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Art. 105 L. Fall.

15 provvedimenti

TFR e cessione d’azienda: niente rimborso se il lavoro prosegue
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione allo stato passivo del fallimento della propria ex azienda per ottenere il TFR e cessione d'azienda relativo al periodo di servizio prestato prima del passaggio aziendale. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché il rapporto lavorativo è proseguito senza interruzioni con l'azienda acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, secondo la normativa applicabile prima della riforma del 2022, la continuità del rapporto di lavoro impedisce la maturazione e l'esigibilità immediata del TFR nei confronti del cedente. Il diritto al pagamento del trattamento di fine rapporto sorge unicamente al momento della definitiva cessazione del rapporto lavorativo.
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TFR Cessione d’Azienda Fallimento: Quando il Credito Non È Subito Esigibile
Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione del suo credito per TFR e altre retribuzioni al passivo fallimentare di un'azienda. L'azienda aveva ceduto un ramo d'azienda prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito per TFR non può essere ammesso al passivo fallimentare del cedente se il rapporto di lavoro è proseguito con l'azienda acquirente. Il TFR, infatti, matura progressivamente ma diventa esigibile solo alla cessazione definitiva del rapporto di lavoro. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando che la TFR cessione d'azienda fallimento non rende immediatamente esigibile il credito.
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Esigibilità TFR in Cessione d’Azienda e Fallimento: Quando è Dovuto?
Un Lavoratore ha chiesto il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e altri crediti retributivi a un'Azienda in fallimento. L'Azienda aveva precedentemente ceduto un ramo d'azienda. Il curatore fallimentare aveva escluso il TFR, sostenendo che il rapporto di lavoro era proseguito con la nuova società e quindi il TFR non era ancora esigibile. La Corte di Cassazione ha confermato che il credito per il TFR non può essere ammesso al passivo fallimentare del cedente se il rapporto di lavoro è continuato con il cessionario. Il TFR diventa esigibile solo alla cessazione definitiva dell'unico rapporto di lavoro.
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Sospensione vendita fallimentare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la sospensione di una vendita aziendale in ambito di concordato preventivo. Una società si era vista aggiudicare un'azienda a un prezzo ritenuto basso da un'altra società, che ha ottenuto dal Tribunale la sospensione della vendita. La Cassazione, pur riconoscendo l'astratta impugnabilità di tali provvedimenti, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'aggiudicataria per un vizio procedurale: la mancata specifica contestazione delle motivazioni legali del Tribunale. La decisione sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso in materia di sospensione vendita fallimentare.
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TFR cessione d’azienda: quando è esigibile?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un lavoratore che chiedeva il TFR alla precedente azienda, fallita dopo una cessione di ramo d'azienda. Il ricorso è stato respinto perché il rapporto di lavoro era proseguito con la nuova società, rendendo il TFR non esigibile secondo la normativa applicabile all'epoca. La Corte ha inoltre chiarito che, quando una sentenza si basa su due motivazioni autonome (duplice ratio decidendi), il ricorrente deve contestarle entrambe con successo, altrimenti l'impugnazione è inammissibile.
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TFR cessione d’azienda: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che richiedeva il pagamento del TFR alla società cedente fallita. Nel caso di TFR in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il credito non è immediatamente esigibile dal vecchio datore di lavoro, soprattutto se la vicenda è soggetta alla normativa anteriore al 15 luglio 2022. La Corte ha sottolineato la differenza tra il vecchio e il nuovo regime legale, non applicando retroattivamente la nuova disciplina più favorevole al lavoratore.
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TFR e cessione d’azienda: quando spetta il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di TFR e cessione d'azienda, il lavoratore il cui rapporto prosegue con l'acquirente non ha diritto all'immediato pagamento del TFR da parte dell'azienda cedente, poi fallita. La nuova normativa che prevede l'esigibilità immediata non è retroattiva e si applica solo alle procedure aperte dopo il 15 luglio 2022.
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Concordato in continuità: la gestione degli asset
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema del concordato in continuità quando il piano prevede la vendita di beni non essenziali. Il caso riguarda una società che si oppone alla nomina di un liquidatore giudiziale imposta dal tribunale. La Corte, riconoscendo la rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per definire le regole sulla liquidazione degli asset in questo contesto.
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TFR datore di lavoro fallito: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10082/2025, ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di richiedere l'intero ammontare del suo TFR al datore di lavoro fallito, anche per le quote che l'azienda avrebbe dovuto versare al Fondo di Tesoreria dell'INPS. La sentenza chiarisce che il TFR mantiene sempre la sua natura di credito retributivo e l'inadempimento del datore di lavoro non trasferisce il debito all'INPS, legittimando pienamente l'azione del dipendente nell'ambito della procedura fallimentare.
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Ricorso inammissibile: quando un atto non è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un decreto del Tribunale che aveva annullato la revoca di un'aggiudicazione provvisoria di rami d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento impugnato non era né decisorio né definitivo, in quanto si limitava a giudicare la legittimità di un atto gestorio del curatore fallimentare, senza risolvere una controversia su diritti soggettivi in modo finale. Pertanto, il ricorso non rispettava i requisiti previsti dall'art. 111 della Costituzione.
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Cessione d’azienda: debiti e responsabilità
La Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità dell'acquirente in una cessione d'azienda. In assenza di pattuizione contraria e di iscrizione nei libri contabili, l'acquirente non risponde dei debiti del cedente verso un agente. Rigettati sia il ricorso principale degli eredi dell'agente sia quello incidentale dell'azienda cedente.
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Cessione contenzioso escluso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto della cessione di azienda delle banche venete, la banca acquirente non è responsabile per le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione. Tali controversie rientrano nel cosiddetto "cessione contenzioso escluso", come definito dal contratto di cessione, la cui interpretazione è centrale per delimitare il perimetro delle passività trasferite. La funzionalità del rapporto rispetto all'attività futura dell'acquirente è il criterio decisivo.
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Cessione di azienda bancaria: chi paga i debiti?
Un intermediario assicurativo, vittima di un illecito commesso con la complicità di un dipendente di una banca, ottiene una condanna al risarcimento. Nel frattempo, la banca viene posta in liquidazione e cede la sua azienda a un altro istituto di credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce che in caso di cessione di azienda bancaria, i debiti derivanti da controversie legali già pendenti al momento della cessione si trasferiscono all'istituto acquirente. La Corte ha stabilito che la norma speciale (art. 3 d.l. 99/2017) esclude dalla cessione solo le passività relative a cause iniziate *dopo* la data di cessione, anche se per fatti anteriori. Poiché la causa in questione era già in corso, il debito rientra a pieno titolo tra quelli trasferiti alla banca cessionaria, che è quindi tenuta a pagare.
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Ammissione al passivo del fideiussore: la Cassazione
Un istituto di credito si è visto negare l'ammissione al passivo del fideiussore fallito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il creditore di un fideiussore fallito ha pieno diritto di partecipare al concorso, a differenza del creditore garantito da ipoteca su bene di un terzo. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra garanzie personali e reali nelle procedure concorsuali e l'ammissione al passivo del fideiussore.
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TFR e cessione d’azienda: quando è esigibile?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il TFR maturato con il vecchio datore di lavoro (poi fallito) non è immediatamente esigibile. La nuova legge sulla crisi d'impresa non si applica retroattivamente. Il caso analizza proprio il principio del TFR e cessione d'azienda.
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