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Mandato Speciale

32 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto con cui una persona conferisce a un'altra (in questo caso, l'imputato al suo avvocato) il potere di compiere uno specifico atto giuridico in suo nome e per suo conto, come la presentazione di un'impugnazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia al Ricorso Tributario: Inammissibilità senza Mandato Speciale
Un'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento per tasse (IRES, IVA) del 2008. Dopo aver perso nei gradi precedenti, ha dichiarato di aver aderito a una definizione agevolata e che l'Agenzia delle Entrate aveva annullato la cartella. Il suo difensore ha presentato una rinunzia al giudizio, chiedendo l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso tributario. La rinunzia non era valida perché il difensore non aveva un mandato speciale per tale atto. La Corte ha rilevato una sopravvenuta mancanza di interesse dell'Azienda a proseguire il ricorso.
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Mandato speciale avvocato: rinuncia al ricorso valida senza firma del cliente
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di rinuncia al ricorso, originato da una controversia sulla divisibilità di un immobile. La questione principale riguardava la validità della rinuncia al ricorso in Cassazione firmata solo dagli avvocati delle parti. La Corte ha stabilito che un avvocato, se munito di un mandato speciale avvocato che include la facoltà di transigere e conciliare, può validamente sottoscrivere la rinuncia. Questo atto è considerato l'effetto finale di un accordo transattivo. Il giudizio è stato dichiarato estinto, senza spese e senza l'obbligo del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e debiti ereditari
La presunta erede riceve una richiesta di pagamento per debiti fiscali riferiti a un familiare defunto, nonostante la formale rinuncia all'eredità presentata in tribunale. Dopo aver subito due verdetti contrari nei gradi di merito, la contribuente impugna la decisione davanti ai Supremi Giudici. Durante la fase di legittimità, il difensore deposita una dichiarazione congiunta con l'Agenzia delle Entrate per abbandonare la vertenza. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'azione. L'atto di rinuncia al ricorso per cassazione non reca la firma personale della parte né risulta supportato da una procura speciale espressa. L'accordo tra le parti dimostra comunque la perdita di interesse alla causa, determinando la chiusura definitiva del contenzioso con compensazione integrale delle spese.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: processo estinto, spese compensate
Alcuni individui hanno presentato un ricorso per Cassazione per una causa di divisione. Durante il processo, uno dei ricorrenti è deceduto. Successivamente, i ricorrenti superstiti, agendo anche come eredi, hanno deciso di effettuare una Rinuncia al ricorso in Cassazione. Il controricorrente ha accettato questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il processo estinto. Non ha pronunciato condanna alle spese, poiché la rinuncia è stata accettata e le parti avevano già concordato la compensazione delle spese legali.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: La firma dell’avvocato non basta
Una Conduttrice ha chiesto il rimborso di spese per lavori straordinari e risarcimento danni alla Locatrice, ma la Corte d'Appello ha respinto le sue richieste. La Conduttrice ha quindi presentato un ricorso in Cassazione. Il suo difensore ha depositato una `rinuncia al ricorso in Cassazione` senza un `mandato speciale` della parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la rinuncia, priva di mandato speciale, non estingue il processo ma indica il difetto di interesse della ricorrente. La Conduttrice è stata condannata a rimborsare le spese legali e a versare un ulteriore contributo unificato.
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Inquadramento professionale: vittoria fuori dal tribunale, ricorso inammissibile
Un gruppo di dipendenti pubblici, ufficiali giudiziari, ha contestato il proprio inquadramento professionale presso il Ministero della Giustizia. Essi chiedevano di essere riclassificati in un'area superiore (terza area, funzionario UNEP), sostenendo che le loro mansioni non fossero correttamente riconosciute dal Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) del 2010. Durante il processo di Cassazione, il Ministero ha indetto una procedura selettiva interna che ha permesso ai lavoratori di ottenere l'inquadramento superiore desiderato. Per questo motivo, il loro difensore ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile e ha compensato le spese legali.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: spese e conseguenze
Un Ente pubblico ha promosso giudizio contro un Professionista in materia di contratto d'opera professionale. In seguito, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia agli atti prima della camera di consiglio. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce gli effetti processuali: la rinuncia al ricorso per Cassazione è un atto unilaterale che non necessita dell'accettazione della controparte per estinguere la causa. Tuttavia, mancando l'adesione espressa del Professionista, l'Ente rinunciante deve rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte. I giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso e fine del processo senza spese
Un gruppo di eredi ha impugnato in Cassazione una sentenza emessa dalla Corte d'Appello. Prima dello svolgimento dell'udienza, la parte ricorsale ha deciso di depositare un atto di rinuncia al ricorso per abbandonare la lite. Le parti controinteressate, pur avendo ricevuto la notifica degli atti, sono rimaste intimate e non hanno svolto alcuna attività di difesa. Il Pubblico Ministero ha richiesto l'estinzione del procedimento. La Corte di Cassazione ha verificato la regolarità formale dell'atto di rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché le parti intimate non hanno sostenuto spese difensive, i giudici non hanno applicato alcuna condanna per i costi di causa.
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Correzione errore materiale: la rinuncia estingue la causa
Un condomino ha presentato un ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione chiedendo la correzione errore materiale di un'ordinanza emessa in precedenza. Nel corso della procedura, il legale rappresentante della parte ricorrente, espressamente autorizzato tramite un apposito mandato speciale, ha depositato l'atto formale di rinuncia al ricorso. Il condominio e le altre parti intime non hanno svolto alcuna attività difensiva e non si sono costituiti nel giudizio. La Corte di Cassazione ha rilevato la regolare rinuncia agli atti processuali. I giudici supremi hanno dichiarato l'estinzione del procedimento e hanno deciso di non liquidare le spese di lite, considerata la mancata costituzione delle controparti.
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Ricorso per Cassazione: il fai da te costa tremila euro
Un cittadino, condannato per il reato di evasione, ha presentato personalmente un Ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché mancava la firma di un avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori e il relativo mandato speciale. La legge impone infatti che l'atto sia sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Carenza di interesse: accordo fatto ma la rinuncia è invalida
Una società energetica ha impugnato la richiesta del Comune per il pagamento dell'ICI su un impianto eolico. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, avendo raggiunto un accordo transattivo con l'ente impositore. Tuttavia, la procura del difensore non conteneva il mandato speciale richiesto dalla legge per rinunciare validamente agli atti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rinuncia sia formalmente inefficace a estinguere il processo, essa dimostra chiaramente una sopravvenuta carenza di interesse della parte a proseguire la lite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio per carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Sopravvenuto difetto di interesse: l’accordo ferma la causa
Un'azienda subentrante ha impugnato l'esclusione dal passivo di una società in amministrazione straordinaria per crediti da ferie dei dipendenti. Durante il giudizio di Cassazione, il difensore dell'azienda ha depositato un accordo transattivo e una rinuncia al ricorso, ma senza mandato speciale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la rinuncia firmata solo dal difensore privo di mandato speciale non estingua il processo, essa dimostra comunque il sopravvenuto difetto di interesse della parte a proseguire la causa. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, compensando le spese ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo alle inammissibilità originarie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’atto c’è ma non vale
Una contribuente ha citato in giudizio un'azienda di servizi chiedendo il risarcimento dei danni per un presunto errore nella dichiarazione dei redditi. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di nesso causale tra l'attività dell'azienda e il danno. L'azienda ha comunque proposto ricorso in Cassazione, ma il suo difensore ha successivamente depositato un atto di rinuncia. Poiché l'atto era firmato solo dall'avvocato privo di mandato speciale, la Corte ha stabilito che non si produce l'estinzione del processo. Tuttavia, tale atto dimostra un sopravvenuto difetto di interesse a proseguire. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato la rinuncia al ricorso per cassazione inefficace per l'estinzione, ma ha comunque pronunciato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse.
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Rinuncia nulla ma causa finita: la cessazione della materia del contendere
Una creditrice agisce in giudizio per far dichiarare falso il testamento della moglie del suo debitore, che lo aveva quasi diseredato. La causa arriva in Cassazione, dove gli avvocati presentano un atto di rinuncia. Sebbene l'atto sia formalmente nullo perché i legali non avevano un potere specifico per farlo, la Corte lo interpreta come prova della mancanza di interesse a proseguire la lite. Di conseguenza, i giudici dichiarano la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso senza decidere nel merito, presumibilmente a causa di un accordo privato tra le parti. La Corte ha quindi compensato le spese legali.
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Rinuncia Invalida? Inammissibilità Ricorso per Carenza di Interesse
Un Contribuente impugnava una richiesta di pagamento di contributi consortili. Durante il processo in Cassazione, il Contribuente decedeva e il suo avvocato, divenuto erede, presentava una rinuncia al ricorso. La Corte ha rilevato che la rinuncia era formalmente invalida perché l'avvocato non aveva un mandato speciale per compierla. Tuttavia, questo atto, seppur inefficace, dimostrava una chiara volontà di non proseguire la causa. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, chiudendo il caso senza decidere nel merito e compensando le spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: causa chiusa senza sentenza
Gli eredi di un professionista avevano citato in giudizio un ex cliente per ottenere il pagamento di alcune consulenze. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, avevano presentato ricorso in Cassazione. A sorpresa, prima della decisione finale, hanno cambiato strategia, presentando una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Il cliente ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il processo estinto, chiudendo definitivamente la vicenda senza una sentenza sul merito e senza condannare i rinuncianti al pagamento delle spese legali di questa ultima fase.
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Rinuncia al Ricorso Invalida? L’Appello è Inammissibile
Un'azienda impugna un avviso di accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla rottamazione delle cartelle e paga il debito. Il suo avvocato presenta una rinuncia al ricorso, ma senza avere il potere specifico per farlo (mandato speciale) e senza notificarla correttamente. La Cassazione stabilisce un principio importante: anche se la rinuncia è formalmente inefficace e non può estinguere il processo, essa dimostra la totale mancanza di interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile, chiudendo comunque la vicenda a favore del Fisco.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata dai ricorrenti e formalmente accettata dalla controparte. Il caso riguardava un'impugnazione contro una sentenza d'appello, ma le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale per chiudere la lite. La decisione conferma che, in presenza di una rinuncia accettata, le spese di lite possono essere integralmente compensate e non si applica il raddoppio del contributo unificato, favorendo una risoluzione celere e meno onerosa del contenzioso in sede di legittimità.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e conciliazione
Una società di servizi e un gruppo di dipendenti hanno affrontato un lungo contenzioso riguardante l'inquadramento professionale e le relative differenze retributive. Dopo una sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto le richieste dei lavoratori, entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. Tale conciliazione ha portato al deposito di atti formali di rinuncia al ricorso principale e incidentale. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio**, specificando che in tale ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: guida pratica
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso in cui i ricorrenti, dopo aver impugnato una sentenza d'appello, hanno presentato formale rinuncia al ricorso ai sensi dell'art. 390 c.p.c. La controparte, un istituto bancario, ha accettato tale rinuncia e ha contestualmente rinunciato alla propria domanda di risarcimento per lite temeraria. Poiché entrambe le parti hanno manifestato la volontà di chiudere il contenzioso con spese compensate, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione sottolinea come la rinuncia al ricorso, se regolarmente accettata, impedisca l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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