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Promessa del fatto del terzo: quando il parente risponde dei danni

Il Comproprietario di un terreno ha firmato una procura a vendere in favore della Società Acquirente, convinto dal Nipote (socio della stessa) che, con scrittura privata, gli aveva promesso il trasferimento di quote societarie per un valore di 100.000 euro. A fronte del mancato trasferimento delle quote, il Comproprietario ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda qualificando l’accordo come obbligazione alternativa estinta con il pagamento del prezzo del terreno. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che non può esservi obbligazione alternativa se i soggetti obbligati sono diversi. La fattispecie va invece inquadrata come promessa del fatto del terzo ex art. 1381 c.c., rinviando alla Corte d’Appello per valutare l’inadempimento del Nipote e il relativo risarcimento.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 19873 Anno 2023
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Pubblicato il 22 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La promessa del fatto del terzo e la vendita del terreno

La firma di un contratto può nascondere insidie legali inaspettate, specialmente quando si fa affidamento sulle parole di un familiare. Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, un uomo, comproprietario di un terreno, ha deciso di vendere la propria quota a una società. Questa scelta è nata grazie alle rassicurazioni del nipote, socio della stessa azienda. Il nipote si era impegnato, tramite una scrittura privata, a fargli ottenere quote societarie per un valore di centomila euro. Questo accordo doveva garantire una sicurezza economica futura al venditore, affetto da una grave disabilità. Tuttavia, la società ha pagato il prezzo del terreno ma il nipote non ha mai trasferito le quote promesse. Il venditore ha quindi avviato una causa legale per chiedere il risarcimento dei danni. La vicenda ruota attorno alla corretta qualificazione di questo impegno, che la Cassazione ha ricondotto alla figura giuridica della promessa del fatto del terzo.

La differenza cruciale tra obbligazione alternativa e promessa del fatto del terzo

Inizialmente, i giudici di merito hanno espresso pareri contrastanti. Il Tribunale ha ravvisato una responsabilità per dolo incidente (un raggiro che influenza le condizioni contrattuali). Successivamente, la Corte d’Appello ha rigettato la richiesta di risarcimento. Secondo i giudici di secondo grado, l’accordo rappresentava una obbligazione alternativa (una scelta tra due diverse prestazioni). Di conseguenza, il pagamento dei centomila euro per il terreno aveva estinto ogni debito, liberando anche il nipote.

La Cassazione ha smontato questa ricostruzione logica. L’obbligazione alternativa richiede necessariamente che lo stesso debitore sia tenuto a eseguire una delle due prestazioni. Nel caso in esame, invece, i soggetti obbligati erano due entità completamente diverse. La società acquirente doveva pagare il prezzo del terreno, mentre il nipote si era impegnato personalmente a far ottenere le quote societarie. Non si poteva quindi parlare di prestazioni alternative in capo allo stesso soggetto. La corretta qualificazione giuridica è la promessa del fatto del terzo, regolata dall’articolo 1381 del codice civile.

Le motivazioni della decisione sulla promessa del fatto del terzo

I giudici della Suprema Corte hanno chiarito le regole applicabili quando si promette il comportamento di un soggetto estraneo. Nella promessa del fatto del terzo, il promittente (colui che fa la promessa) assume un duplice obbligo. Il primo è un obbligo di fare (facere), che consiste nell’adoperarsi concretamente affinché il terzo compia l’azione promessa. Il secondo è un obbligo di dare, ovvero pagare un indennizzo se il terzo rifiuta di impegnarsi, nonostante il promittente abbia fatto tutto il possibile.

La Corte ha stabilito che, se il promittente non si attiva o agisce senza rispettare la buona fede, si configura un vero e proprio inadempimento contrattuale. In questo scenario, il creditore non deve accontentarsi di un semplice indennizzo. Egli ha il diritto di richiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento integrale del danno subito, purché ne dimostri l’esistenza e l’ammontare. Il nipote non poteva quindi considerarsi liberato dal proprio obbligo personale per il solo fatto che la società avesse pagato il prezzo del terreno.

Le conclusioni della Cassazione sulla promessa del fatto del terzo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del venditore, annullando la sentenza della Corte d’Appello. I giudici di legittimità hanno rinviato la causa a una diversa sezione della Corte d’Appello. Il nuovo giudice dovrà applicare i principi stabiliti e verificare se il nipote abbia violato l’obbligo di adoperarsi per far ottenere le quote societarie allo zio.

Questa pronuncia lancia un messaggio chiaro a tutela dei contraenti deboli. Chi promette l’adempimento di un terzo non può nascondersi dietro la condotta di quest’ultimo per evitare le proprie responsabilità. Se la promessa non viene mantenuta per colpa del promittente, quest’ultimo deve risarcire i danni causati. La decisione ristabilisce l’equilibrio contrattuale e valorizza il principio di buona fede nelle trattative.

Cosa succede se prometto che un terzo eseguirà una prestazione e questo si rifiuta?
Chi formula la promessa deve adoperarsi attivamente affinché il terzo adempia. Se non lo fa con correttezza e buona fede, è tenuto a risarcire i danni causati al promissario.

Qual è la differenza tra obbligazione alternativa e promessa del fatto del terzo?
L’obbligazione alternativa coinvolge un unico debitore che può scegliere tra due prestazioni. Nella promessa del fatto del terzo, invece, i soggetti obbligati sono diversi e indipendenti tra loro.

Il beneficiario della promessa deve dimostrare il danno per ottenere il risarcimento?
Sì, per ottenere il risarcimento del danno derivante dall’inadempimento del promittente, il beneficiario deve fornire la prova degli effettivi danni subiti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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