La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il provvedimento che limitava la sua posta. L'uomo tentava di inviare, tramite la madre, lettere contenenti messaggi criptici diretti al proprio clan. Tali scritti, dietro l'apparenza di auguri di morte naturale, incitavano ad azioni violente contro la polizia penitenziaria. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando l'efficacia del controllo della corrispondenza dei detenuti per motivi di sicurezza.
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