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Passaggio In Giudicato

1127 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Giudicato o cosa giudicata è il provvedimento giurisdizionale divenuto ormai incontrovertibile, ossia non più assoggettabile ai mezzi di impugnazione ordinari, o perché siano già decorsi i termini per impugnare o perché siano già stati esperiti tutti i mezzi d'impugnazione previsti. Un provvedimento passato in giudicato è contraddistinto dall'incontrovertibilità della cosa giudicata: nessun giudice può pronunciarsi nuovamente su quel diritto sul quale è già intervenuta una pronuncia che abbia esaurito la serie dei possibili riesami (principio del ne bis in idem), questo esaurimento si verifica sia nel caso in cui i diversi gradi di giurisdizione si siano effettivamente svolti, sia nel caso in cui si sia rinunciato ad essi. La caratteristica strutturale dell'attività giurisdizionale di cognizione è data dall'essere strutturata in modo tale da concludersi in una pronuncia, assoggettata ad una serie limitata di riesami del giudizio o mezzi di impugnazione, il cui esaurimento dà luogo all'incontrovertibilità propria della cosa giudicata. L'incontrovertibilità del giudicato è di tipo relativo, in quanto esistono dei mezzi d'impugnazione straordinari sia in diritto processuale penale (revisione) che civile (revocazione e opposizione di terzo). Una sentenza si dice passata in giudicato quando è cosa giudicata, cioè quando è "spirato" (trascorso) il tempo utile per poter essere impugnata, di norma sei mesi dalla pubblicazione (per i giudizi instaurati successivamente al 4-7-2009; prima della L. 69/2009 il tempo era di un anno) senza che l'impugnazione (per esempio presentazione d'appello o ricorso in Cassazione) sia stata presentata. Da tale data la sentenza medesima acquisisce efficacia definitiva. Per scelta del Giudice, in casi particolari d'urgenza alcune sentenze possono essere emesse con "immediata" efficacia esecutiva; possono essere impugnate ugualmente ma la loro efficacia deve essere revocata dal Giudice superiore perché le cose tornino alla situazione precedente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: effetti ed esito sulle spese
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza d'appello sfavorevole davanti alla Suprema Corte. Successivamente, lo stesso Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese legali. Il Cittadino resistente non ha manifestato adesione all'atto. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La rinuncia produce infatti efficacia immediata anche in assenza di accettazione altrui. L'atto determina il passaggio in giudicato della sentenza precedente e fa decadere l'interesse a proseguire. La Corte ha condannato l'Ente rinunciante al pagamento delle spese di lite a favore del Cittadino, escludendo tuttavia il raddoppio del contributo unificato sanzionatorio.
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Diffida accertativa e rinuncia: il lavoratore perde in Cassazione
Un Lavoratore, anche socio, ha tentato di recuperare crediti dall'Azienda basandosi su una diffida accertativa emessa dalle autorità. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il Lavoratore aveva già firmato una dichiarazione liberatoria, rinunciando a ulteriori pretese dopo aver ricevuto 9.000 euro. I giudici di merito hanno dato ragione all'Azienda, affermando che la diffida accertativa, pur essendo un titolo esecutivo, non impedisce di contestare il credito in tribunale e che la rinuncia del lavoratore era valida. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Lavoratore. Ha ribadito che la diffida accertativa non ha valore di giudicato e che la rinuncia, se non impugnata, è efficace. Il Lavoratore ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
Un Ente pubblico ha impugnato davanti ai giudici di legittimità la sentenza d'appello favorevole a un Professionista. Prima dell'udienza, l'Ente ha depositato e notificato formale rinuncia agli atti. Il Professionista non ha espresso una formale adesione a tale atto. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che la rinuncia produce effetti immediati senza necessità di accettazione della controparte. Poiché mancava l'adesione espressa del Professionista, l'Ente rinunciante ha subito la condanna al pagamento delle spese legali. Tuttavia, la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato a carico dell'Ente, trattandosi di una misura sanzionatoria riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Opposizione a precetto: condanna valida anche senza giudicato
Una coerede notifica un atto per ottenere oltre ottantanovemila euro dai propri parenti in forza di una sentenza di divisione ereditaria. I debitori avviano un'opposizione a precetto sostenendo l'inefficacia del titolo esecutivo e vizi nella notificazione del provvedimento di appello. Il Tribunale respinge le istanze difensive e la Corte di Cassazione conferma integralmente la validità dell'azione esecutiva. I giudici stabiliscono che la statuizione di condanna pecuniaria possiede immediata efficacia esecutiva, senza dover attendere il giudicato previsto solo per l'assegnazione dei lotti. Inoltre, la notifica effettuata presso i difensori sana ogni ipotetico difetto formale, dato che i debitori hanno conosciuto l'atto e non hanno subito alcuna lesione del diritto di difesa.
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Rimborso Fisco: il giudizio di ottemperanza frena
Un Contribuente richiede il rimborso del novanta per cento dell'Irpef versata per gli eventi sismici degli anni 1990-1992. I giudici tributari regionali riconoscono il rimborso e accolgono il ricorso per dare esecuzione coattiva alla decisione. L'Amministrazione Finanziaria impugna la pronuncia davanti alla Corte di Cassazione. Il Fisco contesta l'attivazione della procedura di esecuzione perché la sentenza sul rimborso non è definitiva, ma è ancora pendente nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte emette un'ordinanza interlocutoria. I giudici supremi rinviano la causa a nuovo ruolo per disporre la trattazione congiunta del giudizio di ottemperanza con il ricorso pendente sulla sentenza di merito. La decisione blocca momentaneamente l'esecuzione forzata in attesa della definizione complessiva del contenzioso.
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Rinuncia al Ricorso: L’Estinzione del Giudizio di Cassazione è Unilaterale
Un soggetto ha presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza del Tribunale di Catania relativa a una liquidazione di compensi in un contesto fallimentare. Durante il processo, il ricorrente ha deciso di rinunciare al proprio ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto unilaterale. Essa provoca l'estinzione del giudizio di Cassazione, rendendo definitiva la sentenza impugnata, anche se le altre parti non si sono costituite o non hanno accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo estinto ma spese dovute
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza d'appello in tema di contratto d'opera professionale. Il Professionista si è costituito con controricorso. Successivamente, l'Ente ha depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, confermando il passaggio in giudicato della sentenza precedente. La rinuncia davanti alla Cassazione non richiede l'accettazione della controparte per produrre i suoi effetti. Tuttavia, l'assenza di un'adesione formale da parte del Professionista ha imposto la condanna dell'Ente alla refusione delle spese di lite. La Corte ha infine escluso il raddoppio del contributo unificato a carico dell'Ente rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: confermato reintegro
La Corte d'Appello riconosceva l'illegittimità del licenziamento di una dipendente, ordinando la reintegrazione nel posto di lavoro e condannando i datori di lavoro al risarcimento di dodici mensilità oltre ai contributi previdenziali. Le società datrici di lavoro impugnavano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente, trovandosi in liquidazione, depositavano formale rinuncia agli atti del giudizio. La lavoratrice non aderiva espressamente all'abbandono della causa. La Suprema Corte ha accertato che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati anche senza l'accettazione della controparte, determinando l'estinzione del processo e il passaggio in giudicato della sentenza d'appello favorevole alla dipendente. I giudici hanno infine condannato le società rinuncianti al rimborso delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa ma spese a carico
Un dipendente pubblico impugna il proprio licenziamento disciplinare contestando i termini procedurali. Dopo una lunga serie di gradi di giudizio e precedenti ricorsi rigettati, il lavoratore presenta un'ulteriore istanza di revocazione dinanzi ai giudici di legittimità. Prima dello svolgimento dell'adunanza camerale, l'interessato sceglie di depositare atto di rinuncia. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici stabiliscono che la rinuncia al ricorso per cassazione non richiede l'accettazione della controparte per produrre i suoi effetti. Tale atto comporta il passaggio in giudicato della pronuncia precedente. In applicazione del principio di causalità, la Corte pone le spese legali a carico del rinunciante. Il lavoratore ottiene tuttavia l'esonero dal pagamento del raddoppio del contributo unificato.
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Revocazione Sentenza: La Cassazione chiarisce i termini feriali
Due cittadini hanno chiesto la **revocazione sentenza** di una precedente decisione della Cassazione. Questa decisione aveva dichiarato inammissibile la loro richiesta di equo indennizzo per la durata eccessiva di un processo. La Corte d'Appello aveva ritenuto la domanda tardiva, applicando la riduzione della sospensione feriale dei termini (da 45 a 31 giorni) introdotta dalla legge del 2014, in vigore dal 2015. I ricorrenti sostenevano un errore di fatto e l'inapplicabilità della nuova norma a un giudizio precedente. La Cassazione ha respinto la richiesta di revocazione, affermando che l'errore riguardava l'interpretazione della legge (errore di diritto) e non un errore di fatto. Ha confermato l'applicabilità della riduzione della sospensione feriale dei termini dal 2015, indipendentemente dalla data di inizio del processo originario. I ricorrenti sono stati condannati alle spese.
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Accertamento Tributario: Quando il Giudicato Rende il Ricorso Inammissibile
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale, relativa a tale accertamento, è passata in giudicato, rendendo l'atto impositivo definitivo. Nonostante ciò, il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la nullità del procedimento per vizi di notifica e violazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il passaggio in giudicato dell'accertamento tributario preclude nuove contestazioni. Il Contribuente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Estinzione del Giudizio Tributario: Rinuncia Agevolata e Fine del Contenzioso
Un'Azienda aveva un contenzioso con l'Agenzia delle Entrate riguardo a cartelle di pagamento per Ires e Ilor. Dopo vari gradi di giudizio, l'Azienda ha scelto di aderire a una "definizione agevolata" dei suoi debiti fiscali. Di conseguenza, ha presentato una "rinuncia al ricorso" in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, riconoscendo che la rinuncia, in questo contesto, non necessita dell'accettazione delle controparti. La decisione ha evitato all'Azienda il raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di Equiparazione: Cassazione ribalta la Corte d’Appello
Due lavoratrici universitarie chiedevano l'adeguamento dell'Indennità di equiparazione dopo una progressione verticale nel 2003, volendo allineare la loro retribuzione alla categoria dirigenziale. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo applicabile una nuova tabella introdotta dal CCNL 2005. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che le precedenti tabelle di equiparazione dinamiche (D.I. 1982) restavano valide per le progressioni avvenute prima del CCNL 2005, grazie anche a una clausola di salvaguardia. Il caso tornerà in appello per un nuovo esame, riconoscendo la validità dei diritti acquisiti sull'Indennità di equiparazione.
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Rimborso IVA versata in eccesso: il ricorso tardivo blocca il Fisco
Un ente non profit paga per errore l'IVA sulle fatture con aliquota del diciotto per cento invece che del due per cento. L'ente inoltra istanza per il rimborso IVA versata in eccesso, ma l'Amministrazione finanziaria non risponde. Il contribuente impugna il silenzio rifiuto ottenendo sentenze favorevoli nei primi due gradi di giudizio. L'Agenzia delle Entrate deposita il ricorso in appello oltre il termine breve di sessanta giorni dalla notifica della decisione. La Corte di Cassazione accoglie l'eccezione del contribuente e dichiara inammissibile l'impugnazione del Fisco. Il ritardo determina il passaggio in giudicato della sentenza precedente, confermando in via definitiva il diritto del contribuente ad ottenere il rimborso delle somme erroneamente corrisposte all'Erario.
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Equa riparazione Legge Pinto: l’onere della prova
Un cittadino ha richiesto l'indennizzo per la durata irragionevole di una causa civile tramite l'equa riparazione Legge Pinto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per la mancata produzione del certificato di passaggio in giudicato della sentenza presupposta, ritenendo non dimostrata la tempestività del ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno chiarito che il cittadino non deve dimostrare la definitività della sentenza precedente. Spetta invece al Ministero della Giustizia eccepire e provare l'eventuale tardività della domanda.
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Rinuncia al ricorso per cassazione ed estinzione
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza d'appello sfavorevole davanti alla Suprema Corte. Successivamente, l'Ente ha notificato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese legali. Il Cittadino controricorrente non ha accettato né aderito a tale rinuncia. I giudici di legittimita hanno chiarito che l'atto di abbandono della causa estingue il processo in via automatica, anche senza il consenso della controparte. Tuttavia, la Corte ha respinto la richiesta di compensazione e ha condannato l'Ente rinunciante al pagamento delle spese di lite sostenute dal Cittadino. Contestualmente, i giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, misura riservata esclusivamente ai casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Licenziamento disciplinare valido dopo il processo penale
Un dipendente comunale subiva una misura cautelare per reati contro la pubblica amministrazione. L'ente locale riceveva notizia generica dell'arresto senza dettagli sui fatti. Solo dopo la condanna di primo grado, prodotta dal lavoratore, il datore avviava il procedimento, poi sospeso fino all'esito definitivo del processo penale. Conclusa la vicenda penale con condanna definitiva, l'ente irrogava il licenziamento disciplinare. Il lavoratore impugnava il recesso sostenendo la decadenza dei termini per tardività dell'avvio disciplinare rispetto al primo arresto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente, confermando la piena legittimità del recesso. I giudici hanno stabilito che il termine per contestare l'addebito decorre solo quando l'amministrazione dispone di notizie dettagliate e circostanziate, non bastando la mera informazione generica della misura cautelare.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso e spese
Un Ente pubblico ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese legali. Il Cittadino controricorrente non ha accettato né aderito espressamente all'atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento. I giudici hanno chiarito che l'atto di rinuncia produce effetti immediati anche senza il consenso dell'avversario, determinando il passaggio in giudicato della sentenza precedente. Di conseguenza, l'Ente rinunciante deve pagare le spese di lite sostenute dal cittadino. La Corte ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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Ricorso Tributario Inammissibile: l’errore procedurale costa caro
Un'Azienda ha impugnato avvisi di accertamento TARSU emessi dal Comune per diversi anni. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso tributario per vari motivi: presentazione tardiva, impugnazione di atti emessi in autotutela che avevano sostituito avvisi precedenti non contestati, o l'erronea scelta di un ricorso ordinario invece di un ricorso in ottemperanza per contestare presunti scostamenti da sentenze definitive. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che l'omessa impugnazione di una delle ragioni autonome che sostengono una sentenza rende inammissibile il ricorso.
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Rinuncia al Ricorso Tributario: Giudizio Estinto, Niente Spese
Il Contribuente ha impugnato un diniego di condono fiscale per debiti IRPEF. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, ha rinunciato all'impugnazione, sostenendo l'estinzione dei debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso tributario. Ha anche stabilito che la rinuncia è un atto unilaterale che estingue il processo senza bisogno di accettazione della controparte. Nessuna condanna alle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non si è costituita formalmente.
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