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Permesso Premio — Anno 2023

100 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Permesso Premio

Provvedimenti

Permesso premio: no al diniego basato su relazioni vecchie
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di permesso premio avanzata da un detenuto condannato all'ergastolo, basando la decisione su una relazione di sintesi vecchia di dieci anni. Il Detenuto ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancanza di una valutazione aggiornata sul suo percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può negare il permesso premio basandosi esclusivamente su elementi risalenti nel tempo. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, ordinando al Tribunale di Sorveglianza di riesaminare il caso acquisendo informazioni recenti e aggiornate sulla condotta del detenuto.
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Permesso premio negato: la condotta recente non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego del permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta ritenendola prematura. Nonostante lievi miglioramenti recenti, la complessa storia criminale del soggetto richiedeva un esame più approfondito del suo profilo psicologico. La difesa ha contestato la mancata valutazione dei progressi descritti nella relazione di sintesi. La Cassazione ha stabilito che i giudici di merito hanno motivato la decisione in modo logico e completo, rendendo impossibile una nuova valutazione in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Permesso premio negato: lo spaccio in casa cancella il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro il diniego di un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta basandosi sul parere negativo del direttore del carcere. Quest'ultimo evidenziava la necessità di proseguire l'osservazione in istituto, anche a causa di segnalazioni dei Carabinieri su attività di spaccio di droga avvenute nel domicilio del detenuto durante un precedente permesso. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del diniego, ritenendo non credibili le giustificazioni del ricorrente. Inoltre, ha chiarito che l'incompatibilità del magistrato riguarda solo chi ha redatto l'atto impugnato. Il Condannato è stato condannato alle spese e a tremila euro per la Cassa delle Ammende.
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Permesso premio: no al rigetto automatico se cambia la legge
Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta di permesso premio avanzata da un detenuto per reati ostativi, applicando le nuove e più stringenti regole introdotte dal D.L. 162/2022 senza valutarne la documentazione o concedere un termine per integrarla. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, stabilendo che, sebbene il nuovo regime sia applicabile in virtù del principio del tempus regit actum, il giudice non può liquidare la domanda come inammissibile. Il Tribunale avrebbe dovuto esaminare i documenti già prodotti, concedere un termine per adeguarsi ai nuovi oneri di allegazione e attivare i propri poteri istruttori d'ufficio. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata negata per violazioni in permesso premio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro il diniego della liberazione anticipata per un semestre di pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa del comportamento del detenuto durante un permesso premio: l'uomo aveva frequentato un pregiudicato e pronunciato frasi sul proprio reato interpretate come una grave regressione nel percorso di rieducazione. La difesa sosteneva l'assenza di sanzioni disciplinari e un difetto di motivazione. I giudici di legittimità hanno invece confermato che la valutazione del percorso rieducativo spetta ai giudici di merito, i quali hanno logicamente evidenziato come tali condotte contrastino con il necessario ravvedimento, rendendo legittimo il rigetto dello sconto di pena. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato alle spese.
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Permesso premio negato: no allo scioglimento del cumulo
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il permesso premio a un detenuto condannato esclusivamente per reati ostativi, tra cui traffico di droga aggravato dal metodo mafioso. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver già espiato la quota di pena ostativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di un cumulo di pene composto interamente da reati ostativi, non è possibile procedere allo scioglimento del cumulo per concedere benefici. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto generico poiché non ha contestato le valutazioni negative sulla condotta carceraria e sulla pericolosità sociale espresse dai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Permesso premio negato: buona condotta non basta per uscire
Il Tribunale di sorveglianza nega a un detenuto la concessione di un permesso premio, ritenendo prematuro l'avvio di trattamenti esterni e non provata la recisione dei legami con la criminalità organizzata. Il detenuto ricorre in Cassazione, sostenendo che la precedente concessione della liberazione anticipata dimostrasse la regolarità della sua condotta. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che non esiste alcun automatismo tra la liberazione anticipata e il permesso premio. Il giudice di sorveglianza deve valutare autonomamente la pericolosità sociale e l'idoneità del percorso rieducativo del condannato, senza essere vincolato da precedenti benefici. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Misure alternative alla detenzione: no ai rinvii se c’è recupero
Un collaboratore di giustizia, dopo aver scontato dieci anni di reclusione e aver intrapreso un positivo percorso di reinserimento con permessi premio e lavoro all'esterno, ha richiesto l'accesso alle misure alternative alla detenzione, nello specifico la detenzione domiciliare. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la domanda ritenendola prematura per carenza di gradualità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, a fronte di anni di condotta impeccabile all'esterno e relazioni favorevoli, il diniego basato sulla necessità di un'ulteriore e indefinita osservazione risulta illogico. Inoltre, il parere della Direzione nazionale antimafia, pur favorevole nei contenuti, era stato erroneamente interpretato in senso negativo dal Tribunale.
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Droga in carcere: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto dopo essere stato sorpreso a introdurre sostanze stupefacenti in carcere al rientro da un permesso premio. I giudici hanno evidenziato che la gravità della condotta e le modalità del fatto dimostrano una spiccata pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, tale condotta risulta del tutto incompatibile con il beneficio richiesto. La Suprema Corte ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, respingendo definitivamente ogni richiesta di sanzione attenuata.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no a salti di percorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova al servizio sociale, ritenendo necessario testare prima il suo percorso di riabilitazione attraverso i permessi premio, mai sperimentati in precedenza. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione, sostenendo che tutti gli elementi a suo carico fossero positivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che la contestazione del ricorrente si risolveva in un mero dissenso di merito, non consentito in sede di legittimità, poiché la motivazione del Tribunale era logica e coerente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Permesso-premio: sì in tutta Italia, ma no nel paese del reato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso-premio richiesto da un detenuto per fare visita alla madre in Sicilia. Nonostante il condannato avesse già usufruito di permessi in altre regioni con ottimi risultati, i giudici hanno ritenuto legittimo il rifiuto basato sul parere della direzione carceraria. Il rientro temporaneo nel territorio in cui erano stati commessi i gravi reati originari è stato infatti giudicato prematuro e non inserito nel programma di trattamento. La Suprema Corte ha chiarito che la pericolosità sociale può variare a seconda del contesto geografico, rendendo non automatico il diritto al beneficio in zone sensibili. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Permesso premio: buona condotta non cancella il passato mafioso
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la concessione di un permesso premio a un detenuto condannato per reati di stampo mafioso. Il detenuto ha presentato ricorso sostenendo che la sua passata collaborazione con la giustizia, la lunga carcerazione e la buona condotta dimostrassero il suo definitivo distacco dalla criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la buona condotta e il tempo trascorso non bastano a escludere il pericolo di ripristino dei legami criminali. Per ottenere il permesso premio, il condannato per reati ostativi deve fornire elementi concreti e individualizzanti che dimostrino l'effettiva rescissione di ogni legame con i clan. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Permesso premio negato: la buona condotta non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. Nonostante la condotta regolare in carcere, il Tribunale di Sorveglianza ha evidenziato la mancanza di una reale revisione critica del proprio passato criminale e la minimizzazione delle condanne subite per gravi reati. La Suprema Corte ha confermato che, per la concessione del beneficio, non basta il buon comportamento in cella, ma occorre valutare l'assenza di pericolosità sociale. Questa valutazione richiede un'analisi rigorosa del ravvedimento, soprattutto in presenza di condanne pesanti e contatti con la criminalità organizzata. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese.
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Permesso premio al 41-bis: la condotta non cancella il passato
Il Detenuto, condannato all'ergastolo e sottoposto al regime speciale del 41-bis per associazione mafiosa, ha richiesto la concessione di un permesso premio. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, evidenziando la sua elevata pericolosità sociale e il legame ancora attivo con la cosca criminale di provenienza, nonostante la buona condotta carceraria e il percorso di studi intrapreso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del detenuto. I giudici hanno chiarito che non esiste un'incompatibilità assoluta tra il regime del 41-bis e il permesso premio, ma l'accesso al beneficio richiede una valutazione rigorosa e la prova concreta di un reale ravvedimento, che nel caso specifico è mancata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Permesso premio negato: la buona condotta non cancella il passato
Un detenuto, condannato a trenta anni di reclusione per traffico di stupefacenti e collegamenti con la criminalità organizzata, ha richiesto la concessione di un permesso premio per riallacciare i rapporti familiari. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, evidenziando la mancanza di una reale revisione critica del proprio passato criminale e la persistente pericolosità sociale, nonostante la regolare condotta in carcere. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, rigettando il ricorso del detenuto. I giudici hanno chiarito che la buona condotta carceraria non è sufficiente per ottenere il permesso premio se manca un effettivo ravvedimento e una riflessione critica sulle proprie colpe, specialmente per reati di estrema gravità.
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Permesso premio negato: la Cassazione censura i limiti ingiustificati
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la concessione del permesso premio a un detenuto, ritenendo insufficiente la sua revisione critica rispetto ai reati commessi con aggravante mafiosa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, evidenziando che il giudice di merito ha ignorato i numerosi elementi positivi contenuti nella relazione degli educatori, come la regolare condotta e la matura ammissione di responsabilità. Secondo la Suprema Corte, pretendere un tempo di osservazione ancora più lungo senza elementi concreti di pericolosità sociale costituisce un ostacolo ingiustificato al percorso di risocializzazione del condannato.
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Permesso premio: la Cassazione cancella il no automatico
Il Detenuto, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, ha richiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda, ritenendo che l'uomo non avesse dimostrato la rottura dei legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto. I giudici hanno stabilito che il Tribunale ha ignorato le prove presentate dalla difesa, come la confessione e la regolare condotta. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che si applica la nuova legge del 2022, che richiede una valutazione approfondita e concreta della pericolosità sociale del detenuto non collaborante. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Permesso premio: la Cassazione cancella il no automatico
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la concessione di un permesso premio a un detenuto condannato per reati ostativi, ritenendo che non avesse dimostrato l'assenza di collegamenti con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, stabilendo che l'onere del richiedente si limita all'allegazione di elementi concreti (come la buona condotta e la partecipazione alla rieducazione), mentre spetta al giudice approfondire l'istruttoria anche d'ufficio. Inoltre, a causa dell'entrata in vigore di una nuova legge (la riforma del 2022 sull'ergastolo ostativo), la Cassazione ha annullato la decisione e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza. Quest'ultimo dovrà rivalutare l'istanza applicando le nuove regole procedurali e svolgendo i necessari accertamenti sul percorso rieducativo del condannato.
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Permesso premio: la buona condotta non cancella la pericolosità
Il Detenuto ha proposto ricorso contro il diniego del permesso premio stabilito dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per ottenere il permesso premio, la buona condotta in carcere non è sufficiente. È indispensabile accertare l'assenza di pericolosità sociale del condannato. Questa valutazione richiede un rigore ancora maggiore per chi ha commesso reati gravi e deve scontare una pena molto lunga. In questi casi, la mancanza di una reale revisione critica del proprio passato criminale impedisce la concessione del beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: uscire durante il permesso premio non è reato
Un detenuto ha ottenuto un permesso premio con l'obbligo di rimanere nel proprio appartamento. Il soggetto ha violato la prescrizione allontanandosi temporaneamente dall'abitazione. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la legge punisce come evasione solo il mancato o gravemente ritardato rientro in carcere dopo il permesso. La semplice violazione delle prescrizioni domiciliari durante il permesso costituisce unicamente un illecito disciplinare.
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