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Presunzione Relativa

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383 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione di Pericolosità Sociale: Carcere o Domiciliari per Reati Associativi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva concesso gli arresti domiciliari a una persona condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (Art. 74 Dpr 309/90). Il Tribunale aveva erroneamente sottovalutato la **presunzione di pericolosità sociale** legata a tale reato. La Suprema Corte ha ribadito che per i reati associativi di droga, la legge presume l'esistenza di esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere, salvo prova contraria. Il semplice decorso del tempo o il buon comportamento sotto obbligo di dimora non bastano a superare tale presunzione senza elementi concreti di distacco dal sodalizio criminale. La sentenza rinvia il caso per un nuovo esame, sottolineando l'importanza di una valutazione rigorosa della pericolosità.
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Usura e Aggravante metodo mafioso: la Cassazione boccia la presunzione
Un individuo è stato accusato di usura aggravata dal metodo mafioso. Il Tribunale del Riesame aveva confermato una misura cautelare, basandosi sulla percezione della vittima e sui presunti legami familiari dell'indagato con un clan. La Cassazione aveva già annullato questa decisione, chiedendo prove specifiche sull'uso del "metodo mafioso". Il nuovo Tribunale ha però reiterato le argomentazioni insufficienti. La Suprema Corte ha ora escluso l'aggravante metodo mafioso e ha ordinato una nuova valutazione della misura cautelare senza la presunzione automatica.
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Custodia cautelare in carcere: no a motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il Tribunale aveva confermato la custodia cautelare in carcere per la partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di droga e per la compravendita di stupefacenti. L'Indagato sosteneva che le intercettazioni riguardassero la compravendita di automobili e chiedeva una misura meno afflittiva. La Suprema Corte ha chiarito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi di argomenti già esaminati e respinti. I giudici hanno confermato la presenza di gravi indizi emersi da intercettazioni e pedinamenti. La gravità dei reati, i precedenti penali dell'indagato e l'esigenza di prevenire la reiterazione dei reati giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere. L'Indagato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Permesso premio negato: la Cassazione conferma l’onere della prova
Una persona condannata per reati gravi ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, perché la condannata non ha giustificato la sua mancata collaborazione con la giustizia. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. La sentenza ribadisce che per i reati ostativi, il condannato che non collabora deve dimostrare l'assenza di collegamenti attuali o futuri con la criminalità organizzata. L'onere della prova spetta al richiedente. La semplice intenzione di usare il permesso premio per allontanarsi dal contesto criminale non è sufficiente. Il ricorso è stato rigettato.
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Custodia cautelare in carcere: assoluzione parziale e rigetto
L'Imputato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con aggravante mafiosa e associazione mafiosa, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La richiesta si basava sull'assoluzione in primo grado dal reato di mafia e su un periodo di lavoro svolto altrove. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'assoluzione parziale non supera la presunzione di pericolosità sociale né l'adeguatezza del carcere, data la gravità del traffico di droga aggravato e i precedenti penali.
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Attualità delle esigenze cautelari: annullato l’arresto datato
L'Indagato subisce la custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa relativa a fatti conclusi nel 2016. La difesa ricorre in Cassazione contestando il difetto di attualità delle esigenze cautelari, evidenziando che l'accusa si fonda su dichiarazioni datate e che il Magistrato di Sorveglianza aveva dichiarato cessata la pericolosità sociale nel 2017. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il trascorrere di un notevole lasso di tempo impone al giudice un dovere di motivazione rafforzata. Anche nei reati di mafia, l'attualità delle esigenze cautelari non può essere presunta in modo astratto se mancano elementi recenti e concreti. La Cassazione annulla l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Misure cautelari in carcere: Indizi gravi o condotta mutata?
Un indagato ha proposto ricorso contro la conferma delle **misure cautelari in carcere**, applicate per associazione finalizzata al traffico di droga, ricettazione e detenzione di armi. Il Tribunale del Riesame aveva già parzialmente annullato l'aggravante mafiosa, ma aveva mantenuto la custodia. Il Ricorrente ha contestato la gravità degli indizi e la persistenza delle esigenze cautelari, sostenendo una lettura "atomistica" delle prove e un cambiamento della sua condotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la motivazione del Tribunale era logica e coerente. Ha ribadito che la valutazione degli indizi per le **misure cautelari in carcere** richiede solo una qualificata probabilità di responsabilità, non la certezza del giudizio finale.
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Omicidio e custodia cautelare in carcere: il tempo non basta
Una donna indagata per l'omicidio volontario di un'amica ha richiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con una misura meno afflittiva. La difesa ha sostenuto che l'incensuratezza, l'estemporaneità del gesto e il decorso di oltre un anno di detenzione avessero attenuato le esigenze cautelari. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Per il delitto di omicidio opera una presunzione relativa di adeguatezza del carcere che non cade con il semplice trascorrere del tempo. L'estrema violenza della condotta e l'incapacità di controllare gli impulsi aggressivi richiedono elementi di novità concreti per escludere la pericolosità sociale, elementi del tutto assenti nel caso esaminato.
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Permesso premio negato: la buona condotta non basta
Un detenuto condannato per associazione mafiosa ha richiesto la concessione del permesso premio dopo una lunga carcerazione e condotta regolare. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato l'istanza evidenziando la mancata prova del definitivo distacco dalla criminalità organizzata. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici non avessero dimostrato l'esistenza di legami attuali con la cosca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che grava sul detenuto l'onere di fornire elementi concreti e specifici per superare la presunzione di pericolosità sociale. La sola regolare condotta carceraria o il tempo trascorso non bastano a dimostrare l'irreversibile rottura con l'ambiente mafioso. Il condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Esigenze Cautelari: Cassazione Annulla per Mancanza di Attualità
Un indagato, inizialmente accusato di estorsione aggravata, ha visto il suo reato riqualificato dal Tribunale del Riesame in estorsione e associazione a delinquere di stampo mafioso, con conferma della custodia cautelare. Il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la riqualificazione e la motivazione sulle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la riqualificazione del reato. Tuttavia, ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al profilo delle esigenze cautelari, in quanto il Tribunale non aveva adeguatamente motivato l'attualità di tali esigenze, nonostante il considerevole tempo trascorso dai fatti contestati (2017-2018).
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Retrodatazione custodia cautelare: no automatismo nei reati
Un corriere accusato di associazione finalizzata al traffico di droga ha impugnato l'ordinanza degli arresti domiciliari, chiedendo la retrodatazione custodia cautelare. L'indagato sosteneva che i fatti fossero già desumibili dagli atti di un precedente arresto in flagranza per detenzione di stupefacenti e che il tempo trascorso avesse affievolito le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retrodatazione non si applica quando gli elementi indiziari provengono da indagini distinte di procure diverse e la condotta associativa si è protratta nel tempo. I giudici hanno inoltre confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, ritenendo gli arresti domiciliari adeguati e proporzionati alla pericolosità sociale derivante dallo stabile inserimento nella rete del narcotraffico.
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Misura Cautelare in Carcere: Ruolo ridotto non basta a cambiarla
Un Ricorrente, già condannato in primo grado per partecipazione a un'associazione dedita al traffico di droga, ha chiesto di sostituire la sua misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Ha sostenuto di essere solo un mero partecipante e ha presentato nuovi elementi come la sua ammissione di responsabilità e la buona condotta. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. La Corte ha ribadito che la "doppia presunzione" di pericolosità per i reati di associazione a delinquere legati alla droga rende difficile superare la misura cautelare in carcere. Serve la prova che il soggetto abbia reciso i legami con l'organizzazione criminale per modificare la misura cautelare in carcere.
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Confisca Allargata: Immobile Conteso, Legami Illeciti e Decisione Finale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona che contestava la confisca allargata di un immobile. L'immobile era stato confiscato in seguito alla condanna del suo coniuge per reati di 'ndrangheta. La ricorrente sosteneva che l'immobile le fosse stato restituito in un precedente procedimento di prevenzione e che l'acquisto fosse avvenuto con risorse lecite, incluse quelle della madre. La Corte ha ribadito l'autonomia della confisca allargata rispetto alle misure di prevenzione e ha confermato che le risorse economiche della famiglia non giustificavano l'acquisto, evidenziando una correlazione temporale con le attività illecite del coniuge. La decisione ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Patrocinio a spese dello Stato e presunzione per reati ostativi
Un cittadino condannato in passato per associazione mafiosa ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha respinto l'istanza ritenendo non superata la presunzione legale di possesso di redditi illeciti. Il richiedente ha presentato ricorso sostenendo che l'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale avesse estinto ogni effetto penale e che la certificazione dei redditi e la residenza in una casa popolare provassero la sua indigenza. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso. I giudici hanno chiarito che la presunzione di reddito per i reati gravi non è una pena, ma una condizione di accesso al beneficio. I semplici documenti fiscali non bastano a dimostrare la reale indigenza economica.
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Custodia Cautelare: L’Attualità delle Esigenze Cautelari Prevale sul Tempo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la sua custodia cautelare in carcere. L'Indagato contestava la persistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che era trascorso troppo tempo dai fatti originari (2007-2008) e che il Tribunale aveva basato la sua decisione su elementi non pertinenti o travisati. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, anche per reati associativi con presunzione relativa di esigenze cautelari, il giudice deve motivare l'attualità delle esigenze cautelari. Nel caso specifico, il Tribunale aveva correttamente considerato le condanne successive dell'Indagato per reati simili e il suo continuato coinvolgimento in attività criminali fino al 2016, confermando così la perdurante pericolosità e la necessità della misura.
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Revoca Misura Cautelare: Tempo Trascorso vs. Pericolosità Sociale
Un imputato, detenuto per gravi reati di droga (traffico e associazione finalizzata), ha cercato la revoca misura cautelare o la sua sostituzione con una meno afflittiva. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta. L'imputato ha ricorso in Cassazione, sostenendo che nuove prove e il tempo trascorso avrebbero fatto venir meno le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che un appello cautelare deve presentare nuove argomentazioni e che, per reati di droga, la presunzione di pericolosità sociale è forte. Il semplice trascorrere del tempo non basta per la revoca misura cautelare senza fatti nuovi significativi. L'imputato aveva anche precedenti per evasione, precludendo misure meno restrittive.
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Arresti Domiciliari vs Carcere: Aggravamento Misure Cautelari Legittimo
Una persona, accusata di omicidio del convivente, era inizialmente agli arresti domiciliari in ospedale. Dopo le dimissioni, il giudice ha disposto l'aggravamento delle misure cautelari, convertendo gli arresti domiciliari in custodia in carcere. Il Tribunale ha confermato questa decisione, ritenendo che le mutate condizioni e il comportamento dell'Indagata non garantissero più le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Indagata inammissibile, ribadendo che l'aggravamento delle misure cautelari è legittimo quando la misura precedente non è più adeguata a contenere il pericolo. L'Indagata è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Presunzione di pericolosità cautelare e mafia: resta il carcere
L'Indagato ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gli inquirenti hanno accertato il recupero forzoso di un debito di droga con minacce e l'uso di un'arma per conto di una cosca, ritrovando poi la somma nell'auto dell'uomo. Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza contestando l'attendibilità delle intercettazioni e sostenendo che il tempo trascorso avesse affievolito le esigenze di prevenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per i reati aggravati dal contesto mafioso opera la presunzione di pericolosità cautelare. Il semplice decorso del tempo non basta a superare questa presunzione senza elementi concreti di un effettivo cambiamento. Di conseguenza la misura del carcere resta confermata.
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Custodia cautelare in carcere: presunzione e legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il ricorrente contestava l'attualità del pericolo di reiterazione per via del tempo trascorso dai reati. I giudici hanno stabilito che nei reati di criminalità organizzata opera una presunzione di pericolosità. L'indagato non ha dimostrato la rescissione dei legami con il clan mafioso. Le indagini recenti hanno confermato i continui contatti con membri del sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'uomo alle spese.
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Associazione a delinquere: Custodia Cautelare per traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un Indagato, accusato di Associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e reati correlati. L'Indagato aveva contestato l'attribuzione di un'utenza telefonica utilizzata per i traffici e la sua effettiva partecipazione all'organizzazione criminale. I giudici hanno ritenuto infondate le sue argomentazioni. Hanno confermato la validità degli indizi che lo legavano all'utenza e alla rete di spaccio. La sentenza ha ribadito la correttezza della misura cautelare, data la gravità delle accuse e la pericolosità sociale dell'Indagato, non superata dalle difese presentate.
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