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Art. 636 Codice Penale

66 provvedimenti

Violenza privata o farsi giustizia? La Cassazione chiarisce i limiti
Due individui sono stati condannati per violenza privata e altri reati. Hanno presentato ricorso, sostenendo che il reato dovesse essere derubricato a esercizio arbitrario delle proprie ragioni e contestando il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che la violenza privata si distingue dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni per l'intento: nel secondo, l'agente mira a far valere un diritto, anche se infondato, e la violenza non è una reazione immediata a una turbativa del possesso. La Corte ha confermato la condanna e le spese.
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Pascolo Abusivo: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la sua condanna per pascolo abusivo, confermata dal Tribunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Le sue contestazioni erano generiche e non affrontavano le motivazioni della sentenza precedente. Inoltre, le sue argomentazioni erano infondate e contrastavano con la legge e la giurisprudenza consolidata. Per questo, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Abbandono di animali e danni: la Cassazione conferma la condanna
Due persone, un amministratore e un socio di un'azienda, sono state condannate per aver ripetutamente lasciato bovini liberi di pascolare su terreni altrui, causando "Abbandono di animali e danni" a coltivazioni e muretti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il reato si configura anche con dolo eventuale, cioè quando si accetta il rischio che gli animali causino danni. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Inammissibile: Negate le Circostanze Attenuanti Generiche
Un individuo è stato condannato per vari reati e ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello. Egli contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione precedente. Essi hanno ritenuto che la condotta dell'imputato, l'intensità del suo dolo (intenzione di commettere il reato) e i suoi numerosi precedenti penali giustificassero il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione del giudice di pace: limiti e rigetto
La Parte Civile ha impugnato la sentenza di appello che confermava l'assoluzione degli Imputati dal reato di pascolo abusivo per carenza di dolo specifico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione del giudice di pace presentato dal danneggiato. I giudici hanno chiarito che, per i procedimenti relativi a reati di competenza del Giudice di Pace, la legge vieta di contestare i vizi di motivazione o di richiedere una rivalutazione delle prove. Questa limitazione si applica a tutte le parti del processo, inclusa la parte civile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento: La Cassazione chiarisce la Competenza del Giudice di Pace
Un Lavoratore è stato condannato per il danneggiamento di un campo seminato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che il reato rientrasse nella `Competenza del Giudice di Pace` e non del Tribunale ordinario. La Cassazione ha accolto questo punto. Ha stabilito che il reato di danneggiamento, anche aggravato, è di `Competenza del Giudice di Pace` secondo la legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato le sentenze precedenti e ha rimandato gli atti al Pubblico Ministero per un nuovo processo davanti al giudice competente.
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Pascolo Abusivo: La Proprietà non Basta per la Condanna Penale
Un Proprietario di animali è stato condannato per **pascolo abusivo** dopo che i suoi vitelli sono stati trovati su un terreno altrui. La sua difesa ha sostenuto che non era presente e che altri si occupavano degli animali, mettendo in discussione la sua responsabilità penale basata sulla mera proprietà. Ha anche contestato la mancata valutazione di un'offerta risarcitoria. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la sola proprietà non basta per il reato di **pascolo abusivo**, che richiede dolo (intenzione), non solo negligenza (culpa in vigilando). Inoltre, la Corte ha rilevato la mancata valutazione dell'offerta di risarcimento. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Pascolo abusivo: la Cassazione conferma condanna e spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per **pascolo abusivo**. Il ricorrente chiedeva una nuova valutazione dei fatti, ma la Cassazione non riesamina il merito delle prove. La sentenza ha confermato la logica e la coerenza della decisione del Giudice di Pace, che aveva accertato il dolo specifico dell'imputato. La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva e Pena: Quando la Cassazione corregge l’errore giudiziario
Un Lavoratore è stato condannato dal Giudice di Pace per violenza privata con una multa di 500 euro. Ha presentato ricorso contestando l'assenza dell'elemento soggettivo e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili le doglianze sui fatti e sulla motivazione, ma ha accolto il motivo relativo all'erronea applicazione della recidiva e pena. Nel capo di imputazione era contestata solo la recidiva specifica, mentre il Giudice di Pace aveva applicato quella reiterata. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente alla pena, rideterminandola a 450 euro di multa.
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Invasione di terreni: Cassazione annulla la condanna
Due persone erano state condannate per l'ipotizzata invasione di terreni e pascolo abusivo ai danni di un'associazione religiosa. I giudici di merito avevano fondato la condanna sulle dichiarazioni di un testimone rese durante le indagini, le quali però non erano state chiaramente confermate durante il dibattimento in aula. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi della difesa, rilevando un evidente travisamento della prova e una motivazione illogica riguardante sia il valore delle testimonianze sia la presunta responsabilità del secondo imputato. Per tali ragioni, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna, ordinando un nuovo processo di appello per riesaminare accuratamente le prove.
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Pascolo abusivo: gregge sul fondo altrui e ricorso respinto
L'Allevatore è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di pascolo abusivo, avendo condotto il proprio gregge a pascolare su un terreno altrui senza autorizzazione. Contro la sentenza d'appello, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'insussistenza del reato e l'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'Allevatore aveva il pieno controllo degli animali e la consapevolezza dell'assenza di permesso. Inoltre, i motivi d'impugnazione si limitavano a ripetere le argomentazioni già respinte in appello, richiedendo una non consentita rilettura dei fatti. Di conseguenza, l'Allevatore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Remissione di querela: condanna annullata ma spese a carico
Un allevatore viene condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di pascolo abusivo commesso su terreni altrui. L'imputato propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando l'utilizzabilità delle prove e la liquidazione dei danni alla parte civile. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa presenta formale remissione di querela, puntualmente accettata dall'imputato. La Corte di Cassazione accoglie l'accordo tra le parti e dichiara l'estinzione del reato. La remissione di querela prevale sulle possibili cause di inammissibilità del ricorso, azzerando le sanzioni penali inflitte nei gradi precedenti. Tuttavia, non essendoci un patto diverso tra le parti, la Corte pone a carico dell'imputato le spese del processo penale.
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Pascolo abusivo: è delitto e non contravvenzione, no oblazione
Due allevatori sono stati accusati del reato di pascolo abusivo per aver introdotto bestiame su terreni altrui. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per la presenza dell'oblazione, valutando l'illecito come una semplice contravvenzione. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione denunciando un errore di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarito che l'ipotesi di pascolo abusivo prevista dall'articolo 636 secondo comma del codice penale costituisce un delitto e non una contravvenzione. Di conseguenza, l'oblazione non si applica mai a questo tipo di reato. La Cassazione ha annullato la sentenza e trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo.
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Pascolo abusivo: il gregge scappa ma la condanna resta
Due allevatori, padre e figlio, sono stati condannati per il reato di pascolo abusivo (art. 636 c.p.) dopo che il loro gregge di pecore e capre è stato trovato a pascolare nel terreno della vicina. La difesa sosteneva che gli animali fossero sfuggiti per semplice disattenzione e contestava un errore formale nella data della prima citazione in giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di notifica era stato sanato con un secondo atto corretto. Inoltre, per la configurazione del reato, non serve l'introduzione attiva degli animali: basta lasciarli liberi senza custodia, accettando il rischio che entrino nel fondo altrui attirati dall'istinto. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria e il risarcimento alla proprietaria del terreno.
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Pascolo abusivo in riserva naturale: condanna definitiva
Tre allevatori sono stati condannati per aver introdotto e abbandonato il proprio bestiame all'interno di un'area protetta comunale, causando il danneggiamento della flora locale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa, confermando la responsabilità penale degli imputati. I giudici hanno chiarito che un piccolo intervento chirurgico non costituisce un legittimo impedimento assoluto per l'udienza. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali degli imputati e delle precedenti diffide ricevute. Questa sentenza ribadisce la gravità del pascolo abusivo in riserva naturale e l'importanza di tutelare le aree protette da condotte illecite ripetute nel tempo.
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Pascolo abusivo: pascolano sul fondo altrui e pagano tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due allevatori condannati per il reato di pascolo abusivo. I giudici di merito avevano accertato l'introduzione non autorizzata del bestiame sul terreno della persona offesa. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna, ribadendo che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti già accertati. Inoltre, la Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche, poiché mancavano elementi di meritevolezza. Con questa decisione, i ricorrenti perdono definitivamente la causa e devono pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Pascolo abusivo: condanna penale anche per un solo bovino
Il proprietario di un bovino è stato condannato per il reato di pascolo abusivo per aver introdotto l'animale nel terreno di un'altra persona senza autorizzazione. La difesa sosteneva l'esistenza di un vecchio contratto d'affitto e l'assenza di dolo, trattandosi di un solo animale sfuggito al controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche la presenza di un solo bovino configura il reato e che il dolo eventuale sussiste quando il proprietario accetta il rischio che l'animale, lasciato libero, invada la proprietà altrui. Di conseguenza, il proprietario è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pascolo abusivo: la foto dell’orecchio incastra l’allevatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un allevatore condannato per il reato di pascolo abusivo. I proprietari del terreno avevano fotografato i bovini che pascolavano abusivamente sulla loro proprietà, rilevando le ultime cifre dei codici identificativi presenti sulle orecchie degli animali. Gli inquirenti hanno poi ricostruito l'intero codice alfanumerico, riconducendo il bestiame all'allevatore. La difesa contestava l'identificazione degli animali, richiedendo una nuova valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in Cassazione, confermando la condanna dell'allevatore al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: condannato il vicino
Un allevatore è stato condannato per i reati di furto aggravato, pascolo abusivo ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'uomo aveva rimosso i paletti di recinzione posizionati dai vicini sul loro terreno, riutilizzandoli per recintare la propria area, e vi aveva introdotto i propri animali a pascolare. La difesa sosteneva che l'imputato possedesse quel terreno da oltre vent'anni e che fosse in corso una causa civile per usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che farsi giustizia da soli rimuovendo le recinzioni altrui integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, mentre l'appropriazione dei paletti configura il furto. L'imputato dovrà pagare le spese processuali, una sanzione alla Cassa delle ammende e rifondere le spese legali alla parte civile.
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Pascolo abusivo: l’allevatore perde il ricorso contro l’azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Proprietario degli Animali, condannato per il reato di pascolo abusivo (art. 636 c.p.) per aver introdotto bestiame nel terreno di un'azienda agricola. La difesa aveva contestato vizi di notifica e l'invalidità della querela presentata dall'amministratore della società proprietaria del fondo. I giudici hanno chiarito che la nullità della notifica è stata sanata per mancata opposizione tempestiva e che la querela è valida con la sola indicazione della qualifica di amministratore. Inoltre, per i reati di competenza del Giudice di Pace non è ammesso il ricorso per vizio di motivazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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