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Obbligazione Alternativa

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'obbligazione in cui il debitore si libera eseguendo una tra due o più prestazioni diverse. La scelta, una volta fatta, rende dovuta solo la prestazione prescelta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Interpretazione del titolo esecutivo tra demolizione e arretramento
La proprietaria di una cappella funeraria ha intimato la demolizione totale di un'edicola funeraria costruita in aderenza dal vicino. Il titolo esecutivo condannava il vicino alla rimozione o all'arretramento dell'opera fino al limite della facciata. Il vicino ha ridotto l'edicola arretrandola, ma la proprietaria ha preteso la distruzione integrale. I giudici hanno accolto l'opposizione del costruttore. L'interpretazione del titolo esecutivo evidenziava un'obbligazione alternativa adempiuta correttamente con il semplice arretramento del manufatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della proprietaria per difetto di autosufficienza e infondatezza delle censure.
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Promessa del fatto del terzo: quando il parente risponde dei danni
Il Comproprietario di un terreno ha firmato una procura a vendere in favore della Società Acquirente, convinto dal Nipote (socio della stessa) che, con scrittura privata, gli aveva promesso il trasferimento di quote societarie per un valore di 100.000 euro. A fronte del mancato trasferimento delle quote, il Comproprietario ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda qualificando l'accordo come obbligazione alternativa estinta con il pagamento del prezzo del terreno. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che non può esservi obbligazione alternativa se i soggetti obbligati sono diversi. La fattispecie va invece inquadrata come promessa del fatto del terzo ex art. 1381 c.c., rinviando alla Corte d'Appello per valutare l'inadempimento del Nipote e il relativo risarcimento.
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Obbligazione alternativa: denaro o terreno? Decide la prima mossa
Una complessa vicenda contrattuale tra tre società sfocia in un accordo transattivo che prevede un'obbligazione alternativa: il pagamento di una somma di denaro o il trasferimento di un terreno. A causa dell'inadempimento, la società creditrice chiede l'ammissione al passivo fallimentare di una delle debitrici per ottenere il denaro e, successivamente, cita in giudizio l'altra società per ottenere il trasferimento dell'immobile. La Corte d'Appello ritiene che la scelta sia avvenuta solo con la citazione, reputando tardiva la richiesta di denaro poiché il provvedimento del giudice fallimentare era successivo. La Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria del terreno, stabilendo che la scelta dell'obbligazione alternativa si perfeziona con il deposito dell'istanza di insinuazione al passivo e non con il successivo provvedimento del giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Obbligazione alternativa: quando il denaro non si rivaluta
Un Appaltatore realizza una strada per la Società Committente in cambio di un terreno e di un eventuale conguaglio in denaro. A causa di modifiche urbanistiche, il trasferimento del terreno diventa impossibile, trasformando l'accordo in un'obbligazione alternativa concentrata sul solo pagamento in denaro. I Cessionari del Credito dell'Appaltatore chiedono la rivalutazione monetaria del conguaglio, ma la Cassazione stabilisce che si tratta di un debito di valuta non rivalutabile. I Cessionari propongono quindi ricorso per revocazione, lamentando errori di fatto nella precedente decisione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: le contestazioni riguardano l'interpretazione del contratto (errori di diritto) e non sviste materiali. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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Liquidazione IVA di gruppo: obblighi della capogruppo
Una società capogruppo ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato versamento di un importo corrispondente a un credito IVA trasferito nel gruppo e utilizzato in compensazione da altre società, senza la prescritta garanzia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della liquidazione IVA di gruppo, la società capogruppo è l'unica responsabile: deve prestare la garanzia o, in mancanza, versare l'imposta. Il mancato adempimento rende la compensazione indebita e giustifica l'applicazione delle sanzioni.
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Obbligazione facoltativa: la Cassazione chiarisce
Una società aveva ricevuto un finanziamento con la possibilità di rimborsarlo in denaro o, in alternativa, tramite la fornitura di merci a prezzi scontati. La Corte di Cassazione ha stabilito che si trattava di un'obbligazione facoltativa, in cui la prestazione principale era la restituzione del denaro. La possibilità di pagare in natura era solo una facoltà del debitore e, pertanto, il presunto vantaggio usurario derivante dai prezzi scontati è stato ritenuto irrilevante ai fini della valutazione dell'usura sul contratto di mutuo principale. Il ricorso è stato respinto.
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Contratto preliminare cosa futura: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10230/2025, ha confermato la validità di un contratto preliminare di cosa futura per un immobile da costruire. La Corte ha stabilito che, per l'esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c., non è necessaria l'identificazione catastale del bene nel preliminare, ma è sufficiente che l'oggetto sia determinabile tramite criteri inequivocabili (come ubicazione, dimensione e prezzo), anche se la scelta specifica dell'unità immobiliare è rimessa all'acquirente.
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Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
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