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Perdite Su Crediti

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Perdite economiche subite da un'impresa quando un cliente non paga un debito. Tali perdite possono essere dedotte dal reddito imponibile a determinate condizioni stabilite dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Notifica avviso di accertamento: irregolarità formali vs validità sostanziale
Un'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento fiscale per IVA, IRPEG e IRAP, contestando la validità della Notifica avviso di accertamento (per mancata firma del messo notificatore), la sua motivazione e l'esclusione di perdite su crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che la mancata sottoscrizione del messo sulla busta è una mera irregolarità, non una nullità. Ha confermato la legittimità della motivazione per rinvio e l'infondatezza della deduzione delle perdite su crediti, non provando l'insolvenza del debitore. L'Azienda ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Deducibilità dei costi black list: la Cassazione frena le imprese
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società tessile. La controversia riguardava la deducibilità dei costi black list per operazioni con fornitori di Hong Kong e la deducibilità di perdite su crediti basate solo su una lettera legale. La Suprema Corte ha chiarito che, per la deducibilità dei costi black list, il contribuente deve dimostrare l'effettivo interesse economico dell'operazione e l'impossibilità di rifornirsi a parità di condizioni presso mercati non privilegiati. Inoltre, per le perdite su crediti, la semplice attestazione di un avvocato non basta a provare l'irrecuperabilità certa e precisa. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Delega di firma: l’accertamento è valido anche senza nome
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente contro un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per l'anno d'imposta 2009. Il Contribuente contestava la validità dell'atto per un presunto vizio nella delega di firma, sostenendo che l'ordine di servizio non indicasse il nome del funzionario firmatario. I giudici hanno chiarito che la delega di firma non richiede l'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'indicazione della qualifica per consentire una verifica successiva. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di deduzione delle perdite su crediti di modesta entità, poiché le regole semplificate introdotte nel 2012 non si applicano retroattivamente al periodo d'imposta 2009. L'atto impositivo resta quindi pienamente valido ed efficace.
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Deduzione perdite su crediti: no alla scelta dell’anno comodo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale ricavi non dichiarati derivanti da finti finanziamenti dei soci e l'indebita deduzione perdite su crediti relative a debitori falliti o cancellati negli anni precedenti, ma dedotte solo successivamente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che i versamenti dei soci in contanti, senza prova della loro reale disponibilità finanziaria, si presumono ricavi occulti. Inoltre, la deduzione perdite su crediti deve rispettare rigorosamente il principio di competenza temporale: le perdite vanno dedotte nell'anno in cui si acquista la certezza dell'irrecuperabilità (come la chiusura del fallimento o la cancellazione del debitore), e non quando il creditore dichiara di averne avuto conoscenza. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: sì ai costi, no all’IVA
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento che contestava l'indebita deduzione di costi e detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti, oltre alla deduzione di perdite su crediti. La Corte di Cassazione ha chiarito che i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili se effettivamente sostenuti e in assenza di reati non colposi, anche se l'acquirente era consapevole della frode. Riguardo alle perdite su crediti, la Corte ha stabilito che non è obbligatorio tentare prima un'azione esecutiva infruttuosa se la perdita risulta da elementi certi e precisi. Al contrario, la detrazione IVA rimane esclusa se il contribuente non dimostra di aver usato la massima diligenza per evitare la frode. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Condono fiscale: la società chiude la lite e ferma il fisco
Una società riceveva un avviso di accertamento per l'anno 2003 relativo a perdite su crediti ritenute indeducibili dal fisco. Dopo la decisione favorevole della Commissione Tributaria Regionale, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata. L'ufficio finanziario confermava la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere a seguito del perfezionamento del condono fiscale. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
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Deducibilità e perdite su crediti: l’Azienda batte il fisco
L'Azienda ha stipulato un contratto commerciale con un operatore estero, accumulando un forte credito. Per recuperare liquidità, ha attivato un'operazione finanziaria con una consociata, garantendo il finanziamento con una fideiussione. Successivamente, il credito è stato ceduto a una banca con formula pro soluto. Per liberarsi dalla pesante garanzia, l'Azienda ha pagato una commissione, deducendola fiscalmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione per mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, confermando la deducibilità del costo. I giudici hanno stabilito che l'operazione era pienamente inerente all'attività d'impresa, poiché diretta a eliminare un rischio finanziario gravoso e a ripulire il bilancio. Pertanto, la commissione pagata rientra legittimamente tra le perdite su crediti deducibili, in quanto supportata da ragioni di convenienza economica certe e precise.
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Deducibilità delle perdite su crediti: transazione senza cifre
Una società cede la propria azienda per 75.000 euro, ma l'acquirente ne versa solo 11.000. La società dichiara una perdita di 64.000 euro, che l'Agenzia delle Entrate contesta ritenendola non deducibile. La Cassazione rigetta il ricorso della contribuente, confermando che la deducibilità delle perdite su crediti richiede la prova di elementi certi e precisi sull'effettiva e definitiva irrecuperabilità della somma. Nel caso specifico, i documenti presentati, tra cui una relazione professionale e un accordo transattivo privo dell'indicazione della contropartita economica ricevuta, non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare l'esatto ammontare e la definitività della perdita. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Perdite su crediti: la Cassazione frena le deduzioni senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la deduzione di ingenti somme per perdite su crediti relative all'anno d'imposta 2004. Tra queste, spiccavano i crediti svalutati verso una cooperativa fallita e altri crediti ritenuti inesigibili. I giudici di merito avevano dato ragione all'azienda, ma la Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha stabilito che la sentenza d'appello era nulla per motivazione apparente limitatamente a una parte dei crediti inesigibili, poiché il giudice d'appello si era limitato ad affermare la presenza di prove senza specificare quali fossero. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame su questo punto, mentre è stata confermata la deduzione per i crediti legati alla cooperativa fallita.
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Perdite su crediti: guida alla deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso riguardante la deducibilità delle perdite su crediti e delle perdite derivanti da operazioni di fusione. L'amministrazione finanziaria contestava l'imputazione temporale di crediti inesigibili verso una società fallita, mentre la contribuente lamentava il disconoscimento delle perdite da fusione basato sulla presunta mancanza di vitalità aziendale dell'incorporata. La Suprema Corte ha accolto entrambi i ricorsi, rilevando che la sentenza di appello era affetta da motivazione apparente. I giudici di secondo grado non avevano infatti analizzato correttamente il periodo di competenza per la cancellazione dei crediti né valutato se, per una holding, i costi dei servizi potessero sostituire quelli del personale come indice di vitalità.
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Perdite su crediti: quando spetta la deduzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di vendita veicoli in merito alla deduzione di perdite su crediti. La controversia riguardava la possibilità di dedurre nel 2009 perdite derivanti da fallimenti di debitori avvenuti tra il 1996 e il 2002. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene esista una presunzione di irrecuperabilità per i crediti verso soggetti in fallimento, la deduzione deve avvenire entro una specifica finestra temporale. Tale finestra inizia con la sentenza di fallimento e termina nell'esercizio in cui il credito deve essere cancellato dal bilancio secondo i principi contabili. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al contribuente, il quale deve dimostrare la correttezza temporale dell'imputazione a bilancio.
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Requisito temporale infrannuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando la legittimità di un avviso di accertamento. La sentenza ribadisce che il diritto alla detrazione dell'IVA, tramite nota di accredito per risoluzione consensuale di un contratto, è soggetto al rigoroso requisito temporale infrannuale di un anno dall'operazione originaria, come previsto dall'art. 26 del d.P.R. 633/72. Inoltre, ha negato la deducibilità delle perdite su crediti in assenza di elementi certi e precisi e della prova che il debitore fosse assoggettato a procedure concorsuali.
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Perdite su crediti: quando dedurle in caso di fallimento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava la corretta deduzione di perdite su crediti vantati da una società verso un debitore fallito. La Suprema Corte ha chiarito che esiste una 'finestra temporale' per la deduzione, che va dalla data della sentenza di fallimento fino al periodo d'imposta in cui il credito viene cancellato dal bilancio secondo i corretti principi contabili, confermando l'applicabilità retroattiva di tale principio.
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Perdite su crediti: i limiti alla deduzione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26123/2024, ha chiarito i limiti di deducibilità delle perdite su crediti. L'Agenzia Fiscale contestava a una società il superamento del limite forfettario per la svalutazione dei crediti. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. È stato ritenuto che la società avesse correttamente distinto tra le svalutazioni forfettarie, soggette a limiti percentuali (art. 106 TUIR), e le perdite su crediti effettive e documentate relative ad anni precedenti, integralmente deducibili senza limiti (art. 101 TUIR). La Cassazione ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove, giudicando la valutazione della corte d'appello immune da vizi logici.
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Deducibilità perdite su crediti: i chiarimenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7885/2024, ha chiarito le condizioni per la deducibilità perdite su crediti. Una società aveva dedotto perdite tramite note di credito, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. Dopo due sentenze favorevoli al contribuente, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la semplice emissione di una nota di credito non basta. Il contribuente deve dimostrare le ragioni sostanziali che giustificano la perdita, come una transazione, una remissione motivata o l'esito infruttuoso di azioni di recupero.
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Riporto perdite fusione: il test di vitalità è cruciale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1715/2025, ha stabilito principi fondamentali in materia di riporto perdite fusione con effetti fiscali retroattivi. La Corte ha chiarito che il 'test di vitalità', necessario per trasferire le perdite fiscali, deve essere superato non solo per l'esercizio precedente alla fusione, ma anche per il periodo interinale tra l'inizio dell'anno fiscale e la data di efficacia dell'operazione. Il mancato superamento di questo test impedisce il riporto delle perdite. La sentenza ha inoltre affrontato la deducibilità delle perdite su crediti verso debitori in procedura concorsuale, confermando una maggiore flessibilità temporale per il creditore.
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