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Pascolo Abusivo

26 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato commesso da chi introduce il proprio bestiame nel terreno altrui senza il consenso del proprietario.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pascolo Abusivo: La Proprietà non Basta per la Condanna Penale
Un Proprietario di animali è stato condannato per **pascolo abusivo** dopo che i suoi vitelli sono stati trovati su un terreno altrui. La sua difesa ha sostenuto che non era presente e che altri si occupavano degli animali, mettendo in discussione la sua responsabilità penale basata sulla mera proprietà. Ha anche contestato la mancata valutazione di un'offerta risarcitoria. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la sola proprietà non basta per il reato di **pascolo abusivo**, che richiede dolo (intenzione), non solo negligenza (culpa in vigilando). Inoltre, la Corte ha rilevato la mancata valutazione dell'offerta di risarcimento. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Pascolo abusivo: la Cassazione conferma condanna e spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per **pascolo abusivo**. Il ricorrente chiedeva una nuova valutazione dei fatti, ma la Cassazione non riesamina il merito delle prove. La sentenza ha confermato la logica e la coerenza della decisione del Giudice di Pace, che aveva accertato il dolo specifico dell'imputato. La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni: Cassazione annulla la condanna
Due persone erano state condannate per l'ipotizzata invasione di terreni e pascolo abusivo ai danni di un'associazione religiosa. I giudici di merito avevano fondato la condanna sulle dichiarazioni di un testimone rese durante le indagini, le quali però non erano state chiaramente confermate durante il dibattimento in aula. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi della difesa, rilevando un evidente travisamento della prova e una motivazione illogica riguardante sia il valore delle testimonianze sia la presunta responsabilità del secondo imputato. Per tali ragioni, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna, ordinando un nuovo processo di appello per riesaminare accuratamente le prove.
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Pascolo abusivo: gregge sul fondo altrui e ricorso respinto
L'Allevatore è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di pascolo abusivo, avendo condotto il proprio gregge a pascolare su un terreno altrui senza autorizzazione. Contro la sentenza d'appello, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'insussistenza del reato e l'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'Allevatore aveva il pieno controllo degli animali e la consapevolezza dell'assenza di permesso. Inoltre, i motivi d'impugnazione si limitavano a ripetere le argomentazioni già respinte in appello, richiedendo una non consentita rilettura dei fatti. Di conseguenza, l'Allevatore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Remissione di querela: condanna annullata ma spese a carico
Un allevatore viene condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di pascolo abusivo commesso su terreni altrui. L'imputato propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando l'utilizzabilità delle prove e la liquidazione dei danni alla parte civile. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa presenta formale remissione di querela, puntualmente accettata dall'imputato. La Corte di Cassazione accoglie l'accordo tra le parti e dichiara l'estinzione del reato. La remissione di querela prevale sulle possibili cause di inammissibilità del ricorso, azzerando le sanzioni penali inflitte nei gradi precedenti. Tuttavia, non essendoci un patto diverso tra le parti, la Corte pone a carico dell'imputato le spese del processo penale.
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Pascolo abusivo: è delitto e non contravvenzione, no oblazione
Due allevatori sono stati accusati del reato di pascolo abusivo per aver introdotto bestiame su terreni altrui. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per la presenza dell'oblazione, valutando l'illecito come una semplice contravvenzione. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione denunciando un errore di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarito che l'ipotesi di pascolo abusivo prevista dall'articolo 636 secondo comma del codice penale costituisce un delitto e non una contravvenzione. Di conseguenza, l'oblazione non si applica mai a questo tipo di reato. La Cassazione ha annullato la sentenza e trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo.
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Pascolo abusivo: il gregge scappa ma la condanna resta
Due allevatori, padre e figlio, sono stati condannati per il reato di pascolo abusivo (art. 636 c.p.) dopo che il loro gregge di pecore e capre è stato trovato a pascolare nel terreno della vicina. La difesa sosteneva che gli animali fossero sfuggiti per semplice disattenzione e contestava un errore formale nella data della prima citazione in giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di notifica era stato sanato con un secondo atto corretto. Inoltre, per la configurazione del reato, non serve l'introduzione attiva degli animali: basta lasciarli liberi senza custodia, accettando il rischio che entrino nel fondo altrui attirati dall'istinto. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria e il risarcimento alla proprietaria del terreno.
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Pascolo abusivo: pascolano sul fondo altrui e pagano tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due allevatori condannati per il reato di pascolo abusivo. I giudici di merito avevano accertato l'introduzione non autorizzata del bestiame sul terreno della persona offesa. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna, ribadendo che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti già accertati. Inoltre, la Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche, poiché mancavano elementi di meritevolezza. Con questa decisione, i ricorrenti perdono definitivamente la causa e devono pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Pascolo abusivo: condanna penale anche per un solo bovino
Il proprietario di un bovino è stato condannato per il reato di pascolo abusivo per aver introdotto l'animale nel terreno di un'altra persona senza autorizzazione. La difesa sosteneva l'esistenza di un vecchio contratto d'affitto e l'assenza di dolo, trattandosi di un solo animale sfuggito al controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche la presenza di un solo bovino configura il reato e che il dolo eventuale sussiste quando il proprietario accetta il rischio che l'animale, lasciato libero, invada la proprietà altrui. Di conseguenza, il proprietario è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pascolo abusivo: la foto dell’orecchio incastra l’allevatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un allevatore condannato per il reato di pascolo abusivo. I proprietari del terreno avevano fotografato i bovini che pascolavano abusivamente sulla loro proprietà, rilevando le ultime cifre dei codici identificativi presenti sulle orecchie degli animali. Gli inquirenti hanno poi ricostruito l'intero codice alfanumerico, riconducendo il bestiame all'allevatore. La difesa contestava l'identificazione degli animali, richiedendo una nuova valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in Cassazione, confermando la condanna dell'allevatore al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pascolo abusivo: l’allevatore perde il ricorso contro l’azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Proprietario degli Animali, condannato per il reato di pascolo abusivo (art. 636 c.p.) per aver introdotto bestiame nel terreno di un'azienda agricola. La difesa aveva contestato vizi di notifica e l'invalidità della querela presentata dall'amministratore della società proprietaria del fondo. I giudici hanno chiarito che la nullità della notifica è stata sanata per mancata opposizione tempestiva e che la querela è valida con la sola indicazione della qualifica di amministratore. Inoltre, per i reati di competenza del Giudice di Pace non è ammesso il ricorso per vizio di motivazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Pascolo abusivo: la fuga degli animali non evita la condanna
Due allevatori, padre e figlio, sono stati condannati per il reato di pascolo abusivo per aver lasciato incustodito il proprio gregge di pecore e capre, che è penetrato nel terreno confinante di una vicina, danneggiandolo. La difesa sosteneva che gli animali fossero sfuggiti accidentalmente per una semplice disattenzione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il reato si configura non solo con l'introduzione diretta del bestiame, ma anche con il semplice abbandono degli animali senza custodia, quando si è consapevoli che l'istinto li spingerà a invadere i fondi altrui (configurando il dolo eventuale). I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pascolo abusivo: condanna annullata per querela incerta
Un allevatore viene condannato per il reato di pascolo abusivo continuato. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando l'incertezza sulle date dei singoli episodi e la conseguente impossibilità di verificare la tempestività della querela, elemento essenziale per la procedibilità dell'azione penale. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando una grave lacuna nella motivazione della sentenza del Giudice di Pace. I giudici non hanno infatti verificato la corrispondenza tra le querele presentate dalla persona offesa e gli specifici fatti contestati nel capo d'imputazione. Per questo motivo, la Cassazione annulla la condanna e rinvia gli atti al Giudice di Pace per un nuovo esame, imponendo una verifica rigorosa sulla sussistenza della querela per ciascun episodio.
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Pascolo abusivo: condanna definitiva per bestiame su fondo altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone responsabili del reato di pascolo abusivo. I loro bovini erano stati trovati a pascolare sul terreno di un'altra persona. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo che il reato fosse prescritto e che le prove a loro carico fossero insufficienti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione delle prove, come i verbali di accertamento e le testimonianze, spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e una multa.
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Pascolo abusivo: condannato anche chi non custodisce il gregge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un allevatore per il reato di pascolo abusivo. Il suo gregge aveva ripetutamente invaso e danneggiato il fondo di un vicino. La Corte ha stabilito un principio importante: per commettere questo reato non è necessario condurre attivamente gli animali sul terreno altrui. È sufficiente anche lasciarli senza adeguata custodia, con la consapevolezza che, spinti dall'istinto, possano invadere le proprietà vicine. Questa condotta, definita 'dolo eventuale', integra pienamente il reato di pascolo abusivo e comporta l'obbligo di risarcire i danni. L'allevatore ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Pascolo abusivo: condanna definitiva per le mucche nel fondo altrui
Un allevatore viene condannato per il reato di pascolo abusivo a causa della ripetuta invasione delle sue mucche nel terreno del vicino. L'allevatore presenta ricorso in Cassazione, ma la Corte lo dichiara inammissibile. I giudici sottolineano che la condotta abituale degli animali e l'inadeguatezza della recinzione dimostrano il 'dolo eventuale', ovvero la piena accettazione del rischio che gli animali potessero invadere la proprietà altrui. La condanna diventa quindi definitiva, con l'obbligo per l'allevatore di pagare le spese processuali e una multa.
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Pascolo Abusivo: Condanna Certa, Ricorso Inutile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di pascolo abusivo, come previsto dall'art. 636 del codice penale. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo una diversa ricostruzione dei fatti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. Poiché il ricorso era manifestamente infondato e mirava solo a una nuova valutazione dei fatti, è stato respinto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Pascolo abusivo: condannato anche chi abbandona gli animali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per pascolo abusivo a carico di un proprietario di animali. I suoi animali entravano ripetutamente nel fondo del vicino, danneggiando colture e recinzioni. L'imputato sosteneva di non aver agito con intenzione. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: per il reato di pascolo abusivo non serve un'azione diretta. Basta anche solo abbandonare gli animali senza custodia, con la consapevolezza che entreranno nel terreno altrui guidati dall'istinto. Questa accettazione del rischio (dolo eventuale) è sufficiente per la condanna. L'esito è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento di una sanzione.
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Pascolo abusivo: prova della condotta concorsuale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di pascolo abusivo in concorso. La decisione è stata motivata dalla mancanza di chiarezza e precisione nella ricostruzione della responsabilità dell'imputato. La Corte ha evidenziato come la motivazione della sentenza impugnata oscillasse tra una condotta attiva (introduzione degli animali nel fondo altrui) e una omissiva (mancata vigilanza), senza fornire prove concrete per nessuna delle due ipotesi, rendendo così la condanna illegittima.
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Pascolo abusivo: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per pascolo abusivo. I ricorrenti cercavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti, sostenendo la mancanza di dolo specifico e il travisamento delle prove. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera riproposizione di questioni già adeguatamente decise nei gradi di merito, ribadendo che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul fatto. Anche l'eccezione di prescrizione è stata respinta a causa della recidiva degli imputati.
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