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Permesso Premio — Anno 2024

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110 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Permesso Premio

Provvedimenti

Permesso premio: la nuova legge si applica subito
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in ergastolo, confermando che la richiesta di permesso premio è soggetta alla nuova normativa (d.l. 162/2022) anche se presentata prima della sua entrata in vigore. La decisione si basa sul principio 'tempus regit actum', richiedendo nuovi requisiti procedurali non soddisfatti dall'istante.
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Permesso premio e pericolosità: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto all'ergastolo, confermando il diniego del permesso premio. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere rigorosa, e la mancanza di un consolidato processo di revisione critica del proprio passato criminale è un valido motivo per negare il beneficio, nonostante le dichiarazioni di intenti del condannato.
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Permesso premio: la revisione critica è essenziale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto per reati di tipo mafioso. La decisione si fonda sulla mancanza di una sufficiente 'rivisitazione critica' del proprio passato deviante. Nonostante la buona condotta e la vicinanza del fine pena, l'assenza di percorsi di giustizia riparativa o di risarcimento del danno è stata considerata un indicatore della persistente pericolosità sociale, rendendo infondato il ricorso.
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Permesso premio: la prova dei contatti non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto per un reato ostativo a cui era stato negato un permesso premio. La Corte ha stabilito che la semplice presentazione di un elenco dei colloqui telefonici e visivi avuti in carcere non costituisce una prova sufficiente e decisiva per dimostrare l'assenza di attuali collegamenti con la criminalità organizzata, confermando così la decisione del Tribunale di sorveglianza.
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Permesso premio: valutazione del ravvedimento
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto in espiazione pena per omicidio aggravato. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla mancanza di una revisione critica del passato criminale, necessaria per escludere la pericolosità sociale, non può fondarsi su un giudizio puramente intuitivo del giudice, ma deve essere supportata da elementi oggettivi e concreti, che nel caso di specie mancavano.
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Permesso premio: la Cassazione sui reati ostativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati al traffico di stupefacenti, contro il diniego di un permesso premio. La sentenza sottolinea che, per la concessione del beneficio, la sola condotta carceraria regolare non è sufficiente. È necessaria una valutazione rigorosa dell'assenza di pericolosità sociale, che tenga conto della gravità dei reati commessi e della mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale. La mancata collaborazione con la giustizia, pur non essendo un ostacolo assoluto, viene considerata un forte indizio di pericolosità attuale.
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Permesso premio: la Cassazione sui limiti del beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a una donna condannata per partecipazione ad un'associazione dedita al narcotraffico. Il ricorso della donna si basava sulla presunta impossibilità di collaborare con la giustizia, dato il suo ruolo marginale e l'accertamento completo dei fatti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la collaborazione era ancora potenzialmente utile per svelare canali di approvvigionamento e riciclaggio. Inoltre, non è stata fornita prova di una seria e concreta volontà di scissione dal clan di appartenenza, che risulta ancora operativo.
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Permesso premio: la Cassazione e i reati ostativi
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per omicidio e reati di mafia con ruolo apicale. La decisione si basa sulla mancata dimostrazione, da parte del condannato, di aver reciso i legami con l'organizzazione criminale di appartenenza, ancora attiva. Secondo la Corte, il Tribunale di Sorveglianza ha correttamente valutato le informazioni negative fornite dalle autorità antimafia e la mancanza di iniziative risarcitorie verso le vittime, ritenendo insufficiente il mero decorso del tempo e la buona condotta carceraria per superare la presunzione di pericolosità.
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Collaborazione impossibile: quando la richiesta è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47549/2024, ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile un'istanza per l'accertamento della collaborazione impossibile. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: tale accertamento non può essere richiesto in via autonoma, ma deve essere necessariamente incidentale a una domanda principale per un beneficio penitenziario ancora pendente. Poiché nel caso di specie la richiesta di permesso premio era già stata respinta, mancava il presupposto processuale per procedere, portando all'annullamento senza rinvio della decisione.
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Permesso premio: negato se la rieducazione è dubbia
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare un permesso premio a un detenuto, ritenendo il ricorso inammissibile. Nonostante i progressi evidenziati durante la detenzione, i dubbi sulla reale interiorizzazione del percorso rieducativo e la persistenza di un'indole violenta sono stati considerati ostativi alla concessione del beneficio.
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