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Obbligo Di Comparizione

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una prescrizione, aggiuntiva al DASPO, che impone al destinatario di presentarsi presso un ufficio di polizia in determinati orari, solitamente in concomitanza con le manifestazioni sportive. Incide sulla libertà personale e richiede la convalida di un giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Obbligo di comparizione DASPO: ricorso inammissibile
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di comparizione durante le partite di calcio della squadra locale. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Il tifoso ha impugnato la convalida davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che il Tribunale di Sorveglianza non aveva revocato l'affidamento in prova per gli stessi fatti posti a base del provvedimento amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per assoluta genericità dei motivi e per la mancata indicazione delle norme violate. La Suprema Corte ha precisato che le decisioni della magistratura di sorveglianza sono autonome e irrilevanti ai fini della convalida della misura di prevenzione, confermando così l'obbligo di comparizione DASPO.
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Obbligo di comparizione: il lavoro a 700 km non cancella la firma
Il GIP di Latina ha respinto la richiesta di revoca della misura che imponeva l'obbligo di comparizione a un tifoso durante le partite di calcio, nonostante quest'ultimo lavorasse a 700 km di distanza con contratto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del tifoso. I giudici hanno chiarito che l'attività lavorativa stabile fuori regione e la distanza geografica non cancellano automaticamente la pericolosità sociale del soggetto, né garantiscono che egli non partecipi agli incontri sportivi. Di conseguenza, l'obbligo di comparizione resta valido, poiché la difesa non ha dimostrato il venir meno dei presupposti di pericolosità che avevano giustificato la misura originaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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DASPO per tifosi recidivi: la Cassazione conferma la linea dura
Il Questore di Palermo ha imposto a un tifoso un nuovo provvedimento di DASPO con l'obbligo di firma, a causa del suo coinvolgimento in un incendio boschivo nei pressi dello stadio durante una partita di calcio. Essendo il tifoso già destinatario di un precedente divieto, l'autorità ha applicato la misura aggravata prevista per i recidivi. Il tifoso ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il vecchio provvedimento risalisse a prima della riforma del 2019 e che l'obbligo di firma automatico violasse la Costituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il DASPO per tifosi recidivi si applica legittimamente anche se il precedente divieto è anteriore alla riforma, in quanto costituisce un semplice presupposto di fatto. Il tifoso perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Obbligo di firma DASPO: nullo in trasferta senza motivi chiari
Il Questore imponeva a un tifoso un DASPO di otto anni con un gravoso obbligo di firma DASPO, consistente nella doppia presentazione in Questura durante le partite sia in casa sia in trasferta, a causa di un pugno sferrato a un tifoso avversario. Il GIP convalidava la misura. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del tifoso, annullando la decisione limitatamente all'obbligo di firma per le partite in trasferta. I giudici hanno stabilito che il GIP deve motivare in modo specifico e rigoroso la necessità e la proporzionalità di un plurimo obbligo di firma per le trasferte, considerando la distanza geografica e l'effettiva utilità della misura per impedire la presenza fisica del soggetto all'evento sportivo.
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Violazione DASPO: Ignorare il calendario non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un tifoso per la violazione obbligo di comparizione DASPO. L'imputato non si era presentato in Questura in occasione di tre partite, sostenendo di non essere a conoscenza del calendario del campionato. Secondo i giudici, tale giustificazione è inaccettabile. Il calendario delle partite ufficiali è un'informazione pubblica e facilmente reperibile, quindi l'ignoranza non può escludere la responsabilità penale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi è sottoposto a DASPO ha il dovere di informarsi attivamente sulle date degli incontri per adempiere all'obbligo di firma.
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Tifoso violento: l’obbligo di comparizione non va in ferie
Un tifoso, coinvolto in scontri dopo una partita con volto coperto e un bastone, riceve dal Questore un provvedimento di obbligo di comparizione del tifoso per tre anni. Il soggetto ricorre in Cassazione sostenendo che la convalida del giudice, avvenuta in agosto, fosse illegittima per la sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: i termini per la convalida di misure che limitano la libertà personale, come l'obbligo di firma, non sono mai sospesi. La tutela della libertà personale, garantita dalla Costituzione, impone un controllo giudiziario immediato, anche durante il periodo feriale. La misura è stata quindi confermata.
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Convalida del DASPO: tra esultanza e pericolo per la sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la convalida del DASPO per la durata di cinque anni emessa nei confronti di un tifoso. L'uomo aveva scavalcato le recinzioni invadendo il campo di gioco durante una partita ufficiale. La difesa ha sostenuto che il gesto fosse privo di violenza e finalizzato solo a complimentarsi con i calciatori. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che tale condotta integri un pericolo concreto per la pubblica incolumità. La decisione sottolinea l'importanza della pericolosità soggettiva, aggravata dal fatto che il soggetto era già stato destinatario di un precedente provvedimento nel 2011. La convalida del DASPO è stata giudicata legittima anche in relazione ai requisiti di urgenza, legati alla necessità di prevenire disordini in occasione di competizioni imminenti.
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DASPO: obbligo di firma e tutela del lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO limitatamente all'obbligo di comparizione presso la polizia giudiziaria. Il ricorrente aveva contestato la misura evidenziando, tramite memoria difensiva, l'incompatibilità tra gli orari delle manifestazioni sportive e i propri turni di lavoro. Il Giudice per le indagini preliminari aveva tuttavia omesso di motivare su tale specifico punto, ignorando le esigenze lavorative documentate. La Suprema Corte ha stabilito che, poiché l'obbligo di firma incide sulla libertà personale, è necessaria una valutazione rigorosa della compatibilità della misura con il diritto al lavoro del destinatario.
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DASPO: limiti all’obbligo di firma del tifoso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso colpito da DASPO per 5 anni con obbligo di firma a seguito di scontri violenti. Sebbene la durata della misura sia stata confermata per la recidività del soggetto, la Corte ha annullato parzialmente il provvedimento nella parte in cui estendeva l'obbligo di presentazione a tutte le partite professionistiche della provincia senza specifica motivazione. La decisione ribadisce che l'obbligo di firma deve essere proporzionato e limitato alle squadre effettivamente seguite dal destinatario.
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Obbligo di firma DASPO: legittimo anche per amichevoli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due tifosi contro un'ordinanza che convalidava un provvedimento di DASPO. La sentenza conferma che un obbligo di firma DASPO plurimo è legittimo se motivato dalla pericolosità del soggetto, e che tale misura può essere estesa anche alle partite amichevoli, purché adeguatamente pubblicizzate. La Corte ha ritenuto congrua la valutazione del giudice di merito, che aveva già mitigato la misura per le trasferte.
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DASPO per recidivi: 5 anni automatici e obbligatori
Un tifoso, già soggetto a un precedente divieto, organizza una protesta durante una partita, portando un gruppo di persone sul tetto di un edificio privato per assistere all'evento. La Corte di Cassazione ha confermato il nuovo DASPO di cinque anni con obbligo di firma, chiarendo che per i soggetti recidivi la legge impone automaticamente questa durata minima. La sentenza sottolinea come, in caso di DASPO per recidivi, non sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità del soggetto per applicare la sanzione aggravata.
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Convalida DASPO: i criteri della Cassazione
Un uomo, identificato durante scontri tra tifoserie dopo una partita di calcio, è stato destinatario di un provvedimento di DASPO con obbligo di comparizione. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato la misura. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione, che ha rigettato tutte le doglianze. La Suprema Corte ha chiarito che per la convalida DASPO, il giudice può implicitamente rigettare le memorie difensive attraverso la motivazione complessiva, e che la misura di prevenzione è autonoma rispetto a eventuali procedimenti penali. La pericolosità del soggetto può essere desunta dalla sua condotta e dai precedenti specifici.
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DASPO con obbligo di firma: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO con obbligo di firma per un tifoso ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si basa sulla gravità dei fatti, la condotta del soggetto e un precedente specifico. La Corte chiarisce che la motivazione del Giudice può anche desumersi implicitamente dalla pericolosità dell'individuo, senza necessità di formule esplicite.
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Obbligo di comparizione: la dimenticanza non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione dell'obbligo di comparizione presso un ufficio di Polizia. Il motivo del ricorso, basato su una presunta dimenticanza, è stato ritenuto manifestamente infondato e generico, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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DASPO con obbligo di firma: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un DASPO con obbligo di firma. La sentenza chiarisce che per la convalida del provvedimento non è richiesta la certezza della prova, ma una valutazione indiziaria sufficiente. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità della motivazione del giudice che si richiama a quella del Questore, specificando i limiti del controllo giurisdizionale sulle misure di prevenzione per la violenza negli stadi.
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Obbligo di comparizione: nullo se convalidato in anticipo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida relativa all'obbligo di comparizione accessorio a un DASPO. La decisione si fonda sulla violazione del diritto di difesa, in quanto il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso la convalida prima che fosse decorso il termine di 48 ore concesso all'interessato per presentare le proprie memorie difensive. Questo vizio procedurale ha reso inefficace la misura restrittiva.
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DASPO: legittimo anche senza partecipazione a rissa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO emesso nei confronti di un tifoso. La decisione si basa non sulla prova della sua partecipazione diretta a una rissa, ma sulle sue condotte prodromiche, ovvero tutti quei comportamenti che hanno preceduto lo scontro e manifestato l'intenzione di cercare la violenza. Il provvedimento, che includeva un divieto di accesso agli stadi per cinque anni e un obbligo di comparizione in questura, è stato ritenuto proporzionato alla pericolosità dimostrata dal soggetto e dal suo gruppo.
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D.A.Spo e Obbligo di Firma: Quando è Valido?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un provvedimento di D.A.Spo con obbligo di firma della durata di cinque anni. La Corte ha stabilito che il termine di 48 ore per la difesa decorre dalla notifica del provvedimento e che il ricorrente ha avuto tempo sufficiente. Inoltre, ha confermato che la motivazione del giudice può basarsi su quella del Questore, purché sia verificata la pericolosità concreta e attuale del soggetto, giustificando così la misura e la sua durata massima.
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DASPO di gruppo: quando è legittimo l’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di DASPO di gruppo con obbligo di firma a carico di un tifoso. La Corte ha stabilito che la mera presenza fisica all'interno di un gruppo di tifosi autore di violenze non è sufficiente a giustificare una misura restrittiva della libertà personale come l'obbligo di comparizione. È necessario un 'fumus', ovvero un concreto indizio di partecipazione attiva del singolo agli atti di violenza, che nel caso di specie mancava totalmente.
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