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Manleva

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874 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tariffa depurazione acque: confermato il rimborso se l’impianto è inattivo
Diversi utenti e condomini hanno citato in giudizio il gestore del servizio idrico locale per ottenere il rimborso delle somme versate per la tariffa depurazione acque. Il depuratore di riferimento risultava infatti totalmente inattivo e inefficiente. Il gestore ha chiamato in causa l'Ente Regionale, proprietario dell'impianto, per essere rimborsato delle somme eventualmente restituite agli utenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo del gestore di rimborsare i cittadini per un servizio mai effettivamente erogato. Contestualmente, la Suprema Corte ha stabilito che l'Ente Regionale proprietario deve tenere indenne il gestore idrico a causa della propria condotta illecita nella mancata gestione dell'impianto, rigettando integralmente i ricorsi delle amministrazioni e condannandole alle spese.
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Adesione Consorzio Urbanizzazione: Obbligo o Libertà? La Cassazione Decide
Un gruppo di proprietari di immobili a Napoli ha contestato la clausola di Adesione Consorzio Urbanizzazione inserita nei loro atti di compravendita, che li obbligava a far parte di un consorzio per la gestione dei servizi comuni. Hanno chiesto la nullità di tale clausola, l'inesistenza del rapporto associativo e il diritto di recesso. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso. Ha confermato che l'adesione al consorzio non è un'obbligazione legata alla proprietà, ma un atto volontario espresso al momento dell'acquisto. Inoltre, ha ribadito che nei consorzi di urbanizzazione non è possibile recedere senza trasferire la proprietà dell'immobile.
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Cancellazione della società: nulla la manleva dell’Ente
Una proprietaria agisce contro l'Ente Pubblico per gravi danni da umidità causati da un rialzo del terreno. L'Ente chiama in causa l'impresa edile appaltatrice per essere manlevato. I giudici d'appello condannano l'Ente e accolgono la garanzia contro la ditta. Tuttavia, la cancellazione della società dal registro delle imprese era già avvenuta quasi due anni prima della notifica, rendendo il soggetto giuridicamente inesistente. Gli ex soci impugnano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la nullità radicale dell'azione verso l'ente estinto. I giudici supremi accolgono il ricorso e annullano senza rinvio la condanna di manleva, sancendo l'impossibilità di citare in giudizio un ente già cancellato.
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Risarcimento danni per perizia errata: conta la chance perduta
Un acquirente acquista un immobile all'asta giudiziaria, scoprendo poi gravi difformità strutturali ed edilizie omesse nella relazione del perito nominato dal tribunale. Il fabbricato risulta sovrastimato per 78.000 euro. L'acquirente chiede il risarcimento danni per perizia errata. I giudici di merito riconoscono la responsabilità del professionista ma riducono drasticamente la somma, esigendo la prova che l'acquirente avrebbe ottenuto il bene a un prezzo inferiore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso: per la perdita di chance non occorre la certezza del risultato, ma la dimostrazione probabilistica di un'occasione favorevole ostacolata dall'errore. La previa visione dell'immobile non esonera il perito da difetti complessi. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Azione di restituzione del bene: proprietà contro detenzione
Una Curatela Fallimentare ha agito in giudizio contro una Società Agricola per la restituzione di un terreno ed il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha qualificato la domanda come azione di restituzione del bene, condannando la Società Agricola a tenere indenne la Curatela delle somme che questa doveva versare all'Ente Regionale proprietario del fondo. La Società Agricola ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di una rivendicazione di proprietà e contestando l'efficacia della sentenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale, confermando che l'azione di restituzione del bene nasce dal rapporto obbligatorio tra le parti e non richiede la titolarità del diritto reale. La Corte ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia Regionale, escludendola dal pagamento delle spese poiché estranea alle pretese sostanziali della causa.
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Clausola di manleva compravendita e costi di esproprio casa
Un Ente pubblico ha assegnato un terreno a un Costruttore per edificare alloggi residenziali. I vecchi proprietari del terreno hanno avviato una causa per ottenere un indennizzo espropriativo maggiore. Negli atti di acquisto degli alloggi, il Costruttore ha inserito una specifica Clausola di manleva compravendita: gli acquirenti si impegnavano a coprire eventuali aumenti del costo del terreno. A seguito dell'aumento dell'indennizzo stabilito dai giudici, l'Ente locale ha preteso il pagamento delle somme. Gli Acquirenti hanno rifiutato il versamento, lamentando la mancata informazione sulla causa pendente e la nullità dell'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli acquirenti, confermando la piena validità della pattuizione. Gli acquirenti devono quindi rimborsare le somme aggiuntive dovute per l'esproprio.
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Prescrizione risarcimento danni notaio: il conteggio dei tempi
Gli Acquirenti scoprivano che la casa acquistata dai Venditori tramite il Notaio era gravata da un vecchio pignoramento. Per liberare il bene, gli Acquirenti pagavano una somma ingente e citavano in giudizio il professionista e i Venditori. La Corte d'Appello rigettava la domanda ritenendo maturata la prescrizione risarcimento danni notaio, presumendo che le parti sapessero del vincolo già dalle vecchie pratiche edilizie. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. La richiesta di concessioni edilizie o frazionamenti catastali non richiede il controllo dei pignoramenti sui registri immobiliari. Di conseguenza, non si può presumere la conoscenza del danno da semplici pratiche burocratiche. Il conteggio dei tempi di prescrizione partiva erratamente. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e rinviato la causa per un nuovo esame dei fatti.
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Azione di rivalsa del fornitore: niente addebito all’applicatore
Un cliente subisce danni a causa dell'applicazione di una protesi tricologica errata e fornita con un collante inidoneo. L'azienda fornitrice del materiale viene condannata al risarcimento e promuove un'azione di rivalsa contro il parrucchiere che ha eseguito il trattamento, sostenendo la sua presunta mancanza di formazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, rigettando integralmente le pretese del fornitore. I giudici stabiliscono che l'errore è derivato unicamente dalla fornitura di beni errati e inadeguati da parte dell'azienda stessa, la quale aveva ammesso lo sbaglio nell'invio dei prodotti. Il professionista che si è limitato ad applicare correttamente quanto fornito non risponde dei danni. Pertanto, l'azione di rivalsa risulta del tutto infondata e ingiustificata.
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Onere della prova polizza assicurativa: vince il Condominio
Un proprietario e il suo inquilino hanno richiesto i danni al Condominio per le infiltrazioni d'acqua causate da una condotta usurata. Il Condominio ha chiamato in causa l'Assicurazione per essere manlevato. L'Assicurazione ha sostenuto che la polizza escludeva i danni da vetustà, ma non ha fornito la prova dell'esistenza della clausola limitativa nel giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condominio, stabilendo un chiaro principio sull'onere della prova polizza assicurativa: spetta sempre alla compagnia assicurativa dimostrare la presenza e il contenuto delle clausole che limitano la garanzia, mentre l'assicurato deve solo provare il contratto e il danno generale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Successione tra enti pubblici: chi paga i debiti post emergenza?
Un professionista ha chiesto al Consorzio locale il pagamento per i lavori di un impianto di smaltimento rifiuti. Il Consorzio ha chiamato in causa la Presidenza del Consiglio per essere tenuto indenne, dato il ruolo del commissario di governo straordinario. In appello, la Presidenza è stata condannata a rimborsare il Consorzio. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarificando le regole sulla successione tra enti pubblici. Quando termina uno stato di emergenza, l'ente territoriale ordinario (la Regione) subentra automaticamente in tutti i rapporti attivi e passivi e nei processi dell'ex commissario. Pertanto, la responsabilità di coprire i debiti passati non ricade sull'amministrazione centrale ma sulla Regione subentrata.
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Vendita internazionale e giurisdizione: merce resa a destinazione
Una società italiana acquista bobine di acciaio da un fornitore estero tramite spedizione marittima. All'arrivo nel porto italiano, la merce risulta gravemente danneggiata e inutilizzabile. L'acquirente cita la venditrice in Italia per ottenere il risarcimento dei danni. La società venditrice eccepisce il difetto di giurisdizione, sostenendo che la pattuizione commerciale internazionale CIF trasferisca la competenza al giudice del Paese estero di partenza della nave. Le Sezioni Unite della Cassazione risolvono il conflitto in materia di vendita internazionale e giurisdizione. I giudici affermano che la clausola CIF sposta i rischi di viaggio ma non modifica il luogo di consegna materiale finale dei beni. Di conseguenza, il tribunale italiano conserva la giurisdizione piena sul contenzioso risarcitorio.
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Restituzione addizionale accisa: il fornitore deve rimborsare
Un'azienda cliente chiede giudizialmente al proprio fornitore la restituzione delle somme versate a titolo di addizionale all'accisa sull'energia elettrica per l'anno 2010. L'istanza si fonda sull'illegittimita' della norma istitutiva. Il fornitore chiama in causa l'Agenzia delle Dogane per essere sollevato da eventuali responsabilita'. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del fornitore e conferma l'obbligo di rimborso diretto verso il cliente. I giudici chiariscono che la dichiarazione di incostituzionalita' cancella la norma in modo retroattivo. Il pagamento risulta quindi indebito. La Corte stabilisce che la domanda di restituzione addizionale accisa va rivolta direttamente al fornitore e condanna la societa' ricorrente al risarcimento per lite temeraria.
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Nullità della compravendita per abuso: mutuo travolto
Gli acquirenti chiedono l'annullamento dell'acquisto di un immobile edificato abusivamente oltre i termini di legge, venduto con una domanda di condono risultata falsa. Essi chiedono anche la caducazione del contratto di mutuo stipulato contestualmente. La Corte di Cassazione conferma la Nullità della compravendita per mancanza del titolo abilitativo reale, trattandosi di immobile insanabile. Di conseguenza, il collegamento negoziale determina l'annullamento del mutuo e l'obbligo per la banca di restituire le rate incassate. La Suprema Corte accoglie invece il ricorso dell'istituto di credito limitatamente alle spese di lite dei terzi chiamati solo per garanzia del contraddittorio, liberando la banca dal relativo pagamento.
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Trasferimento d’azienda: niente debiti al compratore di nave
Un comandante di motopesca ha richiesto il pagamento di stipendi arretrati al nuovo acquirente dell'imbarcazione. Il nuovo armatore si è opposto, sostenendo l'assoluta estraneità ai debiti maturati dalla precedente gestione. La Corte di Cassazione ha confermato che la cessione di una singola nave non integra un trasferimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. Le regole speciali del codice della navigazione escludono la responsabilità solidale del nuovo armatore per le somme maturate prima dell'acquisto del bene. Di conseguenza, il lavoratore marittimo non può pretendere dal nuovo proprietario le retribuzioni precedenti alla vendita e perde definitivamente la causa con condanna alle spese legali.
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Polizza claims made: nessuna copertura per i danni già noti
Una cliente ha citato in giudizio il proprio legale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da errori professionali nella gestione di pratiche previdenziali. Il professionista ha chiamato in causa la propria compagnia assicurativa per essere manlevato, ma la società ha negato la copertura. L'avvocato aveva stipulato la polizza claims made dopo aver già ricevuto formale richiesta di risarcimento tramite PEC e pur conoscendo l'errore commesso. I giudici di merito hanno condannato il legale escludendo la garanzia assicurativa. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che la polizza non opera e risulta priva di rischio se il professionista assicura una responsabilità già manifesta e contestata prima della stipula contrattuale.
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Ammissione di responsabilità polizza assicurativa e nullità
Un professionista ha commesso un errore di progettazione in un impianto. Durante le trattative bonarie con il perito, ha sottoscritto un verbale riconoscendo la propria colpa. La compagnia assicurativa ha negato l'indennizzo richiamando la clausola di decadenza per ammissione di responsabilità polizza assicurativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola che vieta l'ammissione di responsabilità polizza assicurativa è nulla per contrarietà all'ordine pubblico, alla buona fede e all'obbligo di salvataggio. Nessuna clausola può obbligare a negare la verità o a sostenere cause temerarie. La Corte ha inoltre accolto la doglianza sul calcolo dei danni, ricordando che la liquidazione deve considerare i macchinari restituiti o riutilizzabili per evitare un arricchimento ingiustificato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Gravi difetti di costruzione: paga anche il direttore
L'Acquirente ha acquistato un immobile dalla Società Venditrice riscontrando gravi difetti di costruzione. La donna ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Società Venditrice ha chiamato in causa il Direttore dei Lavori e l'Impresa Appaltatrice per essere manlevata. Il Direttore dei Lavori ha contestato la propria responsabilità, sostenendo l'assenza di un legame contrattuale diretto con la venditrice e l'inutilizzabilità della perizia preventiva a cui non aveva preso parte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del professionista. I giudici hanno confermato che per i gravi difetti di costruzione il direttore dei lavori risponde a titolo extracontrattuale in concorso con l'appaltatore. Il tecnico deve risarcire il danno anche senza un contratto stipulato direttamente con il venditore.
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Domanda riconvenzionale trasversale: termini e difese
Alcuni acquirenti hanno citato in giudizio il venditore e l'impresa appaltatrice per difetti dell'immobile, chiedendo riduzione del prezzo e risarcimento. Il venditore ha formulato una richiesta di garanzia contro l'impresa. Il socio dell'impresa appaltatrice ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda riconvenzionale trasversale proposta tra parti già presenti nel processo non impone lo spostamento dell'udienza. Inoltre, il convenuto chiamato in garanzia può sollevare le proprie difese ed eccezioni fino alla prima udienza di trattazione, senza incorrere nella decadenza prevista per la risposta all'atto iniziale.
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Rovina di edificio: il costruttore rimborsa i proprietari
A seguito del crollo di un muro di contenimento seminterrato che danneggiava un veicolo e rendeva inagibile il garage, il danneggiato citava i comproprietari dello stabile. I proprietari chiamavano in garanzia l'impresa costruttrice e l'originario committente, colpevoli di aver inglobato nel nuovo fabbricato un vecchio muro strutturalmente inadeguato senza eseguire i necessari controlli. I giudici di merito condannavano i proprietari verso il danneggiato per rovina di edificio e accoglievano la domanda di manleva contro l'impresa e gli eredi del committente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che chi edifica inglobando manufatti preesistenti senza adeguate verifiche tecniche risponde dei danni in via extracontrattuale verso i proprietari tenuti al risarcimento.
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Nullità del contratto professionale: stop ai compensi indebiti
Un geometra ha ricevuto l'incarico per opere di ristrutturazione su un immobile storico con interventi in cemento armato. Alcuni collaboratori esterni hanno richiesto il compenso al professionista, il quale ha chiamato in causa la committente per essere rimborsato. La proprietaria ha contestato la richiesta eccependo la nullità del contratto professionale, poiché l'opera superava i limiti di competenza della figura del geometra. La Corte d'Appello ha respinto la difesa della cliente per motivi processuali, condannandola alla manleva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della committente: il giudice ha il dovere di rilevare anche d'ufficio la nullità del contratto professionale, convertendo la domanda tardiva in eccezione difensiva per valutare la validità dell'incarico prima di riconoscere compensi o rimborsi.
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