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Presunzione Relativa

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383 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esigenze cautelari: il tempo non basta a superarle
Un uomo condannato per associazione mafiosa ricorre contro la custodia in carcere, sostenendo la mancanza di attuali esigenze cautelari. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando che per le mafie storiche la presunzione di pericolosità non è superata dal solo passare del tempo, ma richiede prove concrete di recesso dal sodalizio, che nel caso di specie mancavano.
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Presunzione relativa esigenze cautelari: la Cassazione
La Suprema Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per un individuo accusato di omicidio con aggravante mafiosa. La Corte ha specificato che per tali reati vige una presunzione relativa esigenze cautelari, che può essere superata. A differenza dell'associazione mafiosa, il giudice deve valutare concretamente fattori come il tempo trascorso, il percorso di risocializzazione dell'indagato e l'assenza di legami attuali con la criminalità, senza basarsi su un automatismo legato al passato.
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Agevolazione prima casa: la presunzione di residenza
Un Comune ha negato l'agevolazione prima casa a un contribuente a causa di dati anagrafici contrastanti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, stabilendo che la residenza anagrafica crea una forte presunzione di dimora abituale. Per negare il beneficio, l'ente deve fornire prove concrete che il contribuente non viva nell'immobile, cosa che in questo caso non è avvenuta. La Corte ha valorizzato le prove alternative fornite dal cittadino, come le bollette e le dichiarazioni di terzi, confermando il suo diritto all'esenzione IMU.
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Tassa automobilistica e P.R.A.: la Cassazione decide
Una contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento per la tassa automobilistica, sostenendo di non doverla pagare pur essendo l'intestataria del veicolo al Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.), poiché priva della disponibilità materiale del mezzo, del libretto e della patente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'iscrizione al P.R.A. genera una presunzione di responsabilità per il pagamento. Tale presunzione è relativa e può essere superata, ma solo attraverso documentazione idonea con data certa che attesti la perdita definitiva del possesso (come una denuncia di furto o un atto di vendita), non essendo sufficiente la mera indisponibilità del libretto di circolazione o la mancanza della patente di guida.
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Custodia cautelare: quando la presunzione non si vince
Un giovane, sottoposto a custodia cautelare per estorsione aggravata con metodo mafioso, ha impugnato il diniego degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per tali reati vige una presunzione legale di pericolosità. La Corte ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale, che ha considerato il carcere l'unica misura idonea a recidere i legami con l'ambiente criminale, nonostante l'incensuratezza del soggetto e l'offerta di un domicilio lontano.
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Studi di settore: la prova della perdita d’esercizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli accertamenti basati sugli studi di settore hanno valore di presunzione relativa. Pertanto, il contribuente può legittimamente superare le contestazioni dell'Amministrazione Finanziaria dimostrando, con prove documentali, che le perdite dichiarate sono il risultato di specifici investimenti per la ristrutturazione aziendale, destinati a produrre utili futuri.
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Esigenze cautelari: il tempo non sempre le cancella
Un individuo, indagato per tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa 18 mesi dopo i fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un lasso di tempo di 18 mesi non è sufficiente a far venir meno la presunzione relativa di pericolosità sociale legata a reati così gravi. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e volti a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Giudicato cautelare: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere. Il principio del giudicato cautelare impedisce di riesaminare le stesse questioni (gravi indizi e esigenze cautelari) in assenza di fatti nuovi e rilevanti. La Corte ha ribadito che la mera riproposizione di argomenti già valutati non è sufficiente per ottenere una revisione della misura.
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Presunzione misura cautelare: Cassazione inammissibile
Un individuo, in custodia cautelare per estorsione aggravata dal metodo mafioso, si è visto respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla cosiddetta 'presunzione misura cautelare', prevista per reati di particolare gravità, secondo cui il carcere è la misura più adeguata salvo prova contraria. Il ricorrente non ha fornito elementi nuovi e concreti per superare tale presunzione, ma si è limitato a riproporre argomentazioni già respinte.
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Onere probatorio accertamenti bancari: la Cassazione
Una società tessile, a seguito di accertamenti bancari, veniva accusata di ricavi non dichiarati. La Cassazione, ribaltando la decisione regionale, ha stabilito che l'onere probatorio del contribuente non è soddisfatto dalle sole registrazioni contabili. È necessaria una documentazione originaria che provi la natura non imponibile dei versamenti e la destinazione dei prelievi, ribadendo la rigidità dell'onere probatorio in materia di accertamenti bancari.
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Reati ostativi: Cassazione su permessi senza collaborazione
Un detenuto condannato per reati ostativi, tra cui associazione di tipo mafioso, si è visto negare la concessione di permessi premio dal Tribunale di Sorveglianza unicamente per la mancata collaborazione con la giustizia. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, in seguito alla riforma del 2022 sull'art. 4-bis dell'Ordinamento Penitenziario, il giudice non può più fermarsi a questo singolo dato. È invece obbligato a svolgere un'istruttoria approfondita per valutare l'assenza di legami attuali con la criminalità e il percorso rieducativo del condannato. La presunzione di pericolosità del non collaborante è ora relativa e superabile, imponendo un esame completo di tutti gli elementi a disposizione.
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Pericolo di recidivanza: quando il tempo lo annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per un ex sindaco accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non hanno adeguatamente motivato la persistenza del pericolo di recidivanza, considerando il notevole tempo trascorso dai reati (commessi nel 2015 e 2020) e le dimissioni dalla carica pubblica, elementi che possono indebolire la presunzione di pericolosità.
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Gratuito patrocinio e 416-bis: la prova contraria
Un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) si è visto negare il gratuito patrocinio. La richiesta è stata respinta sia per un vizio formale, ovvero la mancata indicazione del periodo di riferimento nella dichiarazione dei redditi, sia nel merito, per non aver superato la presunzione legale di possesso di redditi superiori alla soglia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che l'onere di provare lo stato di indigenza grava interamente sul richiedente condannato per reati così gravi.
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Patrocinio gratuito reati mafia: la Cassazione decide
Un individuo condannato per associazione mafiosa si è visto negare il patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la decisione. Le ragioni principali sono due: l'istanza presentata era formalmente incompleta, mancando di un riferimento temporale preciso per i redditi dichiarati, e il ricorrente non è riuscito a superare la presunzione legale di possedere un reddito superiore alla soglia prevista per chi è condannato per gravi reati come il patrocinio gratuito reati mafia.
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Patrocinio a spese dello Stato: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa che richiedeva il patrocinio a spese dello Stato. La decisione si fonda su due pilastri: l'incompletezza formale della domanda, priva di un riferimento temporale preciso sui redditi, e il mancato superamento della presunzione legale di possesso di redditi superiori alla soglia, che grava su chi è stato condannato per reati di tale gravità. La sentenza ribadisce il rigoroso onere della prova a carico del richiedente.
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Equo indennizzo: il valore della causa è decisivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società ha diritto all'equo indennizzo per l'eccessiva durata di un processo fallimentare, anche se economicamente solida. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, chiarendo che un credito di circa 5.230 euro non costituisce una pretesa di valore irrisorio, escludendo così la presunzione di insussistenza del pregiudizio.
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Semilibertà per reati ostativi: la nuova disciplina
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che concedeva la semilibertà a un detenuto per reati ostativi legati al narcotraffico. La sentenza sottolinea come, a seguito della riforma dell'art. 4-bis, la presunzione di pericolosità sociale per i non collaboranti sia divenuta relativa e superabile. Il giudice può concedere il beneficio se il percorso rieducativo e l'assenza di legami con la criminalità organizzata sono solidamente dimostrati, anche in presenza di pareri contrari della Procura.
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Reati ostativi: la Cassazione sui nuovi obblighi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva negato una misura alternativa a un detenuto per reati ostativi (associazione mafiosa). La Corte ha stabilito che, in base alla nuova normativa, il giudice non può più basarsi su una presunzione assoluta di pericolosità per i non collaboratori, ma deve condurre un'approfondita istruttoria per valutare la reale assenza di legami con la criminalità organizzata. La decisione del Tribunale è stata ritenuta carente e non in linea con i nuovi poteri-doveri investigativi imposti dalla legge.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, confermando la misura cautelare in carcere. Nonostante il tempo trascorso, la Corte ha ritenuto persistenti le esigenze cautelari, basandosi sulla consolidata personalità criminale dell'indagato, il suo ruolo di vertice e la gravità dei fatti, superando la semplice presunzione di legge.
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Reato associativo: prova e misure cautelari
Un soggetto, posto agli arresti domiciliari per traffico di droga e reato associativo, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di gravi indizi per il reato associativo e l'inadeguatezza della misura. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per le misure cautelari è sufficiente una qualificata probabilità di colpevolezza e non una prova piena. Inoltre, ha confermato la validità della presunzione legale di pericolosità per chi è indagato per reato associativo finalizzato al traffico di stupefacenti.
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