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Mandato Speciale

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32 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Difetto di interesse e rinuncia in Cassazione
Una società industriale ha impugnato il diniego di rimborso della tariffa rifiuti per un'area di stoccaggio merci. Durante il giudizio di legittimità, i difensori hanno depositato un atto di rinuncia privo però di mandato speciale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'atto non sia idoneo all'estinzione del giudizio ex art. 390 c.p.c., esso manifesta un inequivocabile **difetto di interesse** sopravvenuto. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con compensazione delle spese tra le parti.
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Mandato speciale appello: la Cassazione conferma
Un imputato, giudicato in assenza per tentato furto, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28912/2024, ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile anche il ricorso successivo. La Corte ha ribadito che, a seguito della Riforma Cartabia, è obbligatorio il mandato speciale appello, ovvero una procura specifica rilasciata dall'imputato al difensore dopo la sentenza, per poter validamente impugnare. Questa regola serve a garantire la consapevolezza e la volontà dell'imputato di proseguire il giudizio.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
Una società di trasporti ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate, firmata solo dal difensore senza mandato speciale. La Corte Suprema ha dichiarato la rinuncia irrituale ma, interpretandola come una manifestazione della perdita di interesse a proseguire, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha inoltre compensato le spese legali tra le parti, data la particolarità della situazione procedurale.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione a causa della sopravvenuta carenza di interesse. Una società aveva impugnato una precedente sentenza ma, nel corso del giudizio, il suo difensore ha presentato una rinuncia al ricorso. Sebbene la rinuncia fosse formalmente invalida per mancanza di mandato speciale, la Corte l'ha interpretata come una chiara manifestazione di disinteresse alla prosecuzione della causa, portando alla declaratoria di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: quando è valida in Cassazione
Una controversia su un contratto d'appalto, iniziata con un'ingiunzione di pagamento e proseguita fino in Cassazione, si conclude con l'estinzione del giudizio. Le parti hanno formalizzato una reciproca rinuncia al ricorso, atto ritenuto valido dalla Suprema Corte in quanto i legali erano muniti di mandato speciale idoneo a concludere la lite.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza spese in Cassazione
Un'azienda pubblica, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro alcuni dipendenti per differenze retributive, ha deciso di rinunciare all'impugnazione. I dipendenti hanno accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo, chiarendo che, in virtù dell'accettazione, il ricorrente non è stato condannato al pagamento delle spese legali. Inoltre, la Corte ha specificato che in caso di rinuncia non è dovuto il versamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato'.
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Carenza d’interesse ricorso: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in una controversia locatizia. Sebbene la rinuncia presentata dal legale fosse inefficace per mancanza di mandato speciale, la Corte ha ritenuto che tale atto dimostrasse una chiara e sopravvenuta carenza d'interesse ricorso da parte dei ricorrenti, giustificando così la chiusura del procedimento per inammissibilità.
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Ricorso imputato assente: le nuove regole procedurali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, poiché il difensore d'ufficio non ha rispettato le nuove norme procedurali per l'impugnazione in caso di imputato assente. La sentenza stabilisce la piena legittimità costituzionale delle disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia, che richiedono un mandato specifico per l'impugnazione al fine di garantire la volontà consapevole dell'assistito di proseguire nel giudizio. Di conseguenza, il mancato rispetto di tali formalità preclude l'esame nel merito dei motivi di ricorso.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza spese
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata dai ricorrenti e accettata dalle controparti. Il caso, originato da una disputa su un contratto d'appalto, si conclude senza alcuna statuizione sulle spese, poiché l'accordo tra le parti ha reso superflua la prosecuzione del contenzioso. La decisione si fonda sull'applicazione degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, che disciplinano gli effetti della rinuncia al ricorso quando vi è l'adesione delle altre parti processuali.
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Difetto di interesse: ricorso inammissibile in Cassazione
Un gruppo di acquirenti di immobili ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, il loro avvocato ha depositato una dichiarazione di rinuncia al ricorso senza essere munito del necessario mandato speciale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'atto di rinuncia fosse formalmente inefficace, dimostrava un sopravvenuto difetto di interesse da parte dei ricorrenti a proseguire la causa. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, compensando le spese legali tra le parti.
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Cessazione materia contendere: l’appello finisce qui
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere e l'inammissibilità di un ricorso. Sebbene la rinuncia agli atti da parte dei ricorrenti fosse proceduralmente viziata (sottoscritta dal solo difensore senza mandato speciale), la Corte l'ha interpretata come una manifestazione di sopravvenuto difetto di interesse a proseguire il giudizio, chiudendo così la controversia.
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Ricorso per cassazione: avvocato non abilitato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione poiché l'atto era stato sottoscritto da un difensore non iscritto all'apposito albo speciale. La Corte ha sottolineato che tale requisito è indispensabile per la validità dell'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione evidenzia la rigidità delle norme procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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