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Periculum In Mora — Anno 2025

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339 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Periculum In Mora

Provvedimenti

Frode fiscale: truffa o reato tributario? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28333/2025, ha stabilito che una complessa frode fiscale finalizzata a ottenere rimborsi indebiti tramite dichiarazioni fraudolente rientra nel reato tributario di dichiarazione infedele e non in quello di truffa aggravata ai danni dello Stato. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che le norme tributarie prevalgono su quelle generali del codice penale quando l'unico profitto illecito è l'evasione fiscale o l'indebito rimborso, anche in presenza di un'articolata organizzazione fraudolenta. Di conseguenza, il ricorso del Pubblico Ministero è stato rigettato.
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Frode fiscale: truffa o reato tributario? La Cassazione
La Cassazione ha stabilito che la presentazione di dichiarazioni dei redditi false per ottenere rimborsi non dovuti configura il reato di dichiarazione infedele (reato tributario), e non truffa aggravata ai danni dello Stato. In base al principio di specialità, la normativa sulla frode fiscale prevale su quella generale della truffa, anche se l'importo evaso non supera la soglia di punibilità. Di conseguenza, il sequestro dei beni è stato annullato.
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Sequestro preventivo edificio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero per il sequestro preventivo di una scuola. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale sulla mancanza di un pericolo di crollo, seppur basata su perizie tecniche contestate, non costituisce una violazione di legge, ma un'analisi di merito non sindacabile in sede di legittimità.
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Frode fiscale: quando è reato e quando no
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'articolata frode fiscale, finalizzata a ottenere indebiti rimborsi tramite false dichiarazioni dei redditi, rientra nel reato specifico di dichiarazione infedele e non in quello di truffa aggravata. Secondo la Corte, il principio di specialità prevale: se l'unico profitto è il vantaggio fiscale, si applica la normativa tributaria. Di conseguenza, è stato confermato l'annullamento di un sequestro preventivo poiché gli importi contestati non superavano la soglia di punibilità prevista per il reato tributario.
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Frode fiscale e truffa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27868/2025, ha stabilito che una condotta fraudolenta finalizzata a ottenere rimborsi fiscali indebiti, anche se complessa e organizzata, integra il reato di frode fiscale e non quello di truffa aggravata. La Corte ha applicato il principio di specialità, secondo cui la normativa tributaria prevale su quella generale del codice penale, a meno che non si ottenga un profitto ulteriore e diverso dalla mera evasione fiscale. Di conseguenza, il ricorso del Procuratore è stato respinto e la qualificazione del reato come illecito tributario, punibile solo al superamento di determinate soglie, è stata confermata.
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Sequestro preventivo: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Procuratore contro l'annullamento di un sequestro preventivo per equivalente. La sentenza conferma che un provvedimento di sequestro è nullo se manca una specifica motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto di dispersione dei beni. Tale vizio, essendo una nullità assoluta, non può essere sanato o integrato in un secondo momento dal Tribunale del Riesame.
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Sequestro preventivo: ricorso del PM inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo disposto a carico di una società terza. La decisione si fonda sul fatto che il sequestro principale, a carico del principale indagato, era già stato annullato con una decisione divenuta definitiva. Di conseguenza, venendo meno il presupposto del provvedimento cautelare, anche l'impugnazione accessoria perdeva la sua ragione d'essere.
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Confisca per equivalente: inammissibile ricorso del PM
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica contro l'annullamento di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. La decisione del Tribunale del Riesame, che aveva annullato la misura cautelare su beni di una società terza, diviene definitiva. Il caso verteva su presunti reati di frode legati a crediti fittizi.
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Sequestro probatorio: fumus e motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27658/2025, ha rigettato il ricorso contro un sequestro probatorio di un autocarro usato per lo smaltimento illecito di rifiuti. La Corte ha ribadito che per la legittimità del vincolo sono sufficienti il 'fumus commissi delicti', ovvero un fondato sospetto del reato, e una motivazione che indichi la finalità probatoria, senza che il giudice del riesame possa sindacare le scelte investigative del PM.
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Sequestro preventivo: quando non vale il ne bis in idem
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di applicabilità del principio del 'ne bis in idem' cautelare. In un caso di reati tributari, un secondo sequestro preventivo è stato ritenuto legittimo poiché il primo era stato annullato per vizi formali e il nuovo provvedimento si basava su elementi sopravvenuti (novum) che dimostravano un concreto rischio di dispersione dei beni, noto come periculum in mora. La solidità finanziaria della società non è stata considerata sufficiente a escludere tale rischio.
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Veicolo bruciato: rifiuto e ricettazione per la Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per ricettazione e trasporto illecito di un veicolo bruciato. La sentenza stabilisce che una carcassa di autoveicolo in stato di abbandono è da considerarsi un "rifiuto", anche se in precedenza era stato denunciato il furto. Tuttavia, la sua classificazione come rifiuto non esclude il reato di ricettazione, poiché i materiali di cui è composto possono ancora avere un valore economico intrinseco.
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Sequestro preventivo: la motivazione del periculum
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una cospicua somma di denaro. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato il 'periculum in mora', ossia il rischio concreto di dispersione del bene, basandosi su una serie di elementi logici, tra cui l'origine illecita del denaro, la sua riconducibilità a un familiare condannato per associazione mafiosa e usura, e la precarietà della situazione abitativa del ricorrente.
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Appello cautelare: limiti alla cognizione del giudice
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza relativa a un sequestro preventivo per autoriciclaggio, stabilendo un principio fondamentale sull'appello cautelare. La Corte ha ribadito che il giudice del gravame non può esaminare motivi non sollevati nell'istanza originaria, in ossequio al principio della "doppia devoluzione". Inoltre, ha censurato la decisione del Tribunale di riqualificare il sequestro senza prima verificare che tale base giuridica fosse presente nella richiesta originaria del Pubblico Ministero, eccedendo così i propri poteri decisionali.
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Sequestro veicolo: quando l’acquisto è incerto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro veicolo. Nonostante l'acquirente sostenesse l'acquisto in buona fede basandosi sulla registrazione al PRA, la proprietà del mezzo era incerta a causa di rivendicazioni contrapposte (una da una società di leasing, l'altra dall'acquirente stesso). La Corte ha ritenuto corretto mantenere il sequestro veicolo e rinviare la questione della proprietà al giudice civile.
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Reato tributario e truffa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27047/2025, ha rigettato il ricorso di un Procuratore, confermando l'annullamento di un sequestro preventivo. Il caso riguardava una frode fiscale per ottenere rimborsi indebiti. La Corte ha stabilito che, in assenza di un profitto ulteriore e diverso dal vantaggio fiscale, si applica la norma specifica sul reato tributario e non quella generale sulla truffa, anche in presenza di complessi artifici. Questa decisione ribadisce la centralità del principio di specialità nel distinguere tra reato tributario e truffa.
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Truffa aggravata e reati tributari: la Cassazione
La Cassazione ha stabilito che ottenere rimborsi fiscali indebiti tramite dichiarazioni infedeli rientra nei reati tributari e non nella truffa aggravata, applicando il principio di specialità. Se le soglie di punibilità per il reato tributario non sono superate, la condotta non è penalmente rilevante, anche se parte di un'associazione criminale. La Corte ha quindi respinto il ricorso del PM confermando l'annullamento di un sequestro preventivo.
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Dichiarazione infedele: quando non è truffa aggravata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi con dati falsi per ottenere un rimborso fiscale indebito non costituisce truffa aggravata, ma il reato specifico di dichiarazione infedele. Anche in presenza di un'articolata attività fraudolenta preparatoria, si applica il principio di specialità, secondo cui la norma tributaria prevale su quella generale. Se la soglia di punibilità per il reato tributario non è superata, il fatto non è penalmente rilevante.
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Dichiarazione infedele e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi con dati falsi per ottenere un rimborso non dovuto configura il reato di dichiarazione infedele e non quello di truffa aggravata. Anche in presenza di complesse attività fraudolente, si applica il principio di specialità, secondo cui la norma tributaria prevale su quella comune, a meno che non si ottenga un profitto ulteriore e diverso dal solo vantaggio fiscale. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Procura, confermando l'annullamento di un sequestro preventivo.
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Frode fiscale e truffa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi fraudolenta per ottenere rimborsi non dovuti configura il reato di dichiarazione infedele (frode fiscale) e non quello di truffa aggravata. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che la normativa tributaria prevale su quella generale, anche in presenza di complesse attività preparatorie. Poiché nel caso di specie l'importo evaso era inferiore alla soglia di punibilità, il reato non è stato considerato punibile e il sequestro preventivo è stato annullato.
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Sequestro preventivo e ne bis in idem: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un secondo sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento di un primo provvedimento. Il caso riguarda un'imprenditrice accusata di reati fiscali. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento iniziale era basato su vizi formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non su una valutazione di merito. La sentenza chiarisce che la presentazione di nuovi elementi investigativi o la necessità di sanare un difetto di motivazione possono giustificare un nuovo provvedimento cautelare, respingendo così il ricorso dell'indagata.
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