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Piccolo Spaccio

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Ipotesi di reato meno grave prevista dall'art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti, che si applica a fatti di lieve entità per mezzi, modalità, qualità e quantità delle sostanze.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di droga: negate attenuanti generiche per recidiva e gravità
Il Ricorrente ha impugnato una sentenza che gli negava le **circostanze attenuanti generiche** e contestava la dosimetria della pena per un reato di spaccio di droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il diniego delle attenuanti fosse corretto, considerando la gravità del fatto, la quantità di droga, il denaro trovato e la recidiva del Ricorrente, già condannato per lo stesso reato nove mesi prima. La motivazione della condanna era logica e coerente. Il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Confisca per sproporzione: annullato il sequestro senza calcoli
L'Imputato, inizialmente condannato per spaccio di droga, ottiene in appello la riduzione della pena grazie alla riqualificazione del fatto in piccolo spaccio. Tuttavia, i giudici dispongono la confisca di 21.000 euro trovati in casa sua, ritenendoli sproporzionati rispetto ai suoi redditi. L'Imputato ricorre in Cassazione, lamentando l'assenza di criteri chiari nel calcolo della somma. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che la confisca per sproporzione richiede una motivazione rigorosa e non apparente. Non basta affermare la sproporzione: il giudice deve spiegare dettagliatamente come ha calcolato la somma da sequestrare e verificare se il reato occasionale escluda un'attività criminale sistematica. La sentenza viene annullata limitatamente alla confisca, con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo calcolo.
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Da assolto a condannato: Cassazione sul piccolo spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di piccolo spaccio di sostanze stupefacenti. In primo grado l'imputato era stato assolto, ma la Corte d'appello aveva ribaltato la decisione, condannandolo a otto mesi di reclusione e a una multa. I giudici di secondo grado avevano ritenuto che la quantità di droga e le scarse risorse economiche del soggetto fossero incompatibili con l'uso personale, configurando invece un'attività di spaccio per finanziare il proprio consumo. La Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che non spetta al giudice di legittimità riesaminare le prove di fatto se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Piccolo spaccio: quando la quantità esclude il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificazione del reato in piccolo spaccio. I giudici hanno evidenziato che l'elevato numero di dosi, superiore a 2400 totali tra cocaina e hashish, e la presenza di una seppur rudimentale organizzazione escludono la lieve entità del fatto. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello esente da vizi logici e basata su elementi decisivi del caso concreto.
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Piccolo spaccio: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di cessione continuata di cocaina e tentata estorsione. Il ricorso puntava a ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di piccolo spaccio (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990). La Suprema Corte ha però stabilito che la reiterazione sistematica delle cessioni e le modalità dell'azione escludono la lieve entità, poiché l'attività non presentava una ridotta circolazione di merce e denaro, né guadagni limitati.
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Piccolo spaccio e limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti, confermando che il possesso di 378 dosi di cocaina non può essere qualificato come **piccolo spaccio**. La decisione sottolinea che l'elevata potenzialità offensiva e la capacità diffusiva della sostanza escludono l'applicazione della fattispecie attenuata di lieve entità. Il ricorrente aveva tentato di equiparare la detenzione della cocaina a quella di un modesto quantitativo di hashish, ma i giudici hanno ribadito che la portata dell'attività e il numero di dosi sono elementi ostativi alla configurazione del reato minore. La sentenza conferma inoltre l'impossibilità di dedurre questioni di fatto in sede di legittimità.
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Piccolo spaccio: quando si esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti e lesioni personali. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di piccolo spaccio, sostenendo la lieve entità del fatto. Gli Ermellini hanno confermato che la valutazione sulla gravità del reato deve essere complessiva, considerando non solo la quantità della sostanza, ma anche le modalità dell'azione e la potenziale diffusione del narcotraffico, escludendo l'attenuante in presenza di attività non occasionali.
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Piccolo spaccio: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti, confermando l'esclusione della fattispecie di piccolo spaccio. La decisione si fonda sul dato quantitativo di 68 grammi di cocaina, in parte già suddivisa in dosi e occultata all'interno di un veicolo. La Corte ha stabilito che tali modalità di detenzione e il peso della sostanza sono incompatibili con la qualifica di lieve entità prevista dal Testo Unico Stupefacenti.
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Piccolo spaccio: quando non è concesso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati, negando la qualificazione del reato come **piccolo spaccio**. La decisione si basa non solo sulla quantità di stupefacente (74 gr. di cocaina) ma soprattutto sulla presenza di un bilancino di precisione e di un quaderno con la contabilità, elementi che indicano un'attività organizzata e non lieve.
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Piccolo spaccio: quando non è concesso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane imputato che chiedeva la riqualificazione del reato in 'piccolo spaccio'. La decisione si è basata sulla quantità di stupefacenti, sul possesso di materiale per il confezionamento e sul contesto dell'arresto, elementi ritenuti incompatibili con un'ipotesi di lieve entità. È stata negata anche la concessione delle attenuanti generiche, poiché la giovane età e l'assenza di precedenti non sono stati considerati di per sé sufficienti.
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Piccolo spaccio: quando non è concesso il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato in 'piccolo spaccio'. La decisione si basa sulla valutazione complessiva di vari elementi, quali la notevole quantità di stupefacente, la presenza di una contabilità dell'attività, il possesso di denaro e il fatto che l'imputato fosse ai domiciliari, ritenuti incompatibili con l'ipotesi di lieve entità.
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Piccolo spaccio: no alla lieve entità se continuativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha escluso l'ipotesi di piccolo spaccio, valorizzando non solo la quantità di droga, ma anche la continuità dell'attività criminale, testimoniata da un cliente abituale, e il possesso di una cospicua somma di denaro non giustificata. È stata inoltre confermata la confisca dei beni per sproporzione, poiché l'imputato non ha fornito prove della loro lecita provenienza.
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Piccolo spaccio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, il quale chiedeva la riqualificazione del reato nella più lieve ipotesi di piccolo spaccio. La Corte ha stabilito che il ricorso era una mera riproposizione dei motivi d'appello e un tentativo inammissibile di ottenere una nuova valutazione dei fatti. La decisione conferma che la distinzione tra spaccio ordinario e piccolo spaccio si basa su una valutazione complessiva di elementi come la sistematicità e la portata dell'attività, che non può essere rimessa in discussione in sede di legittimità se la motivazione del giudice di merito è logica.
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Omessa trasmissione atti: la misura cautelare resiste
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa trasmissione atti al Tribunale del Riesame non comporta automaticamente l'inefficacia della custodia cautelare. Se gli atti mancanti non sono decisivi per la decisione, la misura resta valida. Nel caso specifico, un indagato per spaccio di droga si è visto rigettare il ricorso poiché gli elementi non trasmessi erano irrilevanti ai fini della valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari poste a fondamento del provvedimento.
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Piccolo spaccio: no se le dosi sono migliaia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 295 grammi di hashish. La richiesta di derubricare il reato a 'piccolo spaccio' è stata respinta perché l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 2.700) è stato ritenuto incompatibile con l'ipotesi di un'attività di modesta entità, indicando invece l'inserimento in circuiti di traffico più ampi.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per detenzione di ingenti quantitativi di stupefacenti. Il rigetto si fonda sulla natura generica e ripetitiva dei motivi di appello, che non presentavano una critica specifica e puntuale alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la correttezza della decisione di merito riguardo la qualificazione del reato, la dosimetria della pena e la confisca, definendo il ricorso inammissibile e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
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Piccolo spaccio: quando non si applica la lieve entità
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di oltre 680 grammi di cocaina e hashish. La Corte ha respinto la richiesta di riqualificare il reato come 'piccolo spaccio' (fatto di lieve entità), citando l'ingente quantità e la varietà delle droghe, il possesso di attrezzatura per il confezionamento e la recidiva specifica dell'imputato come elementi incompatibili con un'ipotesi delittuosa minore.
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Piccolo spaccio: quando l’organizzazione lo esclude
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per spaccio. Nonostante la quantità di droga non fosse ingente, la presenza di un'organizzazione professionale (bilancini, migliaia di bustine, appunti) ha impedito di qualificare il reato come piccolo spaccio e di concedere le attenuanti.
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Piccolo spaccio: non basta la quantità, conta tutto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si contestava l'esclusione dell'ipotesi di piccolo spaccio, ma la Corte conferma che la valutazione deve essere complessiva, considerando non solo la quantità della droga ma anche l'organizzazione dell'attività (videosorveglianza, utenze dedicate, mezzi per la consegna), che in questo caso denotava una sistematica attività criminale e non un fatto di lieve entità.
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Piccolo spaccio: quando non è lieve entità? Analisi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo posto agli arresti domiciliari per spaccio. L'imputato sosteneva si trattasse di 'piccolo spaccio', data la modesta quantità di droga ceduta. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che per definire il piccolo spaccio non basta guardare alla singola cessione, ma all'intero contesto: l'inserimento in una rete organizzata, la stabilità dell'attività e i profitti generati sono elementi decisivi che possono escludere l'ipotesi di reato lieve, giustificando misure cautelari più severe.
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