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Ammissione di responsabilità polizza assicurativa e nullità

Un professionista ha commesso un errore di progettazione in un impianto. Durante le trattative bonarie con il perito, ha sottoscritto un verbale riconoscendo la propria colpa. La compagnia assicurativa ha negato l’indennizzo richiamando la clausola di decadenza per ammissione di responsabilità polizza assicurativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola che vieta l’ammissione di responsabilità polizza assicurativa è nulla per contrarietà all’ordine pubblico, alla buona fede e all’obbligo di salvataggio. Nessuna clausola può obbligare a negare la verità o a sostenere cause temerarie. La Corte ha inoltre accolto la doglianza sul calcolo dei danni, ricordando che la liquidazione deve considerare i macchinari restituiti o riutilizzabili per evitare un arricchimento ingiustificato. La sentenza è stata cassata con rinvio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 23739 Anno 2026
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

L’ammissione di responsabilità polizza assicurativa e le clausole di decadenza

La Corte di Cassazione ha affrontato una questione fondamentale in materia di risarcimento del danno e garanzie assicurative. Spesso le compagnie inseriscono nei contratti una clausola che prevede la perdita del diritto all’indennizzo se l’assicurato ammette la propria colpa. La pronuncia in esame chiarisce la validità dell’ammissione di responsabilità polizza assicurativa, stabilendo che tali clausole sono totalmente nulle. Il caso trae origine da un errore di progettazione commesso da un professionista durante la ristrutturazione di un immobile destinato a studio professionale.

L’origine della controversia tra appaltatore e professionista

L’appaltatore ha eseguito le opere sulla base del progetto fornito dal professionista. A causa di un errato dimensionamento dell’impianto di condizionamento, la struttura ha mostrato gravi problemi di funzionamento e rumorosità. Il professionista ha prontamente denunciato l’accaduto alla propria compagnia assicurativa. Successivamente, nel corso del primo sopralluogo svolto alla presenza del perito, il professionista ha riconosciuto per iscritto il proprio errore progettuale. La compagnia ha rifiutato la copertura assicurativa, invocando la clausola contrattuale che vietava all’assicurato di ammettere qualsiasi responsabilità verso i terzi danneggiati. Nei primi due gradi di giudizio, i magistrati avevano confermato il diniego dell’indennizzo e la validità della clausola, condannando il progettista a risarcire direttamente l’appaltatore e l’acquirente dell’opera.

Le motivazioni: la nullità della clausola di ammissione di responsabilità polizza assicurativa

I giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione, dichiarando la nullità della clausola contrattuale per contrarietà alle norme imperative e ai principi costituzionali. La Corte ha spiegato che vietare la confessione dell’errore contrasta apertamente con i doveri inderogabili di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto. Nessuna pattuizione privata può costringere un soggetto a dichiarare il falso o a tacere la verità al solo fine di conservare il diritto alle prestazioni assicurative. Inoltre, la clausola viola l’obbligo di salvataggio sancito dal codice civile, il quale impone all’assicurato di adoperarsi per evitare o diminuire il danno. Costringere l’assicurato a negare la propria responsabilità lo induce a resistere temerariamente nei giudizi promossi dalle vittime, esponendolo al rischio di maturare ingenti interessi di mora. La dichiarazione confessoria dell’assicurato non vincola comunque in modo assoluto l’assicuratore in tribunale, dal momento che il giudice la valuta liberamente. Di conseguenza la compagnia non subisce alcun reale pregiudizio economico o processuale dalla condotta leale e trasparente del proprio cliente.

Le conclusioni: la ripartizione dei danni e le tutele per l’assicurato

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del professionista, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d’Appello per un nuovo esame. I giudici di rinvio dovranno considerare operante la copertura assicurativa e ricalcolare correttamente la somma dovuta a titolo di risarcimento del danno. La liquidazione del danno deve rispettare rigorosamente il principio di compensazione tra il pregiudizio patito e il vantaggio economico eventualmente ottenuto dal danneggiato. Qualora l’appaltatore sia rientrato in possesso dei macchinari originari o ne abbia tratto beneficio, il valore di tali beni deve essere detratto dalla somma risarcitoria finale per evitare un ingiusto arricchimento. La pronuncia stabilisce un principio cardine a tutela del cittadino e del professionista: l’ammissione di responsabilità polizza assicurativa non può mai essere sanzionata con la perdita delle garanzie contrattuali pattuite.

L’ammissione di colpa dell’assicurato fa perdere il diritto all’indennizzo
La compagnia assicurativa non può negare la copertura per il solo fatto che l’assicurato ha ammesso la propria responsabilità, dato che le clausole che lo vietano sono contrarie alla legge e nulle.

La confessione dell’assicurato vincola automaticamente la compagnia in giudizio
La dichiarazione di responsabilità resa dall’assicurato non costituisce una prova piena contro la compagnia assicuratrice, la quale rimane libera di contestare i fatti in tribunale.

Come incide la restituzione di un macchinario sul risarcimento del danno
Il risarcimento deve sottrarre il valore dei beni restituiti o riutilizzabili dal danneggiato per evitare che il risarcimento superi l’effettiva perdita subita.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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