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Presunzione Relativa

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383 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenuto Dirige Traffico: Il Pericolo di Recidiva in Carcere è Reale
Un Indagato, già detenuto per reati legati alla droga, è stato accusato di dirigere un'organizzazione criminale di traffico di stupefacenti anche dall'interno del carcere. Il Tribunale ha confermato la misura cautelare della custodia in carcere, ritenendo sussistente il **pericolo di recidiva in carcere** nonostante la sua detenzione. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di prove e l'adeguatezza della misura. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la detenzione non ha impedito all'Indagato di proseguire le attività criminali, evidenziando la sua "estrema spregiudicatezza" e la costante disponibilità a infrangere la legge. La Corte ha ritenuto validi gli indizi di colpevolezza e la sussistenza del pericolo di reiterazione dei reati, anche in virtù della presunzione relativa.
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Patrocinio a spese dello Stato: Presunzione di Reddito vs. Prova di Povertà
Un Condannato ha chiesto il beneficio del Patrocinio a spese dello Stato, ma il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la sua richiesta. Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la violazione dell'art. 76, comma 4-bis, d.P.R. n. 115/2002. La Corte ha ribadito che la presunzione di superamento del reddito per chi è condannato per gravi reati è relativa. Il richiedente deve fornire prove concrete della sua situazione economica precaria, non basta una semplice autocertificazione. La Cassazione ha ritenuto che il Condannato non avesse fornito prove sufficienti, dichiarando il ricorso inammissibile. Il Condannato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Carcere o Domiciliari? La Sostituzione Misura Cautelare per Reati Associativi
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga, ha chiesto la sostituzione misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, presso l'abitazione della sorella in una città distante. Il Tribunale ha respinto la richiesta, richiamando la presunzione legale che per reati associativi gravi sia necessaria la detenzione in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'individuo. Ha ribadito che la distanza geografica non basta a superare la presunzione di pericolosità. L'individuo non ha fornito prove concrete di aver interrotto i legami con il gruppo criminale.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere senza droga
L'Indagato ha proposto ricorso contro la misura della custodia cautelare in carcere, contestando la sua partecipazione all'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa ha sostenuto l'assenza di sequestri diretti di droga a suo carico e ha richiesto gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi emersi dalle intercettazioni, che dimostrano il ruolo dell'Indagato come consulente strategico e organizzatore del gruppo criminale. Per il reato di associazione per traffico di stupefacenti, la legge prevede la presunzione di adeguatezza del carcere, non superata dalla difesa. L'Indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. L'indagato gestiva negozi di compravendita di preziosi e ricollocava la refurtiva per conto del clan criminale. La difesa contestava la mancanza di attualità del pericolo cautelare, sostenendo che le condotte risalivano ad anni prima e che i beni aziendali erano stati sequestrati. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva. Nei reati di matrice mafiosa opera la presunzione relativa di pericolosità sociale ex art. 275 c.p.p. Il semplice passaggio del tempo non cancella le esigenze di rigore, specie in presenza di intercettazioni che dimostrano la prosecuzione degli affari illeciti sotto nuove forme aziendali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Misure cautelari: Cassazione annulla ripristino, tempo e fatti nuovi
Un soggetto, già condannato in primo grado per rapina ed estorsione con aggravante mafiosa, era stato inizialmente posto agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha poi ripristinato la custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato questa decisione, sostenendo che il tempo trascorso dai fatti e la collaborazione con la giustizia di un coindagato avrebbero dovuto attenuare le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame, rinviando il caso per un nuovo esame. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale non ha valutato adeguatamente i nuovi elementi, che possono incidere sulla persistenza e proporzionalità delle misure cautelari.
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Patrocinio a spese dello Stato: negato a ex condannato per redditi illeciti
Un individuo, già condannato per gravi reati e ritenuto legato a un sodalizio mafioso, ha chiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. I giudici hanno respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la presunzione di superamento dei limiti di reddito per chi ha commesso certi reati è relativa. Questo significa che il richiedente deve dimostrare con prove concrete di non avere mezzi economici sufficienti. Non bastano semplici autocertificazioni o generiche allegazioni. Il ricorrente non ha fornito prove adeguate per superare la presunzione di reddito illecito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Patrocinio a spese dello Stato: Presunzione di Abbienza e Precedenti Penali
Un cittadino ha chiesto il Patrocinio a spese dello Stato, ma il Tribunale ha respinto la sua domanda. Il Tribunale ha applicato una presunzione di abbienza (cioè, ha presunto che il cittadino avesse i mezzi economici) a causa di sue precedenti condanne per reati legati agli stupefacenti, come previsto dall'Art. 76, comma 4-bis, d.P.R. n. 115/2002. Il cittadino ha fatto ricorso, sostenendo che la presunzione era irragionevole data l'anzianità della condanna e i cambiamenti normativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il richiedente non aveva fornito prove concrete per superare la presunzione di abbienza.
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Custodia Cautelare dopo Condanna: La Presunzione di Pericolosità nei Reati di Mafia
Un Individuo, condannato in primo grado per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori, ha visto applicarsi una misura di custodia cautelare in carcere. Ha impugnato questa decisione, sostenendo che il Tribunale avrebbe dovuto rivalutare la gravità degli indizi e le esigenze cautelari, considerando il tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la condanna di primo grado per reati di mafia costituisce un fatto nuovo che giustifica la misura, attivando una presunzione di pericolosità. Non è necessario un nuovo vaglio della gravità indiziaria, già accertata dalla condanna. Le esigenze cautelari si presumono attuali, a meno che l'imputato non provi un effettivo distacco dal contesto criminale. La custodia cautelare dopo condanna è legittima in questi casi.
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Revoca misura cautelare: il tempo non cancella il pericolo mafioso
Un Indagato, già detenuto per gravi reati di omicidio e associazione mafiosa risalenti ai primi anni '90, ha chiesto la revoca misura cautelare della custodia in carcere. Ha sostenuto che il lungo tempo trascorso dai fatti, la sua detenzione quasi trentennale e precedenti annullamenti del regime 41-bis dovessero far cadere la presunzione di esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il mero decorso del tempo o la detenzione per altre cause non sono sufficienti a superare la presunzione di pericolosità per reati di criminalità organizzata, richiedendo prove concrete di rottura dei legami con il sodalizio.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per mafia
Un imputato condannato in appello per associazione mafiosa ottiene la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari, sostenendo il proprio ravvedimento e l'affievolimento del pericolo di reiterazione. Il pubblico ministero contesta la decisione e il tribunale dispone nuovamente la misura carceraria. L'imputato ricorre per cassazione lamentando la mancata valutazione del suo percorso di dissociazione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso confermando che, per i reati di mafia, la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea se permangono esigenze di cautela, anche se ridotte.
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Custodia cautelare in carcere: nuova accusa e giudicato
L'Indagato impugna l'ordinanza del Tribunale del Riesame che conferma la misura restrittiva a suo carico per traffico organizzato di stupefacenti. La difesa invoca una precedente assoluzione definitiva, la retrodatazione dei termini e l'inutilizzabilità di prove già note. I giudici di legittimità respingono le censure rilevando che il nuovo sodalizio criminale costituisce una realtà storica distinta e autonoma. La Corte conferma la piena legittimità della custodia cautelare in carcere. La legge prevede una presunzione di idoneità del regime detentivo per i reati associativi di droga, superabile solo da specifica prova contraria mai fornita dall'interessato. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Patrocinio a spese dello Stato: presunzione di reddito superabile
Un cittadino detenuto ha richiesto l'ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato per sostenere la propria difesa legale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, sostenendo la presenza di una precedente condanna per reato ostativo e ritenendo non superata la presunzione di reddito illecito oltre la soglia legale. Il richiedente ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando l'assenza totale di motivazione sulla reale sussistenza dell'aggravante mafiosa e sulle prove della propria indigenza economica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la presunzione di reddito per i condannati non ha carattere assoluto ma ammette sempre prova contraria, che il giudice ha l'obbligo di valutare attentamente.
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Patrocinio a spese dello Stato: Presunzione Illecita vs. Prova Concreta
Un Lavoratore, già condannato per gravi reati, ha chiesto il Patrocinio a spese dello Stato per difendersi in un procedimento. I giudici di merito hanno respinto la sua richiesta, applicando la presunzione che chi ha commesso reati gravi abbia redditi illeciti. Il Lavoratore ha contestato l'affidabilità di un collaboratore di giustizia e ha presentato prove di redditi leciti e del suo percorso accademico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per superare la presunzione di redditi illeciti, il richiedente deve fornire prove concrete e specifiche della sua effettiva situazione economica, non bastano semplici dichiarazioni o generiche contestazioni.
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Misure Cautelari: Arresti Domiciliari vs Carcere, la Cassazione Interviene
Un Lavoratore, già agli arresti domiciliari, ha visto ripristinata la custodia cautelare in carcere dal Tribunale del Riesame per reati aggravati da finalità mafiose. La difesa ha presentato ricorso, evidenziando nuovi elementi come il tempo trascorso, il cambio di residenza e la collaborazione di un coindagato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame non avesse adeguatamente valutato questi nuovi fattori, che potevano superare la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere. La sentenza annulla l'ordinanza e rinvia il caso per un nuovo esame delle misure cautelari.
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Gratuito Patrocinio negato: la Cassazione ribalta la presunzione di reddito
Un Detenuto ha richiesto il Gratuito Patrocinio, ma la sua istanza è stata respinta. Il rifiuto si basava su condanne definitive per associazione mafiosa e reati fiscali, che presumono il superamento dei limiti di reddito o escludono dal beneficio. Il Detenuto ha impugnato, sostenendo che la presunzione di reddito è superabile e che l'esclusione per reati fiscali si applica solo ai procedimenti specifici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha chiarito che la presunzione di superamento del reddito è relativa e richiede una valutazione degli elementi di prova forniti. L'esclusione per reati fiscali vale solo per i procedimenti relativi a tali reati. L'ordinanza di rigetto è stata annullata per un nuovo esame.
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Custodia cautelare per traffico stupefacenti: il tempo non basta
Un indagato, accusato di partecipazione a un sodalizio criminoso per traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. Ha contestato la valutazione degli indizi di colpevolezza e l'attualità delle esigenze cautelari, invocando il "tempo silente". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti opera una presunzione relativa di sussistenza delle misure cautelari in carcere. Il "tempo silente" da solo non basta a superare questa presunzione, se non ci sono elementi concreti che dimostrano la cessazione del pericolo di reiterazione del reato. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Traffico di stupefacenti: confermato il carcere per l’indagato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la custodia cautelare in carcere presentato da un indagato per reati legati al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva la mancanza di una struttura organizzativa e chiedeva gli arresti domiciliari. Tuttavia, le intercettazioni, le osservazioni e le immagini di un atto intimidatorio hanno confermato la partecipazione stabile all'associazione. La legge prevede inoltre una presunzione di adeguatezza del carcere per questi reati associativi, presunzione non superata dalla difesa. L'indagato rimane in custodia carceraria e dovra pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere confermato
Un indagato propone ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale della Libertà che conferma la custodia cautelare in carcere. L'accusa contestata riguarda la partecipazione a un'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa sostiene l'assenza di gravi indizi, valorizzando la breve durata delle intercettazioni e il tempo trascorso dai fatti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che le intercettazioni e i riscontri dimostrano un ruolo attivo nella ricerca di terreni e nella gestione della droga. Inoltre, per il reato di associazione per traffico di stupefacenti vige la presunzione relativa di pericolosità e adeguatezza del carcere, non superata dal solo scorrere del tempo. Il ricorrente viene condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Processo in assenza: la fuga all’estero non blocca la condanna
Un uomo aggredisce violentemente una persona causandole uno sfregio permanente al volto con l'uso di un arpione nautico insieme a un complice. L'aggressore riceve una misura cautelare con divieto di dimora e nomina un difensore di fiducia. Successivamente l'imputato si trasferisce all'estero e interrompe ogni contatto con il legale. I giudici di merito lo condannano a sei anni di reclusione per lesioni gravissime. Il difensore ricorre in Cassazione eccependo la nullità della notifica e sostenendo l'illegittimità del processo in assenza per mancata conoscenza reale del procedimento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: la nomina fiduciaria e la misura cautelare impongono un preciso dovere di diligenza. Il trasferimento all'estero costituisce disinteresse colpevole e rende legittima la condanna.
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