi rispetto ai costi). La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Secondo la Suprema Corte, una grave sproporzione tra costi e ricavi è una presunzione sufficiente a legittimare un accertamento analitico-induttivo, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente, che dovrà giustificare tale anomalia.
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Esigenze cautelari: il ‘tempo silente’ non basta
La Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. Il ricorso, basato sull'assenza di esigenze cautelari per il 'tempo silente' trascorso, è stato respinto. La Corte ha ritenuto prevalente la presunzione di pericolosità sociale in assenza di prove di dissociazione dal sodalizio criminale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti, specificando la ripartizione dell'onere della prova. Un'azienda del settore informatico aveva ottenuto l'annullamento di un avviso di accertamento per l'anno 2015. L'Agenzia Fiscale ha impugnato la decisione, sostenendo che la società contribuente fosse consapevole di partecipare a una frode IVA, data l'assenza di struttura aziendale dei suoi fornitori. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza d'appello. Ha ribadito che l'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la consapevolezza della frode anche tramite presunzioni (indizi gravi, precisi e concordanti). Una volta fornita tale prova indiziaria, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver usato la massima diligenza per verificare la legittimità dei fornitori.
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Onere della prova finanziamento soci: la Cassazione
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova finanziamento soci. Una S.r.l. riceve un accertamento fiscale perché l'Agenzia presume che i finanziamenti soci siano ricavi non dichiarati. La Corte ha stabilito che non basta dimostrare la provenienza lecita del denaro, ma bisogna anche considerare la capacità economica dei soci. Ribaltando la decisione precedente, ha chiarito che l'onere della prova spetta al contribuente quando l'Ufficio solleva dubbi fondati sull'adeguatezza dei redditi dei soci a sostenere tali finanziamenti, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Presunzione distribuzione utili in società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7899/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento IRPEF a carico di un socio di una società a ristretta base societaria. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, chiarendo che la ristrettezza della compagine sociale è di per sé un elemento sufficiente a fondare l'accertamento. Ha inoltre ribadito i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Infine, ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'applicazione delle sanzioni, cassando la sentenza con rinvio per l'applicazione del principio del 'favor rei', in virtù di una normativa sanzionatoria più favorevole sopravvenuta.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base azionaria. Se l'Agenzia delle Entrate accerta maggiori ricavi non contabilizzati per la società, si presume che tali somme siano state distribuite ai soci come reddito di capitale. Spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando che i fondi sono stati reinvestiti o accantonati. La Corte ha inoltre chiarito che l'avviso di accertamento notificato al socio non è nullo se non allega l'atto presupposto emesso verso la società, qualora il socio ne fosse a conoscenza o potesse conoscerlo.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
Un socio di una S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per le società a ristretta base partecipativa opera la presunzione distribuzione utili ai soci. La Corte ha chiarito che non è necessaria la definitività dell'accertamento societario e che non si tratta di una doppia presunzione, essendo la ristrettezza della base sociale il fatto noto da cui scaturisce la presunzione.
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Presunzione evasione: quando si applica ai redditi?
Un contribuente è stato oggetto di accertamento per capitali non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2008, basandosi su una legge del 2009 che introduceva una presunzione di evasione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la legge specifica non sia retroattiva, i fatti sottostanti (la detenzione di fondi all'estero) possono comunque essere utilizzati come presunzioni semplici per provare l'evasione, imponendo una rivalutazione del caso nel merito.
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