Una Lavoratrice ha citato in giudizio l'Università, chiedendo il risarcimento per dequalificazione professionale, demansionamento e mobbing sul lavoro. La Corte d'Appello aveva respinto la sua domanda, ritenendo assenti prove di un intento persecutorio. La Lavoratrice ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, stabilendo che i conflitti interpersonali o l'assegnazione a compiti diversi non configurano mobbing senza un chiaro disegno persecutorio unificante. Il ricorso è stato rigettato, con condanna della Lavoratrice alle spese.
Continua »