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Misura Di Sicurezza — Anno 2026

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60 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Sicurezza

Provvedimenti

Maltrattamenti contro familiari: condanna confermata dalla Cassazione
Un uomo ha impugnato la condanna per lesioni e maltrattamenti contro familiari inflitta per continue violenze psicologiche, insulti, minacce con coltelli e percosse ai danni della madre malata oncologica e del fratello convivente temporaneo. L'imputato sosteneva l'assenza di una convivenza continuativa, la reciprocità delle liti e l'involontarietà delle ferite inferte al congiunto durante una colluttazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, oltre a due anni di libertà vigilata in struttura specializzata. I giudici hanno chiarito che il vincolo di sangue e la persistenza di relazioni quotidiane mantengono vivo il reato anche senza una convivenza formale ininterrotta, mentre la patologia della madre integra pienamente l'aggravante della minorata difesa.
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Radicamento familiare ed espulsione dal territorio dello Stato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva rideterminato le pene principali tramite concordato processuale, confermando la misura di sicurezza che disponeva l'espulsione dal territorio dello Stato. Il ricorrente contestava tale misura lamentando la mancata valutazione dei suoi legami familiari e del radicamento a Roma. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione perché la questione non era stata sollevata con l'atto di appello e non faceva parte del concordato concordato tra le parti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: la perizia medica non basta per la misura
Il Tribunale di sorveglianza applicava la misura di sicurezza della libertà vigilata a un condannato per oltraggio a pubblico ufficiale, ritenuto seminfermo di mente e con dipendenze, basandosi esclusivamente su una perizia psichiatrica. Il condannato ricorreva in Cassazione, lamentando la mancata valutazione della sua condotta in carcere e delle sue attuali condizioni di vita. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'accertamento della pericolosità sociale non può basarsi solo sul parere degli esperti psichiatrici. Il giudice deve valutare globalmente tutti gli elementi dell'articolo 133 del codice penale, inclusi il comportamento del reo e il contesto sociale, per verificare l'effettivo e attuale rischio di recidiva. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Orologio di lusso e contrabbando doganale: la confisca è lecita
Un cittadino svizzero acquista in Italia un orologio di lusso con fattura per esportazione. Dopo aver assolto l'IVA in Svizzera, rientra in Italia senza dichiarare il bene. L'Amministrazione Doganale contesta il contrabbando doganale per mancato pagamento di dazi e IVA all'importazione, confiscando l'orologio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del viaggiatore. I giudici chiariscono che l'orologio, una volta sdoganato in Svizzera, è merce estera. Per essere reintrodotto in Italia, richiedeva la dichiarazione doganale e il pagamento delle imposte, superando la franchigia di 300 euro. La confisca è legittima come misura di sicurezza e si cumula con le sanzioni tributarie, ma il proprietario può evitarla pagando integralmente il tributo evaso, gli interessi e le sanzioni pecuniarie. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Contrabbando doganale: perde il Rolex chi evita la frontiera
Un cittadino residente in Svizzera acquista un orologio di lusso in Italia in esenzione d'imposta, lo esporta regolarmente ma vi rientra subito dopo attraverso un valico non presidiato senza dichiararlo alla dogana. L'Agenzia delle Dogane contesta la violazione, applica sanzioni e dispone la confisca del bene per un'ipotesi di contrabbando doganale. Il viaggiatore richiede la definizione agevolata delle sanzioni, ma l'amministrazione la nega poiché le imposte (IVA all'importazione) non sono state pagate. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi del contribuente: la sanzione è collegata al tributo evaso e la confisca dell'orologio rimane valida finché non vengono pagate integralmente le tasse e le sanzioni dovute. Il contribuente perde definitivamente l'orologio e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: stop a sentenze incomplete
Il Tribunale ha condannato un cittadino straniero per spaccio di droga, ma ha omesso di valutare la recidiva e l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza evidenziando la pericolosità sociale dell'uomo, privo di dimora e con precedenti penali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione limitatamente a questi aspetti. Il caso torna ora al Tribunale per stabilire se applicare l'aumento di pena per i precedenti e disporre l'allontanamento dal Paese dopo l'espiazione della pena.
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Confisca del denaro sequestrato: quando la droga non basta
Il Tribunale di Roma applicava a un imputato la pena concordata per il reato di illecita detenzione di sostanze stupefacenti, disponendo anche la confisca del denaro sequestrato. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando che tale denaro non potesse considerarsi provento di spaccio, non essendoci prova di cessioni precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del denaro sequestrato è illegittima se l'imputazione riguarda solo la detenzione e non lo spaccio effettivo, poiché il denaro non costituisce il profitto immediato della mera detenzione. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca con rinvio per un nuovo esame.
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Decreto di irreperibilità: quando la notifica tardiva è nulla
Il Tribunale di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello del Condannato contro l'espulsione, ritenendo che il termine di quindici giorni fosse decorso dalla notifica al difensore d'ufficio. La Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che il decreto di irreperibilità perde efficacia con il provvedimento che chiude la fase del giudizio. Di conseguenza, la notifica dell'ordinanza finale al difensore d'ufficio, senza un nuovo decreto di irreperibilità, è nulla e non fa decorrere i termini per impugnare. L'appello proposto dal nuovo difensore di fiducia è quindi tempestivo. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Confisca obbligatoria nel patteggiamento: ammesso il ricorso
Una cittadina straniera ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza fornendo false dichiarazioni sulla propria residenza in Italia. Il Tribunale di Brescia ha applicato la pena concordata tramite patteggiamento, omettendo tuttavia di disporre la confisca del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che la confisca obbligatoria nel patteggiamento non può essere esclusa dall'accordo tra le parti, trattandosi di una misura di sicurezza non negoziabile. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente alla mancata confisca, rinviando il caso al Tribunale per una nuova decisione su questo specifico punto.
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Libertà vigilata e pericolosità sociale: la recidiva blocca il ricorso
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che confermava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata. Il ricorrente sosteneva l'assenza di una sua reale pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che i motivi presentati riproducevano semplicemente contestazioni già esaminate e respinte dai giudici di merito. La valutazione sulla pericolosità sociale attuale è stata ritenuta corretta e logica, in quanto fondata sulle ripetute ricadute nel crimine da parte del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Espulsione dello straniero: la famiglia non ferma la sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di espulsione dello straniero condannato a oltre undici anni di reclusione per gravi reati, tra cui violenza sessuale e rapina. Il ricorrente invocava la presenza di familiari in Italia come causa ostativa all'allontanamento. Tuttavia, i giudici hanno accertato l'assenza di una convivenza concreta ed effettiva con il nucleo familiare, evidenziando anche la sua persistente pericolosità sociale e il fallimento del percorso rieducativo in carcere, segnato da numerose sanzioni disciplinari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura di sicurezza e condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali.
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Pena sospesa e libertà vigilata? La Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di palese contraddizione giuridica: un imputato aveva ottenuto la sospensione condizionale della pena, ma allo stesso tempo era stato sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. La legge vieta questa combinazione. La Corte d'Appello aveva risolto il problema revocando la sospensione, peggiorando la situazione dell'imputato. La Cassazione ha chiarito il principio: la coesistenza di **sospensione condizionale e misura di sicurezza** è impossibile. La revoca della sospensione non è una sanzione, ma la presa d'atto di un errore iniziale. A causa di un difetto di motivazione, la sentenza è stata annullata con rinvio, imponendo un nuovo giudizio che applichi correttamente la legge.
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Revoca libertà vigilata: passato criminale blocca lo stop anticipato
Un condannato ha richiesto l'interruzione anticipata della sua misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. La Corte ha stabilito che per la revoca anticipata della libertà vigilata non basta dimostrare di non aver commesso nuovi reati dopo la scarcerazione. Il grave passato criminale e i lunghi periodi di latitanza sono elementi negativi che prevalgono, indicando una persistente pericolosità sociale. Il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente a dimostrare un reale cambiamento e a giustificare la fine del controllo.
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Madre omicida: negata la detenzione domiciliare speciale
Una madre, condannata per l'omicidio della suocera e affetta da un disturbo psichiatrico, ha richiesto la detenzione domiciliare speciale per assistere i figli, di cui uno con grave disabilità. La sua richiesta si basava sulla necessità di cure materne e sui progressi nel suo percorso terapeutico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. Ha stabilito che la sua persistente e grave pericolosità sociale, unita al rischio di commettere nuovi reati anche verso i familiari, rende prioritaria la tutela della collettività. L'interesse del minore, seppur fondamentale, non può prevalere quando la sicurezza pubblica, inclusa quella dei figli stessi, è a rischio.
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Sequestro annullato, arma non restituita: la confisca obbligatoria
Un cittadino subisce il sequestro di una pistola perché detenuta in un luogo diverso da quello denunciato. Il Tribunale del riesame annulla il decreto di sequestro per un vizio procedurale, ma nega la restituzione dell'arma. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso del cittadino. Il principio sancito è che la **confisca obbligatoria di armi** prevale per ragioni di sicurezza pubblica. La detenzione illecita rende l'arma intrinsecamente pericolosa, giustificandone la confisca definitiva da parte dello Stato anche in assenza di una condanna penale per il possessore. L'arma non viene quindi restituita.
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Viaggio negato: la Cassazione annulla divieto di espatrio immotivato
Un uomo, già sottoposto a misura di sicurezza dopo aver scontato una pena, si vede imporre un divieto di espatrio immotivato dal Magistrato di sorveglianza solo perché aveva programmato un viaggio all'estero. La Corte di Cassazione ha annullato questo provvedimento. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: qualsiasi decisione che limita la libertà personale, come un divieto di viaggiare, deve essere sempre e obbligatoriamente giustificata per iscritto. Un ordine senza motivazione è illegittimo perché costituisce una violazione di legge. La Corte ha quindi dato ragione al condannato, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Aggravamento Misura di Sicurezza: Nuovo Reato Non Basta, Annullato
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di aggravamento della misura di sicurezza nei confronti di un uomo in libertà vigilata che aveva commesso un nuovo reato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva trasformato la sua misura in una più severa, l'assegnazione a una casa di lavoro, senza però specificare se il nuovo illecito fosse una violazione 'particolarmente grave' o parte di una serie di trasgressioni. Secondo la Cassazione, non basta la commissione di un nuovo reato per giustificare in automatico un simile inasprimento. Il giudice deve motivare in modo dettagliato la decisione, valutando la gravità concreta del fatto. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo esame.
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Usa il cane contro la Polizia: è resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due uomini accusati di rapina aggravata. Uno di loro era anche imputato per aver opposto resistenza agli agenti di polizia aizzando contro di loro il proprio cane. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'uso di un animale per intimidire le forze dell'ordine costituisce pienamente il reato di **resistenza a pubblico ufficiale con un cane**. I giudici hanno ritenuto che tale comportamento rappresenti una forma di violenza o minaccia idonea a ostacolare l'operato degli agenti. I ricorsi di entrambi gli imputati sono stati dichiarati inammissibili, rendendo la condanna definitiva e confermando la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio nazionale.
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Fornisce l’indirizzo all’estero: annullato l’aggravamento misura di sicurezza
Un uomo, dopo aver scontato la sua pena, si trasferisce in Spagna comunicando il suo nuovo indirizzo alle autorità. Nonostante ciò, il Tribunale di Sorveglianza lo considera irreperibile e decide l'aggravamento della misura di sicurezza, trasformando la libertà vigilata in una detentiva. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che non si può considerare irreperibile chi ha formalmente comunicato il proprio recapito, anche se all'estero. L'aggravamento della misura di sicurezza è quindi illegittimo se basato su una mancata notifica all'indirizzo conosciuto, poiché l'allontanamento non era volontario ma trasparente.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca l’assoluzione
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del concordato in appello. Due imputati, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado, presentano ricorso in Cassazione lamentando il mancato proscioglimento e l'errata applicazione di una misura di sicurezza. La Corte dichiara i ricorsi inammissibili. Il principio sancito è che l'adesione al concordato in appello comporta una rinuncia totale a tutti gli altri motivi di contestazione. L'accordo sulla pena preclude al giudice la valutazione di questioni diverse, come l'eventuale innocenza dell'imputato. La scelta dell'accordo è quindi vincolante e non può essere rimessa in discussione.
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