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Iure Proprio

108 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'per un diritto proprio'. Indica che una persona agisce in tribunale per tutelare un interesse personale e diretto, non per conto di altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Equo indennizzo: eredi esclusi per processo lungo? La Cassazione chiarisce
Gli Eredi hanno chiesto l'equo indennizzo per la durata irragionevole del processo avviato dal loro De Cuius. La Corte d'Appello ha limitato il risarcimento al periodo precedente la morte del De Cuius, ritenendo che gli Eredi agissero solo 'iure hereditatis' (per diritto ereditario). La Cassazione ha cassato questa decisione, affermando che gli Eredi agivano anche 'iure proprio' (per proprio diritto) per il periodo successivo alla loro costituzione in giudizio. La Corte ha sottolineato che la domanda di equo indennizzo riguardava l'intera durata del processo. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Assegno vitalizio vittime del terrorismo: tutela per i familiari
I familiari di un agente di polizia, rimasto vittima del dovere e deceduto prima della riforma legislativa del 2013, hanno richiesto l'assegno vitalizio vittime del terrorismo. Il Ministero dell'Interno si è opposto al pagamento, sostenendo che la vittima non fosse più in vita al momento dell'entrata in vigore della legge di tutela e contestando la percentuale di invalidità permanente superiore al 50%. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale, stabilendo che la prestazione economica spetta ai superstiti come diritto autonomo ('iure proprio'). Il beneficio assistenziale prescinde quindi dalla sopravvivenza del congiunto invalido al momento dell'approvazione della norma agevolativa.
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Equa riparazione per causa di lunga durata: il calcolo agli eredi
Un processo civile di divisione giudiziale è durato venti anni. Durante la causa, la madre parte originaria è deceduta e i quattro figli sono subentrati nel giudizio solo successivamente. Gli eredi hanno richiesto l'equa riparazione per causa di lunga durata ai sensi della Legge Pinto. La Corte d'Appello ha riconosciuto un risarcimento ridotto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che il calcolo dell'indennizzo deve dividersi in due fasi. La prima fase riguarda il diritto ereditato per il ritardo patito dalla madre. La seconda fase riguarda il diritto personale degli eredi per il ritardo maturato dopo la loro formale costituzione in giudizio. La Suprema Corte ha annullato il decreto impugnato e ordinato un nuovo calcolo.
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Equa riparazione Legge Pinto: quando spetta agli eredi
Gli Eredi hanno chiesto la Equa riparazione Legge Pinto al Ministero della Giustizia per la durata eccessiva di una causa immobiliare iniziata nel 1970. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento escludendo il ritardo del giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli Eredi. La Suprema Corte ha stabilito che gli eredi costituiti fin dall'inizio dell'appello hanno diritto all'indennizzo personale per il ritardo di quattro anni subito in quel grado. Al contrario, per i periodi precedenti alla loro costituzione o successivi al decesso del dante causa, l'indennizzo non spetta. La decisione è stata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello per ricalcolare la somma dovuta.
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Nomina difensore: non serve autentica per l’opposizione alla riabilitazione
Un Condannato ha chiesto la riabilitazione penale. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'opposizione, sostenendo che la nomina del difensore non fosse autenticata e che l'avvocato non avesse una procura speciale. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che per la **nomina difensore** non è necessaria l'autenticazione della firma del cliente da parte del difensore. Inoltre, il difensore può proporre opposizione contro il rigetto della riabilitazione senza bisogno di una procura speciale. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Costituzione di parte civile: stop al ricorso immediato
Due associazioni animaliste hanno richiesto la costituzione di parte civile nel processo penale contro un imputato per maltrattamento di animali. Il giudice ha respinto la richiesta per assenza di sedi locali e mancanza di iniziative documentate sul territorio. Le associazioni hanno impugnato l'ordinanza direttamente in Cassazione, contestando l'abnormità del diniego. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. L'ordinanza che nega la costituzione di parte civile non possiede contenuto decisorio e non si può impugnare autonomamente. Il provvedimento non presenta vizi abnormi perché il giudice ha esercitato un potere legittimo senza bloccare il processo. Gli enti esclusi mantengono la facoltà di chiedere i danni davanti al giudice civile. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Responsabilità medica: risarcimento per errore fatale
Il Tribunale di Bologna ha esaminato un caso di responsabilità medica riguardante il decesso di una paziente dovuto a una perforazione rettale causata da un errore durante un clistere. Nonostante l'adesione delle parti a una proposta conciliativa, la struttura sanitaria ha ritardato il pagamento. Il giudice ha quindi confermato l'accordo, condannando l'azienda al pagamento di oltre 250.000 euro più interessi.
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Equa riparazione: processo lento ma l’erede resta escluso
Gli eredi di un cittadino chiedevano l'equa riparazione per la durata eccessiva di una causa civile proseguita fino in Cassazione. Tuttavia, il parente era deceduto durante il giudizio e gli eredi non si erano mai costituiti formalmente in quella causa. La Corte d'Appello, accorgendosi della morte del ricorrente originario, ha revocato il primo indennizzo poiché, calcolando il tempo fino al decesso, la durata del processo era risultata ragionevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che l'indennizzo spetta solo per il ritardo accumulato fino alla morte del parente o, per il periodo successivo, solo se gli eredi partecipano attivamente al processo. Vince il Ministero della Giustizia.
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Assegno vitalizio vittime del terrorismo: sì anche ai superstiti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della vedova di un carabiniere, vittima del terrorismo deceduta nel 2004, a percepire l'assegno vitalizio vittime del terrorismo a partire dal 1° gennaio 2014. Il Ministero dell'Interno sosteneva che il beneficio spettasse solo se la vittima fosse stata ancora in vita a tale data. I giudici hanno respinto questa tesi, chiarendo che la legge non impone la presenza in vita della vittima al momento dell'entrata in vigore della norma. L'assegno costituisce infatti un diritto autonomo del coniuge e dei figli, volto a indennizzare il dolore subito per l'invalidità del congiunto. Di conseguenza, il ricorso del Ministero è stato rigettato, confermando la spettanza del beneficio economico alla vedova.
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Polizza vita e successione: eredi contro nipoti per le quote
Un uomo stipula una polizza vita indicando come beneficiari generici i propri "eredi legittimi". Al momento della stipula i suoi fratelli sono tutti vivi, ma tre di essi muoiono prima dell'assicurato, lasciando dei figli. Alla morte dell'assicurato, la compagnia ripartisce l'indennizzo in parti uguali tra i tre fratelli superstiti e i sei nipoti (figli dei fratelli deceduti), dividendo la somma in nove quote. Una sorella superstite contesta la divisione. La Cassazione accoglie il ricorso della donna, chiarendo le regole su polizza vita e successione: l'indennizzo va diviso inizialmente in sei quote uguali (pari ai fratelli originari). Le quote dei fratelli premorti spettano ai rispettivi figli per rappresentazione, e non in parti uguali tra tutti i superstiti. La causa viene rinviata per ricalcolare la somma spettante alla sorella.
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Assegno vitalizio vittime del terrorismo: sì anche se decedute
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei familiari di una vittima del terrorismo a ricevere lo speciale assegno vitalizio vittime del terrorismo, rigettando il ricorso del Ministero dell'Interno. Il Ministero sosteneva che il beneficio economico, introdotto a partire dal 2014, spettasse solo se la vittima fosse ancora in vita a tale data. I giudici hanno invece chiarito che la legge non impone questo requisito. L'assegno spetta direttamente al coniuge e ai figli della vittima che abbia riportato un'invalidità pari o superiore al 50%, indipendentemente dal fatto che la vittima sia deceduta prima dell'entrata in vigore della norma. La data del 1° gennaio 2014 rappresenta unicamente il momento a partire dal quale decorre il pagamento della prestazione economica, senza alcuna violazione del principio di irretroattività.
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Equo indennizzo Legge Pinto: negato all’erede che non partecipa
L'Erede di un creditore inserito in un fallimento ha chiesto l'equo indennizzo Legge Pinto per l'eccessiva durata della procedura concorsuale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché il ritardo accumulato prima della morte del parente era inferiore al limite di legge e l'Erede non aveva partecipato attivamente al fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'equo indennizzo Legge Pinto non si trasmette automaticamente per successione. L'erede ha diritto al risarcimento solo per il periodo successivo alla sua formale costituzione in giudizio, in quanto il danno da ritardo presuppone la consapevolezza del processo e il relativo patema d'animo. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Equa riparazione: negato l’indennizzo agli eredi inattivi
Gli eredi di una proprietaria defunta hanno chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di due processi: una causa civile per confini e un ricorso al TAR contro il silenzio del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi. I giudici hanno chiarito che i due processi erano del tutto autonomi e che il periodo di inattività degli eredi, intercorso tra la morte della madre e la loro costituzione in giudizio durata diversi anni, non può essere indennizzato. Sommando solo i periodi di effettiva partecipazione (11 mesi della defunta e 14 mesi degli eredi), la durata complessiva del processo amministrativo è stata di 25 mesi, inferiore al limite di legge di tre anni per considerare il processo irragionevole.
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Legittimazione attiva del socio: azienda fallita ma no risarcimento
Una socia e amministratrice di una società polacca ha citato in giudizio due aziende italiane chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e biologici subiti a seguito del sequestro di sughi pronti contenenti un colorante tossico vietato. I giudici di merito hanno rigettato la domanda rilevando la carenza di legittimazione attiva del socio, in quanto i danni colpivano direttamente la società e solo indirettamente la persona fisica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Poiché la decisione sulla mancanza di legittimazione non era stata tempestivamente impugnata nei precedenti gradi, si è formato un giudicato interno definitivo che preclude qualsiasi esame nel merito della vicenda.
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Comunione legale dei beni: la moglie batte il creditore
Un creditore avvia il pignoramento di un immobile contro un debitore. La moglie del debitore si oppone, sostenendo di essere comproprietaria al 50% del bene poiché acquistato in regime di comunione legale dei beni. Il creditore ribatte che l'immobile è un bene personale del marito, in quanto derivante dal subentro nell'assegnazione fondiaria del padre defunto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del creditore. I giudici chiariscono che il subentro nell'assegnazione non è un acquisto ereditario, ma un rapporto autonomo. Poiché il riscatto finale della proprietà è avvenuto nel 1979, dopo l'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia del 1975, l'immobile rientra pienamente nella comunione legale dei beni. La moglie vince la causa, confermando la sua quota di comproprietà.
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Equa riparazione: negato l’indennizzo a chi occupa suoli pubblici
I Cittadini hanno chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di una causa civile durata oltre ventitré anni, riguardante l'occupazione di terreni dello Stato. La Corte d'Appello ha inizialmente concesso l'indennizzo. Tuttavia, il Ministero ha fatto ricorso, evidenziando che i privati avevano perso la causa originaria e avevano tratto un enorme vantaggio economico continuando a usare abusivamente i terreni pubblici durante il lunghissimo processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che i giudici devono valutare se l'occupazione abusiva escluda del tutto il diritto all'indennizzo o ne riduca l'importo, specialmente in presenza di molte parti e di una totale sconfitta in giudizio.
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Equa riparazione: processo di 34 anni ma risarcimento tagliato
Un gruppo di cittadini ha chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di una causa civile, iniziata nel 1987 e terminata nel 2021, riguardante l'occupazione di terreni demaniali. La Corte d'Appello aveva concesso un indennizzo uniforme a tutti i richiedenti. Il Ministero della Giustizia ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del Ministero, stabilendo che l'indennizzo per gli eredi non può essere calcolato in modo automatico e cumulativo, ma va personalizzato in base al momento della loro effettiva costituzione in giudizio. Inoltre, per i soggetti rimasti contumaci opera la presunzione di assenza di danno morale, e va valutato il vantaggio economico ottenuto continuando a occupare abusivamente i terreni durante il ritardo del processo. La decisione è stata annullata con rinvio.
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Diritto di sepoltura: la volontà del fondatore batte gli eredi
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto di sepoltura in una cappella di famiglia (sepolcro gentilizio) è regolato esclusivamente dalla volontà dei fondatori. Nel caso specifico, un accordo del 1914 riservava la tomba ai soli discendenti con il cognome originario. Un erede escluso ha impugnato la validità di tale clausola, ritenendola discriminatoria e superata da una successiva prassi familiare tollerante. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che la volontà del fondatore è sovrana e insindacabile. La tolleranza familiare non muta la natura della tomba, e il diritto si concentra progressivamente fino all'ultimo superstite della cerchia designata. Vince la coniuge superstite dell'ultimo erede legittimo, mentre il ricorrente perde e deve pagare le spese di giudizio.
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Cancellazione del difensore dall’albo: la Cassazione non si ferma
I familiari di una vittima di un incidente stradale hanno chiesto il risarcimento dei danni al Fondo di Garanzia Vittime della Strada. Dopo il rigetto nei primi gradi, hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il loro avvocato è stato cancellato dall'albo professionale. La Suprema Corte ha stabilito che la cancellazione del difensore dall'albo non interrompe automaticamente il giudizio di legittimità. Per tutelare il diritto di difesa, la Corte ha rinviato l'udienza e ha disposto la notifica personale ai ricorrenti, consentendo loro di nominare un nuovo legale.
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Sepolcro gentilizio: l’erede perde la causa contro l’occupante
L'Erede del fondatore di una cappella funeraria ha chiesto la liberazione di alcuni loculi occupati temporaneamente dai genitori di un terzo soggetto, sostenendo che si trattasse di un sepolcro gentilizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, in caso di sepolcro gentilizio, il diritto di agire in giudizio per liberare le tombe occupate abusivamente spetta esclusivamente ai familiari designati dal fondatore (i beneficiari diretti) e non all'erede di quest'ultimo. L'Erede, avendo agito solo in qualità di successore del costruttore, non aveva quindi la legittimazione attiva per richiedere il rilascio dei loculi. Di conseguenza, l'occupante ha vinto la causa e l'Erede è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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