LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Presunzione Relativa

Pagina 7 di 20

383 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare per narcotraffico: il ruolo di vertice
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di ricoprire un ruolo di vertice in un gruppo dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa proponeva ricorso per Cassazione, contestando la sufficienza dei gravi indizi di colpevolezza e sostenendo che i contatti telefonici riguardassero meri rapporti familiari senza finalità illecite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni con linguaggio in codice, i sequestri e l'organizzazione logistica dimostrano pienamente la stabilità associativa. Per il reato associativo opera la presunzione di adeguatezza del carcere. La decisione consolida la legittimità della custodia cautelare per narcotraffico in presenza di un quadro indiziario coerente e documentato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere e indizi: stop al ricorso
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e cessione continuata di sostanze illecite. Dalle indagini, supportate da intercettazioni telefoniche e pedinamenti, emergeva il ruolo operativo del soggetto, incaricato di procacciare clienti e spacciare secondo precise direttive verticistiche. La difesa proponeva ricorso per Cassazione deducendo vizio di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e contestando l'adeguatezza della massima misura restrittiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'associazione per narcotraffico non richiede strutture complesse ma solo un'organizzazione stabile di mezzi e ruoli. L'applicazione della misura carceraria resta pienamente giustificata in assenza di elementi idonei a vincere la presunzione di legge.
Continua »
Detenzione ed omicidio: valida la custodia cautelare in carcere
Un imputato per omicidio aggravato ha contestato il ripristino della misura cautelare. L'indagato sosteneva l'assenza di attualità delle esigenze preventive, poiché già detenuto per altri reati e a distanza di molti anni dai fatti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'esecuzione di altre pene non esclude la custodia cautelare in carcere, poiché i titoli detentivi possono coesistere e le condizioni carcerarie non impediscono del tutto la riconquista temporanea della libertà.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: valida anche per chi è già detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato il ripristino della custodia cautelare in carcere per un imputato condannato in appello a trenta anni per omicidio. L'uomo sosteneva che la misura fosse superflua, trovandosi già detenuto per altri reati gravissimi con fine pena lontano nel tempo. I giudici hanno chiarito che un titolo esecutivo preesistente non elimina il pericolo di recidiva né rende inefficace una misura cautelare. L'ordinamento penitenziario concede infatti permessi e benefici anche ai detenuti, consentendo loro un temporaneo ritorno in libertà. Inoltre, i termini di custodia non erano scaduti e gravava sull'imputato una presunzione di pericolosità sociale non superata.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per omicidio
L'Imputato, accusato di un grave omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'assenza di un pericolo attuale di recidiva, presentando una perizia tecnica per ridimensionare il fatto a omicidio colposo e contestando i precedenti contatti compulsivi dell'uomo con donne vulnerabili. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere evidenziando l'inadeguatezza di misure meno afflittive, la pericolosità sociale del soggetto e l'impossibilità di rivalutare il quadro probatorio complessivo in sede di appello cautelare.
Continua »
Adeguatezza della misura cautelare ed ex pubblico ufficiale
L'ex Comandante della Polizia Locale ha subito la custodia in carcere per corruzione e falso con finalità mafiosa, avendo favorito l'alibi di un sospettato. L'indagato ha rassegnato le dimissioni dall'impiego pubblico e ha chiesto la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza, considerando persistente il pericolo di recidiva per i suoi legami criminali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che la perdita della qualifica pubblica riduce le occasioni di reato. I giudici devono quindi verificare la concreta adeguatezza della misura cautelare meno afflittiva prima di confermare il carcere.
Continua »
Permesso premio per reati ostativi: la buona condotta non basta
Un detenuto condannato per associazione mafiosa ed estorsione ha richiesto un permesso premio per reati ostativi. L'interessato ha basato la propria domanda unicamente sulla regolare condotta carceraria. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della mancata dimostrazione della rottura dei legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la buona condotta interna non basta a superare la presunzione di pericolosità sociale. Il detenuto deve fornire elementi oggettivi e concreti per escludere collegamenti attuali con la criminalità e scongiurare il pericolo di ripristino dei contatti.
Continua »
Custodia cautelare in carcere per mafia: il tempo non basta
Un imputato accusato di associazione mafiosa ha richiesto la revoca della custodia cautelare in carcere o la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto che il tempo trascorso dai fatti contestati attenuasse le esigenze cautelari e imponesse una misura meno afflittiva. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il provvedimento restrittivo. Per i reati di mafia, la legge stabilisce una presunzione legale di pericolosità e di adeguatezza esclusiva della prigione. Tale vincolo cessa solo se l'indagato dimostra il recesso effettivo dal sodalizio o lo scioglimento della cosca. Il semplice trascorrere del tempo non basta ad attestare l'allontanamento dal gruppo criminale, rendendo superflua una specifica motivazione sul rigetto del braccialetto elettronico.
Continua »
Redditometro: Fisco legittimato e prova a carico del contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte Irpef per gli anni 2007 e 2008 tramite lo strumento del redditometro, rilevando il possesso di beni indice e spese patrimoniali non giustificate dai redditi dichiarati. I giudici di secondo grado hanno annullato l'atto impositivo, ritenendo che il Fisco dovesse fornire ulteriori verifiche e applicare i criteri più favorevoli introdotti nel 2012. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha chiarito che il Fisco non deve svolgere ulteriori indagini oltre ai fatti indice previsti dalla legge dell'epoca. Il redditometro genera infatti una presunzione legale che trasferisce per intero sul contribuente l'onere di dimostrare la non esistenza del maggior reddito o il possesso di entrate esenti o già tassate alla fonte.
Continua »
Equa riparazione: spetta anche se la causa si chiude con accordo
Un cittadino ha affrontato un giudizio civile durato oltre un decennio contro un istituto di credito. In fase di appello, a causa di gravi problemi economici, il ricorrente ha raggiunto un accordo economico transattivo con la controparte, lasciando poi estinguere la causa per inattività. Successivamente, ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata del procedimento. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta presumendo un disinteresse della parte dovuto alla rinuncia al processo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso: la chiusura anticipata tramite accordo non cancella automaticamente il danno morale da ritardo della giustizia.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: fuga all’estero e vincolo mafioso
Un indagato per appartenenza a una mafia straniera ha contestato la misura restrittiva subita. L'uomo sosteneva che il trasferimento all'estero per lavoro e il tempo trascorso avessero cancellato il pericolo di fuga e di reiterazione del crimine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la custodia cautelare in carcere. Per i reati associativi di stampo mafioso opera una presunzione di costante pericolosità. Il semplice decorso del tempo e lo spostamento all'estero non dimostrano l'interruzione dei rapporti con l'organizzazione criminale, data la sua portata internazionale e l'indissolubilità del vincolo di affiliazione. L'indagato resta quindi detenuto.
Continua »
Retrodatazione della misura cautelare tra mafia e favoreggiamento
Un indagato ha chiesto la retrodatazione della misura cautelare per il delitto di associazione mafiosa al momento dell'arresto subito un anno prima per favoreggiamento della latitanza. La difesa ha sostenuto che i fatti derivavano dal medesimo disegno criminoso e che l'adesione al sodalizio era cessata con la prima carcerazione. Il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha chiarito che il reato associativo ha natura permanente e che il primo arresto non interrompe automaticamente la partecipazione criminale. Senza prove specifiche di recesso o dissociazione, l'indagato non può beneficiare del ricalcolo dei termini di custodia.
Continua »
Permesso premio negato: la dissociazione scritta non basta
Un detenuto condannato all'ergastolo per gravi reati associativi ha richiesto la concessione di un permesso premio, sostenendo di essersi dissociato dal contesto criminale attraverso dichiarazioni scritte. Il Magistrato e il Tribunale di sorveglianza hanno rigettato l'istanza evidenziando la persistente pericolosità sociale, l'assenza di una reale revisione critica del passato e numerosi procedimenti disciplinari subiti in carcere per danneggiamento e rifiuto del lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego e respinto il ricorso del detenuto. I giudici hanno chiarito che il superamento del divieto assoluto per i reati ostativi non garantisce l'accesso automatico al beneficio. Il condannato deve comunque dimostrare una condotta carceraria costantemente regolare, l'effettiva risocializzazione e l'assenza totale di collegamenti attuali o potenziali con la criminalità organizzata.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: omicidio remoto e presunzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imputato condannato in primo grado per un omicidio aggravato dal metodo mafioso. La difesa chiedeva i domiciliari con braccialetto elettronico, invocando il lungo tempo trascorso dal fatto di sangue. I giudici hanno stabilito che il tempo decorso non attenua le esigenze di cautela se l'imputato mantiene vincoli con l'organizzazione criminale senza essersi mai dissociato. La legge impone una presunzione di adeguatezza del carcere per i reati di criminalità organizzata. La difesa non ha presentato elementi specifici per superare tale vincolo legale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e sanzione pecuniaria.
Continua »
Sostituzione della custodia cautelare: resta il carcere duro
Un imputato per una violenta spedizione punitiva con aggravante mafiosa ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente ha fatto leva sulla confessione resa, sul risarcimento del danno alla persona offesa e sulla disponibilità del braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la detenzione in carcere. I giudici hanno chiarito che, nei reati aggravati dal metodo mafioso, opera una presunzione relativa di adeguatezza esclusiva del carcere. La confessione e il risarcimento dei danni, se motivati solo dal tentativo di ottenere sconti o benefici, non dimostrano la rottura dei legami con il gruppo criminale. L'indagato non esce dal carcere se persiste il pericolo attuale e concreto di recidiva.
Continua »
Esigenze cautelari: il tempo non cancella il legame col clan
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un intermediario accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso nel settore ittico. L'uomo aveva costretto alcuni pescatori locali a cedere il pescato a un'impresa legata a un clan malavitoso a prezzi svantaggiosi. La difesa sosteneva l'insussistenza del pericolo per via del tempo trascorso dai fatti e per l'assenza di precedenti condanne recenti. I giudici hanno stabilito che le esigenze cautelari restano concrete e attuali anche a distanza di tempo, poiché l'indagato manteneva legami fiduciari stabili con i vertici dell'organizzazione criminale.
Continua »
Competenza territoriale reato associativo: confermato il carcere
L'Indagato, accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico internazionale, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare eccependo l'incompetenza del giudice piemontese a favore dell'autorità marchigiana. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Riguardo alla competenza territoriale reato associativo, i giudici hanno ribadito che la competenza appartiene al tribunale del luogo in cui il sodalizio ha iniziato ad operare e ha stabilito la propria base direttiva, a prescindere dai successivi luoghi di smercio o di acquisto della sostanza stupefacente. Il collegio ha inoltre confermato la piena legittimità della custodia cautelare in carcere a causa dell'elevato pericolo di recidiva dell'Indagato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
L'Indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La difesa ha sostenuto che il mero decorso del tempo dai fatti addebitati cancellasse l'attualità del pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che, nei reati associativi di stampo mafioso, il trascorrere del tempo non basta da solo a escludere la pericolosità sociale. Per superare la presunzione di legge occorrono prove concrete di rescissione del legame criminale o lo scioglimento dell'intero gruppo. L'Indagato resta quindi detenuto.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
L'Indagato subisce la misura della custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione a un'associazione criminale di stampo mafioso. La difesa impugna l'ordinanza sostenendo la carenza di gravi indizi, l'assenza di rituali formali di affiliazione e l'insussistenza di esigenze cautelari attuali a causa del trascorrere del tempo dai fatti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che il reato associativo non richiede cerimonie formali di ingresso, essendo sufficiente l'inserimento concreto nelle attività del clan. Inoltre, per i delitti di mafia opera una presunzione di pericolosità che il mero decorso del tempo non basta a superare, servendo la prova tangibile di una dissociazione o dell'estinzione della cosca.
Continua »
Patrocinio a spese dello Stato negato al condannato per mafia
Un detenuto condannato per associazione mafiosa ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato sostenendo la propria indigenza. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la richiesta applicando la presunzione di reddito illecito prevista dalla legge per tali reati gravi. L'istante ha documentato modesti aiuti economici da parte della madre e percorsi di studio svolti in carcere, contestando le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia circa stipendi percepiti dal clan criminale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego e dichiarato inammissibile il ricorso. Chi ha condanne definitive per criminalità organizzata deve fornire prove certe e rigorose dell'assenza di entrate occulte per ottenere l'assistenza legale gratuita statale.
Continua »