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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando la droga diversa nega lo sconto
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, sostenendo un difetto di motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che la condotta non può essere considerata di lieve entità. Questa valutazione si basa sulla quantità e sulla qualità differente delle sostanze sequestrate, sulle modalità di confezionamento della droga pronta per lo spaccio e sui mezzi impiegati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: l’errore della difesa
L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie di lieve entità. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che tale riqualificazione favorevole era già stata concessa nel giudizio di primo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, poiché la richiesta della difesa risultava del tutto priva di utilità pratica e non correlata alla reale situazione processuale. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando la sua colpevolezza e la pena precedentemente stabilita.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: 4 kg non sono uso personale
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico quattro chilogrammi di hashish, equivalenti a oltre trentaseimila dosi singole. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e divisa con altre due persone, richiedendo la riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tesi dell'uso personale è incompatibile con l'enorme quantitativo sequestrato e che i motivi del ricorso si limitavano a contestare valutazioni di fatto già logicamente argomentate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: quando la confessione nega lo sconto
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione illecita di trentaquattro grammi di cocaina, equivalenti a centonove dosi. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e un errore nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità dello spaccio va esclusa non solo per il dato quantitativo, ma anche per la qualità della sostanza e per il confessato inserimento del soggetto in un'ampia e strutturata attività di spaccio. Inoltre, la questione sul calcolo della pena non era stata sollevata in appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è organizzazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando una struttura organizzativa stabile e una continuativa attività di rifornimento del mercato locale, elementi incompatibili con la minore gravità del fatto. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità della misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia, ritenendo adeguatamente motivata la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa, deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, e viene confermata la sua espulsione dal territorio nazionale.
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Niente lieve entità per 5 kg di hashish: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'acquisto di 5 kg di hashish tramite un intermediario. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità, oltre all'ammissione di prove orali. I giudici hanno confermato che l'ingente quantitativo di droga esclude categoricamente la lieve entità. Inoltre, le intercettazioni telefoniche sono state ritenute prove autosufficienti, rendendo superflua la testimonianza orale. Infine, la determinazione della pena, poco superiore al minimo edittale, è stata giudicata corretta e priva di vizi logici. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare l'attività di spaccio di cocaina come fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'attività di cessione della droga non era occasionale, ma continuativa, organizzata e intensa. Questa condotta frenetica dimostra una notevole capacità di approvvigionamento e vendita sul mercato, escludendo l'applicazione dello spaccio di lieve entità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna precedente e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie più favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso lo Spaccio di lieve entità a causa del peso della sostanza sequestrata, dei mezzi utilizzati e dell'abitualità della condotta criminosa. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la minima quantità non evita la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità, sostenendo che la minima quantità di sostanza stupefacente rinvenuta escludesse la sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che l'atto di impugnazione non conteneva una critica specifica e dettagliata alle motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a contestazioni generiche. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ruolo di spicco ed esclusione della lieve entità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per importazione di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto, sostenendo un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece confermato la decisione precedente, evidenziando il ruolo di spicco ricoperto dall'uomo nell'attività di importazione della droga. Tale circostanza esclude categoricamente l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: quando la varietà nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che chiedevano il riconoscimento della lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno confermato l'esclusione di questa attenuante a causa della diversità, della quantità e della qualità delle droghe sequestrate. La decisione sottolinea che la presenza di sostanze stupefacenti eterogenee impedisce di considerare il fatto come un episodio di minore gravità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o condanna?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale e chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi più lieve. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando che le contestazioni difensive erano semplici ripetizioni di argomenti già ampiamente analizzati e respinti con motivazioni logiche e coerenti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: lanciare la droga non evita la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di stupefacenti. Durante una perquisizione domiciliare, l'uomo ha tardato ad aprire la porta alle forze dell'ordine. Nel frattempo, dalla sua finestra è stato lanciato un involucro contenente marijuana e un bilancino di precisione. La difesa ha sostenuto l'insufficienza degli indizi e ha richiesto la riqualificazione del fatto come ipotesi di lieve entità, data la presunta modesta quantità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo, unico residente dell'appartamento. Inoltre, la presenza di ben 570 dosi medie efficaci ricavabili dalla sostanza esclude categoricamente la lieve entità del fatto. Infine, i numerosi precedenti penali dell'imputato impediscono la concessione delle attenuanti generiche.
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Spaccio di lieve entità: perché non basta il peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità, basandosi unicamente sul dato ponderale della sostanza. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'esclusione della lieve entità era giustificata da elementi concreti: la presenza di appunti indicanti una cerchia non modesta di clienti e la quantità di droga sequestrata, idonea a confezionare oltre 68 dosi. È stata inoltre confermata la recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concorso nel reato di spaccio: da moglie a complice attiva
Una donna è stata sottoposta agli arresti domiciliari per il concorso nel reato di spaccio di ingenti quantità di cocaina, hashish e marijuana, insieme al coniuge. La difesa sosteneva si trattasse di una semplice connivenza passiva e chiedeva la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno evidenziato che la donna ha partecipato attivamente: ha ritardato l'ingresso della polizia per permettere di nascondere la droga, gestiva ingenti somme di denaro contante e possedeva le chiavi di un appartamento adiacente usato come deposito. La Suprema Corte ha chiarito che la condotta dilatoria e il possesso dei beni dimostrano una collaborazione attiva, escludendo la lieve entità a causa dell'ingente quantità di stupefacenti sequestrati.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo non si cancella
Due imputati, dopo aver concordato la pena per reati di droga, hanno proposto ricorso per Cassazione. La prima contestava la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità, mentre il secondo contestava l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I motivi proposti non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge per impugnare una sentenza concordata, poiché miravano a ridiscutere il merito della decisione o elementi estranei all'accordo. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: errore da 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per reati in materia di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto come fatto di lieve entità e la concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza d'appello. Inoltre, il ricorrente faceva erroneamente riferimento alla recidiva, istituto mai contestatogli nel processo. Di conseguenza, oltre alla dichiarazione di inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto esclusa se lo spaccio è organizzato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie di lieve entità del fatto. L'imputato contestava la decisione della Corte d'Appello di Napoli, che aveva confermato la responsabilità penale per traffico di stupefacenti. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la richiesta era generica e non si confrontava con le prove emerse, quali la disponibilità di diverse tipologie di droga e il collegamento della condotta a una piazza di spaccio organizzata con attrezzature specifiche. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: il no ai 13 kg di hashish
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal GIP, contestando la mancata qualificazione del reato di detenzione di stupefacenti come fatto di lieve entità. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso poiché, in caso di patteggiamento, i motivi di impugnazione sono strettamente limitati dalla legge e non è possibile ridiscutere la qualificazione giuridica del fatto se non in casi di palese errore. Nel caso specifico, il possesso di ben 13 chilogrammi di hashish esclude qualsiasi ipotesi di lieve entità. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel traffico di stupefacenti: negata ai recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità nel traffico di stupefacenti e una riduzione della pena. I giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'ingente quantitativo di cocaina sequestrato e del precedente arresto del soggetto per il possesso di vari chilogrammi di hashish, elementi che dimostrano il suo inserimento stabile nel mercato della droga. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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