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Ordinanza — Anno 2025

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3082 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ordinanza

Provvedimenti

Possesso di stupefacenti: quando è reato di spaccio?
La Cassazione conferma la condanna per spaccio, respingendo la tesi dell'uso personale. Decisivi per la qualificazione del reato di possesso di stupefacenti la grande quantità di droga (oltre 1500 dosi), la presenza di bilancini e i precedenti penali specifici dell'imputato.
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Inammissibilità ricorso: le conseguenze economiche
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità ricorso presentato da un individuo contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende, come previsto dall'art. 616 c.p.p.
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Regime detentivo speciale: i criteri per la proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime detentivo speciale (art. 41-bis) per un esponente di vertice di un'associazione criminale. La Corte ha stabilito che per la proroga non è necessaria la prova certa dei contatti con l'esterno, ma è sufficiente una ragionevole probabilità, desunta da elementi come il ruolo apicale del detenuto, la continua operatività del clan di appartenenza e il comportamento intramurario del soggetto.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze economiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, sottolineando come la presentazione di un ricorso inammissibile non sia priva di conseguenze economiche.
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Ricorso inammissibile: Cassazione condanna alle spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo contro un'ordinanza del Giudice di Sorveglianza di L'Aquila. A seguito della declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea le conseguenze negative di un ricorso inammissibile.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese e sanzione
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un provvedimento del Tribunale di Napoli. Tale decisione ha comportato la condanna del ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, in applicazione dell'art. 616 del codice di procedura penale.
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Continuazione tra reati: quando viene esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per una condanna per associazione mafiosa e una successiva per traffico di stupefacenti, commessa oltre quindici anni dopo. Secondo la Corte, il notevole lasso di tempo, l'assenza di prove di un unico disegno criminoso e la diversità dei luoghi escludono la configurabilità della continuazione, indicando piuttosto una professionalità e abitualità nel delitto.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese e ammenda
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, in applicazione dell'art. 616 del codice di procedura penale, non sussistendo ipotesi di esonero.
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Gradualità della pena: no a misure senza step
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condannata contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha confermato l'importanza del principio di gradualità della pena, ritenendo che, a fronte di una prognosi di affidabilità non positiva, sia necessaria una fase di sperimentazione esterna tramite permessi premio prima di poter concedere misure alternative più ampie. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Regime carcerario 41-bis: i limiti del ricorso
Un detenuto sottoposto al regime carcerario 41-bis ha presentato ricorso contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza, lamentando violazioni procedurali in merito a sanzioni disciplinari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando le censure generiche e meramente riproduttive di argomenti già esaminati. La Corte ha ribadito la legittimità delle azioni dell'amministrazione penitenziaria, sottolineando che il detenuto deve ottemperare agli ordini ricevuti e che la sua rinuncia a comparire alle udienze disciplinari non può essere imputata a vizi procedurali dell'istituto.
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Ricorso inammissibile: genericità e condanna alle spese
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché le motivazioni erano generiche e non contestavano specificamente la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La ricorrente, a seguito della valutazione del suo caso, è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese processuali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un'ordinanza della Corte d'Appello. Tale decisione comporta l'automatica condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall'articolo 616 del codice di procedura penale.
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Ricorso inammissibile: sospesa la misura di sicurezza
Un individuo, condannato alla pena dell'ergastolo, ha presentato ricorso contro un'ordinanza relativa alla misura di sicurezza della casa di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la misura di sicurezza in questione è attualmente sospesa a tempo indeterminato ('sine die') proprio a causa dell'esecuzione della pena principale. L'assenza di un'effettiva applicazione della misura rende l'impugnazione priva di interesse attuale, con conseguente condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando viene dichiarato tale?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomenti già correttamente respinti in secondo grado, dove era stata esclusa la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche a causa della gravità e abitualità delle condotte. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova: quando è inefficace?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato la cui misura di affidamento in prova al servizio sociale era stata revocata. La Corte ha stabilito che la misura non può avere effetto se l'interessato non sottoscrive il verbale di accettazione delle prescrizioni entro dieci giorni dalla notifica del provvedimento. La firma è un requisito indispensabile per l'inizio della prova, e la sua assenza ne determina l'inefficacia, senza che possano essere addotte giustificazioni generiche.
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Associazione mafiosa: prove e custodia cautelare
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, ritenendo le prove insufficienti. La decisione sottolinea che dichiarazioni di collaboratori datate, condanne pregresse e pochi contatti non dimostrano l'attuale partecipazione al sodalizio criminale, specialmente dopo un lungo periodo di detenzione. La Corte richiede elementi di prova concreti, individualizzati e attuali per giustificare una misura così grave.
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Gravi indizi spaccio: la misura cautelare è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari per un uomo trovato con 10 grammi di cocaina. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di spaccio, basandosi su elementi come la quantità, il luogo del controllo e la divisione in dosi. La sentenza sottolinea che, per le misure cautelari, è sufficiente una qualificata probabilità di colpevolezza, non la prova piena richiesta per la condanna.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello, confermando la valutazione sulla pericolosità sociale dell'imputato. La decisione sottolinea come la motivazione della sentenza di merito fosse immune da censure, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. Il caso evidenzia i criteri rigorosi per l'ammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una decisione di una Corte d'Appello. A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende, poiché le motivazioni addotte non sono state ritenute valide.
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Qualificazione giuridica: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati contro una sentenza del GUP. Il motivo del ricorso era l'erronea qualificazione giuridica del fatto. La Corte ha ribadito che tale motivo è valido solo se l'errore è palesemente eccentrico e immediatamente evidente dalla lettura del capo d'imputazione, escludendo errori valutativi che richiedono un'analisi più approfondita. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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