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Modello Vr

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un modulo specifico che si presenta dopo la dichiarazione annuale per avviare la procedura di rimborso del credito IVA, ma non è l'atto che fa nascere il diritto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso IVA: credito dichiarato ma negato senza prove in aula
Un'azienda in liquidazione ha richiesto un rimborso IVA di centomila euro indicandolo nella dichiarazione dei redditi, ma ha dimenticato di presentare il modello VR. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'Amministrazione finanziaria, la società ha avviato un contenzioso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che, in caso di richiesta di rimborso IVA, spetta sempre al contribuente l'onere di provare in giudizio i fatti costitutivi del credito. L'Amministrazione finanziaria può contestare l'esistenza del credito anche se sono scaduti i termini per l'accertamento fiscale. L'omessa presentazione dei documenti probatori da parte del contribuente comporta la perdita del diritto al rimborso.
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Rimborso IVA: il credito esiste ma il ritardo cancella il diritto
Una contribuente ha richiesto il Rimborso IVA per un credito maturato nel 2004, ma l'Amministrazione Finanziaria ha negato il pagamento. I giudici di merito hanno confermato il diniego, ritenendo la richiesta tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che il diritto al rimborso è soggetto al termine di decadenza biennale previsto dalla legge, decorrente dal momento in cui si è verificato il presupposto del pagamento. Nel caso specifico, la prima vera istanza è stata presentata solo nel 2009, ben oltre i due anni previsti. La Suprema Corte ha chiarito che non si applica il termine di prescrizione decennale se la volontà di ottenere il rimborso non è espressa in modo chiaro e tempestivo, condannando la contribuente al pagamento delle spese di giudizio.
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Rimborso IVA non dichiarato: la decadenza batte il credito
Una società ha richiesto all'Agenzia delle Entrate il rimborso dell'eccedenza IVA per l'anno 2003 solo nel 2009, senza aver precedentemente indicato tale credito nella dichiarazione annuale. L'amministrazione finanziaria ha respinto la domanda per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che per il rimborso IVA non dichiarato si applica il termine di decadenza biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. n. 546/1992, e non la prescrizione decennale. Quest'ultima si applica solo se il credito è stato regolarmente esposto in dichiarazione. Di conseguenza, il ricorso della società è stato rigettato, confermando la perdita del diritto al rimborso.
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Responsabilità professionale del commercialista: serve il danno
Una società ha citato in giudizio i propri consulenti fiscali chiedendo il risarcimento dei danni per la mancata presentazione del modello per il rimborso IVA, che avrebbe causato un grave ritardo nell'incasso delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità professionale del commercialista non sussiste se manca il nesso di causalità. I giudici hanno accertato che il ritardo nel rimborso non è dipeso dall'omissione dei professionisti, ma dal successivo diniego opposto dall'Agenzia delle Entrate. Trattandosi di una valutazione sui fatti compiuta nei gradi precedenti, la Cassazione non può ridiscutere il merito della vicenda. La società perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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Rimborso IVA: la Cassazione cancella la decadenza di due anni
Una società in fallimento ha richiesto il rimborso IVA per oltre quarantamila euro, relativo a crediti accumulati in anni precedenti per i quali non aveva presentato la dichiarazione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, e i giudici di merito hanno confermato il diniego applicando il termine di decadenza biennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che il diritto al rimborso IVA richiesto tramite dichiarazione o modello VR è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non alla decadenza biennale. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per verificare se, al momento della domanda, fosse già decorso il termine di dieci anni dal momento in cui il credito era sorto.
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Rimborso IVA: la forma non basta senza la prova del credito
Una società in liquidazione ha richiesto il rimborso IVA per l'anno 2006 presentando il modello VR. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, contestando l'esistenza stessa del credito. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, ritenendo sufficiente la regolare presentazione del modello e l'assenza di prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno stabilito che la semplice presentazione del modello formale non basta a garantire il rimborso IVA: se l'amministrazione contesta il credito, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza e la spettanza dell'eccedenza d'imposta. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Rimborso IVA e chiusura attività: la trappola dei tempi
Una società cooperativa, dopo aver cessato l'attività nel 2004, ha richiesto nel 2013 il Rimborso IVA per un credito risalente al 2003. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci. I giudici hanno chiarito che, sebbene per le attività cessate possa applicarsi il termine di prescrizione decennale anziché quello biennale di decadenza, ciò non vale se il contribuente ha continuato a utilizzare parzialmente il credito in compensazione negli anni successivi alla cessazione. Avendo la società effettuato compensazioni fino al 2006, è venuto meno il presupposto per la prescrizione decennale. Di conseguenza, la richiesta di rimborso presentata nel 2013 è considerata tardiva perché oltre il termine di decadenza di due anni. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Rimborso Credito IVA: Dichiarazione Salva il Diritto, non il Modulo
Un'azienda chiede il rimborso di un credito IVA dopo aver revocato per errore un precedente modulo di richiesta (Modello VR). L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, sostenendo che il diritto sia scaduto per il decorso del termine di due anni. La Corte di Cassazione dà ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: la semplice compilazione del quadro RX nella dichiarazione annuale è sufficiente a manifestare la volontà di ottenere il rimborso credito IVA. Questo fa scattare il termine di prescrizione ordinario di dieci anni, non quello di decadenza di due. Il Modello VR è solo un adempimento successivo per l'esecuzione del pagamento, non per la nascita del diritto.
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Credito IVA: obbligo integrativa per compensazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che il contribuente che ha originariamente richiesto il rimborso di un Credito IVA nella dichiarazione annuale non può successivamente utilizzarlo in compensazione senza aver presentato una dichiarazione integrativa. La decisione sottolinea che la scelta del rimborso è vincolante e non può essere revocata implicitamente, poiché il principio di alternatività tra rimborso e detrazione impedisce modifiche arbitrarie oltre i termini previsti per la rettifica della dichiarazione.
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Rimborso IVA: onere prova e difese del Fisco
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società in liquidazione che richiedeva un Rimborso IVA basandosi sulla sola indicazione del credito nella dichiarazione annuale, senza presentare il modello VR. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso e contestato in appello l'esistenza del credito. La Suprema Corte ha stabilito che l'onere di provare l'esistenza e l'ammontare del credito spetta sempre al contribuente e che le contestazioni dell'Ufficio sulla sussistenza dei fatti costitutivi rappresentano mere difese, sempre ammissibili anche in secondo grado.
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Rimborso IVA: prova del credito e onere probatorio
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una sentenza che aveva concesso un rimborso IVA a un contribuente senza verificarne l'effettiva spettanza nel merito. Il contribuente, dopo la cessazione dell'attività, aveva richiesto il rimborso ma non aveva prodotto le scritture contabili, dichiarandone il furto. La CTR aveva ritenuto sufficiente la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi. La Suprema Corte ha invece chiarito che la semplice esposizione del credito non ne prova l'esistenza e che il giudice ha l'obbligo di pronunciarsi sulla legittimità sostanziale del credito quando contestata dall'ufficio.
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