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Neminem Laedere

56 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio fondamentale del diritto civile, derivato dal latino, che significa 'non danneggiare nessuno'. È la base della responsabilità per fatto illecito (art. 2043 c.c.), secondo cui chiunque causi un danno ingiusto ad altri è tenuto a risarcirlo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione Illegittima del Fondo: Giudice Ordinario per Danni e Illeciti
Una proprietaria ha citato in giudizio un Comune per la rimozione di opere illegittime e il risarcimento danni, a seguito dell'esecuzione di un'opera pubblica (un collettore fognario) sul suo fondo. Il Comune aveva occupato temporaneamente il terreno, ma poi aveva spostato il collettore su un'area diversa e più estesa, lasciando una parte del fondo occupata senza titolo e causando danni per la 'cattiva esecuzione' dell'opera. La Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, poiché l'occupazione illegittima del fondo e i danni da cattiva esecuzione costituiscono illeciti di fatto, non scelte amministrative. La sentenza del Tribunale di Avellino è stata cassata.
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Risarcimento danni per lavori pubblici: la giurisdizione civile
Un'attività commerciale ha subito ingenti perdite economiche e danni strutturali a causa della costruzione di un parcheggio sotterraneo adiacente durata oltre dieci anni. L'esercente ha citato in giudizio il Comune e le società appaltatrici richiedendo il risarcimento danni per lavori pubblici derivante dall'imperizia nell'esecuzione e dalla mancanza di vigilanza sul cantiere. Il Tribunale civile e la Corte d'Appello hanno dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ma il TAR ha sollevato conflitto negativo davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno attribuito la giurisdizione al Giudice Ordinario. La domanda risarcitoria non riguarda la legittimità dei provvedimenti urbanistici, ma contestazioni di condotte materiali illecite e ritardi esecutivi contrari alle regole di diligenza.
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Risarcimento danni da lavori pubblici: decide il giudice civile
Un privato cittadino ha richiesto il risarcimento danni da lavori pubblici per i pregiudizi causati al proprio agrumeto durante la costruzione di una rete fognaria commissionata dall'ente regionale. Gli scavi profondi e la posa di manufatti in cemento avevano distrutto l'impianto d'irrigazione e danneggiato le colture. Il Tribunale Civile si era dichiarato incompetente indicando la giurisdizione del TAR, ma il giudice amministrativo ha sollevato il conflitto davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza spetta al giudice ordinario civile. La domanda risarcitoria non contesta infatti la legittimità degli atti amministrativi dell'opera pubblica, ma riguarda esclusivamente le modalità materiali di esecuzione dei lavori e la violazione del principio generale del rispetto dell'altrui proprietà.
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Muro Abusivo e Risarcimento: L’Inammissibilità del Motivo di Appello
Un proprietario ha chiesto il risarcimento per danni a un muro di confine. In appello, ha introdotto per la prima volta l'eccezione di abusività del manufatto. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità di questo motivo, pur riducendo il risarcimento. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del motivo di appello, ribadendo che non si possono introdurre questioni nuove in appello. Ha anche chiarito che l'abusività di un muro di cinta è irrilevante per il risarcimento dei danni, che si basa sul principio del neminem laedere. Il ricorso del proprietario è stato dichiarato inammissibile.
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Omessa vigilanza del Ministero: risarciti i risparmiatori
Un gruppo di risparmiatori ha citato in giudizio la Pubblica Amministrazione per ottenere il risarcimento del capitale perso in due società fiduciarie collegate tra loro e gestite in modo fraudolento. Gli investitori hanno contestato l'omessa vigilanza del Ministero, colpevole di gravi ritardi e mancati controlli sulle operazioni finanziarie illecite. L'ente pubblico ha eccepito la prescrizione del diritto e l'assenza di un nesso causale diretto con il danno economico subito dai cittadini. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la responsabilità dell'ente statale, rigettando il ricorso ministeriale. I giudici hanno stabilito che l'insinuazione al passivo concorsuale interrompe la prescrizione anche verso lo Stato solidalmente responsabile e che i controlli dell'autorità non possono ridursi a formalità apparenti.
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Risarcimento danni contro la Pubblica Amministrazione: chi decide
Due cittadini hanno avviato lavori di ristrutturazione sul proprio immobile confidando nei contributi regionali per l'edilizia. Il Comune ha raccolto le domande ma ha redatto il piano territoriale in modo negligente e disorganico. La Regione ha quindi bocciato il piano comunale, negando i fondi ai proprietari che sono stati costretti a richiedere un mutuo bancario oneroso. I cittadini hanno citato l'ente locale per ottenere il risarcimento danni contro la Pubblica Amministrazione. Di fronte al contrasto tra Tribunale e TAR su chi dovesse decidere, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito la competenza del giudice ordinario: la richiesta risarcitoria non contesta un atto autoritativo, ma colpisce la condotta materiale imperita dell'ente municipale che ha causato un danno ingiusto.
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Danni da lavori pubblici: il tribunale civile decide sul risarcimento
Un'attività commerciale ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa dei lavori per la costruzione della metropolitana, appaltati dal Comune. L'ente pubblico ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che se il danno deriva dalla cattiva esecuzione materiale dei lavori (violazione del principio del neminem laedere) e non dalla legittimità del provvedimento amministrativo che ha autorizzato l'opera, la competenza spetta al giudice ordinario. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento per i danni da lavori pubblici deve essere esaminata dal tribunale civile.
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Responsabilità da cose in custodia: guard-rail a norma e sbandata
Un grave incidente stradale si verifica su un tratto autostradale: un mezzo pesante perde il controllo per cause ignote, salta la carreggiata e abbatte il guard-rail, travolgendo un altro veicolo. Il danneggiato e l'assicuratore del veicolo responsabile chiedono il risarcimento al gestore autostradale, contestando l'inidoneità della barriera protettiva. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi, escludendo la responsabilità da cose in custodia del gestore. I giudici chiariscono che il guard-rail era perfettamente conforme alle norme tecniche dell'epoca e che la sbandata improvvisa del mezzo, avvenuta senza tentativi di frenata, rappresenta un fattore eccezionale e imprevedibile. Tale condotta esclusiva del conducente integra il caso fortuito, interrompendo il nesso di causa con la barriera stradale e liberando il gestore da ogni obbligo risarcitorio.
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Accordo transattivo e danni: la firma esclude il risarcimento
I proprietari di un terreno citavano in giudizio l'impresa appaltatrice per i danni causati alle porzioni di fondo non espropriate durante l'esecuzione di opere pubbliche. L'impresa si difendeva eccependo l'esistenza di un accordo transattivo e di una quietanza liberatoria firmati dai proprietari. La Corte d'Appello accoglieva la domanda risarcitoria, ritenendo che l'accordo non coprisse i danni da illecito aquiliano. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa, evidenziando che la sentenza d'appello non ha motivato in modo logico e adeguato perché l'accordo transattivo non includesse anche tali danni. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della scrittura privata.
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Responsabilità della compagnia di assicurazione: limiti al danno
Un ex agente assicurativo, dopo la revoca del mandato, ha continuato a emettere polizze false usando vecchi moduli cartacei, truffando un cliente per 650 mila euro. Il cliente ha citato in giudizio sia l'ex agente sia la società assicurativa. La Corte d'Appello ha condannato l'assicurazione per non aver recuperato i moduli cartacei dopo la revoca. La Corte di Cassazione ha invece escluso la responsabilità della compagnia di assicurazione. I giudici hanno chiarito che l'azienda aveva formalmente diffidato l'ex agente dall'usare i vecchi moduli. Non sussiste un obbligo di recupero fisico dei documenti se vi è stata una formale diffida. Inoltre, il cliente, parente stretto dell'agente, avrebbe potuto accorgersi della frode usando l'ordinaria diligenza. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Accesso al fondo confinante: quando il vicino può bloccare i lavori
Una società di ristorazione ha avviato lavori di ristrutturazione edilizia utilizzando un'area esterna di proprietà del vicino. Il vicino, dopo un iniziale consenso, ha negato l'accesso al fondo confinante, bloccando il cantiere. La società ha chiesto il risarcimento dei danni, invocando un precedente accordo stipulato dal vicino con i proprietari dell'immobile (soci della stessa azienda) e la violazione del dovere di non recare danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'accordo contrattuale vincolava solo i firmatari originari e non la società, soggetto giuridico distinto. Inoltre, il proprietario ha esercitato legittimamente il proprio diritto di proprietà, escludendo qualsiasi responsabilità extracontrattuale per il mancato accesso al fondo confinante.
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Violazione delle distanze legali: pale eoliche e diritti privati
Due comproprietari di un terreno agricolo hanno citato in giudizio una società privata per l'installazione di due pale eoliche. I proprietari lamentavano l'occupazione abusiva del suolo, l'invasione dello spazio aereo con le pale rotanti e la violazione delle distanze legali. I giudici di merito avevano negato la propria giurisdizione, ritenendo competente il giudice amministrativo poiché l'opera era autorizzata e di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la controversia spetta al giudice ordinario. Quando si contesta non l'atto amministrativo in sé, ma il comportamento materiale della società che danneggia la proprietà privata confinante, la competenza è del giudice civile. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso, rinviando la causa per decidere sulla violazione delle distanze legali e sul risarcimento dei danni.
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Omessa vigilanza Consob: i risparmiatori battono l’autorità
Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio l'autorità di vigilanza finanziaria chiedendo il risarcimento dei danni subiti a causa della distrazione di fondi operata da un agente di cambio fallito. Gli investitori hanno contestato l'omessa vigilanza Consob sui controlli obbligatori. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'autorità. I giudici hanno stabilito che la domanda di ammissione al passivo nel fallimento del broker interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'ente di vigilanza, in quanto coobbligato in solido. Inoltre, la Corte ha ritenuto provati i versamenti tramite le ricevute rilasciate dal broker, escludendo la necessità della data certa poiché utilizzate come meri fatti storici. L'autorità è stata quindi condannata in via definitiva al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese processuali.
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Risarcimento danni: se la strada frana decide il TAR
I comproprietari di un immobile danneggiato dal sisma del 1980 ricevevano l'autorizzazione a ricostruire su un altro suolo e un contributo pubblico. I lavori si interrompevano per il crollo di una strada comunale. I proprietari chiedevano al Giudice ordinario il risarcimento danni per l'inerzia del Comune e il saldo del contributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei privati. La Suprema Corte ha chiarito che la domanda di risarcimento danni derivante da scelte urbanistiche discrezionali spetta alla giurisdizione del Giudice amministrativo, poiché non si tratta di semplice omessa manutenzione. Inoltre, il saldo del contributo spetta solo a lavori ultimati e collaudati.
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Risarcimento danni da allagamento: decide il giudice civile
Il caso nasce dai gravi danni subiti da un'autofficina e da un parcheggio condominiale a causa della rottura e dell'insufficienza di una condotta fognaria abusiva. I proprietari hanno richiesto il risarcimento danni da allagamento e la messa in sicurezza dell'impianto. Si è così generato un conflitto di giurisdizione tra il giudice civile e quello amministrativo, poiché entrambi rifiutavano di decidere sulla controversia. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto stabilendo che la giurisdizione spetta al giudice ordinario. La Corte ha chiarito che la manutenzione e l'adeguamento delle reti fognarie comunali costituiscono un'attività materiale della Pubblica Amministrazione, soggetta al rispetto del principio del non recare danno a terzi, senza che rilevi l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali.
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Affidamento incolpevole: risarcito l’appalto annullato
Un'impresa stipula un contratto di appalto con un Comune dopo aver vinto una gara pubblica. Successivamente, il tribunale amministrativo annulla l'aggiudicazione su ricorso di un concorrente. L'impresa chiede quindi il risarcimento dei danni al Comune per le spese sostenute e le opere realizzate, basandosi sull'affidamento incolpevole nella validità dell'atto. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che la causa spetta al giudice ordinario (civile). Infatti, la richiesta non contesta la legittimità dell'annullamento, ma la lesione del patrimonio causata dalla condotta della Pubblica Amministrazione, che ha indotto l'impresa a fidarsi di un provvedimento poi annullato. Si tratta di una violazione del principio del non danneggiare nessuno, che tutela un diritto soggettivo.
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Investimento del pedone: colpevole anche fuori dalle strisce
Un pedone è stato urtato da un'auto mentre si trovava sulla carreggiata, nei pressi delle strisce pedonali. I giudici di merito avevano assolto l'automobilista, ritenendo che il pedone si trovasse fuori dalle strisce e che non vi fossero prove di violazioni del codice della strada da parte del conducente. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che l'investimento del pedone comporta la responsabilità del conducente anche se la vittima attraversa fuori dalle strisce. Il conducente deve infatti regolare la velocità per evitare impatti, rispettando il principio di non arrecare danno ad altri. La sentenza di assoluzione è stata annullata ai fini civili, rinviando la causa al giudice civile per la determinazione del risarcimento dei danni.
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Responsabilità extracontrattuale: materiali difettosi e danni
Il Committente ha appaltato la costruzione di un capannone all'Appaltatore, il quale ha subappaltato la copertura al Subappaltatore. Quest'ultimo ha acquistato lastre in fibrocemento dal Fornitore. A causa di gravi infiltrazioni dovute a lastre difettose, il Committente ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità del Fornitore, ritenendo inapplicabile l'articolo 1669 del codice civile ed escludendo anche la generica responsabilità extracontrattuale. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi del Subappaltatore, dell'Appaltatore e del Committente. I giudici hanno chiarito che l'inapplicabilità della disciplina speciale sulla rovina di edifici non esclude affatto la responsabilità extracontrattuale generale del fornitore di materiali difettosi, purché il danneggiato ne provi tutti gli elementi costitutivi, inclusa la colpa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Danni da canali pubblici: la competenza del Tribunale delle acque
Un'azienda agricola ha subito gravi danni a causa dell'esondazione di canali di scolo pubblici, malfunzionanti e privi di manutenzione. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto su quale giudice dovesse decidere la causa di risarcimento. Ha stabilito la competenza del Tribunale delle acque pubbliche, chiarendo un principio fondamentale: questo giudice specializzato è competente per tutti i danni causati dal modo in cui un'opera idraulica pubblica è stata realizzata, gestita o mantenuta. La natura dell'acqua (ad esempio, piovana) è irrilevante. L'elemento decisivo è il nesso diretto tra il danno e la gestione dell'opera idraulica stessa.
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Assegno a Vuoto: No alla Responsabilità dell’Amministratore
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità extracontrattuale dell'amministratore di una società. Un fornitore, non pagato tramite assegni risultati scoperti, aveva ottenuto la condanna personale dell'amministratore. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo un principio chiave: per affermare la responsabilità extracontrattuale dell'amministratore, non basta dimostrare il mancato pagamento da parte della società. Il creditore deve provare che l'azione dell'amministratore ha causato un danno definitivo e irrecuperabile, dimostrando ad esempio l'impossibilità di riscuotere il credito dalla società a causa della sua insolvenza. Il semplice protesto degli assegni non è una prova sufficiente di tale danno definitivo.
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