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Particolare Tenuità Del Fatto (Art. 131-Bis C.P.)

145 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Causa di non punibilità che si applica quando il reato commesso è molto lieve, ha causato un danno minimo e il comportamento del colpevole è stato occasionale. Se il giudice la riconosce, il processo si chiude senza una condanna.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità Ricorso Penale: Capienza Locale e Limiti della Cassazione
Il gestore di un locale pubblico è stato condannato per aver superato la capienza massima consentita, violando le prescrizioni di sicurezza. Ha presentato un ricorso per cassazione contestando la prova del fatto e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le contestazioni sulla prova meramente ripetitive e la richiesta di tenuità del fatto nuova e non documentata. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Violazione della misura di prevenzione: condanna e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di violazione della misura di prevenzione a cui era sottoposto. Il ricorrente contestava la sussistenza del dolo, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La pericolosità sociale del soggetto esclude automaticamente la tenuità dell'offesa, mentre la concessione delle attenuanti richiede specifici elementi positivi di merito e non la semplice assenza di precedenti. Il trasgressore perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omesso Versamento IVA: Concordato Preventivo non Scudo Penale
Un legale rappresentante ha omesso il versamento dell'IVA per oltre 250.000 euro. La società aveva poi avviato una procedura di concordato preventivo, successivamente dichiarata inammissibile. La difesa ha sostenuto che il concordato dovesse escludere la responsabilità per l'omesso versamento IVA o, in alternativa, che il fatto fosse di particolare tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la mera presentazione della domanda di concordato preventivo non impedisce il pagamento dei debiti tributari scaduti dopo tale presentazione, e che la particolare tenuità del fatto non si applica data la gravità complessiva della condotta.
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Falso nome ma documento vero: vale la particolare tenuità del fatto
Durante un controllo dei Carabinieri, un uomo ha fornito a voce generalità false. Subito dopo, lo stesso soggetto ha esibito spontaneamente il proprio documento d'identità valido agli agenti, permettendo l'immediata identificazione sul posto. Il Tribunale ha riqualificato il reato e ha assolto l'imputato applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Procura ha impugnato l'assoluzione sostenendo che i precedenti penali dell'uomo impedissero tale beneficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che i precedenti per reati patrimoniali e un unico episodio remoto non dimostrano un comportamento abituale, confermando l'esiguità del danno e la piena legittimità dell'assoluzione.
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Minaccia a pubblico ufficiale: carcere e sanzioni confermate
Un detenuto ha rivolto frasi intimidatorie e ingiuriose contro un agente penitenziario per costringerlo ad aprire una cella fuori orario, davanti ad altri reclusi. I giudici hanno condannato l'uomo per i reati di oltraggio e minaccia a pubblico ufficiale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'effettiva serietà delle intimidazioni, la presenza di testimoni e invocando la particolare tenuità del fatto oltre alle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena validità della condanna e hanno inflitto all'uomo una sanzione di tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop alla lieve entità per la fuga in auto
Un uomo sottoposto a restrizione della libertà personale si allontana dal domicilio alla guida di un veicolo, percorrendo diversi chilometri senza fornire alcuna giustificazione. Accusato del reato di evasione, l'imputato contesta la regolarità della notifica del processo d'appello e richiede l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la piena validità della notifica ritualmente ritirata presso la casa comunale. Inoltre, la Suprema Corte stabilisce che la fuga per svariati chilometri in automobile impedisce di qualificare l'episodio come lieve, confermando la condanna e imponendo il versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: Quando la Truffa non ammette appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso in Cassazione inammissibile presentato da un Condannato per truffa. Il Condannato aveva impugnato la condanna, confermata in appello, lamentando la mancanza di prove decisive e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha ritenuto le doglianze generiche e non specifiche, rilevando che la condanna si basava su elementi probatori chiari, come l'intestazione di una scheda telefonica. Il ricorso non rispettava i requisiti di specificità. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione di domicilio: quando un luogo abbandonato non lo è per la legge
Due individui sono stati condannati per violazione di domicilio dopo essere entrati nei locali di una legatoria. Essi sostenevano che il fatto fosse di lieve entità, credendo il luogo abbandonato, e che avessero mostrato collaborazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili. Ha confermato che la violazione di domicilio non era un fatto di particolare tenuità, data l'insidiosità della condotta e i numerosi precedenti penali degli imputati. Inoltre, il motivo sulla quantificazione della pena è stato ritenuto inammissibile perché non era stato specificamente sollevato in appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile in Cassazione: quando la difesa non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in Cassazione presentato da un individuo contro una sentenza della Corte d'Appello di Brescia. L'individuo contestava la mancata applicazione dello stato di necessità e dell'articolo 131-bis del codice penale (particolare tenuità del fatto). La Suprema Corte ha ritenuto i motivi del ricorso troppo generici e ha confermato che la Corte d'Appello aveva già fornito una motivazione adeguata. Di conseguenza, l'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Falsa dichiarazione in SCIA: la Cassazione ordina nuova valutazione sulla Particolare Tenuità del Fatto
Un gestore di un'attività commerciale è stato condannato per aver dichiarato il falso in una SCIA, attestando l'assenza di impianti acustici superiori a 50 watt. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, negando l'applicazione della **particolare tenuità del fatto** (art. 131-bis c.p.) a causa di presunti precedenti penali. Il gestore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p., rinviando il caso per una nuova valutazione. Ha richiesto di verificare se i precedenti penali fossero effettivamente "reati della stessa indole" per escludere la non punibilità, rigettando gli altri motivi di ricorso.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge le scuse generiche
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di evasione. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto per escludere la colpevolezza. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente l'impugnazione. La Suprema Corte ha ritenuto le doglianze generiche, meramente riproduttive delle questioni già affrontate nei gradi precedenti e orientate a chiedere un inammissibile riesame dei fatti. L'Imputato perde la causa, subisce la conferma definitiva della pena e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Patteggiamento Inammissibile: Quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Lavoratore, condannato con sentenza di patteggiamento per reati legati alla droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava il mancato accertamento delle condotte e l'omessa valutazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso patteggiamento. Ha stabilito che i motivi sollevati non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non perdona
Un individuo, già condannato per false dichiarazioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato la mancata applicazione della "particolare tenuità del fatto" e la negazione della "sospensione condizionale della pena". La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha stabilito che la questione della tenuità non era stata sollevata in appello e che la valutazione sui precedenti penali per la sospensione era corretta. L'individuo ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Lesioni Personali Stradali: Ricorso Inammissibile per Gravità del Fatto
Un automobilista è stato condannato per lesioni personali stradali gravi, avendo investito un pedone sulle strisce con una prognosi di oltre quaranta giorni. I giudici di merito hanno negato l'applicazione dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando la gravità delle lesioni e le modalità dell'incidente. L'automobilista ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione di tale beneficio e della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la gravità delle lesioni e l'investimento sulle strisce impedivano la particolare tenuità del fatto. Ha inoltre rilevato che la richiesta di sospensione condizionale non era stata adeguatamente motivata nel ricorso. L'automobilista dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Frode assicurativa: condanna confermata per il falso sinistro
Due soggetti organizzano una frode assicurativa ai danni di una compagnia di assicurazioni per ottenere un risarcimento non dovuto. Il conducente di un pullman denuncia un incidente mai avvenuto, sostenendo che della ghiaia caduta da un autocarro ha rotto il parabrezza del proprio veicolo. Il complice fornisce una falsa testimonianza scritta per confermare la dinamica. Il presunto danneggiante smentisce l'accaduto e dimostra l'incompatibilità dei danni fisici riportati dal mezzo. I giudici di merito condannano entrambi gli imputati per tentata truffa all'assicurazione. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili per assenza di vizi logici e nega la particolare tenuità del fatto a causa del piano fraudolento concordato. I ricorrenti subiscono la condanna definitiva e il pagamento delle spese.
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Evasione dal domicilio: Cassazione nega la tenuità del fatto
Un Individuo ha presentato ricorso contro una condanna per il reato di evasione dal domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti erano semplici lamentele sui fatti, già esaminati e respinti dai giudici precedenti. La Cassazione ha ribadito che la non punibilità per tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non si applica quando l'evasione dal domicilio è reiterata e viola le specifiche condizioni imposte. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Particolare tenuità del fatto: negata per mancata identificazione
Un cittadino straniero, in stato di ebbrezza e molesto su un mezzo pubblico, non ha esibito i documenti d'identità richiesti dalla polizia. Condannato per questa `contravvenzione`, ha fatto ricorso chiedendo l'applicazione della `particolare tenuità del fatto` e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che la mancata identificazione, soprattutto se legata a un comportamento illecito più ampio, non permette di considerare il fatto di lieve entità. La condotta ha mostrato una marcata intenzione di ostacolare le forze dell'ordine, impedendo l'applicazione dei benefici richiesti.
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Reato di evasione: sosta alla posta fatale per l’imputato
Un uomo sottoposto a misura cautelare aveva ricevuto l'autorizzazione per recarsi al Tribunale e apporre la firma di controllo. Dopo l'adempimento, il soggetto si è recato presso un ufficio postale senza alcun permesso, trattenendosi per oltre venti minuti e tentando di uscire alla vista delle forze dell'ordine. I giudici di merito hanno escluso la particolare tenuità del fatto, condannandolo per il reato di evasione a causa della piena consapevolezza della trasgressione e dei numerosi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Guida senza patente sotto sorveglianza: esclusa la tenuità del fatto
Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale, guidava senza patente. Condannato per violazione del codice della strada, ha chiesto l'esclusione punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che la condotta abituale e la noncuranza degli obblighi impediscono l'applicazione dell'art. 131 bis c.p. La Corte ha equiparato le violazioni della sorveglianza speciale e del Daspo, ritenendole indice di pericolosità sociale e di disvalore del fatto, escludendo la minima offensività. Il Lavoratore è stato condannato alle spese.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Farmacia non è reato
Un individuo, sottoposto agli arresti domiciliari, aveva l'autorizzazione a recarsi al SERT in un orario specifico. Durante questo lasso di tempo, è stato trovato in una farmacia, scostandosi dal percorso più breve. La Corte d'Appello lo aveva assolto per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha invece annullato la sentenza, stabilendo che la sua condotta non costituisce il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Questo perché un lieve scostamento dal percorso autorizzato, se rientra in un margine di tollerabile libertà di movimento e non impedisce il controllo, non configura il delitto.
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