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Particolare Tenuità Del Fatto (Art. 131-Bis C.P.)

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145 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di evasione: arresti violati per il bar e ricorso respinto
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione ed è stato sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno di un chiosco-bar, a seguito di una segnalazione anonima. I giudici di merito hanno confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa delle modalità della condotta e dell'incertezza sulla reale durata dell'allontanamento. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, contestando la sussistenza della volontà colpevole e riproponendo questioni di fatto già respinte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il divieto di riesaminare il merito delle prove in sede di legittimità e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione reato edilizio: L’abuso grave non è mai un fatto lieve
Una persona è stata condannata per reati edilizi dai tribunali inferiori. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'errato calcolo della **prescrizione reato edilizio** a causa di una sospensione legata al COVID-19 e la mancata applicazione della non punibilità per "particolare tenuità del fatto". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, anche senza la sospensione contestata, il termine di prescrizione sarebbe scaduto dopo la sentenza d'appello, rendendo la condanna tempestiva. Inoltre, ha confermato il diniego della "particolare tenuità del fatto", data la gravità e la natura fraudolenta dell'abuso edilizio, realizzato per raddoppiare il volume dell'edificio con una SCIA ingannevole.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzione economica
L'Imputato propone ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la penale responsabilità e richiedere l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La decisione sottolinea come i motivi presentati dalla difesa siano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con le motivazioni della sentenza emessa dal giudice di appello. La difesa richiedeva infatti una non consentita rivalutazione delle prove nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato soccombe e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto e appello: prosciolti ma condannati
Il Tribunale dichiarava un Direttore Responsabile non punibile per diffamazione per particolare tenuità del fatto, condannandolo tuttavia al risarcimento civile e a una provvisionale di dodicimila euro verso la persona offesa. L'imputato proponeva appello per contestare la colpa e il risarcimento, ma la legge processuale vieta l'appello contro i proscioglimenti per reati a pena alternativa. Le Sezioni Unite hanno chiarito il nodo su particolare tenuità del fatto e appello: la norma letterale impone il solo ricorso per Cassazione, ma genera una grave disparità rispetto alla parte civile, la quale può appellare liberamente nel merito. I giudici supremi hanno quindi sospeso il processo e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per violazione del diritto di difesa e della parità delle armi.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: sanzione e verdetto
L'Imputata ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e contestando l'entità della sanzione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La richiesta inerente alla particolare tenuità non era stata presentata nel giudizio di secondo grado, mentre le censure sulla pena e sulle attenuanti si limitavano a riprodurre argomenti già motivatamente respinti dai giudici di merito. In base all'articolo 616 del codice di procedura penale, la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Macellazione clandestina nel bosco: confermata la condanna penale
Due imputati sono stati sorpresi dalle autorità mentre macellavano un montone all'interno di un boschetto, senza alcuna autorizzazione sanitaria. I giudici di merito hanno condannato entrambi per violazione delle norme igienico-sanitarie sulla lavorazione delle carni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi difensivi. I giudici hanno chiarito che la legge vieta espressamente la macellazione clandestina e impone strutture idonee e controlli veterinari preventivi per tutti i capi di bestiame. La mancata conoscenza della legge penale non giustifica l'illecito, poiché sussiste un preciso dovere di informazione a tutela della salute pubblica.
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Reato di evasione: ricorso generico e sanzione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato in appello per il reato di evasione. L'individuo ha proposto ricorso lamentando l'errata valutazione delle prove, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione, ritenendo i motivi proposti del tutto generici e meramente riproduttivi delle tesi già disattese nei gradi di merito. Il ricorso non ha formulato specifiche obiezioni contro la motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha dunque dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna definitiva per il reato di evasione e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per il delitto di evasione, il quale ha presentato ricorso richiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorrente ha contestato la decisione dei giudici di merito senza però affrontare in modo specifico le argomentazioni della sentenza di condanna. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: le censure formulate si sono limitate a riprodurre le medesime lamentele già ampiamente respinte in secondo grado e sono risultate generiche. L'imputato ha perso definitivamente il giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese legali del processo, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la pena
L'Imputato ha presentato ricorso davanti ai giudici di legittimità contestando la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento dello stato di necessità, il diniego della particolare tenuità del fatto e l'eccessività della sanzione applicata. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi proposti erano generici e si limitavano a riprodurre le medesime censure già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza un'effettiva critica alle argomentazioni dei giudici di merito. Il Collegio ha inoltre accertato che la pena inflitta risultava ampiamente inferiore alla media edittale. L'esito finale ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, con la conseguente condanna dell'imputato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Caccia abusiva per salvare arnie: condanna penale confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per esercizio abusivo della caccia. L'imputato aveva posizionato e costantemente riattivato congegni per la cattura indiscriminata di fauna selvatica, nonostante gli interventi di disattivazione eseguiti dalle autorità forestali. La difesa sosteneva che le trappole servissero esclusivamente a difendere le arnie dagli attacchi dei cinghiali, invocando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto questa tesi, evidenziando che i frequenti passaggi sul posto e la sistematica riattivazione dei congegni dimostravano un disegno illecito continuato e non un episodio isolato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Telefoni cellulari in carcere: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso de L'Imputato, condannato nei gradi di merito per il reato di introduzione o possesso illecito di strumenti di comunicazione all'interno di un istituto penitenziario. La difesa ha contestato la configurabilità del reato e ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'imputazione relativa a telefoni cellulari in carcere era pienamente fondata e correttamente motivata dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha respinto la richiesta di assoluzione per tenuità del fatto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Ordine di demolizione illegittimo se il reato è di lieve entità
Due cittadini hanno realizzato un manufatto edilizio abusivo in un'area sottoposta a vincoli paesaggistici e sismici. La Corte di Appello ha riconosciuto la particolare tenuità del fatto e ha prosciolto gli imputati dal reato edilizio. Tuttavia, i giudici hanno confermato sia il risarcimento dei danni a favore del Comune sia l'ordine di demolizione della costruzione. Uno dei soggetti ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso: il giudice penale non può disporre l'ordine di demolizione in caso di proscioglimento, poiché tale misura presuppone una formale sentenza di condanna. Il potere sanzionatorio demolitorio resta attribuito esclusivamente all'autorità amministrativa comunale. La Cassazione ha invece confermato la condanna al risarcimento civile verso il Comune.
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Spiaggia recintata: condanna per occupazione abusiva del demanio
Un gestore balneare ha annesso 159 metri quadrati di spiaggia pubblica alla propria struttura privata, installando recinzioni, gazebo e tappeti elastici per impedire la sosta indiscriminata di terzi. L'imprenditore ha impugnato la condanna per occupazione abusiva del demanio marittimo, contestando i rilievi satellitari e invocando la particolare tenuità del fatto e la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la piena attendibilità delle misurazioni GPS dell'Agenzia del Demanio rispetto alle perizie di parte. Il reato ha natura permanente e cessa solo con la pronuncia giudiziale di primo grado. Il titolare perde la causa e subisce la condanna al versamento delle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale tra violenza e finto risarcimento
Un detenuto ha aggredito gli agenti penitenziari con un bastone di legno dopo aver appreso dell'arresto della madre durante i controlli per il colloquio. L'uomo ha minacciato vendette future e ha insultato un ispettore. I giudici di merito lo hanno condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio e danneggiamento. La difesa ha presentato ricorso lamentando l'assenza di violenza, la mancata estinzione del reato per condotte riparatorie e il diniego della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il risarcimento del danno non era spontaneo ma frutto di trattenute forzate sui compensi carcerari. I numerosi precedenti penali e la gravità della condotta hanno confermato la piena sussistenza della responsabilità penale.
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Cellulare in carcere: la Cassazione nega la particolare tenuità
Un detenuto all'interno di una casa circondariale nascondeva un microfono telefonico di dimensioni minime per eludere i controlli dell'istituto penitenziario. Condannato per il reato previsto dall'articolo 391-ter del codice penale per l'illecita introduzione del dispositivo, l'uomo ha proposto ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e l'esclusione della recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che il possesso di un cellulare in carcere studiato appositamente per sfuggire ai controlli costituisce una condotta grave. La commissione di un reato durante la detenzione comprova inoltre una spiccata pericolosità criminale e giustifica l'applicazione della recidiva, confermando la condanna con spese di giudizio e sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: confermata la condanna senza scriminanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la mancata applicazione dello stato di necessità, del reato impossibile, della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi miravano a una rivalutazione dei fatti già motivati dalla Corte di Appello. Il protrarsi dell'allontanamento e la presenza di precedenti penali specifici hanno confermato l'abitualità della condotta, escludendo ogni beneficio e determinando la condanna al pagamento delle spese e dell'ammenda.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: offese continue e no a tenuità
L'imputata ha provocato un incidente stradale e ha offeso ripetutamente tre agenti di polizia durante i controlli sulla pubblica via, davanti a testimoni. Condannata per oltraggio a pubblico ufficiale, la persona ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La difesa ha sostenuto che l'incensuratezza, la giovane età e lo stato emotivo giustificassero la non punibilità, essendo già serviti per concedere le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che offese reiterate a più agenti in pubblico escludono la tenuità. L'imputata perde il giudizio e deve pagare le spese oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna e tenuità
Un uomo sottoposto all'obbligo di dimora nel proprio comune è stato sorpreso dalle forze dell'ordine in un comune limitrofo. I giudici di merito lo hanno condannato per la violazione della sorveglianza speciale, respingendo la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei suoi precedenti per furto, rapina, lesioni e droga. La Corte di Cassazione ha confermato che la precedente custodia cautelare non fa decadere la misura di prevenzione, ma ha annullato la condanna con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che i precedenti penali per reati eterogenei non dimostrano un comportamento abituale e non impediscono automaticamente l'applicazione dell'art. 131-bis c.p.
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Misure di prevenzione e inammissibilità del ricorso per Cassazione
La Corte d'Appello confermava la condanna a sei mesi di arresto a carico di un individuo imputato per violazione delle prescrizioni del Codice Antimafia. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione lamentando vizi di motivazione e mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché l'imputato si è limitato a riproporre genericamente argomenti già esaminati e motivati dai giudici di merito. Tale rigetto comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: esclusa la tenuità del fatto
La Conducente è stata condannata a sette mesi di arresto e a una sanzione di 1.500 euro per il reato di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore alla soglia massima e l'aggravante di aver provocato un incidente stradale. L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici di merito avrebbero dovuto applicare la speciale causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esclusione della pena richiede la presenza congiunta di una minima gravità della condotta e dell'assenza di abitualità. Nel caso concreto, la pericolosità e le modalità dell'azione impediscono qualsiasi valutazione di tenuità. La ricorrente perde definitivamente la causa ed è condannata al pagamento delle spese di giudizio e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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