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Permesso Premio — Anno 2024

110 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Permesso Premio

Provvedimenti

Competenza magistrato sorveglianza: decide il luogo
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due Magistrati di Sorveglianza, stabilendo un principio chiaro: per decidere su un'istanza di permesso premio, la competenza territoriale spetta al magistrato del luogo in cui il detenuto si trovava al momento della presentazione della richiesta. Nel caso di specie, un detenuto aveva presentato istanza a Palermo e, nonostante il successivo trasferimento, la Corte ha confermato la competenza del Magistrato di Sorveglianza di Palermo, annullando il provvedimento che declinava la competenza.
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Permesso premio negato per inaffidabilità: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La decisione si fonda su una precedente, grave violazione commessa dal condannato durante la misura alternativa della semilibertà (la partecipazione a una festa con altri pregiudicati), che ha portato alla revoca della misura stessa. Secondo la Corte, tale comportamento dimostra una scarsa affidabilità, rendendo irrilevante la successiva buona condotta carceraria e giustificando una prognosi negativa sulla capacità del soggetto di gestire gli spazi di libertà concessi con il permesso.
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Collaborazione impossibile: la procedura corretta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una detenuta, stabilendo la corretta procedura per l'accertamento della cosiddetta "collaborazione impossibile". La Corte ribadisce che tale valutazione, pur di competenza del Tribunale di Sorveglianza, non può essere richiesta in via autonoma, ma è un accertamento incidentale che sorge nell'ambito di una richiesta di beneficio penitenziario (es. permesso premio) presentata al Magistrato di Sorveglianza, il quale opera come primo filtro di ammissibilità.
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Benefici penitenziari: no al permesso senza prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva un permesso premio, negato in base alla nuova normativa sui reati ostativi. La sentenza sottolinea che, per la concessione dei benefici penitenziari, si applica la legge in vigore al momento della decisione (principio del 'tempus regit actum'), non quella del tempo del reato. Di conseguenza, il detenuto non collaborante deve fornire prove concrete e specifiche di aver reciso ogni legame con la criminalità organizzata, non essendo sufficienti la buona condotta e il lungo tempo trascorso in detenzione. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva evidenziato la mancanza di tali prove e l'assenza di condotte riparatorie verso le vittime.
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Calcolo pena reati ostativi: errore e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto. La decisione si basava su un errato calcolo della pena per reati ostativi, non tenendo conto di una precedente sentenza che, riconoscendo la continuazione tra i reati, aveva ridotto la pena complessiva. La Suprema Corte ha chiarito che il corretto calcolo della pena è fondamentale per determinare se il detenuto stia ancora espiando la parte di condanna relativa ai reati ostativi, condizione per l'accesso ai benefici.
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Permesso premio 41-bis: la pericolosità prevale
Un detenuto, che sta scontando una condanna all'ergastolo in regime carcerario speciale, ha presentato ricorso contro il diniego di un permesso premio. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, sottolineando che la concessione del permesso premio 41-bis è subordinata alla cessazione della pericolosità sociale. Nel caso specifico, la perdurante applicazione del regime speciale e le informative negative delle autorità antimafia sono state considerate prove sufficienti del mantenimento dei legami con l'organizzazione criminale, rendendo irrilevante la buona condotta tenuta in carcere.
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Permesso premio: la collaborazione selettiva lo nega
La Cassazione ha negato il permesso premio a un detenuto la cui collaborazione con la giustizia è stata giudicata 'selettiva' e non globale. La Corte ha stabilito che per superare gli ostacoli normativi, la condotta collaborativa deve essere ampia e costante, non limitata solo ad alcuni procedimenti. La decisione ha confermato il rigetto del beneficio penitenziario.
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Permesso premio: negato per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per reati gravi, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla gravità dei reati, dalla lontana scadenza della pena e dai suoi legami storici con un clan camorristico. La Corte ha sottolineato che la buona condotta intramuraria e l'aver scontato la pena per il reato ostativo non sono sufficienti se non accompagnate da una reale revisione critica del proprio passato criminale.
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Permesso premio e mafia: Cassazione su non collaboranti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto per associazione mafiosa contro il diniego di un permesso premio. La sentenza sottolinea che, per i condannati per reati ostativi che non collaborano con la giustizia, la sola buona condotta non è sufficiente. È necessario fornire prove concrete e specifiche dell'avvenuta rescissione dei legami con la criminalità organizzata e dell'assenza del pericolo di un loro ripristino. Nel caso di specie, l'operatività del clan di appartenenza e il rifiuto del detenuto di sottoporsi a interrogatorio sono stati elementi decisivi per confermare la sua pericolosità sociale e negare il beneficio.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma la legittimità
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto ritenuto esponente di vertice di un'associazione criminale. La Corte ha respinto la tesi secondo cui le recenti modifiche legislative avrebbero trasformato la misura in una sanzione penale, ribadendo la sua natura amministrativa e preventiva. La decisione si fonda sulla persistenza della pericolosità sociale del soggetto e dei suoi legami con l'organizzazione, ritenuti ancora attuali.
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Permesso premio: negato senza collaborazione con la giustizia
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per reati ostativi. La sentenza stabilisce che la mancata collaborazione con la giustizia, la persistente operatività del clan di appartenenza e il mancato adempimento delle obbligazioni civili impediscono la concessione del beneficio, rendendo la sola buona condotta carceraria insufficiente a superare la presunzione di pericolosità.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato a seguito della sua formale rinuncia. Il caso riguardava un'impugnazione contro il diniego di un permesso premio. A causa della rinuncia al ricorso, il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, come previsto dal codice di procedura penale.
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Permesso premio: quando la fuga diventa evasione
Una detenuta ottiene un permesso premio ma fugge. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, confermando che l'assenza protratta per giorni, ben oltre le 12 ore previste dalla legge, costituisce il reato di evasione e non una semplice violazione disciplinare. La sentenza chiarisce il confine tra illecito disciplinare e penale in caso di mancato rientro.
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Preclusione benefici penitenziari: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava un permesso premio a un detenuto per un reato ostativo, autore di due evasioni. La Corte ha chiarito che la più grave preclusione benefici penitenziari di cinque anni, prevista dall'art. 58-quater dell'Ordinamento Penitenziario, si applica solo se il detenuto commette un ulteriore delitto doloso *durante* lo stato di evasione o la fruizione di un beneficio, e non per il solo fatto di aver commesso un'evasione.
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Permesso premio non collaboranti: la Cassazione decide
Un detenuto non collaborante condannato all'ergastolo ha richiesto un permesso premio. La Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta applicando retroattivamente una nuova legge più severa. La Corte ha stabilito che, in caso di nuove norme, al detenuto deve essere data la possibilità di integrare la propria istanza per conformarsi ai nuovi requisiti, a tutela del principio del contraddittorio. La decisione riguarda il delicato equilibrio tra le esigenze di sicurezza e i percorsi rieducativi per i condannati per reati ostativi.
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Permesso premio a non collaborante: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime di ergastolo per reati di mafia, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla mancanza di prove concrete della rottura dei legami con l'organizzazione criminale di appartenenza, nonostante la buona condotta carceraria.
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Permesso premio 4-bis: nuove regole retroattive?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto per reati ostativi legati alla criminalità organizzata, stabilendo che le nuove e più severe norme per la concessione del permesso premio 4-bis, introdotte dal D.L. 162/2022, sono immediatamente applicabili anche ai fatti commessi prima della loro entrata in vigore. La Corte ha chiarito che il permesso premio è una modalità esecutiva della pena, soggetta al principio del 'tempus regit actum', e non una misura alternativa che incide sulla qualità della pena, per la quale varrebbe il divieto di retroattività sfavorevole.
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Permesso premio: la Cassazione sulla nuova legge 2022
Un detenuto per reato ostativo si vede negare il permesso premio. La Cassazione annulla la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che non ha applicato la nuova normativa del 2022 per i non collaboranti, imponendo una nuova valutazione basata su un'istruttoria approfondita per verificare l'assenza di legami con la criminalità.
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Permesso premio: negato senza revisione critica del reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto in ergastolo contro il diniego di un permesso premio. La Corte ha stabilito che, per la concessione del beneficio, non è sufficiente un parere favorevole degli operatori penitenziari. È necessaria una concreta e tangibile revisione critica del proprio efferato passato criminale, quale prova dell'assenza di pericolosità sociale, che nel caso di specie non è stata riscontrata.
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Permesso premio: la nuova legge non può peggiorare
Un detenuto, condannato per gravi reati con aggravante mafiosa, si vede negare un permesso premio dal Tribunale di Sorveglianza a causa di una nuova legge più restrittiva. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la nuova normativa non può penalizzare chi, sotto la legge precedente, aveva già raggiunto un grado di rieducazione adeguato. La Suprema Corte ha censurato il giudice di merito per non aver valutato questo aspetto (principio di non regressione) e per non aver esercitato i propri poteri istruttori per verificare l'effettiva attualità dei legami del detenuto con la criminalità organizzata.
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