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Invasione

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel contesto dell'art. 633 c.p., non si riferisce necessariamente a un'azione violenta, ma all'introduzione arbitraria in un terreno o edificio altrui con lo scopo di occuparlo o trarne profitto. L'arbitrarietà consiste nell'agire senza averne il diritto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione abusiva di immobili: reato anche senza scasso
Il Giudice per le indagini preliminari aveva prosciolto un'indagata dall'accusa di occupazione abusiva di immobili (art. 633 c.p.), ritenendo che l'assenza di scasso o violenza e l'autodenuncia della donna dimostrassero la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede l'effrazione o il danneggiamento dell'immobile. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria, ossia priva di titolo. Inoltre, l'autodenuncia non dimostra la buona fede, bensì la piena consapevolezza dell'altruità del bene e la volontà di occuparlo. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di proscioglimento, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Invasione di terreni o edifici: reato anche senza scasso
Il Tribunale di Napoli aveva prosciolto un'imputata dall'accusa di occupazione abusiva, ritenendo che l'assenza di scasso o violenza escludesse il reato. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici si configura anche senza violenza sulle cose o effrazione. È sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'immobile altrui con la consapevolezza dell'illegittimità dell'azione e lo scopo di occuparlo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato gli atti al giudice per la prosecuzione del procedimento penale.
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Invasione di terreni o edifici: occupare case popolari è reato
Una cittadina ha occupato abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica prima della conclusione del procedimento di assegnazione. Il Giudice per le indagini preliminari aveva escluso la rilevanza penale del fatto, ritenendolo una mera violazione amministrativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'occupazione non autorizzata di case popolari integra il reato di invasione di terreni o edifici. Secondo la Corte, l'introduzione arbitraria in un immobile pubblico configura sempre una condotta penalmente rilevante, anche in assenza di violenza fisica, poiché il bene conserva la sua destinazione pubblica. Di conseguenza, la sentenza di proscioglimento è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza scasso
Il Pubblico Ministero ha chiesto un decreto penale di condanna per due soggetti accusati del reato di invasione di terreni o edifici. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta, assolvendo gli imputati perché l'ingresso nell'immobile era avvenuto senza scasso o violenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede modalità esecutive violente o effrazioni. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'altrui proprietà con la consapevolezza dell'illegittimità e lo scopo di occupare l'immobile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
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Invasione di terreni o edifici: condannata la volontaria abusiva
La Rappresentante dell'Associazione animalista aveva stipulato un accordo con il Comune per usare temporaneamente solo gli spazi esterni di un immobile pubblico. Tuttavia, l'associazione ha occupato abusivamente anche i locali interni, introducendo cani, farmaci e rifiuti, e sostituendo i lucchetti posti dal Comune per impedirne l'accesso. Condannata nei primi due gradi di giudizio, la donna ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici. I giudici hanno chiarito che il cambio dei lucchetti e l'accumulo di beni dimostrano la volontà di un'occupazione non temporanea, configurando pienamente il reato anche senza una presenza fisica costante.
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Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non cancella l’abuso
Un uomo ha occupato abusivamente un immobile dal 1990 al 2020. Il Tribunale di primo grado ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, calcolando il tempo dall'inizio dell'occupazione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici ha natura permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando l'occupazione cessa effettivamente o con la pronuncia della prima condanna. Poiché nel caso specifico l'occupazione è terminata nel 2020, il reato non è ancora prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Invasione di Immobili: Occupare dopo altri non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di immobili a carico di due persone. Gli imputati si erano difesi sostenendo di aver occupato la proprietà solo dopo una precedente invasione da parte di terzi. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il reato di invasione di immobili si configura con l'introduzione arbitraria ('contra ius', cioè senza diritto) nell'altrui proprietà per goderne. Non rileva il fatto che l'immobile fosse già stato invaso in precedenza. L'elemento centrale è l'assenza di un titolo che legittimi l'accesso e la conseguente occupazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di invasione di terreni o edifici. Gli imputati avevano occupato abusivamente un immobile e sostenevano che la loro presenza fosse solo temporanea e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte ha respinto queste argomentazioni, stabilendo un principio fondamentale: per l'invasione di terreni o edifici non è necessaria la violenza. È sufficiente l'ingresso arbitrario ('contra ius') con l'intenzione di occupare stabilmente l'immobile. Inoltre, essendo un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla fine dell'occupazione, non dal suo inizio. La condanna è stata quindi resa definitiva.
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Occupazione abusiva: quando non vale la necessità.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva di un immobile, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. L'imputata aveva invocato lo stato di necessità per giustificare l'invasione dell'edificio, sostenendo di trovarsi in una situazione di indigenza abitativa. La Suprema Corte ha tuttavia ribadito che il bisogno di un alloggio non può legittimare l'occupazione illegale, specialmente quando la difficoltà è persistente nel tempo e non rappresenta un'emergenza transitoria e imprevedibile. La decisione sottolinea che le esigenze abitative devono essere soddisfatte attraverso le procedure pubbliche regolate dalla legge e non tramite atti illeciti.
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Invasione di terreni: limiti del ricorso penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato in primo grado per il reato di invasione di terreni (art. 631 c.p.) e successivamente assolto in appello per particolare tenuità del fatto. L'imputato contestava la ricostruzione dei confini e la mancata valutazione di prove a discarico. La Suprema Corte ha stabilito che le questioni di merito, come l'interpretazione delle perizie e la misurazione dei terreni, non possono essere riesaminate in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia conforme sulla responsabilità penale.
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Occupazione abusiva e sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro il sequestro preventivo di un alloggio popolare oggetto di occupazione abusiva. Il caso riguarda un'indagata che, pur essendo entrata inizialmente come ospite, era rimasta nell'immobile dopo l'allontanamento del legittimo assegnatario. La Suprema Corte ha chiarito che la permanenza arbitraria configura il reato di invasione di edifici, rendendo irrilevante lo stato di necessità o il pagamento dei canoni. Inoltre, è stata rilevata la carenza di interesse all'impugnazione, poiché il bene non può essere restituito a chi lo detiene senza alcun titolo legale.
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Invasione di terreni: aree private e uso pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di invasione di terreni nei confronti di un soggetto che aveva occupato un'area privata destinata a marciapiede. Nonostante la natura privata del suolo, l'esistenza di un atto di asservimento al pubblico transito rende l'occupazione arbitraria e incompatibile con l'uso collettivo. La Suprema Corte ha ribadito che l'invasione non richiede violenza, ma la semplice mancanza di titolo abilitante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando che la prescrizione decorre solo dalla cessazione della condotta illecita.
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Occupazione abusiva: quando scatta la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di occupazione abusiva di un immobile, rigettando il ricorso dell'imputata che invocava la prescrizione del reato. I giudici hanno ribadito che l'invasione di edifici è un reato di natura permanente: la condotta illecita non si esaurisce con l'ingresso iniziale, ma continua finché dura l'occupazione. La permanenza cessa solo con l'allontanamento volontario o forzato dell'occupante, oppure con la sentenza di condanna di primo grado. Nel caso di specie, non essendovi prova di una cessazione anticipata, il termine di prescrizione non era ancora decorso al momento della decisione d'appello.
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Invasione di terreni: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di un imputato per i reati di invasione di terreni e danneggiamento. Nonostante il ricorrente sostenesse di essere il legittimo proprietario della particella contesa, i giudici hanno ribadito che l'art. 633 c.p. tutela il possesso e la pacifica fruizione del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità, confermando che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni non esclude il reato.
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Occupazione abusiva: reato anche senza entrare con forza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39184/2025, ha confermato che l'occupazione abusiva di un immobile pubblico costituisce reato ai sensi dell'art. 633 del codice penale, anche quando l'imputato sia entrato inizialmente come ospite. Il caso riguardava una persona che, dopo il decesso del legittimo assegnatario di un alloggio popolare, vi era rimasta senza averne titolo. La Corte ha stabilito che il concetto di 'invasione' non richiede un'azione violenta o clandestina, ma si configura con l'introduzione e la permanenza arbitraria nell'immobile, ovvero 'contra ius', violando così le norme sulla pubblica assegnazione degli alloggi.
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Invasione di terreni: Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 29 ottobre 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di invasione di terreni. Il punto centrale della decisione è la chiara definizione del concetto di 'invasione' ai sensi dell'art. 633 del codice penale: non è necessaria la violenza, ma è sufficiente l'introduzione arbitraria, ovvero senza diritto, nella proprietà altrui. L'occupazione che ne consegue è semplicemente la materializzazione della condotta illecita. Il ricorso è stato respinto perché tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Invasione di edifici: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata per il reato di invasione di edifici. La Corte conferma che per la configurazione del reato non è necessaria la violenza, ma è sufficiente l'introduzione arbitraria e stabile in un immobile altrui. Viene inoltre ribadito che lo stato di necessità può giustificare l'occupazione solo per un pericolo attuale e transitorio, non per risolvere esigenze abitative permanenti, e che la lunga durata della condotta esclude la particolare tenuità del fatto.
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Occupazione abusiva immobile: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per occupazione abusiva di immobile pubblico. La Corte chiarisce che il reato di cui all'art. 633 c.p. si configura anche quando una persona, inizialmente ospitata, rimane nell'abitazione dopo l'allontanamento dell'assegnatario, comportandosi come proprietario. Il termine 'invasione' indica un'occupazione arbitraria e 'contra ius', a prescindere dal pacifico ingresso iniziale.
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Occupazione abusiva: restare in casa popolare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva nei confronti di una donna rimasta in un alloggio popolare dopo il decesso del legittimo assegnatario, nonostante avesse il consenso dell'erede. La sentenza stabilisce che l'occupazione senza un titolo legale costituisce reato, poiché le regole di assegnazione degli alloggi pubblici non possono essere derogate da accordi privati. Il reato è procedibile d'ufficio e la lunga durata dell'occupazione impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Occupazione abusiva: quando subentrare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione abusiva di un alloggio pubblico costituisce reato, anche quando si subentra con l'autorizzazione del precedente assegnatario. La Corte ha chiarito che l'arbitrarietà della condotta consiste nell'occupare l'immobile senza un titolo valido emesso dall'ente pubblico, rendendo irrilevante il modo in cui si è entrati. Il permesso dell'ex inquilino non può legittimare un'occupazione che elude le procedure di assegnazione pubblica. Di conseguenza, i ricorsi degli imputati sono stati respinti.
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