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Misura Di Sicurezza — Anno 2026

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60 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Sicurezza

Provvedimenti

Conversione dell’appello in ricorso: Cassazione annulla errore
Un Tribunale di Sorveglianza ha erroneamente trasformato un appello in un ricorso per la Cassazione. Il caso riguardava un soggetto a cui era stata applicata una misura di sicurezza senza un'udienza. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la conversione dell'appello in ricorso era illegittima. I giudici supremi hanno chiarito che l'appello contro le misure di sicurezza del Magistrato di Sorveglianza deve essere sempre deciso dal Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, gli atti sono stati restituiti al Tribunale perché celebri il corretto processo d'appello.
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Pericolosità Sociale: Legami di Mafia e Famiglia Bloccano la Libertà
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della libertà vigilata per un uomo a causa della sua persistente pericolosità sociale. Nonostante avesse scontato la pena per associazione mafiosa, i giudici hanno ritenuto decisivi i suoi gravi precedenti, la lunga durata del vincolo con il clan e i legami familiari con il capo dell'organizzazione. La sentenza stabilisce che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e basarsi su un'analisi complessiva della persona, includendo il suo comportamento e il suo reinserimento nel territorio di origine. Il ricorso dell'uomo è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione.
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Pericolosità Sociale Straniero: Legami con la Mafia, Espulsione
Un cittadino straniero, condannato per associazione di tipo mafioso e altri gravi reati, ha impugnato l'ordine di espulsione. Sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, data la sua condotta in carcere e un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla **pericolosità sociale dello straniero** deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, la decisione di espellere l'uomo era legittima perché basata su elementi concreti, come i suoi persistenti legami con la criminalità organizzata e un insufficiente radicamento sociale. La Corte ha quindi confermato l'espulsione come misura necessaria.
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Abusi su allievo: nessuna empatia, confermata pericolosità sociale
Un insegnante di scacchi, condannato per atti sessuali su un allievo minorenne, ricorre contro la misura di sicurezza imposta. Sostiene che la sua pericolosità sociale sia stata valutata erroneamente, ignorando il suo percorso riabilitativo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. La valutazione della pericolosità sociale è corretta perché basata sulla gravità dei fatti, sulla totale mancanza di empatia e di revisione critica del condannato, che attribuiva la colpa alla giovane vittima. Il percorso psicologico, ancora in corso, e il buon comportamento non sono sufficienti a escludere il rischio di recidiva.
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Spaccio di lieve entità negato per l’organizzazione criminale
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di due imputati condannati per cessione illecita di stupefacenti. Entrambi chiedevano la derubricazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato il diniego della qualificazione più mite, sottolineando che l'attività, sebbene riguardasse quantitativi non enormi, era inserita in un contesto organizzato. I giudici hanno valorizzato la reiterazione sistematica, l'ampia platea di clienti e l'uso di mezzi funzionali, come utenze fittizie e abitazioni adibite a base operativa. Inoltre, per uno degli imputati, è stata confermata la misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata, giustificata dalla spiccata pericolosità sociale e dalla pervicacia nell'attività criminale. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: i limiti legali
Un cittadino straniero ha presentato un ricorso per cassazione contro patteggiamento dopo aver concordato una pena di un anno di reclusione e l'espulsione dal territorio dello Stato. Il ricorrente lamentava l'illegittimità dell'espulsione per assenza dei presupposti legali e per la sussistenza di uno stato di convivenza non considerato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di patteggiamento, l'impugnazione è limitata a casi tassativi. L'eventuale illegittimità della misura di espulsione non equivale a illegalità della pena, l'unico vizio che avrebbe consentito il ricorso. Inoltre, le doglianze sulla convivenza sono state ritenute generiche e non provate, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti e pene accessorie
La Corte di Cassazione ha chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione, includendo anche le misure di sicurezza. La sentenza stabilisce che le pene accessorie, come l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, devono essere applicate per legge quando la pena principale supera determinati limiti, anche se non espressamente menzionate nell'accordo tra le parti.
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Concordato in appello: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato in secondo grado a seguito di concordato in appello. L'imputato contestava la mancata motivazione sulla misura di sicurezza dell'espulsione e la mancata traduzione di atti processuali. La Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia automatica ai motivi non concordati e preclude ogni eccezione sulla traduzione degli atti.
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Recidiva reiterata: conferma espulsione straniero
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un cittadino straniero contro la sentenza d'appello. Il caso riguarda la contestazione della recidiva reiterata e l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione. La Suprema Corte ha ritenuto che la stabile dedizione allo spaccio di stupefacenti e la mancanza di prove circa una convivenza effettiva con i familiari in Italia giustifichino pienamente il giudizio di pericolosità sociale e la sanzione accessoria.
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Espulsione dello straniero: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di ingenti quantità di sostanze stupefacenti. L'appello contestava la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. La Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello pienamente adeguata, fondata sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, confermando così la decisione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso avverso una sentenza emessa a seguito di un concordato in appello. L'ordinanza dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver rinunciato ai motivi di gravame, contestava il sequestro e una pena accessoria. La Corte ha stabilito che la confisca non rientra nel "trattamento sanzionatorio" e che i motivi generici non superano la soglia di ammissibilità.
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Incapacità processuale: Cassazione annulla sospensione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Massa che sospendeva un processo per presunta incapacità processuale irreversibile dell'imputato. La decisione è stata motivata dalla totale assenza di motivazione e dalla mancata esecuzione di una perizia per accertare l'effettiva condizione dell'imputato, violando i suoi diritti di difesa.
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Pericolosità sociale: Cassazione conferma libertà vigilata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione della libertà vigilata. La decisione si basa sulla corretta valutazione della sua attuale pericolosità sociale, fondata su elementi oggettivi come il ritorno in territori di clan, la mancanza di lavoro e la non partecipazione a percorsi rieducativi. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione del giudice di merito.
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Pericolosità sociale: quando si applica la misura?
Un soggetto condannato per reati sessuali su minori contesta l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata dopo aver scontato la pena. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo i criteri per la valutazione della pericolosità sociale attuale. La Corte sottolinea che, per reati di tale gravità, la verifica deve essere rigorosa e non può basarsi su elementi generici come il buon comportamento in carcere, in quanto inidoneo a dimostrare il superamento del rischio specifico in un contesto di libertà.
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Pericolosità sociale: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto, destinatario di una misura di sicurezza dell'espulsione per la sua ritenuta pericolosità sociale, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la valutazione del giudice, basata su precedenti penali non recenti, senza considerare elementi positivi sopravvenuti. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma solo di controllare la logicità e la legalità della decisione. Poiché la valutazione della pericolosità sociale era basata su un'analisi complessiva di elementi negativi (precedenti, assenza di lavoro e domicilio), l'impugnazione è stata respinta con condanna alle spese e a un'ammenda.
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Pericolosità sociale: confermata misura di sicurezza
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per omicidio e associazione mafiosa, confermando la misura di sicurezza della libertà vigilata. La valutazione della sua attuale pericolosità sociale, basata sulla gravità dei reati, sul rischio di riattivazione dei legami con il clan e sull'assenza di dissociazione, è stata ritenuta adeguata e non illogica, precludendo una nuova analisi dei fatti.
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Libertà vigilata: obbligo di motivazione nel patteggiamento
Un imputato, dopo un accordo di patteggiamento per reati gravi, si è visto applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata non inclusa nell'accordo. La Corte di Cassazione ha annullato questa specifica parte della sentenza, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione autonoma e concreta sulla pericolosità sociale dell'imputato, non potendo applicare la misura in modo automatico.
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Espulsione cittadino italiano: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva l'espulsione di un cittadino italiano. La Corte ha chiarito che la misura di sicurezza dell'espulsione, prevista dall'art. 235 del codice penale, è inapplicabile a chi ha acquisito la cittadinanza italiana, anche se condannato per reati. La decisione si fonda sul principio di legalità, affermando che tale misura restrittiva è riservata esclusivamente agli stranieri.
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Espulsione straniero: quando è legittima? Il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini stranieri contro la misura di sicurezza dell'espulsione, disposta a seguito di un patteggiamento per un reato lieve in materia di stupefacenti. La Corte ha confermato che la valutazione della pericolosità sociale, necessaria per l'espulsione dello straniero, era stata adeguatamente motivata dal giudice di merito sulla base della biografia penale e delle modalità del reato. Inoltre, ha ribadito che la norma speciale sull'espulsione per reati di droga (art. 86 T.U. Stupefacenti) prevale sulla disciplina generale (art. 235 c.p.), non richiedendo una pena minima per la sua applicazione.
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Pericolosità sociale: valutazione e percorso in carcere
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di espulsione basata su una valutazione di pericolosità sociale ritenuta errata. Il tribunale di sorveglianza aveva erroneamente definito 'iniziale' un percorso rieducativo in carcere durato oltre due anni, fondando la sua decisione su precedenti penali datati. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e completa, tenendo in debita considerazione i progressi comportamentali del detenuto, annullando il provvedimento e rinviando per un nuovo esame.
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