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115 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Silenzio assenso riscossione: quando non si applica
Una società ha contestato un'intimazione di pagamento, invocando l'annullamento automatico del debito tramite il meccanismo del silenzio assenso riscossione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura si applica solo a ipotesi specifiche e tipizzate dalla legge, che il contribuente ha l'onere di indicare e provare. La Corte ha stabilito che una richiesta generica non è sufficiente per attivare l'annullamento automatico del debito dopo 220 giorni di silenzio dell'ente.
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Silenzio assenso fiscale: limiti e condizioni per l’uso
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento, invocando l'annullamento del debito per effetto del silenzio assenso fiscale formatosi a seguito di un'istanza di sospensione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'annullamento automatico del debito si applica solo alle ipotesi tassativamente previste dalla legge (L. 228/2012), la cui sussistenza non era stata dimostrata dal contribuente. La Corte ha inoltre confermato la tardività del ricorso originario.
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Silenzio assenso: quando il debito si annulla?
Una società si oppone a un avviso di intimazione, sostenendo l'annullamento del debito per silenzio assenso a seguito di una sua istanza di sospensione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il silenzio assenso non è automatico, ma richiede una dichiarazione del contribuente basata su motivi specifici e tassativi previsti dalla legge, che nel caso di specie non erano stati indicati. La Corte ha ritenuto infondati anche gli altri motivi relativi a presunti vizi dell'atto di intimazione.
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Domanda di risoluzione: limiti e preclusioni fallimento
Una società acquirente, dopo aver inviato una lettera per la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento della venditrice, si è vista rigettare la domanda di insinuazione al passivo del fallimento di quest'ultima. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che nel giudizio di opposizione allo stato passivo non è possibile modificare la domanda (neanche a titolo di 'emendatio libelli'). Inoltre, una semplice comunicazione stragiudiziale di risoluzione, non seguita da un'azione giudiziaria prima del fallimento, non è opponibile alla curatela, rendendo la domanda di risoluzione improponibile.
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Agevolazione fiscale: la domanda è necessaria?
Un'associazione non profit che utilizzava un immobile confiscato alla criminalità ha richiesto una riduzione sulla tassa rifiuti (TARI) senza però presentare formale istanza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda per ottenere un'agevolazione fiscale è un requisito costitutivo del diritto e non una mera formalità. L'obiezione del Comune sulla mancata presentazione dell'istanza è stata considerata una "mera difesa" e non un'eccezione tardiva, portando al rigetto della pretesa del contribuente.
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Lavori di somma urgenza: chi paga senza approvazione?
Un'azienda esegue lavori di somma urgenza per un ente pubblico ma non viene pagata per mancata regolarizzazione formale dell'incarico. La Corte di Cassazione stabilisce che la normativa speciale sui contratti pubblici prevale su quella generale degli enti locali. Di conseguenza, l'azienda ha diritto al rimborso dei costi sostenuti per l'opera realizzata, escluso il profitto, per evitare un ingiusto arricchimento dell'ente pubblico. La richiesta di rimborso dei soli costi in appello non costituisce una domanda nuova.
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Rinotifica avviso accertamento: quando è legittima?
Un contribuente riceve due volte lo stesso avviso di accertamento a distanza di anni. La Corte di Cassazione chiarisce che la rinotifica dell'avviso di accertamento è un atto legittimo per sanare un vizio della prima notifica e non richiede il preventivo annullamento del precedente atto, purché il contenuto rimanga identico e l'azione avvenga nei termini di legge.
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Ricorso in Cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale per costi pubblicitari inesistenti. La Corte ha stabilito che la mancata esposizione sommaria dei fatti di causa, come richiesto dal codice di procedura civile, impedisce la valutazione del ricorso. Il rigetto è basato su questo vizio formale, considerato fondamentale per la comprensibilità della controversia.
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Aiuti de minimis: la Cassazione sul regolamento
Una società beneficia di aiuti di Stato 'de minimis' per l'IRAP, ma sorge una controversia sull'importo massimo consentito a causa di un cambio normativo. La Corte di Cassazione stabilisce che il limite applicabile è quello previsto dal regolamento in vigore nel periodo d'imposta in cui matura il diritto all'agevolazione (€100.000), non quello successivo in vigore al momento della dichiarazione (€200.000). La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di sollevare nuove eccezioni procedurali in appello.
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Notifica avviso di mora: quando sana gli atti pregressi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la mancata impugnazione di un avviso di mora preclude al contribuente la possibilità di contestare in futuro la validità degli atti presupposti, come la cartella di pagamento. La notifica dell'avviso di mora, anche se successiva, ha l'effetto di interrompere la prescrizione e di sanare eventuali vizi di notifica precedenti. La Corte ha inoltre chiarito che la prova dell'interruzione della prescrizione può essere introdotta anche in appello, trattandosi di un'eccezione rilevabile d'ufficio.
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Onere della prova accertamento: la Cassazione decide
Una società nautica impugna un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie e fatture sospette. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo l'onere della prova in capo al contribuente per giustificare costi e movimentazioni bancarie dei soci, e la validità della produzione di documenti in appello da parte dell'Agenzia.
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Tassazione fondi pensione: onere della prova
In un caso di rimborso IRPEF su un'indennità di previdenza, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione della tassazione dei fondi pensione. L'ordinanza stabilisce che l'onere della prova per distinguere tra capitale e rendimento, al fine di beneficiare dell'aliquota agevolata del 12,50%, spetta al contribuente. Non è sufficiente una semplice attestazione del fondo, ma è necessaria la dimostrazione dell'effettivo investimento sul mercato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali del contribuente, confermando che un mero errore materiale nel nome non invalida il ricorso se la parte è comunque identificabile.
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Responsabilità professionale avvocato: appello tardivo
Una società pubblica ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale avvocato a seguito della tardiva proposizione di un appello in una causa di lavoro. La tardività ha reso definitiva la condanna per la società. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del professionista, chiarendo i criteri per la prova del danno e l'ammissibilità di nuovi documenti in appello, specialmente se formatisi dopo la conclusione del primo grado. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 1056/2025, ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. a base ristretta, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento basato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili della società. La Corte ha ribadito che, in presenza di una compagine sociale ristretta, il Fisco può legittimamente presumere che i maggiori ricavi accertati in capo alla società siano stati distribuiti ai soci. Sono stati inoltre respinti i motivi relativi a presunti vizi procedurali, come la tardiva produzione di documenti da parte dell'Agenzia delle Entrate e la motivazione dell'atto per relationem.
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Sanzione impresa funebre: Cassazione conferma multa
Un'impresa funebre ha ricevuto una sanzione amministrativa dalla ASL per non aver documentato correttamente le procedure di chiusura del feretro. L'imprenditore ha contestato la multa, evidenziando che un caso identico a carico di un concorrente era stato archiviato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della sanzione impresa funebre. I giudici hanno stabilito che la precedente archiviazione non è vincolante e che la documentazione imprecisa, in un settore che tocca la salute pubblica, costituisce una violazione sostanziale.
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Distanze legali opera pubblica: quando è esclusa?
Un condominio ha citato in giudizio un comune per la violazione delle distanze legali dovuta all'ampliamento di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del condominio, stabilendo che la tutela ripristinatoria (demolizione) non è applicabile quando si tratta di un'opera di indiscussa natura pubblica. Nel caso specifico, la trasformazione di un ex cinema in un centro sociale polivalente, destinato a soddisfare finalità collettive e di pubblico rilievo, giustifica la deroga alle norme sulle distanze legali per opera pubblica, prevalendo l'interesse pubblico su quello privato.
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Diritti autodeterminati: usucapione in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che i diritti di proprietà sono 'diritti autodeterminati'. Di conseguenza, una parte che ha chiesto l'usucapione ordinaria in primo grado può legittimamente chiedere l'usucapione abbreviata in appello. Questo non costituisce una domanda nuova, inammissibile, ma una mera specificazione della difesa basata su un diverso titolo di acquisto dello stesso diritto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile tale richiesta, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Produzione documenti appello tributario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14718/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava un'intimazione di pagamento per mancata notifica delle cartelle presupposte. La Corte ha stabilito che la produzione di documenti in appello tributario, come le prove di notifica, era ammissibile secondo la normativa previgente (art. 58, D.Lgs. 546/1992), configurandosi come mera difesa. Ha inoltre ribadito il principio della sanatoria della notifica per raggiungimento dello scopo e ha chiarito che il rigetto implicito di un motivo di gravame non costituisce vizio di omessa pronuncia.
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Contributi consortili: onere della prova del beneficio
Una contribuente ha impugnato una richiesta di pagamento per contributi consortili, sostenendo la mancanza di un beneficio diretto al suo immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando un principio consolidato: l'inclusione di un fondo nel "perimetro di contribuenza" di un consorzio di bonifica crea una presunzione di vantaggio. Di conseguenza, spetta al contribuente, e non al consorzio, l'onere della prova di dimostrare l'assenza totale di tale beneficio. La Corte ha inoltre chiarito che gli atti amministrativi che definiscono il perimetro devono essere contestati in sede amministrativa, non tributaria.
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Notifica PEC: valida anche senza firma digitale p7m
Un imprenditore si opponeva a un pignoramento sostenendo di non aver mai ricevuto gli avvisi di addebito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'opposizione. La sentenza chiarisce che una notifica PEC è valida anche se l'allegato è un semplice PDF senza firma digitale (p7m), poiché il sistema PEC garantisce di per sé l'autenticità. Inoltre, ha ribadito che nel rito del lavoro il giudice d'appello può acquisire nuove prove se ritenute indispensabili.
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