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Mandato Di Arresto Europeo — Anno 2026

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72 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Mandato Di Arresto Europeo

Provvedimenti

Omessa dichiarazione dei proventi illeciti: sequestro confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per oltre due milioni di euro a carico di un indagato per narcotraffico internazionale. L'accusa contesta l'omessa dichiarazione dei proventi illeciti derivanti dal traffico di stupefacenti per l'anno d'imposta 2020. La difesa sosteneva che i redditi da reato non dovessero essere dichiarati per evitare l'autoincriminazione, invocando inoltre la residenza estera e il principio di specialità legato alla consegna con mandato di arresto europeo. I giudici supremi hanno respinto tutte le tesi difensive, dichiarando inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che i guadagni criminali costituiscono redditi imponibili soggetti all'ordinaria imposizione fiscale. Di conseguenza, il diritto al silenzio non esonera dal presentare la dichiarazione fiscale, né impedisce il sequestro dei beni.
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Mandato di arresto europeo e carceri: stop alla consegna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalla Grecia per gravi reati. La Corte di Appello aveva acconsentito alla consegna all'estero senza verificare adeguatamente il sovraffollamento carcerario e la disponibilità dello spazio minimo vitale di tre metri quadrati per detenuto nelle carceri greche. La Suprema Corte ha chiarito che i giudici italiani devono compiere un vaglio critico e individualizzato sulle reali condizioni detentive per escludere rischi di trattamenti inumani e degradanti. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'estradizione con rinvio per una nuova e rigorosa valutazione.
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Mandato di arresto europeo: niente stop senza dimora reale
La Corte di Cassazione ha confermato l'estradizione di un cittadino straniero condannato all'estero per reati informatici e finanziari. La difesa invocava il rifiuto della consegna basato sul mandato di arresto europeo, sostenendo che l'uomo risiedeva stabilmente in Italia. I giudici hanno chiarito che la semplice iscrizione anagrafica non prova una dimora continuativa quinquennale. L'interessato non parla la lingua italiana, non versa contributi fiscali, lavora da remoto per un'impresa estera ed è ospite temporaneo senza alloggio di proprietà. I familiari continuano inoltre a vivere nel Paese d'origine. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, disponendo la consegna all'autorità estera e sanzionando il ricorrente al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Mandato di arresto europeo: interprete orale e convalida
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un cittadino straniero colpito da mandato di arresto europeo emesso dalle autorità austriache per furti aggravati. La difesa lamentava l'omessa traduzione scritta degli atti nella lingua d'origine e l'assenza di gravi indizi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la presenza dell'interprete all'udienza garantisce pienamente il diritto di difesa anche senza traduzione scritta. Inoltre, la legge non richiede più ai giudici italiani di verificare i gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di legami con il territorio nazionale giustifica il concreto pericolo di fuga.
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Mandato di arresto europeo: no al rinvio della consegna
La Corte d'Appello ha ordinato l'estradizione di un cittadino verso la Spagna in esecuzione di un mandato di arresto europeo per tentata rapina. Il difensore ha chiesto il rinvio temporaneo del trasferimento per consentire all'imputato di affrontare prima un processo penale pendente in Italia. I giudici hanno respinto l'istanza di rinvio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata comparazione delle esigenze processuali dei due Paesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse. La scelta di differire il trasferimento bilancia esclusivamente interessi pubblici statali e non posizioni soggettive del ricercato.
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Mandato di arresto europeo: concorso nei furti e consegna valida
Un cittadino straniero impugna la decisione di consegna all'estero in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furti plurimi. Il ricorrente lamenta una precedente carcerazione preventiva e la mancata specificazione del suo ruolo esatto nel reato. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la consegna. I giudici chiariscono che l'indicazione del grado di partecipazione non richiede il dettaglio dell'intensità del coinvolgimento, poiché nel nostro sistema penale i concorrenti rispondono con pari responsabilità. L'interessato deve inoltre provare in modo concreto l'eventuale detenzione già sofferta per lo stesso fatto.
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Custodia cautelare in carcere e domiciliari mai eseguiti: guida
La Procura ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha concesso gli arresti domiciliari a un'indagata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, respingendo la richiesta di custodia cautelare in carcere. I giudici territoriali avevano valorizzato il presunto rispetto delle prescrizioni domiciliari da parte della donna per escludere il pericolo di reiterazione del reato. Tuttavia, l'indagata si trovava stabilmente all'estero e la misura domiciliare non era mai stata materialmente eseguita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'accusa: non è possibile valutare positivamente la condotta dell'indagato durante una misura mai scontata nella realtà. Per i reati associativi legati agli stupefacenti opera la presunzione di adeguatezza del regime carcerario, superabile solo tramite fatti concreti e dimostrabili. Il provvedimento è stato annullato con rinvio per un nuovo giudizio.
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Sospensione dell’ordine di esecuzione: stop col mandato europeo
Un cittadino straniero, colpito da mandato di arresto europeo per una condanna a cinque anni emessa in Francia, veniva arrestato in Italia. La Corte d'appello riconosceva la sentenza estera ma rifiutava la consegna, disponendo l'esecuzione della pena in Italia. La Procura generale determinava la pena residua ed emetteva l'ordine di carcerazione senza concedere la sospensione. Il condannato proponeva incidente di esecuzione, sostenendo che la custodia cautelare subita per il mandato europeo non fosse equiparabile alla custodia cautelare ordinaria e che spettasse la sospensione dell'ordine di esecuzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la custodia cautelare per mandato europeo è del tutto equivalente a quella ordinaria. Di conseguenza, opera il divieto di sospensione per chi si trova in carcere al momento della definitività del titolo.
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Mandato di arresto europeo: il radicamento non salva senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo all'autorità estera in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furto e guida senza patente. Il ricorrente invocava il proprio radicamento in Italia per evitare la consegna, ma la Suprema Corte ha chiarito che la legge non consente il ricorso per vizi di motivazione in questa materia. Inoltre, il cittadino non ha dimostrato il requisito della residenza o dimora in Italia per almeno cinque anni, previsto dalla normativa vigente. Di conseguenza, la richiesta di consegna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: stop alla consegna automatica
Un cittadino straniero, dopo aver scontato una pena in Germania, viola l'obbligo di sorveglianza della condotta impostogli dai giudici tedeschi. La Germania emette quindi un mandato di arresto europeo per processarlo. La Corte di appello italiana dispone la consegna dell'uomo, ma la Cassazione annulla la decisione. I giudici supremi stabiliscono che, per concedere l'estradizione, è necessario verificare il principio della doppia punibilità. Bisogna cioè accertare se la violazione commessa all'estero sia considerata reato anche in Italia. Poiché la Corte di appello non ha verificato se la misura tedesca sia assimilabile alla libertà vigilata (la cui violazione in Italia non è reato) o a una pena accessoria, il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Affidamento in prova al servizio sociale sbloccato senza mandato
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato al Condannato l'affidamento in prova al servizio sociale, ritenendo ostativo il differimento della sua consegna in Belgio per un mandato di arresto europeo. Durante il giudizio di Cassazione, l'autorità estera ha revocato il mandato d'arresto, eliminando l'unico ostacolo alla misura alternativa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza e rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Mandato di arresto europeo: ricorso tardivo blocca la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un cittadino straniero contro la decisione della Corte d'appello di consegnarlo alle autorità belghe. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato di arresto europeo per scontare una condanna a trentasette mesi di reclusione per furto aggravato. La Suprema Corte non ha esaminato i motivi di merito sollevati dalla difesa, tra cui il rischio di espulsione e il radicamento in Italia, poiché il ricorso è stato depositato oltre il termine perentorio di cinque giorni previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: no all’estradizione per pene brevi
Un cittadino straniero, stabilmente radicato in Italia, è stato destinatario di un Mandato di arresto europeo emesso dalla Romania per scontare quattro mesi di reclusione. La Corte di appello ha disposto la consegna all'estero, ritenendo che la pena residua inferiore a sei mesi impedisse l'esecuzione della condanna in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che il limite minimo dei sei mesi non si applica quando il riconoscimento della sentenza straniera serve a evitare l'estradizione di un soggetto integrato nel territorio italiano. La finalità rieducativa della pena impone infatti di favorire il reinserimento sociale del condannato nel Paese in cui ha i propri legami affettivi e lavorativi. Il caso torna alla Corte di appello per una nuova valutazione.
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Riparazione per ingiusta detenzione: vale il carcere all’estero
Un cittadino straniero viene arrestato in Spagna in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall'autorità italiana. Dopo cinquantasette giorni di carcere all'estero e settantacinque in Italia, viene assolto con formula piena. La Corte d'Appello riconosce il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, ma esclude dal calcolo i giorni passati nel carcere spagnolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'interessato, stabilendo che la custodia cautelare subita all'estero su richiesta dello Stato italiano deve essere interamente conteggiata per l'indennizzo. La sentenza viene annullata con rinvio per una nuova quantificazione che consideri anche i danni personali e di salute subiti.
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Mandato di arresto europeo: chi decide sui diritti del ricercato?
Un cittadino residente in Spagna, colpito da custodia cautelare in Italia, ha impugnato il rifiuto del Giudice per le indagini preliminari di revocare o sospendere il mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti. Il ricorrente lamentava la lesione del diritto alla vita privata e familiare e chiedeva di partecipare al processo a distanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta esclusivamente all'autorità giudiziaria dello Stato di esecuzione (la Spagna) valutare i motivi di rifiuto della consegna legati alla tutela dei diritti fondamentali. Inoltre, la richiesta di svolgere l'intero processo da remoto è stata ritenuta generica e priva di fondamento normativo.
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Mandato di arresto europeo: sì alla consegna per l’ergastolo
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna all'Austria di un cittadino straniero, accusato di omicidio e tentato omicidio a Vienna. La difesa contestava la validità del mandato di arresto europeo, sostenendo che avesse finalità puramente investigative e che mancassero le garanzie per la pena dell'ergastolo prevista nello Stato estero. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il mandato di arresto europeo processuale è pienamente legittimo anche per compiere singoli atti di indagine, come l'interrogatorio. Inoltre, i giudici hanno stabilito che l'omessa indicazione delle garanzie contro l'ergastolo perpetuo nella sentenza italiana non invalida la consegna se tali tutele sono già formalmente attestate nel testo del mandato emesso dallo Stato richiedente.
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Mandato di arresto europeo: consegna valida anche senza impronte
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di una cittadina italiana all'autorità giudiziaria estera in esecuzione di un Mandato di arresto europeo per tentato furto aggravato. La difesa contestava la mancata allegazione di dati identificativi completi (come impronte o DNA) e sosteneva che la misura violasse il principio di proporzionalità, dovendo essere sostituita con un meno invasivo ordine di indagine. I giudici hanno rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che le generalità fornite erano sufficienti a escludere dubbi sull'identità. Inoltre, ha stabilito che il Mandato di arresto europeo è pienamente legittimo quando finalizzato alla partecipazione della persona al processo penale a suo carico, non potendo essere sostituito da strumenti investigativi diversi se l'obiettivo è il trasferimento dell'imputato per l'esercizio dell'azione penale.
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Mandato di arresto europeo: sì alla consegna nonostante indagini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino italiano contro la decisione di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo per frode IVA transnazionale. Il ricorrente invocava il rifiuto della consegna a causa di un procedimento penale pendente in Italia per i medesimi fatti. La Suprema Corte ha stabilito che la pendenza di indagini preliminari in Italia non basta a bloccare l'estradizione se l'autorità italiana esprime disinteresse a procedere, preferendo l'azione della Procura europea tedesca, che conduce indagini più ampie e avanzate. Inoltre, i conflitti di competenza interna alla Procura europea (EPPO) vanno risolti internamente e non dal giudice nazionale. Di conseguenza, la consegna è stata confermata e il ricorrente condannato alle spese.
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Mandato di arresto europeo: confermata la consegna in Polonia
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino straniero all'autorità giudiziaria polacca in esecuzione di un mandato di arresto europeo per reati di truffa, furto e associazione a delinquere. Il ricorrente contestava la genericità delle accuse e la mancanza di date precise per i singoli reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la normativa vigente non richiede più l'allegazione delle fonti di prova, ma solo una descrizione sufficiente dei fatti. Nel caso specifico, le condotte (truffe ad anziani tramite finti agenti o parenti) e i periodi temporali indicati erano abbastanza dettagliati da garantire il diritto di difesa. Di conseguenza, la consegna è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mandato di arresto europeo: stop consegna senza bilanciamento
Un cittadino straniero, ricercato in Germania e Austria per furto, è destinatario di un mandato di arresto europeo. In Italia, l'uomo si trova agli arresti domiciliari per un altro procedimento penale e deve scontare una pena residua di oltre tre anni. La Corte di Appello dispone la sua consegna immediata all'estero senza motivare sulla richiesta della difesa di rinviare il trasferimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del consegnando, stabilendo che i giudici di merito devono obbligatoriamente valutare e bilanciare le esigenze processuali interne e quelle dello Stato estero prima di autorizzare l'estradizione. La sentenza impugnata viene annullata con rinvio per un nuovo esame.
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