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Mandato Di Arresto Europeo — Anno 2023

120 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Mandato Di Arresto Europeo

Provvedimenti

Mandato di arresto europeo: niente domiciliari se c’è fuga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Cittadino Straniero contro il diniego di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. L'uomo era trattenuto in forza di un mandato di arresto europeo emesso dall'Austria per furto aggravato. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sulle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che, in sede di sostituzione della misura, il giudice non deve ridescrivere i presupposti originari dell'arresto. Inoltre, i domiciliari sono stati ritenuti inadeguati a contenere il pericolo di fuga, data la spiccata propensione del soggetto a delinquere e a spostarsi all'estero, confermata da precedenti reati commessi in altri Stati. Di conseguenza, Il Cittadino Straniero resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Estradizione verso paesi extra UE: stop alla consegna diretta
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte di appello di Genova che aveva disposto la consegna di un cittadino straniero al Marocco per il reato di contraffazione di banconote. I giudici di merito hanno commesso un grave errore procedurale, applicando la disciplina del mandato di arresto europeo (valida solo all'interno dell'Unione Europea) anziché le regole sull'estradizione verso paesi extra UE previste dalla convenzione bilaterale tra Italia e Marocco del 1971. Inoltre, la Corte d'appello ha omesso di valutare le condizioni di detenzione e il trattamento sanzionatorio nel paese richiedente, ignorando le richieste del Procuratore generale. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso, disponendo un nuovo giudizio.
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Mandato di arresto europeo: consegna rinviata per i processi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo alla Francia in esecuzione di un Mandato di arresto europeo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte d'Appello aveva disposto il rinvio della consegna fino alla conclusione dei procedimenti penali pendenti in Italia per il reato di associazione per delinquere. Il ricorrente contestava tale decisione chiedendo il rifiuto della consegna. La Cassazione ha chiarito che il rinvio della consegna è una scelta discrezionale dei giudici italiani, volta a garantire il corso della giustizia nazionale per reati diversi da quelli esteri. Di conseguenza, lo straniero non può opporsi a tale rinvio se non dimostra uno specifico interesse concreto. La consegna avverrà quindi solo dopo la definizione dei processi italiani.
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Mandato di arresto europeo: estradato anche se ha casa e lavoro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo al proprio Paese d'origine in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furto. Il ricorrente chiedeva di scontare la pena in Italia, dove risiedeva dal 2021 con la famiglia e un lavoro stabile. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto della consegna è possibile solo se lo straniero dimostra una residenza o dimora legittima ed effettiva in Italia da almeno cinque anni. Avendo il ricorrente documentato la sua presenza solo a partire dal 2021, il requisito quinquennale non è stato soddisfatto, confermando così la sua consegna all'autorità estera.
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Rescissione del giudicato: arresto all’estero e termini scaduti
Il Condannato, arrestato in Spagna in esecuzione di un mandato di arresto europeo, ha presentato istanza di rescissione del giudicato sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo a suo carico in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il termine di trenta giorni per proporre la rescissione del giudicato decorre dal momento dell'arresto all'estero, giorno in cui l'interessato ha avuto effettiva conoscenza dell'esistenza del procedimento penale. Non rileva, a tal fine, la mancata consegna immediata dell'ordine di esecuzione nazionale o la mancanza di specifici avvisi sui diritti di difesa nel mandato di arresto. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: condanna confermata ma pena sospesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di diversi soggetti, respingendo o dichiarando inammissibili i loro ricorsi. Tra le questioni principali, i giudici hanno chiarito la portata del principio di specialità legato al mandato di arresto europeo. La Corte ha stabilito che è legittimo processare una persona consegnata per fatti anteriori e diversi, purché non venga privata della libertà personale per tali reati senza il consenso dello Stato estero. Di conseguenza, l'esecuzione della pena per uno dei ricorrenti è stata sospesa. Inoltre, la Cassazione ha escluso la qualificazione di lieve entità per l'importazione pianificata di droga dall'Olanda e ha ribadito che l'incensuratezza, da sola, non basta per ottenere le attenuanti generiche.
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Mandato di arresto europeo: truffa all’estero ma pena in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino italiano contro la decisione di consegnarlo alle autorità tedesche in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale. L'uomo, in qualità di amministratore societario, aveva indotto la vittima a versare 70.700 euro per l'acquisto di due auto senza mai consegnarle. La difesa contestava la mancanza di querela in Italia, ma i giudici hanno chiarito che, ai fini della doppia punibilità, rileva solo la qualificazione del fatto come reato in entrambi gli Stati, non la procedibilità concreta. Essendo il soggetto cittadino italiano, la Cassazione ha subordinato la consegna alla condizione che, dopo il processo in Germania, egli venga restituito all'Italia per scontare l'eventuale pena.
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Mandato di arresto europeo: revocato il carcere alla madre
La Ricorrente viene arrestata in Italia in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Belgio. Il giudice dispone la custodia in carcere, nonostante la donna sia madre di un bambino sotto i sei anni. La difesa impugna il provvedimento contestando la violazione delle tutele per la maternità. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'autorità estera revoca il mandato di arresto europeo e la Corte d'appello rimette in libertà la donna. La Corte di Cassazione dichiara quindi il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, escludendo la condanna alle spese poiché la perdita di interesse deriva da una causa indipendente dalla volontà della ricorrente.
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Mandato di arresto europeo: auto noleggiate e vendute in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato l'estensione del mandato di arresto europeo nei confronti di un cittadino accusato di associazione a delinquere e truffe seriali. L'uomo noleggiava auto in Germania per poi rivenderle o sub-noleggiarle illegalmente in Italia. La difesa contestava la mancanza della doppia punibilit, sostenendo che in Italia le truffe richiedessero la querela e che i reati fossero stati commessi sul territorio italiano. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la doppia punibilit richiede solo la rilevanza penale del fatto storico in entrambi i Paesi, a prescindere dalle condizioni di procedibilit. Inoltre, il rifiuto della consegna per reati commessi in Italia solo facoltativo e non si applica se l'azione penale non ancora iniziata nel nostro Paese. L'uomo viene quindi consegnato all'autorit tedesca.
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Mandato di arresto europeo: regolare in viaggio ma va in carcere
Un cittadino straniero, ricercato in Romania per furti aggravati ai bancomat, è stato arrestato all'aeroporto di Fiumicino in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Corte di appello ha disposto la custodia in carcere, decisione contestata dalla difesa che riteneva insussistente il pericolo di fuga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che nella procedura di consegna legata al mandato di arresto europeo la valutazione del pericolo di fuga segue regole diverse e più stringenti rispetto ai casi interni. Il fatto che l'uomo non risiedesse in Italia dal 2015, fosse disoccupato ma viaggiasse costantemente all'estero dimostra un concreto rischio di irreperibilità, giustificando la massima misura restrittiva per garantire la consegna allo Stato richiedente.
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Mandato di arresto europeo: negato il carcere in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino tunisino contro la decisione di consegnarlo alla Francia in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. Il ricorrente chiedeva di scontare la pena in Italia, sostenendo di essere stabilmente radicato sul territorio nazionale dal 2008. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura di riconoscimento delle sentenze straniere per l'esecuzione della pena in Italia non può essere attivata su richiesta del condannato. È infatti indispensabile il consenso sia dello Stato estero che ha emesso la condanna, sia del Ministero della Giustizia italiano. Di conseguenza, l'estradizione verso la Francia è stata confermata.
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Mandato di arresto europeo: orologi di lusso e soldi falsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione di consegnarlo alle autorità austriache in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. L'indagato, accusato di truffa, associazione a delinquere e spendita di monete false per l'acquisto di orologi di pregio, contestava la proporzionalità della misura e la genericità delle accuse. I giudici hanno stabilito che le contestazioni erano generiche e che il provvedimento estero descriveva dettagliatamente i fatti contestati, escludendo finalità puramente istruttorie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la consegna del soggetto all'Austria, subordinandola al rientro in Italia per l'eventuale espiazione della pena, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: il bivio tra espulsione e consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino straniero alla Germania in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furti in abitazione. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse privo di informazioni e finalizzato a sole indagini, lamentando anche una precedente espulsione per gli stessi fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il mandato ha natura processuale e non meramente investigativa, essendo stato emesso durante un procedimento penale pendente. Inoltre, l'espulsione precedente era avvenuta per via amministrativa per soggiorno irregolare, e non per i furti contestati. Di conseguenza, la consegna all'autorità estera è legittima e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: estradizione bloccata e scarcerazione
Il caso riguarda un cittadino italiano destinatario di un Mandato di arresto europeo emesso dalla Germania per truffa contrattuale. La Corte d'Appello disponeva la consegna del soggetto, differendola però fino alla conclusione di un altro procedimento penale pendente in Italia. Il destinatario impugnava la custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per motivi di merito, ma ha stabilito un principio fondamentale: quando la consegna all'estero è rinviata per pendenza di procedimenti nazionali, l'efficacia della misura cautelare collegata al Mandato di arresto europeo deve essere sospesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto la sospensione della misura cautelare e la scarcerazione del soggetto, a meno che non sia detenuto per altra causa legata ai procedimenti italiani.
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Mandato di arresto europeo: indagini UE contro confini nazionali
Una cittadina italiana è stata colpita da un mandato di arresto europeo emesso dalla Germania per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari, su richiesta della Procura europea. La difesa ha impugnato la decisione di consegna in Cassazione, sostenendo la pendenza di un procedimento penale in Italia per gli stessi fatti e invocando il rifiuto facoltativo della consegna. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Pur correggendo la motivazione dei giudici di merito, la Cassazione ha stabilito che il rifiuto facoltativo non può essere opposto se il mandato di arresto europeo è emesso nell'ambito di un'indagine della Procura europea, poiché il coordinamento sovranazionale esclude il rischio di duplicazione dei processi. Di conseguenza, la consegna della ricorrente è stata confermata.
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Mandato di arresto europeo: no alla pena minima per la consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione della Corte d'Appello di consegnarlo alla Germania. L'autorità tedesca aveva emesso un Mandato di arresto europeo per furto aggravato in abitazione. Il ricorrente contestava la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e l'omessa indicazione della pena minima nel mandato. La Cassazione ha chiarito che, dopo le riforme del 2021, non è più possibile contestare i vizi di motivazione o la gravità degli indizi per bloccare la consegna. Inoltre, per la validità del mandato estero, è sufficiente indicare la pena massima prevista e non quella minima. Il cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: fuggire non cancella la truffa
Il caso riguarda la consegna di un cittadino all'autorità giudiziaria di Cipro in esecuzione di un mandato di arresto europeo per truffa contrattuale commessa nel 2011. Il Ricercato, arrestato in Italia, ha impugnato la decisione sostenendo l'applicabilità della vecchia normativa, che richiedeva la verifica dei gravi indizi di colpevolezza, e lamentando il rischio di trattamenti inumani nelle carceri cipriote. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si applica la legge vigente al momento della ricezione del mandato (post-riforma del 2021), la quale esclude il controllo italiano sugli indizi di colpevolezza. Inoltre, le rassicurazioni individuali fornite da Cipro escludono violazioni dei diritti fondamentali. Di conseguenza, la consegna del Ricercato è stata confermata.
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Mandato di arresto europeo: consegna valida anche con omissioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione di consegnarlo alla Germania in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furto aggravato. La difesa lamentava che la Corte d'Appello non avesse menzionato la dichiarazione del ricercato di non rinunciare al principio di specialità. I giudici di legittimità hanno chiarito che tale omissione non invalida il provvedimento, poiché la garanzia della specialità opera direttamente per legge e non costituisce un motivo di rifiuto della consegna. Di conseguenza, la consegna del soggetto all'autorità estera è stata confermata, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: fiducia batte burocrazia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo alla Germania. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato di arresto europeo per traffico di stupefacenti e furto. Il ricorrente lamentava la mancanza del provvedimento cautelare originale e delle postille sulla traduzione. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito delle riforme del 2021, vige il principio del mutuo riconoscimento: non è più necessario allegare il titolo cautelare fisico né verificare i gravi indizi di colpevolezza. Inoltre, la mancanza di formalità come le postille sulla traduzione ufficiale non impedisce la consegna. Di conseguenza, il cittadino straniero perde il ricorso, deve pagare le spese e viene consegnato all'autorità estera.
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Mandato di arresto europeo: negata la consegna per celle troppo piccole
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegnarlo alle autorità estere in esecuzione di un mandato di arresto europeo. Il ricorrente lamentava il rischio di subire trattamenti disumani a causa del ridotto spazio minimo in cella nel Paese richiedente. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo del limite minimo di tre metri quadrati per detenuto deve escludere gli arredi fissi, come i letti non facilmente spostabili. Poiché i giudici di merito non avevano accertato le caratteristiche specifiche degli arredi della prigione di destinazione, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame approfondito.
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