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Omologazione Del Concordato

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È l'atto con cui il tribunale approva e rende efficace il piano di risanamento di un'azienda in crisi, dopo aver verificato la regolarità della procedura e il raggiungimento delle maggioranze richieste.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Nota Variazione IVA: Curatore legittimato anche dopo il fallimento
Una società, come assuntore di un concordato fallimentare, acquisisce un ingente credito IVA. Per poterlo recuperare, il curatore fallimentare emette la necessaria nota di variazione, ma solo dopo la chiusura formale della procedura. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, sostenendo che il curatore non avesse più poteri. La Corte di Cassazione ha invece sancito la piena legittimazione del curatore alla nota di variazione anche dopo la chiusura. Questo potere, definito 'ultrattivo', è indispensabile per dare completa esecuzione al concordato e trasferire effettivamente il credito all'assuntore. La Corte ha quindi dato ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale a tutela di chi rileva aziende in crisi.
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Concordato: Osservazioni non bastano, reclamo inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla procedura di concordato preventivo, dichiarando l'inammissibilità del reclamo presentato da alcuni creditori. Questi ultimi, pur avendo inviato delle 'osservazioni' scritte contro la loro esclusione dal voto, non si erano costituiti formalmente come 'parti' nel giudizio di omologazione (approvazione) del piano. La sentenza chiarisce che per avere il diritto di impugnare la decisione finale del tribunale, non basta manifestare il proprio dissenso con comunicazioni informali. È necessario compiere l'atto formale di opposizione previsto dalla legge. In sua assenza, si perde il diritto di contestare successivamente il provvedimento, rendendo il reclamo inammissibile.
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TFR cessione d’azienda: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che richiedeva il pagamento del TFR alla società cedente fallita. Nel caso di TFR in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il credito non è immediatamente esigibile dal vecchio datore di lavoro, soprattutto se la vicenda è soggetta alla normativa anteriore al 15 luglio 2022. La Corte ha sottolineato la differenza tra il vecchio e il nuovo regime legale, non applicando retroattivamente la nuova disciplina più favorevole al lavoratore.
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Differimento adunanza per trattative in corso
La Corte di Cassazione ha concesso un differimento adunanza su richiesta congiunta delle parti. La decisione è motivata dalla presenza di trattative in corso, rese possibili dall'omologazione di un concordato relativo alla liquidazione coatta amministrativa di una delle società coinvolte. La Corte ha rinviato la causa per consentire alle parti di raggiungere una soluzione stragiudiziale.
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TFR e cessione d’azienda: quando è esigibile?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il TFR maturato con il vecchio datore di lavoro (poi fallito) non è immediatamente esigibile. La nuova legge sulla crisi d'impresa non si applica retroattivamente. Il caso analizza proprio il principio del TFR e cessione d'azienda.
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