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Permesso Premio — Anno 2025

53 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Permesso Premio

Provvedimenti

Permesso premio: negato per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia. La decisione si basa sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, evidenziata dai contatti del figlio con esponenti del clan e dal mancato adempimento delle obbligazioni civili, ritenendo elevato il rischio di ripristino dei legami con l'ambiente criminale.
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Permesso premio: la collaborazione non basta da sola
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di permesso premio per un collaboratore di giustizia. La Corte ha stabilito che, nonostante il parere favorevole della Procura, la concessione del beneficio richiede un ravvedimento profondo e non solo 'embrionale', che includa una reale riconsiderazione delle conseguenze delle proprie azioni sulle vittime.
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Permesso premio: Cassazione su 41-bis e nuove norme
Un detenuto in regime di 41-bis ha richiesto un accertamento preliminare sulla sua impossibile collaborazione con la giustizia per ottenere un permesso premio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tale accertamento non può essere richiesto autonomamente ma solo nell'ambito di una specifica istanza per un beneficio. Inoltre, ha confermato che le nuove e più severe norme sul permesso premio per i detenuti al 41-bis si applicano immediatamente (tempus regit actum), poiché considerate di natura procedurale e non sostanziale.
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Semilibertà: legami familiari e prova dei contatti
Un detenuto in ergastolo si è visto negare la semilibertà a causa delle attività criminali dei suoi parenti, interpretate come prova di suoi contatti attuali con la criminalità. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che i legami familiari da soli non costituiscono prova sufficiente. Secondo la Corte, il diniego deve basarsi su indicatori specifici e concreti, non su mere supposizioni, e deve tenere adeguatamente conto del percorso rieducativo del condannato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Recidiva permessi premio: quando si applica l’art. 30q
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto. L'errore del tribunale è stato considerare applicata una recidiva qualificata che, in realtà, non era stata riconosciuta nella sentenza di condanna. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale in tema di recidiva permessi premio: le condizioni più restrittive dell'art. 30 quater ord. pen. scattano solo se la recidiva è stata effettivamente e formalmente applicata dal giudice della cognizione, e non semplicemente contestata.
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Permesso premio a non collaborante: no senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e altri gravi reati. Nonostante il percorso rieducativo, la Corte ha ritenuto sussistente il pericolo di ripristino dei collegamenti con la criminalità organizzata. La decisione sottolinea che, per i non collaboranti, la concessione del beneficio richiede prove concrete che escludano l'attualità di legami con il clan di appartenenza, non essendo sufficiente la sola buona condotta carceraria.
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Permesso di necessità: no al teatro, ecco perché
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che concedeva a un detenuto un permesso di necessità per partecipare a una rappresentazione teatrale. La Corte ha chiarito che tale permesso ha natura eccezionale e umanitaria, riservato esclusivamente a eventi familiari di particolare gravità, e non può essere utilizzato per finalità trattamentali o di reinserimento sociale, per le quali è previsto l'istituto del permesso premio.
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Ravvedimento collaboratore giustizia: non basta!
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32510/2025, ha stabilito che per la concessione di un permesso premio a un collaboratore di giustizia non è sufficiente la sola collaborazione. Il requisito del ravvedimento collaboratore giustizia richiede una valutazione più approfondita sulla genuinità del cambiamento interiore del detenuto, che non può essere presunto. Nel caso specifico, la richiesta è stata respinta perché la collaborazione era nata da un desiderio di vendetta e non da un sincero pentimento.
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Permesso premio: condotta e valutazione autonoma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto a cui era stato negato un permesso premio a causa di una sanzione disciplinare per possesso di un telefono cellulare. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla "regolare condotta" da parte del Tribunale di Sorveglianza è autonoma e non è vincolata dalla qualificazione del medesimo fatto come di "particolare tenuità" da parte del giudice penale. La mancanza del requisito della regolare condotta è sufficiente a giustificare il diniego del beneficio.
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Permesso premio: negato se non paghi i risarcimenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto per associazione mafiosa, negandogli il permesso premio. La sentenza sottolinea che, secondo il nuovo art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, l'adempimento delle obbligazioni civili e risarcitorie è un requisito indispensabile per accedere al beneficio, a meno che non si provi un'impossibilità assoluta. La buona condotta in carcere e l'assenza di legami attuali con la criminalità non sono sufficienti a superare questo ostacolo.
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Permesso premio per reati ostativi: i requisiti
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto per reati di mafia, negando il permesso premio. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, ritenendo insufficienti la dichiarata dissociazione e le simboliche azioni riparatorie, data l'eccezionale gravità dei crimini e la mancanza di una profonda revisione critica del passato criminale.
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Semilibertà: ok anche con intervista non autorizzata
La Corte di Cassazione ha confermato la concessione della semilibertà a un uomo condannato per omicidio. Il ricorso del Procuratore generale, basato su un'intervista non autorizzata rilasciata dal detenuto, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la valutazione per la semilibertà deve essere complessiva, considerando l'intero percorso rieducativo del condannato, e non può essere inficiata da un singolo episodio negativo se il progresso generale è positivo e consolidato.
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Permesso premio: negato senza confessione, è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto in ergastolo. La decisione non si basa sulla mancata confessione, ma sulla totale assenza di un percorso di revisione critica del proprio passato criminale e sulla mancanza di pentimento, elementi che indicano una persistente pericolosità sociale e inaffidabilità del condannato.
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Permesso premio: la Cassazione conferma la concessione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore generale contro la concessione di un permesso premio a un detenuto. La sentenza chiarisce che l'aver già usufruito del beneficio non rende il ricorso inammissibile, poiché la valutazione del percorso rieducativo ha effetti duraturi. La Corte ha inoltre confermato che la decisione del Tribunale di Sorveglianza era ben motivata, basandosi su prove concrete del progresso del detenuto, inclusi precedenti permessi senza criticità.
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Permesso premio collaboratore: non è automatico
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto, nonostante il suo status di collaboratore di giustizia. La sentenza sottolinea che la collaborazione con la giustizia, pur essendo un elemento rilevante, non è di per sé sufficiente a garantire il beneficio. È necessaria una valutazione complessiva del percorso rieducativo, che nel caso di specie è stato ritenuto ancora in una fase iniziale, giustificando il rigetto della richiesta di permesso premio collaboratore.
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Permesso premio negato per legami con la mafia
Un uomo condannato per assistenza ad associazione mafiosa si è visto negare un permesso premio. La decisione, basata sulla scelta di un noto esponente criminale come padrino per il proprio figlio, è stata confermata dalla Corte di Cassazione. Secondo la Corte, tale gesto dimostra la persistenza dei legami con l'ambiente mafioso, un fattore che prevale sulla buona condotta tenuta in carcere e giustifica il diniego del beneficio.
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Competenza territoriale e permesso: la decisione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di sorveglianza che aveva negato un permesso premio a un detenuto trasferito. La Corte ha ribadito il principio della 'perpetuatio jurisdictionis', secondo cui la competenza territoriale del giudice si determina al momento della presentazione della domanda e non è influenzata da successivi trasferimenti del richiedente. Il Tribunale aveva agito in modo contraddittorio, riconoscendo la propria competenza ma rigettando la richiesta proprio a causa del trasferimento, una decisione giudicata illogica e viziata in diritto dalla Suprema Corte.
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Permesso premio: sì se il lavoro esterno è positivo
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un permesso premio a un detenuto. Secondo la Corte, è illogico negare il beneficio basandosi unicamente sulla mancata revisione critica dei reati, quando lo stesso detenuto è già stato ammesso con successo al lavoro esterno, dimostrando così una ridotta pericolosità sociale. La valutazione deve essere complessiva e non può ignorare elementi così significativi.
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Permesso Premio: nuove regole per vecchi reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per reati ostativi, al quale era stato negato un permesso premio. La Corte ha confermato che le nuove e più severe condizioni per l'accesso ai benefici penitenziari, introdotte nel 2022 per chi non collabora con la giustizia, si applicano anche ai reati commessi prima della riforma, in base al principio "tempus regit actum", data la natura processuale di tali norme.
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Permesso premio: la nuova legge non è retroattiva
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un permesso premio a un detenuto. La richiesta era stata presentata prima dell'entrata in vigore di una legge più restrittiva. I giudici hanno stabilito che le nuove norme non possono essere applicate retroattivamente a istanze pendenti, se al richiedente non viene data la possibilità di adeguare la propria domanda ai nuovi, più onerosi, requisiti probatori.
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