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Luce

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'apertura nel muro che consente il passaggio di luce e aria, ma non permette di affacciarsi o guardare comodamente nella proprietà vicina. Deve avere caratteristiche specifiche (altezza, inferriate) per essere a norma.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze tra costruzioni e pareti finestrate: la porta non conta
La Proprietaria di un immobile contestava la nuova opera realizzata da I Vicini, lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni e pareti finestrate previste dal D.M. 1444/1968. Sul muro dell'attrice era presente unicamente una porta d'accesso a due ante. La Corte di Cassazione ha chiarito che le norme sulle distanze tra costruzioni e pareti finestrate si applicano soltanto in presenza di pareti munite di vere e proprie vedute, ovvero aperture che permettono l'affaccio comodo e sicuro sul terreno confinante. Una semplice porta di ingresso non trasforma la muratura in una parete finestrata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Proprietaria, confermando la piena legittimita' della costruzione dei Vicini e condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Distinzione tra luce e veduta: quando il muro del vicino è legale
Un proprietario ha citato in giudizio la vicina chiedendo l'arretramento di un muro eretto a breve distanza da un'apertura, sostenendo fosse una finestra. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, dichiarando il muro del tutto legittimo poiché l'apertura costituiva una semplice luce e non una veduta. L'erede del proprietario ha proposto ricorso in Cassazione contestando sia la qualificazione tecnica sia la mancata rinnovo della perizia peritale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento per la distinzione tra luce e veduta costituisce una valutazione di fatto riservata in via esclusiva al giudice di merito sulla base della perizia svolta. Di conseguenza, la vicina ha vinto la causa e l'erede è stato condannato al pagamento di tutte le spese di lite.
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Diritto di veduta e distanze legali: veranda salva
I Proprietari di un appartamento chiedono la rimozione della veranda realizzata dal Vicino sul terrazzo sottostante. Gli attori lamentano la violazione delle distanze legali e la lesione del loro diritto di veduta. Il Vicino contesta la natura delle aperture superiori, prive della possibilità di affaccio per la presenza di davanzali sporgenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Vicino. I Giudici stabiliscono che per configurare un vero diritto di veduta non basta la semplice facoltà di guardare (inspectio). Serve anche la concreta possibilità di affacciarsi in sicurezza (prospectio). Inoltre, la Suprema Corte precisa che le distanze tra edifici si applicano solo a costruzioni fronteggianti, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Distanze legali per vedute: la doppia causa blocca il verdetto
I comproprietari di un immobile agivano in giudizio contro i vicini lamentando la violazione delle distanze legali per vedute a causa di un'apertura sul confine, chiedendone la chiusura o la regolarizzazione come luce. Nelle more, un secondo giudizio tra le stesse parti accertava l'illegittimità della veduta, ordinando il ripristino di una grata metallica. Questa seconda decisione passava in giudicato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei comproprietari, confermando l'improponibilità della prima causa. Essendo già stato accertato con efficacia di giudicato l'obbligo di eliminare la veduta illecita, la domanda subordinata di regolarizzazione della luce (proposta solo in caso di mancato riconoscimento della veduta) non doveva essere esaminata, escludendo ogni omessa pronuncia.
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Distanze legali tra edifici: demolizione evitata col Salva-Casa
Il proprietario di un immobile ha demolito e ricostruito due manufatti modificandone la sagoma. Il vicino ha fatto causa lamentando la violazione delle distanze legali tra edifici, chiedendo l'arretramento della nuova costruzione a dieci metri poiché la parete presentava delle aperture considerate vedute. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del vicino. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del costruttore, stabilendo che i giudici di merito devono applicare le nuove norme di semplificazione edilizia più favorevoli, che consentono di mantenere le distanze preesistenti in caso di ricostruzione sulla stessa area di sedime. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non basta la presenza di semplici aperture per definire una parete come finestrata, ma occorre verificare in concreto se esse consentano un affaccio comodo e sicuro sul fondo del vicino.
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Diritto di veduta e grata sul terrazzo: decide la Cassazione
I Proprietari del Terrazzo chiedono la demolizione della sopraelevazione realizzata dalla Vicina, ritenendola lesiva del loro diritto di veduta. La Vicina si difende sostenendo che la presenza di una grata in ferro sul parapetto del terrazzo, installata anni prima, impedisse l'affaccio e quindi escludesse l'esistenza di una vera e propria veduta acquisita per usucapione. La Corte d'Appello dà ragione alla Vicina. La Corte di Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso dei Proprietari del Terrazzo: la sola presenza di una grata non trasforma automaticamente una veduta in una semplice luce. È necessario verificare in concreto se l'ampiezza delle maglie della grata consenta comunque l'affaccio e la visione laterale e obliqua. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Distanze dalle vedute: la Cassazione ordina di arretrare il capannone
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini confinanti per l'abusiva installazione di una scala a chiocciola sul proprio spiazzo esclusivo e per la costruzione di un capannone in lamiera a distanza inferiore a quella legale dalla propria finestra. La Corte d'Appello ha accertato la proprietà esclusiva dello spiazzo in capo alla donna e ha ordinato l'arretramento del capannone per violazione delle distanze dalle vedute. I vicini hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'apertura fosse solo una luce irregolare e contestando la proprietà dell'area. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'apertura è una veduta e che i giudici di merito hanno correttamente valutato le prove e i titoli di proprietà. I vicini perdono la causa e devono rimuovere la scala e arretrare il capannone.
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Distanze legali tra edifici: quando la finestra è solo luce
Una disputa tra vicini di casa e il proprietario di un albergo riguarda il rispetto delle distanze legali tra edifici e l'altezza di un muro di confine. I proprietari di un villino lamentavano che l'hotel fosse troppo vicino e che il muro togliesse luce. La Corte d'Appello aveva ordinato l'arretramento dell'hotel e l'abbassamento del muro. La Cassazione ha però accolto il ricorso dei proprietari dell'hotel e del Comune. I giudici di legittimità hanno chiarito che la distanza minima di dieci metri si applica solo in presenza di vere e proprie vedute e non di semplici luci. Inoltre, la compensazione delle spese legali decisa nei confronti del Comune è stata annullata perché priva di motivazione. La causa torna in Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Reintegrazione nel possesso negata: il ricorso costa caro
I Proprietari di un immobile hanno richiesto la reintegrazione nel possesso e la chiusura di una luce aperta dal Confinante. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, i Proprietari hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione dei documenti e dei testimoni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a una pesante sanzione per lite temeraria.
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Diritto di Panorama: la Bella Vista non Salva il Condominio
Un proprietario ha citato in giudizio un Condominio per la demolizione di una balaustra che permetteva di guardare nel suo fondo. Il Condominio si è difeso invocando il cosiddetto 'diritto di panorama'. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: il diritto di panorama non è un diritto autonomo che può giustificare la violazione delle norme sulle distanze e sulle aperture (luci e vedute). Il diritto del vicino a non subire ispezioni prevale sul semplice godimento di una bella vista. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione al proprietario, stabilendo che l'apertura doveva essere regolarizzata secondo legge, a prescindere dal panorama.
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Chiusura vedute illegittime: il Giudice non può regolarizzarle
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per ottenere la chiusura di due finestre aperte sul muro di confine, ritenendole illegittime. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla chiusura delle vedute illegittime. Se un cittadino chiede al giudice di ordinare la chiusura di una finestra perché costituisce una 'veduta' non autorizzata, il giudice non può decidere autonomamente di 'declassarla' e ordinarne la semplice regolarizzazione come 'luce'. La domanda di chiusura e quella di regolarizzazione sono legalmente distinte e non intercambiabili. Imporre la regolarizzazione invece della chiusura richiesta costituisce un errore processuale (ultrapetizione). La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso a un nuovo giudice.
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Finestra sul Vicino: Usucapione Valida per Aperture Interne
Una proprietaria ottiene il riconoscimento del suo diritto a mantenere un'apertura tra la sua cucina e il vano scala privato del vicino. La Corte di Cassazione ha confermato che è possibile l'usucapione di una servitù per un'apertura interna a un edificio, anche se questa non si qualifica come luce o veduta. A differenza delle aperture verso l'esterno, quelle tra due unità interne dello stesso complesso non sono considerate precarie o basate sulla mera tolleranza. Pertanto, il possesso protratto per oltre vent'anni ha consolidato il diritto, rendendo illegittima la chiusura operata dal vicino. La decisione finale ha sancito la validità dell'usucapione servitù apertura interna.
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Finestra con grata: la differenza tra luce e veduta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito la differenza tra luce e veduta in relazione a due aperture munite di grata su un muro di confine. Un proprietario sosteneva che fossero vedute, poiché permettevano di guardare nel suo fondo. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: un'apertura è una 'luce' se, pur consentendo di guardare (inspectio), una inferriata impedisce di affacciarsi comodamente (prospectio). Di conseguenza, il vicino non può chiederne la chiusura, ma solo la regolarizzazione secondo le norme di legge. La Corte ha quindi dato ragione al proprietario che aveva realizzato le aperture, condannando il vicino al pagamento delle spese legali.
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Terrazzo abusivo: il principio di non contestazione salva il vicino
Un gruppo di proprietari fa causa ai vicini per aver costruito un terrazzo troppo vicino alle loro finestre, qualificandole come 'vedute'. I vicini si difendono solo tardivamente, sostenendo che le finestre fossero semplici 'luci'. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa contestazione tardiva è inammissibile. In base al principio di non contestazione, il fatto che le finestre fossero 'vedute' non era stato disputato nei tempi corretti e doveva quindi essere considerato come accertato. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza d'appello che aveva dato ragione ai costruttori del terrazzo, rinviando la decisione a un nuovo giudice.
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Veduta e distanze legali: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato un contenzioso riguardante la trasformazione di un tetto in lastrico solare e la costruzione di una scala esterna. Il punto centrale della disputa riguarda la qualificazione di un'apertura posta in un bagno come veduta o semplice luce. I ricorrenti contestavano l'ordine di arretramento della scala, sostenendo che l'apertura del vicino non permettesse un comodo affaccio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve accertare rigorosamente le caratteristiche strutturali dell'apertura per definirla come veduta, non potendo basarsi su presunzioni senza analizzare dimensioni e altezza dal suolo.
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Servitù di luce: clausole di stile e limiti del giudice
La controversia riguarda la richiesta di chiusura di una finestra aperta su un muro confinante. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'esistenza di una **servitù di luce** basandosi su una clausola generica contenuta nell'atto di divisione ereditaria. La Cassazione ha annullato tale decisione, rilevando che una clausola di stile non può costituire un diritto reale e che il giudice non può decidere su eccezioni mai sollevate dalle parti, incorrendo nel vizio di ultrapetizione.
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Luce e veduta: differenze e limiti alla costruzione
Una recente ordinanza della Cassazione affronta un caso di liti tra vicini, chiarendo la distinzione tra luce e veduta e i limiti imposti all'esercizio di una servitù di passaggio. La Corte ha stabilito che un'apertura con una grata che impedisce di affacciarsi è una luce e non una veduta, non soggetta alle distanze legali. Inoltre, ha ribadito che la valutazione del giudice di merito sull'adeguatezza di un passaggio è insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata.
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Distanza tra costruzioni: quando c’è veduta?
Un proprietario immobiliare cita in giudizio un Comune per la violazione della distanza tra costruzioni a seguito della riqualificazione di una piazza. La Cassazione, rigettando il ricorso, stabilisce che né le finestre con inferriate né un terrazzino con parapetto basso e insicuro possono essere qualificati come 'vedute', non garantendo un affaccio comodo e sicuro.
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Servitù di veduta: quando una finestra è una veduta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29752/2024, chiarisce i requisiti per la servitù di veduta. La Corte ha stabilito che la sola possibilità di guardare sul fondo del vicino (inspectio) non è sufficiente. È necessaria anche la possibilità di affacciarsi in modo comodo e sicuro (prospectio). Di conseguenza, un'apertura munita di inferriate che impediscono l'affaccio non può essere qualificata come veduta e, pertanto, il relativo diritto non può essere acquisito per usucapione, configurandosi al più come luce irregolare.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione interviene in un caso di vicinato riguardante le distanze tra costruzioni, aperture e sopraelevazioni. Con ordinanza, ha cassato la decisione d'appello, stabilendo due principi fondamentali: 1) una veduta aperta a distanza illegale va rimossa anche in presenza di un muro divisorio intermedio; 2) il giudice deve sempre pronunciarsi sulla richiesta di regolarizzare le luci non conformi, pena l'omessa pronuncia. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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