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Presunzione Relativa

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383 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Danno da irragionevole durata: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14002/2025, chiarisce che in caso di processo penale estinto per prescrizione, non spetta un indennizzo automatico per il danno da irragionevole durata. Esiste una presunzione legale secondo cui il beneficio della prescrizione compensa il pregiudizio. Per ottenere un risarcimento, il ricorrente deve fornire una prova concreta e specifica del danno non patrimoniale subito, non essendo sufficienti affermazioni generiche. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di due cittadine che non hanno superato tale onere probatorio.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati associativi di stampo mafioso. La Corte ha ribadito che la presunzione di esigenze cautelari, prevista dall'art. 275 c.p.p., non può essere superata dal solo decorso del tempo, ma richiede elementi concreti che dimostrino il venir meno della pericolosità sociale dell'indagato.
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Presunzione reddito legale: no aiuto se affiliato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, che si era visto negare il gratuito patrocinio. La Corte ha confermato la validità della presunzione reddito legale, secondo cui chi è condannato per tali reati si presume abbia un reddito superiore ai limiti di legge per l'accesso al beneficio. La lunga detenzione, secondo i giudici, non è sufficiente a superare tale presunzione, poiché non interrompe i legami economici con l'organizzazione criminale.
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Esigenze cautelari: il tempo che passa annulla il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura di custodia cautelare per due indagati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La decisione si fonda sulla valutazione che il notevole tempo trascorso dai fatti (oltre tre anni) ha fatto venir meno le attuali esigenze cautelari, superando la presunzione di pericolosità prevista dalla legge, nonostante la gravità delle accuse e la pericolosità del sodalizio.
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Reati ostativi: illegittimo il no de plano alle misure
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile 'de plano' la richiesta di detenzione domiciliare per un condannato per reati ostativi. La Suprema Corte ha affermato che, a seguito della riforma del 2022, la presunzione di pericolosità è diventata relativa, rendendo obbligatoria la valutazione nel merito della richiesta attraverso un'udienza in contraddittorio e non con una decisione sommaria.
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Presunzione esigenze cautelari: annullata misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un individuo accusato di favoreggiamento con l'aggravante mafiosa. La decisione si fonda sul principio che la presunzione di esigenze cautelari, prevista per reati gravi, può essere superata dal notevole tempo trascorso dai fatti (oltre quattro anni) in assenza di nuovi elementi che indichino una pericolosità sociale attuale dell'indagato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Custodia Cautelare: la presunzione per reati associativi
Quattro individui ricorrono contro un'ordinanza del Tribunale del riesame che ha sostituito i loro arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la decisione basata sulla presunzione legale di adeguatezza della misura carceraria per tali gravi reati, aggravati da finalità mafiose. Gli argomenti difensivi sono stati ritenuti generici e non sufficienti a superare tale presunzione.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta contro la mafia
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due indagati per associazione di tipo mafioso, confermando la custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce che il notevole tempo trascorso dai fatti (sei anni) non è di per sé sufficiente a superare la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari. Per vincere tale presunzione, l'indagato deve fornire prova concreta e oggettiva del suo definitivo allontanamento dal sodalizio criminale, cosa che nel caso di specie non è avvenuta, data la persistente pericolosità sociale dei ricorrenti e la continua operatività del clan.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso le annulla?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga risalente al 2021. La Corte ha stabilito che le esigenze cautelari devono essere attuali e concrete. Il notevole tempo trascorso dai fatti ('tempo silente') e un successivo test positivo per uso personale di stupefacenti non sono sufficienti a dimostrare un perdurante pericolo di reiterazione del reato, rendendo la misura cautelare ingiustificata.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che la presunzione delle esigenze cautelari per reati di tale gravità, prevista dalla legge, non può essere superata dal solo decorso del tempo, ma richiede elementi concreti che dimostrino un'effettiva attenuazione del pericolo.
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Reati ostativi e benefici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un detenuto condannato per reati ostativi legati al narcotraffico associativo. La richiesta di misure alternative alla detenzione era stata respinta dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha confermato la decisione, chiarendo che, nonostante la riforma del 2022 abbia reso superabile la presunzione di pericolosità, spetta al giudice di merito valutare in concreto la rottura dei legami con la criminalità. Una collaborazione parziale o reticente è stata ritenuta un indice negativo, giustificando il diniego dei benefici.
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Presunzione cautelare mafia: quando è legittima?
Un individuo, indagato per partecipazione a un'associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al narcotraffico, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere sostenendo di aver cambiato vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'operatività della presunzione cautelare prevista per i reati di mafia e ritenendo le prove del ravvedimento insufficienti a superare il concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Società di comodo e diritto al credito IVA: la Cassazione
Una società in fallimento, qualificata come società di comodo, ha impugnato tre avvisi di accertamento relativi a IRES, IRAP e IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi riguardanti le imposte dirette, confermando la legittimità della qualifica di non operatività. Tuttavia, ha accolto il ricorso relativo al disconoscimento del credito IVA, stabilendo, in linea con la giurisprudenza UE, che lo status di società di comodo non fa venir meno la qualifica di soggetto passivo IVA né il conseguente diritto alla detrazione, compensazione o rimborso del credito, a patto che non vi siano intenti fraudolenti.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
Un soggetto, indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo che il tempo trascorso dai fatti avesse reso non più attuali le esigenze preventive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che per reati di tale gravità vige una presunzione di esigenze cautelari. Tale presunzione non può essere superata dal solo decorso del tempo, specialmente di fronte a una comprovata pericolosità del sodalizio criminale e a un ruolo attivo dell'indagato.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la Sentenza 9922/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito la forza della presunzione esigenze cautelari prevista dall'art. 275 c.p.p., specificando che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a superarla in assenza di nuovi elementi concreti che dimostrino un affievolimento della pericolosità sociale.
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Esigenze cautelari mafia: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di scarcerazione per due indagati per associazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto insussistenti le esigenze cautelari mafia solo per il tempo trascorso dai fatti. La Suprema Corte ha ribadito che la presunzione di pericolosità non può essere superata dal mero 'tempo silente', ma richiede prove concrete di un distacco irreversibile dal sodalizio criminale.
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Sproporzione reddituale: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione personale. La decisione si basa sulla presunzione di pericolosità derivante da una significativa sproporzione reddituale tra i redditi leciti dichiarati e il tenore di vita, quando il soggetto non fornisce prove concrete per giustificare tale divario.
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Custodia Cautelare: la presunzione per metodo mafioso
Un imprenditore, accusato di tentata estorsione e altri reati aggravati dal metodo mafioso per aver finto il proprio rapimento, ricorre contro la detenzione. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'aggravante del metodo mafioso instaura una presunzione legale sulla necessità della custodia cautelare in carcere, che l'indagato non è riuscito a superare.
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Competenza territoriale liquidazione: il COMI e la sede
Una sentenza della Corte d'Appello di Roma chiarisce i criteri per la determinazione della competenza territoriale liquidazione. Il caso riguardava una società con sede legale a Roma e centro operativo a Novara. La Corte ha rigettato il reclamo contro la dichiarazione di liquidazione, stabilendo che, a seguito della chiusura della sede operativa, la presunzione di coincidenza del Centro degli Interessi Principali (COMI) con la sede legale non era stata superata, confermando così la competenza del Tribunale di Roma e lo stato di insolvenza della società.
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Misure cautelari: il tempo non basta per la revoca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca delle misure cautelari basandosi sul lungo tempo trascorso e sulla sua buona condotta. La Corte ha ribadito che, per reati gravi con presunzione di pericolosità, il tempo è un elemento neutro e servono fatti nuovi e concreti per giustificare una rivalutazione delle esigenze cautelari.
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