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Art. 636 Codice Penale

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66 provvedimenti

Pascolo abusivo: la fuga degli animali non evita la condanna
Due allevatori, padre e figlio, sono stati condannati per il reato di pascolo abusivo per aver lasciato incustodito il proprio gregge di pecore e capre, che è penetrato nel terreno confinante di una vicina, danneggiandolo. La difesa sosteneva che gli animali fossero sfuggiti accidentalmente per una semplice disattenzione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il reato si configura non solo con l'introduzione diretta del bestiame, ma anche con il semplice abbandono degli animali senza custodia, quando si è consapevoli che l'istinto li spingerà a invadere i fondi altrui (configurando il dolo eventuale). I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Introduzione abusiva di animali: condanna e multa al proprietario
Il Proprietario del Bestiame è stato condannato per l'introduzione abusiva di animali nel terreno del vicino e per minacce. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, sostenendo l'avvenuta depenalizzazione dei reati e la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione valuta solo la legittimità della decisione e non può riesaminare i fatti. Inoltre, i reati contestati non rientrano tra quelli depenalizzati dal decreto legislativo del 2016 e i termini di prescrizione non sono ancora scaduti. Di conseguenza, la condanna è definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pascolo abusivo: condanna annullata per querela incerta
Un allevatore viene condannato per il reato di pascolo abusivo continuato. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando l'incertezza sulle date dei singoli episodi e la conseguente impossibilità di verificare la tempestività della querela, elemento essenziale per la procedibilità dell'azione penale. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando una grave lacuna nella motivazione della sentenza del Giudice di Pace. I giudici non hanno infatti verificato la corrispondenza tra le querele presentate dalla persona offesa e gli specifici fatti contestati nel capo d'imputazione. Per questo motivo, la Cassazione annulla la condanna e rinvia gli atti al Giudice di Pace per un nuovo esame, imponendo una verifica rigorosa sulla sussistenza della querela per ciascun episodio.
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Estorsione: Ricorso Penale Inammissibile per Reiterazione Doglianze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un'Imputata, condannata per estorsione. L'Imputata aveva impugnato la sentenza di condanna, ma i suoi motivi di ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già esaminate e respinte nei gradi precedenti di giudizio. La Corte ha confermato la responsabilità dell'Imputata, basandosi sulle dichiarazioni della persona offesa e di altri testimoni. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e a rimborsare le spese legali alla Parte Civile.
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Pascolo Abusivo: Condannati ma Salvi per Remissione di Querela
Due persone, precedentemente condannate per il reato di pascolo abusivo, hanno ottenuto l'annullamento della sentenza. La svolta è avvenuta grazie alla remissione di querela da parte della persona offesa. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà della vittima di non proseguire con l'azione penale e dell'accettazione da parte degli imputati. Di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del reato, annullando la condanna senza bisogno di un nuovo processo. Gli imputati sono stati condannati solo al pagamento delle spese processuali, chiudendo definitivamente la vicenda.
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Pascolo abusivo: condanna definitiva per bestiame su fondo altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone responsabili del reato di pascolo abusivo. I loro bovini erano stati trovati a pascolare sul terreno di un'altra persona. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo che il reato fosse prescritto e che le prove a loro carico fossero insufficienti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione delle prove, come i verbali di accertamento e le testimonianze, spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e una multa.
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Pascolo abusivo: condannato anche chi non custodisce il gregge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un allevatore per il reato di pascolo abusivo. Il suo gregge aveva ripetutamente invaso e danneggiato il fondo di un vicino. La Corte ha stabilito un principio importante: per commettere questo reato non è necessario condurre attivamente gli animali sul terreno altrui. È sufficiente anche lasciarli senza adeguata custodia, con la consapevolezza che, spinti dall'istinto, possano invadere le proprietà vicine. Questa condotta, definita 'dolo eventuale', integra pienamente il reato di pascolo abusivo e comporta l'obbligo di risarcire i danni. L'allevatore ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Prescrizione del Reato: Condanna Annullata ma Danno da Pagare
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due persone condannate per pascolo abusivo. Per uno degli imputati, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna penale perché era trascorso troppo tempo dal fatto. Tuttavia, ha confermato la sua responsabilità civile, lasciando intatto l'obbligo di risarcire il danno. Per l'altra imputata, invece, il ricorso è stato respinto perché la prescrizione non era maturata a causa della sua recidiva e la sua lamentela sulla misura della pena è stata giudicata inammissibile. La sentenza chiarisce che la discrezionalità del giudice nel quantificare la pena non è sindacabile in Cassazione se non è palesemente illogica.
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Pascolo abusivo: condanna definitiva per le mucche nel fondo altrui
Un allevatore viene condannato per il reato di pascolo abusivo a causa della ripetuta invasione delle sue mucche nel terreno del vicino. L'allevatore presenta ricorso in Cassazione, ma la Corte lo dichiara inammissibile. I giudici sottolineano che la condotta abituale degli animali e l'inadeguatezza della recinzione dimostrano il 'dolo eventuale', ovvero la piena accettazione del rischio che gli animali potessero invadere la proprietà altrui. La condanna diventa quindi definitiva, con l'obbligo per l'allevatore di pagare le spese processuali e una multa.
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Errore dell’avvocato: ricorso inammissibile e multa da 3000€
Un uomo, condannato in primo grado a una multa per aver introdotto animali nel fondo altrui, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile senza nemmeno esaminare il caso nel merito. Il motivo è stato un vizio di forma fatale: l'atto era stato firmato da un legale non abilitato a patrocinare davanti alle giurisdizioni superiori. Questa vicenda evidenzia il principio del ricorso inammissibile per avvocato non cassazionista. Di conseguenza, la condanna originaria è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore sanzione di 3.000 euro.
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Pascolo Abusivo: Condanna Certa, Ricorso Inutile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di pascolo abusivo, come previsto dall'art. 636 del codice penale. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo una diversa ricostruzione dei fatti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. Poiché il ricorso era manifestamente infondato e mirava solo a una nuova valutazione dei fatti, è stato respinto. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Pascolo abusivo: condannato anche chi abbandona gli animali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per pascolo abusivo a carico di un proprietario di animali. I suoi animali entravano ripetutamente nel fondo del vicino, danneggiando colture e recinzioni. L'imputato sosteneva di non aver agito con intenzione. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: per il reato di pascolo abusivo non serve un'azione diretta. Basta anche solo abbandonare gli animali senza custodia, con la consapevolezza che entreranno nel terreno altrui guidati dall'istinto. Questa accettazione del rischio (dolo eventuale) è sufficiente per la condanna. L'esito è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento di una sanzione.
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Sequestro preventivo: pascolo abusivo e limiti ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un gregge di novanta pecore coinvolto nel reato di pascolo abusivo su terreni altrui. Il ricorrente ha tentato di inquadrare la vicenda come una mera disputa civilistica, producendo tardivamente una dichiarazione sostitutiva non esaminata nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile introdurre nuove prove documentali né contestare la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito, a meno di vizi motivazionali radicali. Il sequestro preventivo rimane dunque operativo per evitare la protrazione del danno al fondo occupato.
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Prescrizione del reato e calcolo della recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di pascolo abusivo, rigettando l'eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa. Nonostante il fatto risalisse al 2013, la presenza della recidiva specifica e reiterata ha esteso il termine massimo della prescrizione del reato a dieci anni. Poiché tale termine non era ancora decorso al momento della decisione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Illegalità della pena: limiti edittali e ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un imputato condannato per il reato di introduzione di animali nel fondo altrui, rilevando una palese illegalità della pena. Il giudice di merito aveva infatti inflitto una multa di 200 euro, partendo da una pena base di 300 euro, nonostante il massimo edittale previsto dall'art. 636 c.p. fosse di soli 103 euro. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, ma ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della sanzione, disponendo un nuovo giudizio per la corretta rideterminazione della stessa.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
Un imputato ricorre in Cassazione contestando la propria condanna e proponendo una diversa lettura delle prove. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici di merito. La decisione sottolinea i precisi limiti del giudizio di legittimità, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione inammissibile per motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso in Cassazione inammissibile poiché i motivi presentati dall'imputato erano generici, meramente riproduttivi di censure già respinte e miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito esclusivo del giudice di merito. La decisione sottolinea che l'appello in sede di legittimità deve contenere una critica argomentata della sentenza impugnata, non un semplice dissenso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omicidio colposo: custodia di cani e responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo a carico di un allevatore, i cui cani da guardia, lasciati incustoditi, hanno causato la morte di una donna. La sentenza stabilisce che la gravità del fatto e l'elevata negligenza giustificano il diniego delle attenuanti generiche. Viene inoltre respinto il ricorso della madre, co-imputata per invasione di terreni, ritenendo provato il suo potere di fatto sull'immobile.
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Appello Giudice di Pace: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato dal Giudice di Pace a una pena pecuniaria. La Corte chiarisce che contro tali sentenze l'unico rimedio è il ricorso per Cassazione e non l'appello. Vengono inoltre respinte le censure sulla validità della querela, affermando che anche il detentore del bene è legittimato a presentarla. Questo caso evidenzia l'importanza della corretta scelta del mezzo di impugnazione nelle sentenze del Giudice di Pace.
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Truffa aggravata: la Cassazione chiarisce la pena
Un imprenditore agricolo è stato condannato per truffa aggravata ai danni dell'Unione Europea per aver ottenuto fondi tramite documentazione falsa. La Corte di Cassazione ha confermato la sua colpevolezza, distinguendo il reato dalla più lieve indebita percezione. Tuttavia, ha annullato la sentenza riguardo la pena, specificando che la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) non è un reato autonomo ma una circostanza aggravante, imponendo così un ricalcolo della sanzione.
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