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115 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Incumulabilità dei benefici: no a pensione e amianto
La Corte di Cassazione ha confermato il principio di incumulabilità dei benefici previdenziali, rigettando la richiesta di un lavoratore che, avendo già ottenuto il prepensionamento, chiedeva anche la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte ha chiarito che la scelta per un beneficio preclude la possibilità di richiederne un altro, e che tale questione può essere sollevata d'ufficio dal giudice in quanto fatto impeditivo del diritto stesso.
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Errore materiale appello: Cassazione salva l’atto
Una società si è vista negare un rimborso fiscale e ha vinto in primo grado. L'Agenzia delle Entrate ha presentato appello ma, per un errore materiale, ha formulato una richiesta sbagliata nelle conclusioni. La Corte d'Appello ha dichiarato l'atto inammissibile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che un palese errore materiale nell'appello non ne causa l'invalidità se la reale volontà della parte è chiaramente comprensibile dall'analisi complessiva del documento, affermando il principio di prevalenza della sostanza sulla forma.
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Disconoscimento credito di imposta: il controllo ok
Una società si opponeva a cartelle esattoriali per il recupero di un credito d'imposta. La Corte di Cassazione ha stabilito che il disconoscimento credito di imposta è legittimo tramite procedura automatizzata, a condizione che si basi su un semplice riscontro documentale. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che richiedeva un'istruttoria complessa, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Errore di fatto revocatorio: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra omesso esame di un fatto e errore di fatto revocatorio. Un contribuente si è visto dichiarare inammissibile il ricorso perché ha impugnato in Cassazione un errore procedurale del giudice d'appello (che aveva erroneamente ritenuto nuova un'eccezione già sollevata in primo grado), mentre il rimedio corretto sarebbe stata la revocazione. La scelta del mezzo di impugnazione errato ha precluso l'esame nel merito della questione.
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Accertamenti bancari: onere della prova del socio
Una società e il suo socio impugnavano un avviso di accertamento per costi indeducibili e movimentazioni bancarie sospette. Mentre la società ha aderito a una definizione agevolata, la Cassazione ha proseguito l'esame della posizione del socio. La Corte ha stabilito che negli accertamenti bancari su società a ristretta base, il giudice deve valutare analiticamente ogni prova fornita dal contribuente per giustificare le operazioni sui propri conti personali. Ha inoltre negato la deducibilità dei costi carburante per natanti se le fatture non contengono dati identificativi specifici. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
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Prova del credito: onere probatorio del professionista
Un ex amministratore di una società in amministrazione straordinaria ha chiesto di essere ammesso al passivo per compensi professionali. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del tribunale. La corte ha ribadito che la prova del credito spetta interamente al creditore, che deve dimostrare non solo il titolo dell'incarico, ma anche l'effettivo svolgimento delle prestazioni e il diritto al compenso, specialmente quando l'incarico è conferito a sé stesso. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito è insindacabile in Cassazione se non per vizi specifici.
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Costi indeducibili da fatture soggettivamente inesistenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7268/2024, ha chiarito i principi relativi ai costi indeducibili derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. Nel caso specifico, i costi per consulenze fatturate da una società estera, rivelatasi fittizia, sono stati ritenuti non deducibili. La Corte ha ribadito che l'onere di dimostrare l'effettività, l'inerenza e la concreta destinazione produttiva del costo grava interamente sul contribuente, non essendo sufficiente la sola prova del pagamento. È stata inoltre respinta la richiesta di cessazione della materia del contendere per un condono fiscale, poiché l'istanza era stata presentata oltre il termine perentorio di legge.
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Impugnazione delibera: i motivi di appello specifici
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di impugnazione di delibera condominiale, chiarendo i requisiti di ammissibilità dell'appello. La vicenda riguarda la contestazione di due delibere per lavori di ristrutturazione, basata sull'uso di tabelle millesimali non approvate. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito, poiché l'appellante non aveva censurato tutte le autonome ragioni (rationes decidendi) su cui si fondava la sentenza di primo grado. Il provvedimento ribadisce che, per superare il vaglio di ammissibilità, l'impugnazione deve smontare ogni singolo pilastro argomentativo della decisione contestata.
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Responsabilità amministratori: obblighi e limiti
La Corte di Cassazione esamina un caso complesso di responsabilità amministratori in una società partecipata. La vicenda origina da un'azione per mala gestio contro l'amministratore delegato, estesa poi ai consiglieri di gestione e sorveglianza. La Corte chiarisce i confini del dovere di agire informati per gli amministratori senza deleghe, affermando che non possono esimersi da responsabilità invocando una mera passività. I ricorsi principali e incidentali vengono dichiarati inammissibili per motivi procedurali, confermando la condanna solidale decisa in appello e ribadendo l'impossibilità di rivalutare il merito dei fatti in sede di legittimità.
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Responsabilità collegio sindacale e compenso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4617/2024, ha rigettato il ricorso dei membri del collegio sindacale di una società fallita, confermando il diniego al loro compenso professionale. La decisione si fonda sulla grave inadempienza ai loro doveri di vigilanza, che ha contribuito al peggioramento dell'insolvenza aziendale. La Corte ha stabilito che l'inerzia dei sindaci di fronte a palesi segnali di crisi, omettendo di convocare l'assemblea o di denunciare le irregolarità al Tribunale, costituisce un inadempimento talmente grave da giustificare l'esclusione totale del credito per i loro compensi dallo stato passivo del fallimento.
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Compenso incentivante: prova delle mansioni svolte
Un dipendente comunale ha richiesto un compenso incentivante per aver svolto mansioni relative a tre diverse figure professionali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'incentivo solo per il ruolo le cui mansioni erano state specificamente provate. La sentenza sottolinea che la mancata contestazione da parte del datore di lavoro non è sufficiente se le prove non supportano pienamente le richieste del lavoratore, rigettando il ricorso per il compenso incentivante non dimostrato.
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Rimborso IVA: la prova del pagamento è essenziale
Una società immobiliare ha richiesto un rimborso IVA per canoni di leasing. L'Agenzia delle Entrate ha concesso solo un rimborso parziale, contestando la mancanza di prova del pagamento di tutti i canoni. La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere il rimborso IVA, il contribuente ha l'onere di dimostrare non solo la registrazione delle fatture, ma anche l'effettivo pagamento, poiché questo è un fatto costitutivo del diritto al credito.
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Opposizione stato passivo: nuovi documenti ammessi
Un'amministratrice si è vista rigettare la domanda di ammissione al passivo fallimentare per aver prodotto un documento decisivo solo in fase di opposizione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, chiarendo che nell'opposizione stato passivo non si applica il divieto di nuove prove tipico dell'appello, consentendo così la produzione di nuovi documenti. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Simulazione cessione d’azienda: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento per ritorsione, avvenuto nel contesto di una simulazione cessione d'azienda. I giudici hanno identificato un'operazione fraudolenta, con la creazione di una nuova società e la successiva cancellazione di quella originaria, finalizzata unicamente a eludere i diritti del lavoratore. È stato riconosciuto un 'unico centro di imputazione' del rapporto di lavoro, che ha reso l'operazione societaria un mero schermo giuridico e il licenziamento un atto illegittimo perché basato su un motivo illecito determinante.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo, avvenuto a seguito di una cessione d'azienda risultata simulata. La Corte ha identificato un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, superando lo schermo societario creato ad arte per eludere i diritti del lavoratore. La sentenza stabilisce che la creazione di una nuova società e il trasferimento fittizio dell'azienda, finalizzati unicamente a licenziare un dipendente scomodo, costituiscono un'operazione illecita, con conseguente reintegrazione del lavoratore e risarcimento del danno.
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Servitù di passaggio: limiti e domanda giudiziale
Un proprietario ha citato in giudizio un condominio per ampliare l'accesso a un'area cortiliva, sostenendo di esserne comproprietario. La sua richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'attore non aveva mai formulato una domanda specifica per l'accertamento di una servitù di passaggio, basando erroneamente la sua azione su un diritto di comproprietà non provato. Inoltre, la modifica richiesta è stata ritenuta un inammissibile aggravamento della servitù.
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Impugnazione delibera: quando il ricorso è inammissibile
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti dell'impugnazione delibera condominiale. Il caso riguarda una condomina che, dopo aver ottenuto l'annullamento di una delibera per l'errata applicazione delle tabelle millesimali, ha ricorso in Cassazione per ottenerne la dichiarazione di nullità, sollevando nuove questioni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali: la carenza di interesse ad agire, poiché l'annullamento già soddisfaceva la sua pretesa, e il divieto di introdurre nuove censure (ius novorum) in sede di legittimità.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti relative a fatture per sponsorizzazioni fittizie. L'ordinanza conferma che, per dedurre l'IVA, il contribuente ha l'onere di provare la propria buona fede e che la semplice regolarità formale dei pagamenti è insufficiente. Viene inoltre ribadito che il raddoppio dei termini di accertamento è legato all'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del procedimento penale stesso.
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Recesso contratto preliminare: immobile difforme
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 91/2024, ha confermato il diritto di un promissario acquirente di esercitare il recesso dal contratto preliminare a causa di significative difformità dell'immobile. Il grave inadempimento della società venditrice, che aveva radicalmente trasformato l'unità immobiliare, ha legittimato la richiesta di restituzione del doppio della caparra. La Suprema Corte ha chiarito che l'atto di citazione con cui si chiede tale restituzione costituisce una valida manifestazione della volontà di recedere.
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Cessione di ramo d’azienda: i criteri distintivi
Una società immobiliare contesta la riqualificazione di un acquisto di beni come una cessione di ramo d'azienda da parte dell'Agenzia Fiscale, con conseguente recupero dell'IVA. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che il giudice di merito non ha adeguatamente verificato se il complesso dei beni ceduti, appartenenti a un'impresa fallita da oltre vent'anni, possedesse ancora l'autonomia funzionale e l'organizzazione necessarie per essere considerato un'azienda. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame che applichi i corretti criteri civilistici per la qualificazione della cessione di ramo d'azienda.
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