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Offerta Reale

69 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'offerta reale è quella situazione giuridica che determina la mora del creditore, consistente nell'offerta effettiva della prestazione da effettuare e/o consegnare al domicilio del creditore. Nell'ordinamento italiano, l'istituto è disciplinato dall'art. 1209 c.c. che, come per ogni altro tipo di offerta, richiede l'intervento di un pubblico ufficiale (notaio, ufficiale giudiziario) e, in aggiunta alle formalità richieste per le offerte non reali, impone al pubblico ufficiale che la compie di portare con sé il danaro o le altre cose mobili al fine di poter dar luogo all'adempimento immediato dell'obbligazione se il creditore è disposto ad accettare il pagamento e/o la consegna. Categoria:Diritto civile italiano

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riscatto agrario: scontro sui termini per pagare il prezzo
La vicenda nasce dalla vendita di un terreno agricolo. La proprietaria del fondo confinante ha esercitato il riscatto agrario contro i nuovi acquirenti. Dopo una sentenza favorevole alla confinante passata in giudicato, la parte retraente ha eseguito l'offerta reale del prezzo di vendita e il successivo deposito per perfezionare il trasferimento del bene. L'erede degli acquirenti ha contestato la tempestività del pagamento del prezzo, sostenendo la decadenza dal diritto. La Suprema Corte ha rimesso la causa alla pubblica udienza per stabilire se il termine trimestrale per il versamento decorra dal deposito della sentenza di rigetto o dalla formale comunicazione al difensore.
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Offerta Indennità Avviamento: Chiave per il Risarcimento Danni Locazione Commerciale
Un proprietario ha chiesto il risarcimento danni per la mancata restituzione di un immobile commerciale da parte degli inquilini. Questi ultimi si difendevano sostenendo di non aver ricevuto l'indennità di avviamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che un'offerta reale valida dell'indennità di avviamento, anche se non include gli interessi, è sufficiente a far scattare la mora degli inquilini. Questo permette al proprietario di richiedere il risarcimento danni locazione commerciale per il ritardo nella restituzione. La sentenza impugnata, che aveva richiesto l'inclusione degli interessi nell'offerta, è stata cassata e il caso rinviato per una nuova valutazione.
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Sospensione discrezionale del processo: no al blocco immotivato
La controversia nasce dal riscatto agrario di un fondo rustico. Il nuovo proprietario ha promosso una causa per convalidare l'offerta di pagamento, mentre i precedenti proprietari hanno richiesto l'indennizzo per le migliorie apportate al terreno. Separati i due giudizi, il Tribunale ha accolto la convalida dell'offerta. Contro questa pronuncia i vecchi titolari hanno presentato appello. Nel contempo, il giudice della causa sui rimborsi ha disposto il blocco della causa in attesa dell'appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei precedenti proprietari, stabilendo che la sospensione discrezionale del processo richiede una motivazione esplicita sulle ragioni di plausibile riforma della sentenza impugnata, disponendo la prosecuzione immediata del giudizio.
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Notifica dell’atto di appello: l’errore di recapito blocca il ricorso
Un debitore ha saldato le spese legali tramite offerta reale dopo il rifiuto della società creditrice. Quest'ultima ha comunque notificato un atto di precetto. Il Tribunale ha accolto l'opposizione del debitore e ha annullato il precetto. La società creditrice ha impugnato la sentenza, ma ha inviato l'atto all'indirizzo del proprio difensore anziché a quello della controparte. L'ufficiale giudiziario ha corretto l'errore e ha consegnato l'atto al vero difensore solo dopo la scadenza del termine di trenta giorni. La Corte d'Appello ha accolto l'impugnazione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. I giudici supremi hanno stabilito che l'errore nell'indirizzo era imputabile alla parte appellante. La notifica dell'atto di appello tardiva rende il ricorso inammissibile e conferma definitivamente la vittoria del debitore.
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Riscatto agrario: valido il deposito se il venditore rifiuta
Un agricoltore ottiene giudizialmente il diritto di riscatto agrario su un terreno, condizionato al pagamento del prezzo entro tre mesi dal giudicato. L'acquirente del fondo rifiuta l'offerta formale del denaro tramite ufficiale giudiziario. L'agricoltore versa quindi l'importo presso una banca mediante deposito liberatorio e notifica il verbale, nel quale indica la somma a disposizione. L'acquirente contesta la validità del deposito lamentando la mancata dicitura esplicita di invito al ritiro. La Corte di Cassazione respinge l'opposizione dell'acquirente confermando l'efficacia del riscatto. I giudici precisano che le norme sull'offerta reale impongono la buona fede e vietano formalismi pretestuosi volti a ostacolare l'adempimento del debitore.
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Esecuzione specifica del preliminare: no al blocco senza prezzo
Una società costruttrice stipula un contratto preliminare per acquistare un terreno edificabile. La società realizza le opere edilizie ma non versa il saldo del prezzo pattuito. Di fronte all'inadempimento, la società acquirente promuove una causa per ottenere l'esecuzione specifica del preliminare e il trasferimento forzoso della proprietà dell'immobile. I proprietari venditori resistono alla richiesta e pretendono la risoluzione dell'accordo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono le pretese della società costruttrice. L'acquirente non può ottenere la proprietà giudiziale del bene se il debito è già scaduto e manca un'offerta formale e tempestiva del prezzo dovuto.
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Imposta ipotecaria: dovuta anche dopo l’estinzione del debito
Un acquirente ha ottenuto il trasferimento giudiziale di un immobile tramite sentenza costitutiva, con l'obbligo di versare il prezzo residuo. Il Conservatore dei Registri Immobiliari ha trascritto il provvedimento e iscritto d'ufficio un'ipoteca legale a tutela del venditore. In seguito, l'acquirente ha depositato la somma tramite offerta reale convalidata dal tribunale, ritenendo estinto il debito prima della richiesta del fisco. L'amministrazione finanziaria ha comunque preteso il versamento della imposta ipotecaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente impositore. I giudici hanno stabilito che l'imposta ipotecaria è legata alla materiale esecuzione della formalità nei registri. Le successive vicende private di estinzione del debito non cancellano l'obbligo tributario sorto al momento dell'iscrizione.
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Risoluzione del contratto preliminare per vincoli non cancellati
Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, versando una caparra. La promittente venditrice assume l'obbligo di cancellare ipoteche e vincoli prima del rogito, ma omette di attivarsi con tempestività. L'acquirente avvia la causa per ottenere il trasferimento del bene e successivamente muta la richiesta domandando la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della venditrice, oltre alla restituzione del denaro e al rimborso delle spese di locazione sostenute per l'alloggio temporaneo. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità della risoluzione del contratto preliminare e il rimborso dei canoni di locazione a carico della parte venditrice inadempiente.
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Offerta Reale vs. Transazione: la Cassazione ridefinisce la Cessazione della materia del contendere
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia sulla vendita di un immobile. L'Azienda venditrice aveva citato in giudizio l'Acquirente per ottenere il trasferimento della proprietà e il pagamento del saldo. Durante il processo, l'Acquirente aveva effettuato un'offerta reale, accettata dall'Azienda. La Corte d'Appello aveva interpretato questa accettazione come una transazione completa della lite. La Cassazione ha invece chiarito che la quietanza di pagamento si riferiva solo al ritiro della somma depositata presso la banca, non a una rinuncia a tutte le pretese relative al contratto di vendita. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione, poiché non sussisteva una vera e propria cessazione della materia del contendere.
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Attenuante Risarcimento Danno: Offerta Reale o Semplice Promessa?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. L'imputato aveva cercato di ottenere l'attenuante risarcimento del danno, offrendo 200 euro per i danni causati a un veicolo. Tuttavia, la Corte ha stabilito che l'offerta non era né 'reale' (non formalmente messa a disposizione) né 'integrale' (troppo esigua rispetto al danno effettivo). Di conseguenza, l'attenuante non è stata riconosciuta. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'esclusione dell'attenuante.
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Attenuante del risarcimento del danno e rifiuto della vittima
L'Imputato, condannato per il reato di danneggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. A sostegno della richiesta, ha affermato di aver proposto un pagamento alla Vittima, la quale non aveva risposto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un'offerta informale e non riscontrata non è sufficiente. Quando la persona offesa rifiuta o ignora la proposta, l'imputato deve effettuare un'offerta reale secondo le norme civili per rendere effettivo il risarcimento. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Riabilitazione penale negata: la beneficenza non sana il danno
Un uomo condannato per associazione mafiosa ha richiesto la riabilitazione penale al Tribunale di Sorveglianza. Il giudice ha respinto la richiesta a causa del mancato risarcimento del danno in favore del Comune sede dell'organizzazione criminale. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver compiuto atti di beneficenza e di non possedere redditi sufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli atti di beneficenza testimoniano una buona condotta generale ma non sostituiscono l'onere specifico di risarcire la collettività lesa. Per ottenere il beneficio, il condannato deve sollecitare l'ente pubblico per quantificare il danno ed eseguire un'offerta economica reale parametrata ai propri redditi. Il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recesso anticipato locazione commerciale senza motivi validi
Una società conduttrice ha abbandonato due immobili aziendali prima della scadenza novennale, giustificando la disdetta con la semplice chiusura della propria attività. La proprietaria ha contestato la decisione e ha preteso il pagamento di tutti i canoni residui, ritenendo non integrati i presupposti di legge. La Suprema Corte ha confermato che la decisione unilaterale di cessare l'attività d'impresa non equivale ai gravi motivi oggettivi e imprevedibili richiesti dalla legge per sciogliere il vincolo contrattuale. Riconosciuta l'illegittimità del recesso, la controversia si è spostata sul conteggio dei danni e sui canoni residui al netto di quanto percepito tramite nuovi affitti. Con ordinanza interlocutoria, gli ermellini hanno rimesso la questione a pubblica udienza per definire la vincolatività delle istruzioni risarcitorie in tema di recesso anticipato locazione commerciale.
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Misure alternative alla detenzione: superato il blocco assoluto
Un detenuto condannato per reati aggravati dal metodo mafioso ha richiesto l'accesso alle misure alternative alla detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta ritenendola inammissibile. I giudici hanno motivato il rifiuto con la mancata collaborazione con la giustizia e con la presunta inadeguatezza del risarcimento economico offerto alle vittime. Il detenuto ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione della recente riforma normativa del 2022. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento con rinvio. La Corte ha chiarito che l'assenza di collaborazione non preclude più in modo assoluto l'accesso ai benefici penitenziari, imponendo ai giudici una valutazione aggiornata del percorso rieducativo e delle condotte risarcitorie.
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Condotte riparatorie e cautela: vaglia del legale non basta
Due persone indagate per tentato furto aggravato hanno subito l'obbligo di dimora. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare sostenendo l'operatività delle condotte riparatorie previste dall'art. 162-ter c.p., poiché il legale aveva inviato un vaglia postale di 300 euro all'esercizio commerciale a titolo di risarcimento del danno. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo l'offerta generica e non univocamente riconducibile a entrambe le indagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione preventiva sull'estinzione del reato per condotte riparatorie richiede prove certe e verificabili sull'effettiva volontà risarcitoria personale di ciascun indagato, non bastando un vaglia inviato dal difensore con diciture sommarie per superare le esigenze cautelari.
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Corruzione di minorenne in auto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per il reato di corruzione di minorenne a carico di un uomo che, a bordo della propria auto, aveva compiuto atti di autoerotismo davanti a una ragazzina di età inferiore a quattordici anni. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti basandosi sui filmati di sorveglianza e chiedeva l'attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni della vittima, confermate dai movimenti anomali del veicolo registrati dalle telecamere. Inoltre, la Corte ha rigettato la richiesta di attenuante perché la somma offerta era incongrua e non era stata formalmente depositata a disposizione della persona offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Occupazione senza titolo: rifiutare le chiavi fa perdere i danni
La proprietaria di un immobile agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni da occupazione senza titolo contro una società affittuaria d'azienda. L'affittuaria aveva utilizzato i locali senza subentrare nel contratto di locazione originale, diventando occupante abusiva. Successivamente, la società aveva offerto la restituzione dell'immobile, ma la proprietaria si era rifiutata di riprenderlo a causa della presenza di alcuni beni del fallimento rimasti all'interno. La Corte di Cassazione conferma che il rifiuto della proprietaria era illegittimo. La proprietaria doveva riprendere il bene e agire eventualmente contro il fallimento per la liberazione dai beni residui. Di conseguenza, viene negato qualsiasi risarcimento alla proprietaria, poiché la mancata riconsegna è dipesa unicamente dalla sua ingiustificata mancanza di collaborazione.
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Tentato furto al supermercato: la Cassazione conferma la pena
Una cliente ha provato a superare le casse senza pagare oltre trecento euro di generi alimentari di pregio, registrando solo cinquanta euro di spesa tramite il lettore automatico. Il personale di vigilanza ha sventato il tentato furto al supermercato sul posto. In sede di giudizio, la difesa ha sostenuto che il silenzio dell'azienda alle lettere di risarcimento equivalesse a una remissione tacita della querela. Ha inoltre invocato la particolare tenuità del fatto e l'estinzione del reato per condotta riparatoria. La Corte di Cassazione ha respinto tutte le tesi difensive, confermando la condanna penale. Il silenzio dell'offeso non costituisce rinuncia all'azione penale senza un previo avviso giudiziario formale, e l'offerta economica non ha rispettato le solennità di legge.
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Riscatto agrario: terreni scissi e pagamento al primo acquirente
La controversia nasce dalla violazione del diritto di prelazione su terreni agricoli, trasferiti tramite una finta permuta. Gli aventi diritto ottenevano il riscatto agrario con sentenza definitiva contro la società acquirente originaria. Successivamente, avviavano una causa per ottenere il rilascio dei terreni e la verifica dei confini, coinvolgendo sia la prima acquirente sia la società beneficiaria di una scissione societaria. Le società eccepivano l'errato versamento del prezzo di riscatto e presunte difformità catastali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle imprese: il pagamento del prezzo va versato sempre al compratore originario, poiché il retraente subentra retroattivamente nella sua posizione contrattuale, mentre il terzo cessionario dovrà rivalersi sul proprio dante causa.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: risarcimento rifiutato e condanna
Un cittadino, condannato per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale ai danni di alcuni carabinieri, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva di aver offerto un risarcimento del danno, rifiutato però dalle controparti perché ritenuto insufficiente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, di fronte al rifiuto della vittima, il colpevole non può limitarsi a una semplice proposta verbale o informale. Per estinguere il reato, è necessario attivare la procedura formale dell'offerta reale, depositando concretamente la somma secondo le regole del codice civile. Di conseguenza, la condanna originaria resta valida e il ricorrente deve pagare anche una sanzione pecuniaria.
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