La vicenda nasce dall'occupazione forzata di un fabbricato di proprietà del Padre da parte del Figlio, rimasto senza casa dopo uno sfratto. La convivenza forzata ha generato continue liti, minacce e violenze. La condotta è culminata in una brutale aggressione fisica, durante la quale il Figlio ha strappato una collanina e un telefono al genitore. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore per rapina, lesioni e atti persecutori in famiglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Figlio. La Suprema Corte ha confermato la piena attendibilità della vittima e la gravità dello stato d'ansia subito dal genitore, costretto a mutare le proprie abitudini di vita. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende e pagare le spese processuali.
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