LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Presunzione Relativa

Pagina 18 di 20

383 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esigenze cautelari: la Cassazione e il tempo trascorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'indagata agli arresti domiciliari per reati di scambio elettorale politico-mafioso. L'indagata sosteneva che le esigenze cautelari fossero venute meno a causa del tempo trascorso, del nuovo lavoro e del cambio di residenza. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che tali elementi non sono sufficienti a superare la presunzione di pericolosità. In assenza di una chiara "dissociazione" dall'ambiente criminale, il pericolo di reiterazione del reato è stato ritenuto ancora attuale e concreto, giustificando il mantenimento della misura.
Continua »
Misure cautelari: no al carcere se il giudice motiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero contro un'ordinanza che applicava il divieto di dimora, anziché il carcere, a due indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte ha stabilito che la presunzione legale di adeguatezza della custodia in carcere è relativa e può essere superata da una motivazione specifica del giudice che, valutando il caso concreto (assenza di pericolo di fuga e ridotto pericolo di reiterazione), ritenga sufficienti delle misure cautelari meno afflittive.
Continua »
Ricorso aspecifico: inammissibile per permesso premio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto per la concessione di un permesso premio. La decisione si fonda sul vizio di aspecificità dei motivi: il ricorrente, infatti, non ha contestato le specifiche ragioni del provvedimento impugnato, che evidenziava la mancata dissociazione dall'ambiente criminale, ma si è limitato a riproporre argomentazioni precedenti. Questo caso sottolinea l'importanza di formulare un ricorso specifico che si confronti puntualmente con la logica della decisione contestata.
Continua »
Associazione per delinquere: la presunzione di custodia
Un giovane, accusato di spaccio e partecipazione a un'organizzazione criminale, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sosteneva che non vi fossero prove del suo stabile inserimento nell'associazione per delinquere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un'attività continuativa e organizzata, anche senza un ruolo direttivo, è sufficiente a dimostrare la partecipazione. Inoltre, ha ribadito che per reati di tale gravità opera una presunzione legale di pericolosità che giustifica il carcere, salvo che l'indagato fornisca prove concrete per superarla.
Continua »
Esigenze cautelari e mafia: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione mafiosa. La sentenza stabilisce che, per reati di questo tipo, le esigenze cautelari si presumono esistenti e il solo passare del tempo non è sufficiente a dimostrare che l'indagato abbia reciso i legami con l'organizzazione criminale. Viene ribadito il forte onere probatorio a carico della difesa per superare la presunzione di pericolosità sociale.
Continua »
Esigenze cautelari attuali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto accusato di essere il promotore di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti, confermando la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che le esigenze cautelari attuali fossero venute meno a causa del tempo trascorso dall'ultimo reato contestato. La Corte ha stabilito che, per gravi reati associativi, la presunzione di pericolosità è forte e il mero passare del tempo non è sufficiente a superarla, specialmente di fronte a una struttura criminale radicata e a un ruolo di vertice dell'indagato.
Continua »
Esenzione ICI cooperative: conta la dimora abituale
Una società cooperativa edilizia in liquidazione ha richiesto l'esenzione ICI per gli alloggi assegnati ai soci, sostenendo che fossero le loro abitazioni principali. Il Comune ha negato il beneficio, poiché i soci avevano trasferito la residenza anagrafica solo successivamente all'anno d'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cooperativa, stabilendo che, sebbene la nozione di abitazione principale si basi sulla dimora abituale effettiva e non solo sulla residenza anagrafica, spetta al contribuente (in questo caso la cooperativa) fornire la prova di tale utilizzo. In assenza di prove, l'esenzione ICI cooperative non può essere concessa.
Continua »
Tempo e misure cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per usura aggravata. La decisione si fonda sulla mancata valutazione, da parte del giudice di merito, del notevole tempo trascorso tra il reato e l'applicazione della misura. La sentenza sottolinea che il 'tempo silente', privo di altre condotte illecite, è un fattore cruciale che può vincere la presunzione di pericolosità, imponendo al giudice un obbligo di motivazione concreta sull'attualità del rischio. Questo principio sul tempo e misure cautelari rafforza la tutela della libertà personale.
Continua »
Presunzione esigenze cautelari: omicidio e custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per omicidio che chiedeva la revoca della custodia cautelare in carcere. La Corte ha ribadito la validità della presunzione esigenze cautelari per reati di particolare gravità, specificando che il mero decorso del tempo o la buona condotta processuale non sono sufficienti a superarla, specialmente di fronte a una condotta di eccezionale gravità che denota un'elevata pericolosità sociale.
Continua »
Associazione per delinquere: la prova della partecipazione
Due soggetti ricorrono in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad una associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sostengono che il loro contributo fosse solo sporadico e non una vera e propria partecipazione. La Corte Suprema dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo che un contributo funzionale e consapevole all'esistenza e al rafforzamento del gruppo criminale è sufficiente per configurare la partecipazione. Viene inoltre confermata la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per reati di tale gravità.
Continua »
Misure cautelari per droga: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati legati al narcotraffico e all'associazione a delinquere. La sentenza conferma che, in presenza di gravi indizi per reati di tale natura, opera una presunzione sulla necessità delle misure cautelari più afflittive, superabile solo con prove concrete fornite dalla difesa, ritenute in questo caso insufficienti.
Continua »
Presunzione misura cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro la sostituzione di una misura cautelare da arresti domiciliari a divieto di dimora per un indagato per tentata estorsione con aggravante mafiosa. La Corte ha stabilito che la presunzione misura cautelare era già stata superata dal primo giudice e che la motivazione del Tribunale, basata su elementi specifici come il tempo trascorso, l'incensuratezza e la natura episodica del fatto, non era apparente ma valida, giustificando così la misura meno afflittiva.
Continua »
Reati ostativi: onere della prova per i benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto, condannato per un reato ostativo legato all'immigrazione clandestina, che chiedeva misure alternative alla detenzione. La Corte ha ribadito che, in assenza di collaborazione con la giustizia, spetta al condannato l'onere di fornire elementi specifici e concreti che dimostrino la rottura dei legami con la criminalità organizzata. La semplice buona condotta carceraria non è sufficiente per superare la presunzione di pericolosità sociale legata ai reati ostativi.
Continua »
Custodia cautelare reato associativo: no retrodatazione
La Cassazione, con Sentenza 3662/2024, ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva la retrodatazione dei termini di custodia cautelare per un reato associativo. La Corte ha stabilito che lo stato di detenzione non interrompe automaticamente il vincolo con l'associazione. In assenza di prove concrete di dissociazione, la presunzione di permanenza del reato impedisce di far decorrere i termini da un precedente arresto per fatti collegati.
Continua »
Custodia cautelare: la presunzione di adeguatezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere al vertice di un'associazione dedita al narcotraffico. La Corte ha confermato la decisione, basandosi sulla presunzione di adeguatezza della custodia cautelare per reati di tale gravità. Il ruolo apicale del ricorrente e le prove della sua continua influenza sull'organizzazione anche durante una precedente detenzione sono stati considerati elementi decisivi, superando le argomentazioni relative a un periodo di buona condotta agli arresti domiciliari.
Continua »
Esigenze cautelari: la Cassazione annulla la custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia in carcere per un indagato accusato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. La decisione è basata sulla mancata adeguata motivazione da parte del Tribunale del riesame riguardo le attuali esigenze cautelari, in particolare non considerando il notevole tempo trascorso dai fatti contestati e la precedente applicazione degli arresti domiciliari per un'altra causa.
Continua »
Prescrizione reato e risarcimento: no indennizzo
Un cittadino ha richiesto un risarcimento per l'eccessiva durata di un processo penale conclusosi con la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che la legge presume l'assenza di un danno in questi casi, dato che l'imputato beneficia dell'estinzione del reato. Il ricorrente non ha fornito prove concrete per superare tale presunzione legale.
Continua »
Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per reati aggravati dal metodo mafioso, confermando la custodia in carcere. La sentenza chiarisce che la presunzione di esigenze cautelari non viene meno per il solo decorso del tempo o la buona condotta in carcere. Per superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria, è necessario fornire elementi concreti che dimostrino l'allontanamento dal contesto criminale, cosa non avvenuta nel caso di specie.
Continua »
Pericolo di recidiva: la Cassazione e le misure
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per narcotraffico, confermando la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia. La decisione si fonda sulla persistenza di un attuale pericolo di recidiva, data la profonda integrazione del soggetto nel circuito criminale e il suo ruolo di riferimento. Secondo la Corte, il mero trascorrere del tempo e il rispetto delle prescrizioni non sono sufficienti a superare la presunzione di pericolosità sociale legata a reati di tale gravità, essendo necessarie prove concrete di una rottura con l'ambiente criminale.
Continua »
Retrodatazione termini custodia: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della retrodatazione termini custodia. L'uomo, detenuto prima per tentata estorsione e poi per associazione mafiosa, sosteneva che la seconda misura dovesse essere retrodatata alla prima. La Corte ha stabilito che, per i reati permanenti contestati con formula aperta, l'arresto crea solo una presunzione relativa di non interruzione della condotta. Poiché la difesa non ha fornito prove concrete della cessazione dell'attività criminosa, la richiesta è stata respinta.
Continua »