LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Permesso Premio — Anno 2022

Pagina 2 di 5

91 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Permesso Premio

Provvedimenti

Permesso premio negato all’ergastolano: pentimento solo a parole
Il Detenuto, condannato all'ergastolo, richiedeva l'accesso al beneficio del permesso premio. La magistratura di sorveglianza respingeva la domanda evidenziando un percorso di riabilitazione solo apparente, riscontri negativi della polizia antimafia e un tenore di vita economico incompatibile con le dichiarazioni reddituali della famiglia. Il detenuto impugnava l'ordinanza dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando vizi di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché volto a una mera rivalutazione delle prove di fatto e privo di idonea critica giuridica, confermando il rigetto del permesso premio e condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Permesso premio negato: buona condotta e legami mafiosi
Un detenuto condannato per gravi reati associativi ha richiesto la concessione di un permesso premio, facendo valere la propria regolare condotta carceraria e la volontà di distacco dal contesto criminale. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della persistente attività della cosca di riferimento e della mancanza di prove certe sulla definitiva rottura dei legami. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego e ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto. I giudici hanno chiarito che il buon comportamento in carcere e le sole dichiarazioni di intenti non bastano per ottenere il permesso premio. È necessario accertare l'effettiva assenza di collegamenti con la criminalità organizzata e il rischio nullo di ripristino dei contatti.
Continua »
Revoca Permesso Premio: Nuovi Fatti Riscrivono la Concessione
Un detenuto aveva ottenuto un permesso premio. Successivamente, il Magistrato di Sorveglianza ha scoperto nuove informazioni su gravi infrazioni disciplinari commesse dal detenuto in un altro carcere, non note al momento della concessione. Queste condotte, che includevano atteggiamenti prevaricatori e una sanzione formale, avevano portato al trasferimento del detenuto per motivi di ordine e sicurezza. Il permesso premio è stato revocato. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, stabilendo che la decisione poteva essere riconsiderata in presenza di nuovi elementi decisivi, anche se preesistenti, perché la condotta non era più regolare.
Continua »
Permesso premio negato: bilancio tra rieducazione e sicurezza sociale
Un detenuto, condannato per reati di droga e armi, ha chiesto un permesso premio per visitare la famiglia. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, evidenziando la sua mancanza di revisione critica sui reati commessi, la sua pericolosità sociale e la gravità dei fatti recenti. Nonostante un periodo di buona condotta e attività lavorativa in carcere, il Tribunale ha ritenuto insufficiente il tempo di osservazione per valutare un'effettiva presa di distanza dalle scelte antisociali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del detenuto e ribadendo la necessità di una valutazione rigorosa per il permesso premio.
Continua »
Permesso premio negato: ricorso inammissibile per mancata resipiscenza
Un detenuto ha chiesto un permesso premio, ma il Magistrato di Sorveglianza e poi il Tribunale di Sorveglianza hanno negato la richiesta. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver avuto un comportamento positivo e che l'emergenza pandemica aveva impedito attività rieducative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il detenuto non avesse dimostrato una reale presa di coscienza dei reati commessi (resipiscenza) e che il ricorso non fosse specifico, riproponendo argomenti già valutati. La Corte ha quindi confermato il diniego del permesso premio.
Continua »
Permesso Premio Negato a Detenuto 41-bis: Pericolosità e Legami Mafia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, che aveva chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa della persistente pericolosità sociale del detenuto e del pericolo di fuga, evidenziando i suoi collegamenti con la criminalità organizzata e un precedente tentato omicidio in carcere. La Suprema Corte ha confermato che per i detenuti 41-bis, la concessione del permesso premio richiede la prova rigorosa dell'assenza di collegamenti attuali con la mafia e di pericolosità. Ha inoltre chiarito che il permesso premio implica l'uscita dal carcere, non la fruizione all'interno dell'istituto.
Continua »
Permesso Premio Reato Ostativo: Negato il Beneficio Senza Prova di Distacco
Un condannato per reato ostativo ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di sorveglianza ha negato il beneficio. Ha ritenuto che il condannato non avesse dimostrato di aver interrotto i legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che per ottenere un permesso premio per reato ostativo, il detenuto deve provare il suo effettivo distacco dagli ambienti criminali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese.
Continua »
Detenzione domiciliare negata: buona condotta non basta
Il Detenuto ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare valorizzando la condotta carceraria regolare, l'assenza di pericolosità e le relazioni favorevoli degli operatori penitenziari. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza ritenendo necessaria un'ulteriore verifica del percorso rieducativo, data la fruizione di soli due permessi premio all'esterno. Il condannato ha quindi presentato ricorso per cassazione lamentando un vizio di motivazione e un travisamento della relazione di sintesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità della valutazione discrezionale dei magistrati di sorveglianza e hanno condannato il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Permesso premio negato: ricorso generico e sanzione pecuniaria
Un detenuto ha presentato reclamo contro il diniego alla concessione di un permesso premio. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, confermando la legittimità del rifiuto. Il condannato ha quindi promosso ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione e la mancata applicazione dei criteri costituzionali in tema di benefici penitenziari. I Supremi Giudici hanno accertato che i motivi proposti ripetevano argomentazioni generiche senza contrastare la motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il detenuto al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ergastolo e Reinserimento Sociale: La Cassazione Chiarisce i Limiti
Un condannato all'ergastolo ha presentato ricorso contro un'ordinanza che aveva ritenuto compatibile la pena con la Costituzione e la possibilità di reinserimento sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che l'ergastolo, nel contesto dell'attuale ordinamento penitenziario, non è una pena 'perpetua' in senso assoluto. Essa consente infatti percorsi di reinserimento sociale attraverso istituti come la liberazione condizionale. La decisione conferma che l'ergastolo e reinserimento sociale non sono concetti inconciliabili, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge.
Continua »
Permesso premio negato: il rifiuto test antidroga detenuto costa caro
Un detenuto, in esecuzione di una lunga pena, ha visto negarsi un permesso premio. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno motivato il diniego con il rifiuto del detenuto di sottoporsi a un test antidroga al rientro da un precedente permesso, nonostante avesse già eseguito un test in ospedale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando che il rifiuto test antidroga detenuto, anche in presenza di un esame precedente, è indice di mancata collaborazione. La Direzione penitenziaria ha ampia discrezionalità in tali verifiche. Il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Detenzione Domiciliare Negata: La Pericolosità Sociale Prevale sulla Buona Condotta
Un detenuto, condannato per gravi reati tra cui tentato omicidio, ha chiesto la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, evidenziando la sua pericolosità sociale, basandosi su un'aggressione in carcere e la mancata iniziativa risarcitoria verso la vittima. Nonostante una condotta intramuraria generalmente regolare in periodi successivi, la Corte di Cassazione ha confermato il diniego. Ha ritenuto che la valutazione del Tribunale fosse corretta, considerando la gravità dei reati e i comportamenti violenti, applicando il principio di progressività trattamentale.
Continua »
Permesso premio: la Cassazione tutela l’interesse del detenuto
Un detenuto, condannato per reati gravi (ostativi), ha richiesto un permesso premio basandosi sull'impossibilità di collaborare con la giustizia. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato la sua richiesta inammissibile per carenza d'interesse, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale (n. 253/2019) che ha esteso l'accesso al permesso premio anche a chi non collabora, purché dimostri l'assenza di legami con la criminalità organizzata. La Cassazione ha annullato questa decisione. La Corte ha chiarito che la nuova via non elimina l'interesse del detenuto a percorrere la strada della collaborazione impossibile, poiché i due percorsi hanno oneri probatori diversi. Il detenuto ha quindi ancora interesse a dimostrare l'impossibilità di collaborare.
Continua »
Videochiamate per detenuti al 41-bis: il diritto alla famiglia
Un detenuto sottoposto al regime carcerario differenziato ha chiesto di svolgere il colloquio mensile tramite videochiamata con la moglie e la figlia, entrambe recluse in altri istituti penitenziari. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, ritenendo non provata l'impossibilità di svolgere incontri fisici in presenza e ipotizzando la concessione di permessi premio alle congiunte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la condizione di reciproca detenzione rende oggettivamente impossibile l'incontro in presenza. Inoltre, l'amministrazione penitenziaria dispone di strumenti tecnologici sicuri per garantire le videochiamate per detenuti al 41-bis salvaguardando sia le relazioni familiari sia le esigenze inderogabili di ordine pubblico.
Continua »
Permesso premio negato: il ricorso inammissibile e le sue conseguenze
Un detenuto ha richiesto un permesso premio, ma il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la sua domanda. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando una motivazione insufficiente per il diniego. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il ricorso chiedeva una rivalutazione dei fatti, questione di merito non ammissibile in un giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione di 3000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso in Cassazione personale: la Corte chiude la porta al condannato
Un condannato ha presentato un ricorso in Cassazione personale contro il rigetto di permessi da parte del Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché, dopo la modifica dell'articolo 613 del Codice di Procedura Penale introdotta dalla Legge 103/2017, il ricorso in Cassazione personale non è più consentito. È obbligatoria la firma di un avvocato abilitato. La decisione ha condannato il condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenuto condannato due volte: il Ne bis in idem annulla la pena
Un Detenuto, già condannato per evasione, non rientrava da un permesso premio. Veniva nuovamente processato e condannato per lo stesso fatto. La difesa sollevava il principio del Ne bis in idem, sostenendo che non si può essere giudicati due volte per la stessa accusa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna. Ha stabilito che l'azione penale non poteva essere esercitata nuovamente, poiché il potere di perseguire per quel fatto era già stato "consumato" con la precedente sentenza. Questo ha portato all'improcedibilità dell'azione penale.
Continua »
Nomina del difensore di fiducia: limiti in sorveglianza
Un detenuto ha presentato reclamo contro il rigetto della richiesta di permesso premio tramite il proprio legale. Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'atto perché il professionista non risultava incaricato formalmente per quella specifica fase. Il detenuto ha impugnato la decisione in Cassazione sostenendo che la nomina del difensore di fiducia avvenuta al momento dell'ingresso in carcere fosse sufficiente. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il mandato fiduciario conferito per la fase di cognizione o per l'esecuzione ordinaria non estende la propria efficacia alla fase di sorveglianza. Il ricorrente ha subito anche la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Permesso premio: ricorso inammissibile ma senza spese
Un detenuto presenta richiesta per ottenere un permesso premio. Il Magistrato di Sorveglianza dichiara inammissibile l'istanza. Il detenuto propone un ricorso personale e il suo difensore deposita un ricorso autonomo in Cassazione. I giudici di legittimità qualificano l'impugnazione personale come reclamo e trasmettono gli atti al Tribunale di Sorveglianza. Questo passaggio fa decadere l'utilità del secondo ricorso proposto dall'avvocato. La Suprema Corte dichiara quindi inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, i giudici stabiliscono che il detenuto non deve pagare le spese processuali né la sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende. L'impossibilità di procedere deriva infatti da una causa non imputabile al condannato.
Continua »
Permesso premio negato: la buona condotta non cancella i legami
Un detenuto condannato per gravi reati associativi ha richiesto la concessione di un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente pericolosità sociale dell'uomo, l'assenza di dissociazione o collaborazione rispetto al clan criminale ancora attivo e la lontananza del fine pena. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la propria regolare condotta carceraria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: per ottenere un permesso premio non basta rispettare il regolamento interno del carcere, ma serve una concreta revisione critica del passato e l'azzeramento della pericolosità. Il detenuto perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »