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Art. 1291 Codice Civile

7 provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i soci
Un professionista, condannato in solido con una società costruttrice e i suoi soci per gravi difetti edilizi, subisce la minaccia di precetto da parte dei creditori. Prima della sentenza definitiva, i soci donano i propri immobili alle mogli per sottrarli all'esecuzione. Il professionista promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni, vantando un'aspettativa di regresso. La Corte di Cassazione conferma la revoca delle donazioni: l'azione revocatoria ordinaria spetta anche a chi vanta un credito eventuale o litigioso, come il diritto di regresso tra coobbligati solidali. La solvibilità degli altri debitori o la presenza di polizze assicurative non escludono il pregiudizio del creditore, rendendo legittima la tutela del suo patrimonio.
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Contratto scaduto: il fideiussore paga l’indennità di occupazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante in materia di garanzie. Un soggetto aveva prestato fideiussione per un contratto di affitto di una cava. Alla scadenza, la società affittuaria non ha restituito il bene. La Corte ha confermato che l'obbligo di pagare l'indennità di occupazione per il ritardo nella riconsegna si estende anche al garante. L'obbligazione del fideiussore, quindi, non cessa con la fine del contratto, ma prosegue fino all'effettiva restituzione del bene. La Corte ha chiarito che per richiedere l'indennità di occupazione al fideiussore non è necessaria una formale messa in mora, poiché tale obbligo sorge automaticamente dal mancato rilascio. Di conseguenza, il ricorso del garante è stato respinto.
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Impugnazione lodo arbitrale: la guida completa
La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione lodo arbitrale proposta da un'impresa appaltatrice contro un provvedimento che la condannava a pagare i subappaltatori. I giudici hanno chiarito che il vizio di motivazione sussiste solo se è impossibile ricostruire l'iter logico, confermando la stabilità delle decisioni arbitrali anche in assenza di prove documentali perfette.
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Liquidazione IVA di gruppo: obblighi della capogruppo
Una società capogruppo ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato versamento di un importo corrispondente a un credito IVA trasferito nel gruppo e utilizzato in compensazione da altre società, senza la prescritta garanzia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della liquidazione IVA di gruppo, la società capogruppo è l'unica responsabile: deve prestare la garanzia o, in mancanza, versare l'imposta. Il mancato adempimento rende la compensazione indebita e giustifica l'applicazione delle sanzioni.
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Commercializzazione di azioni e debiti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di una banca di riacquistare azioni proprie, derivante da un precedente accordo con una compagnia assicurativa, non si trasferisce alla banca cessionaria in caso di crisi. Tale debito rientra nelle passività escluse dalla cessione, in quanto connesso alla commercializzazione di azioni e ai rapporti con gli azionisti. La domanda della compagnia assicurativa contro la banca cessionaria è stata quindi respinta, confermando che tali obbligazioni restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
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Legittimazione attiva: appello inammissibile
Una società che agiva in giudizio come incorporante di un'altra non ha fornito la prova di tale fusione. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di legittimazione attiva, senza esaminare il merito della richiesta di pagamento di canoni di locazione, ritenuta prescritta in primo grado. La decisione sottolinea che chi agisce come successore di un altro soggetto deve provarne la qualità, se contestata.
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